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5 min

- di Nicola Santolini

Cosa rende davvero grande una squadra?


Tra le varie narrative e retoriche che hanno caratterizzato la vicenda Superlega, una delle più dibattute è stata quella sul criterio di selezione dei club fondatori.


Negli ultimi giorni la vicenda Superlega ha catalizzato l'attenzione collettiva, non solo del mondo del calcio. È stata a tratti surreale la grande varietà di argomentazioni portate a sostegno delle varie opinioni: la competitività, la meritocrazia, lo sport, lo spettacolo, i costi, l'etica, i ricchi, i poveri, TikTok, Fortinite. Una delle narrazioni più in voga, sia sui social che nel magico mondo dei meme, è stata quella che più che mettere in dubbio il concetto di "grandi club" fondatori ha puntato a ridicolizzare alcune delle squadre coinvolte evidenziando aspetti grotteschi come gli scarsi risultati degli ultimi anni o l'assenza di vera e propria tradizione.

Un aspetto che è stato poco considerato è quello della quantificazione, almeno nelle ultime stagione, delle prestazioni in campo di queste squadre, al di là dei soli risultati. Per questo abbiamo provato a fare un semplice gioco: considerare alcune statistiche delle ultime stagioni e vedere se effettivamente le squadre fondatrici della Superlega fossero effettivamente le migliori dei rispettivi campionati. Al di là di come si è conclusa la faccenda, se non fosse già evidente, sottolineiamo come si tratti solo di una provocazione, e che è chiaro che un criterio di questo tipo è assolutamente relativo e discrezionale (come del resto lo sono anche tutti gli altri). Quello che faremo sarà quindi osservare alcune statistiche, relative alle ultime quattro stagioni, a partire dai dati pubblicati da FBref.

Serie A

Andrea Agnelli è stato uno degli personaggi più criticati in questa vicenda, e oltre alle sue dichiarazioni di questi giorni, ne è stata riproposta una risalente a oltre un anno fa, quantomeno profetica: "Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi."

Al di là dell'opinabilità e pericolosità intrinseche della dichiarazione (una nazionale con poca tradizione non può vincere un mondiale o un'Olimpiade in poche settimane con una grande prestazione sportiva?) è buffo pensare che un addetto ai lavori come Agnelli possa considerare l'Atalanta un fenomeno estemporaneo e non meritevole di partecipare alla Champions League. La squadra bergamasca, tra le italiane, è probabilmente quella ad aver meglio figurato in Europa nelle ultime stagioni, in Europa League ma soprattutto in Champions. Anche in Serie A ha ormai acquisito uno status importante e ha ottime possibilità di qualificarsi per la massima competizione europea anche in questa stagione.

Anche i dati dimostrano come la valutazione fatta da Agnelli dei risultati raggiunti dall'Atalanta sia sbagliata e che la Dea rappresenti un ottimo esempio di come una grande stagione sportiva possa non essere estemporanea ma fare da base per un percorso di consolidamento. Nelle ultime quattro stagioni la squadra bergamasca è quarta per punti raccolti, terza per differenza reti e addirittura prima per expected goals prodotti e per differenza tra quelli a favore e quelli concessi.

In questo senso, se le prestazioni della Juventus nelle ultime stagioni sono state nel complesso solide, per quanto riguarda l'Inter i risultati positivi delle ultime due stagioni compensano numeri modesti di quelle precedenti. Il Milan, nonostante l'ultimo anno e mezzo in ripresa, ha statistiche peggiori, tra le altre, anche di Napoli e Roma.

Premier League

Un'altra argomentazione più volte riproposta per motivare la scelta dei dodici club fondatori è quella legata a storia e tradizione. Se nei contesti di Liga e Serie A questo principio, giusto o meno, poteva trovare quantomeno un'applicazione coerente, risultava davvero bizzarro per la Premier League.

Da un lato voleva essere un criterio utile a nobilitare lo status di squadre che negli ultimi anni hanno raccolto risultati scadenti come il Manchester United e l'Arsenal, ma dall'altro scricchiolava rispetto a club con storie di successo relativamente recenti come Chelsea e Manchester City. Un criterio di questo tipo si applicava in maniera del tutto inconsistente al contesto della Premier League, considerando che solo tre delle sei squadre hanno vinto, ad esempio, più campionati di Everton e Aston Villa, o che solo Liverpool e United hanno più Champions del Nottingham Forest. Anche in questo caso meme, post polemici e riferimenti provocatori rendevano assolutamente discrezionale ogni tipo di valutazione.

Guardando ai numeri, nelle ultime quattro stagioni (considerando anche quella in corso), le Big Six sono effettivamente state le squadre ad aver raccolto più punti, anche se Arsenal e Tottenham sono più vicini a club come Leicester e Everton piuttosto che a City e Liverpool. Considerando il parametro degli expected goals, e in particolare della differenza tra quelli prodotti e concessi, i Gunners hanno addirittura avuto una prestazione peggiore rispetto al Leicester e ai Wolves (che però in una delle stagioni considerate militavano in Premiership).

Proprio le Foxes sono state più volte chiamate in causa come esempio virtuoso di squadra che incarna i valori meritocratici dello sport, aggrappandosi alla retorica di "Davide contro Golia" e del povero che sconfigge i ricchi. Il Leicester, nonostante i modesti risultati storici, grazie a una grande impresa sportiva è riuscito, come l'Atalanta, a consolidarsi e a migliorare il proprio status. In questo processo è evidente il ruolo giocato dalla partecipazione alla Champions League dopo la vittoria della Premier, che ha permesso al Leicester di guadagnare risorse, prestigio e simpatizzanti nel resto d'Europa e nel mondo. Questo ha permesso al club, nonostante alcune stagioni successive più difficoltose, di accrescere il proprio ruolo in Premier League, e in questa stagione il Leicester è in piena corsa per qualificarsi per la Champions League.

Progetto fallito o rimandato?

La vicenda Superlega si è sgonfiata forse più in fretta di quanto previsto inizialmente, dopo il grande clamore e il catastrofismo scatenatisi tra domenica notte e lunedì. È però davvero grottesco vedere ancora alcuni dei soggetti coinvolti continuare a sostenere la Superlega o sforzarsi di sottolineare "la bontà dell'idea", paventando un prossimo default del sistema calcio, e proponendo solo di aumentare "la fetta" a favore dei club per poter sostenere le spese. Sembra invece che si eviti accuratamente di proporre soluzioni per affrontare l'elefante nella stanza, ovvero gli enormi costi sostenuti per gli stipendi di giocatori e allenatori e le commissioni per gli agenti. Se la macchina consuma troppo, invece di pensare a rendere il motore più efficiente ed ecologico, si cerca solo altra benzina, per poter consumare di più.

Resta il fatto che non potendo stabilire in modo oggettivo e univoco cosa rende "grande" una squadra, se in futuro questo o altri progetti simili verranno presentati, a prescindere dal pool di squadre coinvolte, il risultato sarà probabilmente il medesimo.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.

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