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- di Jacopo Landi

Considerazioni sparse sulla Notte degli Oscar 2021


“Nomadland” sublima una corsa inarrestabile che l'aveva già visto trionfare con il Leone d’Oro a Venezia, quello del pubblico a Toronto e i due Golden Globe (miglior film drammatico e regista).


- Sono stati chiaramente, come sempre ma mai così tanto, dei premi politici. Questa è una considerazione rilevante perché apre due linee di valutazione. La prima in relazione alla storia del premio e la seconda in relazione al nostro presente. Nel corso di quest’edizione per esempio abbiamo visto la seconda donna in 93 anni a vincere il premio per la miglior regia e abbiamo visto Frances McDormand vincere il terzo riconoscimento della propria straordinaria carriera, raggiungendo Meryl Streep e Ingrid Bergman a quota tre vittorie, dietro solo a Katharine Hepburn a quota 4. Abbiamo assistito poi alla vittoria di un Anthony Hopkins vero fattore sorpresa (e polemica) di quest’edizione e, purtroppo, abbiamo assistito all’autocelebrazione della cancel culture con la vittoria di “Soul”;

- Chloé Zhao e il suo “Nomadland” sublimano una corsa inarrestabile che ha già visto i trionfi con il Leone d’Oro a Venezia,  quello del pubblico a Toronto e i due Golden Globe (miglior film drammatico e regista). In attesa di vedere il film che debutterà su Disney+ il 30 aprile possiamo comunque trarne degli spunti interessanti. Il film è incentrato su Fern (McDormand) che, dopo il collasso economico di una città aziendale nel Nevada rurale, carica i bagagli sul proprio furgone e si mette in strada alla ricerca di una vita fuori dalla società convenzionale, come una nomade moderna. Facile capire perché il film sia piaciuto, essendo presenti tutte le tematiche attuali (crisi economica e sociale, immigrazione e quel sapore di scommessa personale nell’ottica della redenzione) che agli americani piacciono tanto. Il film è scritto su e per McDormand. Lei è perfetta in ruoli così abrasivi come “Tre manifesti a Ebbing Missouri” ma noi ci vediamo anche un’ultima coltellata a Trump e al suo “virus cinese”;

- Sfortunatamente ma senza sorpresa “Soul” ha fatto incetta di premi, lasciando male anche la nostra Laura Pausini che all’Oscar per la colonna sonora ci aveva creduto per davvero. Il film più mediocre e deludente (la dice lunga sui nostri tempi) prodotto da Disney e Pixar celebra la non scelta e l’inclusività farlocca in una storia senza pathos o possibilità di empatizzare col protagonista. Malissimo, soprattutto in un ecosistema come quello americano dove l’uguaglianza è un miraggio e il sistema che ti circonda ti sfida dalla nascita alla morte;

- Il premio a Anthony Hopkins come miglior attore protagonista è stata l’unica vera, graditissima sorpresa di questa edizione (diretta da Steven Soderbergh). Ovviamente mezzo secondo dopo l’acclamazione sono partite le lamentele da parte di quanti volevano l’Oscar postumo per Chadwick Boseman (interpretazione notevole ma non da Oscar). Può invece giustamente dirsi deluso Gary Oldman che in “Mank” (film coraggioso di questi tempi) ha regalato una prestazione mostruosa non, a nostro giudizio, giustamente celebrata;

- Un pensiero e nessun giudizio a “Un altro giro” (Danimarca) di Thomas Vinterberg vincitore del premio come miglior film straniero che ha dedicato, giustamente commuovendosi, il premio alla figlia scomparsa quest’anno in un incidente stradale. Il regista ha detto e ci congediamo con queste parole: “Volevamo fare un film che celebrasse la vita e ora sei parte di questo miracolo”.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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