
Conegliano, la costellazione vincente del volley femminile
Tra le colline del prosecco c’è una squadra che ha appena conquistato il quarto scudetto.
Pochi giorni fa l’Imoco Conegliano ha vinto il suo quarto scudetto, sconfiggendo in finale la Igor Gorgonzola Novara. Una notizia che non ha quasi fatto notizia per gli addetti ai lavori, perché le “pantere” (come le chiamano i loro tifosi) venivano da ben 62 vittorie consecutive, e la gara 2 di finale è stata la 63esima. Un record incredibile, macinato in anni di successi, che ha coinvolto diverse competizioni e portato in dote nelle ultime stagioni anche un Mondiale per Club, 4 supercoppe italiane e 3 coppe Italia.
Numeri che lasciano pochissimi dubbi sulla superpotenza sportiva a cui stiamo assistendo, che probabilmente ha pochissimi eguali nel mondo del volley e dello sport in generale. Ciò che impressiona di più è però la relativa giovane età del club: era il 2012 quando fu fondato, dagli imprenditori locali Maschio e Garbellotto (espressione di eccellenza della terra del prosecco da cui provengono, in quanto produttori rispettivamente di vino e botti), che fin da subito hanno avuto le idee chiarissime sul ciclo che avrebbero voluto aprire. Già il solo fatto di giocare al Palaverde di Treviso, culla dei successi Sisley del volley e Benetton del basket, lasciava presagire che il nuovo club non volesse solo partecipare. A dire il vero i primi anni non furono semplicissimi, con una collezione di piazzamenti che tuttavia non scalfì la fame della proprietà e dell’ambiente, ma i successi non tardarono ad arrivare.
La prima svolta arrivò con la scelta di portare in veneto Davide Mazzanti, tecnico già all’epoca pluridecorato, con cui arrivò il primo titolo (2015/16). Il grande atto di coraggio arrivò però successivamente: quando Mazzanti fu investito della carica di CT della nazionale, dovendo lasciare il club (nel volley non è possibile ricoprire il doppio incarico), la società decise di affidare il timone al suo giovane vice allenatore, Daniele Santarelli. All’epoca, fu una scelta molto discussa: molti club avrebbero cercato un nome di grido, mentre l’Imoco ha scommesso sulla continuità, e col senno di poi, visti i trofei portati in bacheca dal tecnico umbro, si è trattato di un all-in decisamente vincente.
L’altra mossa fondamentale è stata puntare su un gruppo stabile, senza troppi cambiamenti, lasciando che si consolidasse e aggiungendo man mano pedine sempre più importanti: il nucleo è stato ritoccato stagione per stagione, ma mai stravolto, e questo rende l’idea della progettualità che la proprietà aveva in mente, sin dal principio. Da allora veder vincere Conegliano è prassi: nemmeno una sconfitta in questo campionato, striscia che non ha contribuito certo ad una operazione simpatia ma ha dato l’idea dello strapotere, meritatissimo, delle venete.

La stella: Paola Egonu
Parlavamo prima di un nucleo storico, ed in effetti sarebbe scorretto non addebitare le fortune di Conegliano ad un gruppo di atlete che da anni raccoglie ottimi risultati. D’altro canto, nel roster troviamo diversi giocatori di primissima fascia: l’olimpionica Hill (prossima all’addio), le azzurre Folie, Sylla, Fahr, la nazionale olandese De Krujiff, il libero migliore del mondo (Moky De Gennaro, peraltro compagna del coach, che ha abbattuto un altro muro radicatissimo nelle convinzioni dello sport italiano) e la palleggiatrice più estrosa del momento, la polacca Wolosz. Sarebbe sbagliato pensare a Conegliano senza guardare al gioco corale che produce: per lunghissimi tratti, nessuno è stato capace di contrastarlo, proprio perché unico al mondo e rivoluzionario.
Altrettanto, però, sarebbe errato non riconoscere l’ulteriore svolta che ha impresso l’arrivo di Paola Egonu, stella del volley mondiale, al momento probabilmente la giocatrice più forte in attività (basti pensare che nelle finali scudetto ha contribuito con 92 punti in 2 gare). Sottraendo questo talento alla concorrenza, il club veneto ha letteralmente cancellato ogni possibilità che qualcosa potesse andare storto: se le pantere prima erano già le più forti, con il suo arrivo sono diventate irraggiungibili. Oggi Conegliano è una costellazione perfetta, dove tutte le stelle brillano con lo splendore di quella di Egonu, che a sua volta grazie alle altre è ancora più luccicante.
Egonu è probabilmente il giocatore più rappresentativo dell’intero movimento italiano, il riferimento di ogni giocatrice in erba, forse l’unica giocatrice di pallavolo femminile che tutti gli appassionati di sport conoscono. Il suo indice di popolarità è schizzato alle stelle per le imprese in campo in maglia azzurra, ma anche per la personalità che esprime senza remora alcuna, cosa spesso guardata con sospetto in un paese come il nostro: il modo in cui afferma di sentirsi italiana (“io l’inno italiano non solo lo canto, lo grido a squarciagola”, in risposta ad una domanda retrograda sulle sue origini), in cui non ha paura di mettersi a nudo (celebre e umanamente bellissimo il suo coming out fatto con estrema naturalezza, ma anche il fastidio per il risalto dato più alla sua storia sentimentale che alle sue prodezze sportive) ne fanno oramai una star a tutto tondo più che una semplice giocatrice.
Egonu è l’esempio perfetto di una atleta che sa prendersi copertine e luci della ribalta, anche veicolando messaggi coraggiosi, senza però mai risentirne in campo: un’icona di cui il mondo dello sport, soprattutto minore, italiano, ha un disperato bisogno, in un’epoca in cui lo sport maggiore sembra più interessato a spartirsi diritti televisivi e spalmare i debiti che a scendere in campo.

Il futuro (ma prima, la Champions)
Maschio e Garbellotto non sembrano aver alcuna voglia di abdicare dal trono, e seppur in un momento di grande difficoltà dello sport post covid stanno provando a blindare i gioielli: qualcuna saluterà per scelta di vita (pare Hill torni negli States), ma le sirene turche probabilmente non riusciranno, almeno in questo mercato, a far breccia su Egonu e altre top players. La sensazione è che Conegliano sarà ancora la squadra da battere, insomma.
Prima di pensare alla prossima stagione, c’è però da pensare a terminare al meglio quella corrente. Un importante trofeo nella bacheca di Conegliano, a dirla tutta, manca: pur vincente in Italia e nel mondo, l’Imoco non è ancora stata in grado di conquistare la Champions League, massima competizione continentale. Sembra una piccola maledizione, con una finale persa tra le mura amiche del Palaverde ed una al fotofinish proprio con Novara, ma tra pochi giorni le ragazze di Santarelli hanno l’occasione per sfatarla: hanno infatti conquistato la finale, dove troveranno come avversaria l’altra squadra favorita, quel Vakifbank Istanbul guidato da Guidetti ed oramai da anni al vertice del volley mondiale (che peraltro oggi ha qualche problema legato a Covid-case). Tutti gli amanti del volley sperano di assistere ad una battaglia epica tra le due squadre, con tutte le protagoniste presenti: negli scontri delle ultime stagioni, spesso le squadre hanno dato vita ad uno spettacolo di altissimo livello.
Per Conegliano, esempio virtuoso di un progetto sportivo che funziona, è la chance di chiudere quel cerchio iniziato qualche anno fa: le bottiglie di prosecco non mancheranno di certo, e sono pronte per essere stappate per l’ennesima volta, forse la più attesa.
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