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- di Eduardo Magarelli

Considerazioni sparse post Master 1000 di Montecarlo


Tsitsipas vince il Master di Montecarlo al termine di una settimana perfetta, in cui lo si è potuto riammirare in versione divinità greca come fu nelle Finals 2019. Deludono al rientro Djokovic e Nadal, mentre c'è rammarico nella compagine italiana.


- Dalla delusione di Miami all'immediata opportunità di riscatto in finale a Montecarlo, si sono affrontati per la terza volta consecutiva sulla terra Tsitsipas e Rublev. Chi si aspettava una partita combattuta e lunga come le precedenti sarà rimasto sorpreso dal dominio del greco: pienamente in controllo della disputa dal break conquistato nel secondo game del match, concentrato e attento nel variare i colpi nel peso e nella direzione per disinnescare il braccio bionico del Rublev, già nei primissimi istanti parso teso e sbarazzino. Troppi errori e troppa fretta da parte del russo, incapace di trovare costanza e che nulla ha potuto contro la mastodontica difesa di Tsitsipas capace di ribaltare lo scambio partendo due metri dietro la linea di fondo. Tattica ed eleganza contro istinto e potenza: per i puristi del tennis questa vittoria è una boccata di ossigeno;

- Tsitsipas conclude una settimana perfetta, zero set persi e una percentuale vicina al 80% di punti vinti con la prima di servizio. Non lo si vedeva giocare cosi bene e per tutta una settimana da parecchio tempo, neanche negli ultimi due slam dove ha centrato le semifinali aveva mostrato un tennis limpido e disinvolto. Detto del servizio, aspetto fondamentale del suo gioco, ha fatto la differenza questa settimana il rovescio: il colpo meno sicuro del greco ha retto l'urto di qualunque rovescio avversario, compreso quello più solido e potente - sulla carta - di Rublev. Solamente una settimana fa a Miami si era visto un giocatore insicuro e incapace di chiudere punti semplici, per un dritto non perforante e un rovescio lento e dal rimbalzo alto e appetibile, a Montecarlo lo si è ammirato in versione divinità greca. Se la testa reggerà le pressioni derivanti da questa vittoria lo rivedremo in fondo nelle prossime settimane e lo speriamo, poichè tra i top risalta per l'inebriante estetica tennistica;

- Non è la prima volta che Rublev dopo grandi vittorie, nel momento della definitiva conferma incespichi, mostrando crepe nella tenuta mentale. Non perdeva una finale da due anni, ma era alla prima in un torneo di questa caratura. Se nei 500 è l'assoluto dominatore, su campi illustri sembra pagar dazio dei riflettori puntati su di lui se non parte da sfavorito, entrando in campo senza il suo solito atteggiamento furente che gli fa letteralmente esplodere la pallina. Aveva impressionato contro Bautista Agut e ancor di più contro Nadal, prendendolo a pallate per tre set, trovando anche la forza di reagire e non perdere il filo del match dopo aver subito una rimonta insperata dello spagnolo. Sembrava potesse esser l'ultimo e definitivo step mentale aver battuto Rafa, invece l'approccio alla finale lascia i soliti dubbi su un ragazzo che tira frigoriferi, ma non sembra aver l'intelligenza tattica e la freddezza adeguate per vincere con costanza. Non si può tirare alla massima potenza ogni colpo, il tennis non è un videogame;

- Il torneo del ritorno di Djokovic e Nadal lo si pensava diverso: entrambi eliminati per un livello di tennis nettamente inferiore rispetto i loro standard. Dai primi scambi nelle rispettive sconfitte era palese non fossero centrati e non fossero capaci di esprimere il loro miglior tennis. Nelle loro carriere non è la prima volta che ciò accade naturalmente, ma spesso erano riusciti con una reazione di nervi e per la loro aura da titani a ribaltare il risultato. Questa settimana non è successo ed è sembrata mancare un po' di grinta e di voglia ad entrambi, oltre una condizione fisica non eccelsa: Djokovic irritato dal tennis fatto di variazioni dell'incredibile Evans (vera sorpresa della settimana); Nadal stanco e triste in volto per non aver avuto mai l'impressione di poter vincere il match;

- A inizio torneo erano ben 9 gli italiani ai nastri di partenza con grandi speranze al seguito. Tranne Fognini sono stati tutti fatti fuori tra primo e secondo turno. Berrettini ci ha lasciato l'amaro in bocca e anche qualche preoccupazione. Ha affrontato un giocatore estremamente in palla questa settimana come Davidovich Fokina ma per tutti e due i set era palese come non fosse neanche al 60%: goffo e lento nello spostarsi per spingere con il suo dritto a sventaglio, finito la maggior parte delle volte in rete come la prima di servizio. Discorso diverso per Sinner e Musetti, non allo stesso livello degli avversari affrontanti e usciti amareggiati dal torneo per le cocenti sconfitte. Importante non montarsi la testa e neanche abbattersi. Per questo sarà importante subito rialzarsi in quel di Barcellona, ATP 500 dove giocherà anche Fabio Fognini, anche lui enormemente dispiaciuto e arrabbiato con se stesso per la sconfitta nei quarti ma consapevole di star ritrovando la condizione ideale.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.

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