, 18 Aprile 2021

Mès que una final: Athletic Bilbao - Barcelona


Athletic - Barcelona contrappone da un lato la classica rudezza montana, aspra nelle attitudini e determinata nelle azioni della squadra di Bilbao. Dall'altra parte la classe, la ricchezza interculturalmente calcistica dei blaugrana.


«Contra Franco estábamos mejor»

(Crónica sentimental de la transición. Manuel Vázquez Montalbán)

Non è solo Fùtbol

Non è una partita come tutte le altre. Non lo è mai stata. Da una parte la selezione basca per eccellenza, un undici che rappresenta un intero Paese, Euskadi; dall'altra «l’esercito simbolico e disarmato della Catalogna»: si parla, ovviamente, di Athletic Bilbao - Barcelona.

Definirla Copa del Rey è un vero paradosso, politico e sociale. Le filosofie dalle quali nascono le due squadre rappresentano ciò che la monarchia borbonica tenta, invano, da combattere da centinaia di anni. Il valore aggiunto è insolito: i club, per una serie di circostanze storiche irripetibili, diventano simbolo politico, già da prima di Franco, con la dittatura di Primo de Rivera (il creatore della Falange, al comando tra il 1923 ed il 1930). Durante la Seconda Repubblica, sono le uniche due squadre che andranno in tournée, in tutto il mondo, per raccogliere fondi in solidarietà, e molti dei giocatori rimarranno in esilio. Esistono tutti gli elementi possibili che rendono obbligatoria una lettura diversa di questa partita e di ciò che significa e  significava. Non solo calcio, come vorrebbe la monarchia. Ma ribellione, furore indipendentista, grido di libertà.

Le due squadre non si sono mai molto amate, come le rispettive popolazioni a dire il vero. I baschi, infatti, considerano Barcelona e la Catalunya come qualcosa di troppo blando nelle loro rivendicazioni, sono quasi troppo spagnoli per i loro gusti. Si immagini che ciò non è ben gradito dagli indipendentisti catalani.

L'illustre precedente e l'inizio della maldiciòn

Un famoso precedente è quello del 1984 quando tutto il mondo vede Maradona sdraiato a terra, sofferente. La testata giornalistica catalana El Mundo Deportivo, non usa mezze misure e titolerà: EL CRIMEN.

Il riferimento è Andoni Goikoetxea, che già neutralizzò con le cattive Bernd Schuster. Maradona in barella. La partita finisce 4-0 con le reti nel finale dell’altro Alonso, Marcos, e del “Lobo” Carrasco (si narra che ebbe a dire ai baschi «Bastardi, questo è per Diego»). Ciò non finì su la cancha.

El flaco Menotti bollerà il gioco basco come “anticalcio”, urlando una squalifica a vita per Goikoetxea.

Passano quasi quattro mesi e dopo un intervento ed una riabilitazione degna solo di D10S, lo stesso rimette piede ia Barcelona come non fosse accaduto nulla. Ma c'è una data segnata sul calendario: 29 gennaio 1984. Athletic Bilbao-Barcellona. La Catedral (l'ei fu San Mames) è, come di consueto, stabordante di forza e garra euskera dove Maradona gioca la quarta partita dal suo rientro che sarà una delle sue migliori uscite catalane. Realizza la rete del vantaggio. La gara è inevitabilmente spigolosa. I bilbaini pareggiano senza però fare i conti con la furia argentina di D10S. Maradona gioca in maniera rabbiosamente sublime e a 13 minuti dalla fine segna il gol-partita.

Ma non è ancora finita.

Madrid, la tana dei castigliani oppressori. In Tribuna c'è l'erede designato da Francisco Franco sul letto di morte: Re Juan Carlos.

La partita non ha bisogno di essere scaldata o preparata. Gli animi sono già incendiati.

Maradona sferza Javier Clemente: «Non ha mai avuto le palle di guardarmi in faccia e dirmi quello che pensa di me. È un codardo». Il tecnico basco non si lascia scappare l'occasione: «Ritengo sorprendente che una persona come lui, che guadagna tutti quei soldi, possa riuscire a non avere la minima qualità umana».

Menotti, persona da sempre pacata e moderata, conosce perfettamente l'animo ribelle del Pelusa de Villa Fiorito e fa di tutto per quietarlo. Risultato? Nullo. Ma El Flaco lo sapeva perfettamente, era conscio di non poter ottenere il risultato sperato.

Endika dell'Athletic segna subito. La partita scorre... diciamo così. Il teutonico Schuster, la cui possibilità di calcare i prati verdi era stata messa a repentaglio da Goikoetxea, abbatte quest'ultimo. Giallo. Iniziano le schermaglie col pubblico che aveva invaso la capitale castigliana. Iniziano a piovere bottiglie.

Arriva il triplice fischio, l’Athletic è campione, ma la partita non è certo finita. Miguel Sola si avvicina a Maradona e lo provoca. L'ira funesta si scatena: Diego molla un puñetazo. Finalmente il sipario è svelato ed il palcoscenico si riempie: volano calci, sputi, pugni. Goikoetxea colpisce Maradona. La corrida si anima, todos contra todos. Sarà la “Batalla del Bernabeu”.

 

La Finale 2021 - Alcune considerazioni

Nella serata di ieri non è andata come nell'84 ma questa partita non può essere mai un confronto come tanti. Questo, signori e signore, è politicamente, storicamente, filosoficamente IL Confronto del calcio iberico, tanto che il Barcelona sfoggia la sua seconda maglia raffigurante la Senyera, l'equivalente catalano dell'Ikurrinna, e l'Athletic la sua classica casacca biancorossa.

Durante tutta la partita il Barcelona domina e assedia la compagine basca, che non vince la coppa proprio da quella finale dell'84 (sono sei già le finali perse da 37 anni a questa parte, di cui due negli ultimi 2 mesi, un vero e proprio sortilegio) sopracitata, che nel primo tempo resiste ma che nel secondo tempo, nonostante un ottimo Unai Simon, sfonda letteralmente.

La squadra catalana appare finalmente di quella tonalità di orangje che vuole Koeman alla quale sta dando quella filosofia che la permea sin dagli anni '70 da quando un certo Cruijff approdò sponda Culè e che vinse la sua prima Coppa Campioni proprio ponendo l'attuale tecnico al centro della difesa.

De Jong, Alba, Pique e Busquet giocano divinamente ma la differenza vera la fa el Diez leprosamente rosarino che appare rinato dopo le tempeste che l'hanno visto protagonista. I catalani, si badi bene, non vincevano un titolo da ben 2 anni, che per noi terrestri equivale a circa un trentennio.

Che questa partita possa essere davvero il rilancio per il Barcelona in chiave Liga?  Saprà l'Athletic risollevarsi da questa maledizione?


 

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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