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, 10 Aprile 2021

Considerazioni sparse post Udinese-Torino (0-1)


Più che alla filosofia Kaizen citata da Nicola, il Toro si aggrappa al solito Belotti e ottiene tre punti preziosissimi in ottica salvezza.


– L’anticipo della Dacia Arena metteva di fronte due squadre in condizioni decisamente diverse: l’Udinese ci arrivava in una posizione di classifica sostanzialmente tranquilla, mentre il Torino aveva la necessità di far punti cruciali per la corsa salvezza. Non sarà stato certo il Clasico (pur giocando nella stessa serata), ma ne è uscita una gara tutto sommato gradevole, battagliera e anche con qualche spunto di qualità: i granata l’hanno spuntata di rigore, e sono 3 punti preziosi come l’oro;

- L'allenatore granata aveva citato perfino la filosofia giapponese Kaizen alla vigilia, ma sarebbe sbagliato pensare a Nicola solo nella sua veste di motivatore: il suo Toro sta sicuramente sviluppando doti caratteriali importanti, ma a far la differenza sono anche alcune mosse tattiche. La fase difensiva dal suo arrivo ha smesso di fare acqua ed i piedi educati non sono più usciti dal campo: Mandragora in cabina di regia, Ansaldi a tutta fascia e soprattutto la brillante intuizione di Verdi interno di centrocampo, già vista nel derby ed oggi confermata con ottimi risultati. Ora il Torino è a +5 dalla zona salvezza: se il Kaizen è miglioramento continuo, ai granata basterebbe anche solo saper mantenere questa distanza;

L’Udinese cade per la terza volta consecutiva e sembra non riuscire a ritrovare quella versione di sé brillante e pragmatica che l’aveva portata a buoni risultati. Stasera sulla coscienza dei friulani ci sono la sciocchezza difensiva commessa in occasione del rigore ed una manovra offensiva sterile, che trova la sua unica occasione (sciupata a porta vuota da Molina) grazie ad uno svarione della difesa avversaria. La salvezza è dietro l’angolo, ma il buon lavoro del gruppo di Gotti meriterebbe un finale di campionato più decoroso;

– L’uomo partita è di sicuro Belotti: a digiuno da Febbraio, il Gallo tira fuori dal cilindro una di quelle prestazioni tutto cuore che tanto hanno fatto innamorare i tifosi granata. Si conquista il rigore, lo trasforma e tiene in piedi generosamente l’attacco granata con uno sforzo immane per 95’, prendendo botte e correndo in soccorso della difesa. Non sarà un centravanti dai piedi buoni, ma la sua capacità di far reparto da solo, crearsi le occasioni ed anche trasformarle (91 gol dalla stagione 2015/16 nel Torino, meglio di lui solo Immobile) è fuori discussione;

– La sfida tra Udinese e Torino era anche la sfida tra Gotti e Nicola, due tecnici estremamente diversi nel loro look e modo di porsi: l’approccio misurato e british del tecnico friulano si scontra con quello estremamente caratteriale di quello torinese, fatto di fisicità ed emotività sbattute in faccia a giocatori e telecamere. Al di là delle apparenze però, entrambi sono accomunati dai brillanti risultati alla guida delle rispettive squadre e dall’esperienza maturata nelle stagioni precedenti: in tempi in cui la gavetta degli allenatori è un tema-caldo, ci troviamo di fronte a due tecnici che di sicuro ne hanno fatta tanta, stanno dimostrando coi fatti quanto è stata utile e probabilmente meriterebbero, più di altri, una chance nel prossimo campionato.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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