Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Sinner-Hurkacz (6-7 4-6)


Una finale poco esaltante, vinta per i molti meno errori da Hurcakz, primo polacco nella storia a riuscire a vincere un mille. Un peccato per Jannik, mai sembrato ai suoi livelli ma comunque capace di giocarsela fino all’ultimo ed avere le sue chance.


– Sfida tra due grandi amici una settimana fa compagni di doppio in quel di Dubai, terza finale in carriera per entrambi e l’opportunità più grande per le loro giovani carriere: vincere il torneo una volta definito “quinto slam” ed entrare di diritto nella storia del tennis. Le emozioni e la tensione scorrono sul cemento con la stessa intensità della pallina da tennis a inizio match, inaugurato da parecchie stecche e un break ciascuno. Il braccio di Sinner è rigido e la ricerca della palla non aiuta, come non aiuta la prima di servizio latitante che lo costringe a game di servizio estremamente lottati, mentre Hurkacz con la prima non fa partire mai lo scambio. Salvando un paio di pericolosissime palle break Sinner porta la partita sul 5 pari, quando morde la giugulare dell’avversario abbandonato dal servizio. Questo primo set non lineare e indecifrabile si risolve in un tie break specchio del set: un Sinner troppo falloso e un Hurkacz non entusiasmante ma solido quanto basta per andare in testa. Un peccato per Jannik, gioca il peggior set del torneo ma si ritrova comunque a servire per vincerlo;

Il game perso sul 6-5 decide la partita e ferisce mortalmente Sinner, che interiorizza forse troppo l’occasione persa e inizia il secondo set già sconfitto. Hurkacz si rende conto del crollo dell’avversario e inizia ad attaccare, scendendo maggiormente a rete non dando respiro a Jannik. Ad un passo dal baratro e dal terzo break subito del set Sinner reagisce arrivando ad un passo dal recuperare l’intero svantaggio, un nastro polacco sul trenta pari 4-3 e servizio Hurkacz frena la rimonta e tramuta in polvere ogni speranza. Da lì in poi “Hubi” suda freddo ma arriva alla vittoria per i troppi errori in chiusura di Jannik. Una partita brutta e altalenante, vinta come spesso accade dal meno falloso, che ha rischiato l’essenziale e non ha ceduto al colpo di coda di un Sinner mai sembrato in controllo della partita a differenza dei turni precedenti;

– Mai in controllo quindi e mai costante. Davvero troppi gli errori da fondo per Sinner, mai in ritmo anche al servizio come testimoniato dall’avversario sempre capace nel rispondere in campo. Se nei turni precedenti si era parlato di un Sinner non umano, quest’oggi la sua umanità si è mostrata a noi tra la fine del primo e l’inizio del secondo set: anche i migliori quando scendono in campo e capiscono di non riuscire a colpire la palla a dovere perdono lentamente la concentrazione. Raramente si sono visti cosi tanti errori di rovescio a cui si sommano i molteplici dritti scentrati, con cui non è stato quasi mai capace di chiudere i punti. Questo match non è minimamente una bocciatura, ma un tassello fondamentale nella sua crescita se assimilata correttamente. Sinner e team sono consci di come questa sia la prima di una serie di finali importanti, di partite in cui la pressione del pronostico e dei riflettori mondiali graverà su di lui. Per vincere con costanza titoli importanti si deve imparare ad andare al tappeto. Perdere grandi match per vincerne molti di più, questo è il mantra del duo Piatti-Sinner;

– E’ stata una settimana rasente la perfezione quella di Hurkacz. Ha sconfitto quattro giocatori dal curriculum altisonante, tra cui Tsitsipas e Rublev alla vigilia favoriti per la vittoria finale. Gli ha sconfitti sovrastandoli, giocando il miglior tennis della carriera, con una qualità che aveva trovato a tratti negli anni scorsi (come contro Djokovic a Wimbledon 2019). Nella finale non ha giocato bene come nei turni precedenti e questo aspetto rammarica non poco Sinner e noi tifosi, ma è comunque un titolo ampiamente meritato che lo porta fino alla 16esima posizione nel ranking. Forse lo perderemo un po di vista nella stagione sul rosso poiché più performante su superfici rapide, grazie ad un servizio costante e pesante che spesso lo salva in situazioni di pericolo, ma d’ora in poi verrà considerato a tutti gli effetti giocatore estremamente ostico da battere. Non può essere un caso che giocatori cosi forti non riescano minimamente ad incidere contro di lui: è un gran talento far giocare male gli avversari;

– Jannik Sinner ha sentito probabilmente la pressione delle aspettative di tutto un paese, non si è parlato di altro negli ultimi due giorni con paragoni altisonanti e spesso esagerati vista la cosi giovane carriera. Chiedere ad un ragazzino di farsi carico di un intero movimento e condurlo ad un vero e proprio Rinascimento è troppo, vedremo cosa avrà fatto fra 2 anni con i suoi connazionali, ma la vetta del mondo tennistico è alla nostra portata negli anni futuri, Russia permettendo. Sono tanti gli aspetti del gioco da perfezionare, ma criticare il suo stile e la sua tattica quest’oggi sarebbe superficiale: giocando accelerazioni impressionanti e con la sua solidità si è fatto strada in questo torneo abbagliandoci. Oggi sfortunatamente la palla non ne voleva sapere di entrare,  ma nei prossimi mesi difficilmente pensiamo si comporterà nella stessa maniera e Sinner ci regalerà altre meravigliose emozioni e tanti titoli. Chissà se già fra due settimane in quel di Montecarlo…

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.