Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Sinner-Bautista Agut (5-7 6-4 6-4)


Jannik Sinner raggiunge la finale di Miami alla fine di una partita epica dove si è ritrovato più volte ad un passo dal baratro, trovando sempre la forza di rialzarsi ed alla fine trionfare.


– Secondo atto quest’anno tra i due, dopo la combattutissima partita vinta da Sinner 7-5 al terzo due settimane fa a Dubai, su una superficie più rapida dove Jannik fu capace di realizzare la bellezza di 19 ace. Sinner questa settimana ci ha abituato benissimo, ma anche ad iniziare i match leggermente sottotono, perdendo nei primi game il servizio come oggi. Bautista invece è sempre lì, solido e concentrato nel ribattere colpo sul colpo trovando profondità, sfruttando il dritto di Sinner inizialmente in ferie, ma che torna prepotentemente nel controbreak avvenuto sul 3-2, con in evidenza un angolo strettissimo in allungo che lo porta sullo 0-40. Sfortunatamente è uno specchietto per le allodole: i 17 errori non forzati di dritto costano il set a Sinner, contro un avversario che non regala un singolo punto ma ti fa progressivamente dubitare del tuo gioco e sul 5 pari mostra tutta la sua esperienza sul cemento non sbagliando e rischiando nulla, e vincendo 12 punti dei finali 16. Dei tanti errori è giusto notare come siano praticamente tutti in spinta cercando il vincente, poiché unica tattica possibile contro un difensore del genere, tatticamente perfetto;

– Dopo un primo set assolutamente perfetto, Bautista Agut cala un minimo a inizio secondo senza che Sinner riesca ad approfittarsene e si arriva al 3 pari. Già nel primo set sempre nel settimo game Jannik aveva annullato 3 palle break e riesce a ripetersi anche nel secondo, è il momento decisivo del match. Sinner va sotto 0-40 e si ritrova a giocare la seconda, la partita sembra scivolargli dalle mani, sembra andare tutto contro Jannik, sembra una di quelle giornate in cui le provi tutte ma i colpi sono sempre di un centimetro troppo lunghi o sotto il nastro. Si prende 10 secondi in più del dovuto per servire la seconda palla, un lungo respiro e via. Recupera il game e cambia marcia: è un rullo compressore che non da scampo all’avversario che perde il servizio sul 5-4, con Sinner che aggredisce ogni singola palla. Uno pari palla al centro;

– Bautista Agut subisce un montante devastante, ma reagisce da vero campione: dopo una partita prettamente difensiva incomincia a spingere con dei lungo linea precisi al millimetro, contro cui nulla può Sinner, ragionevolmente calato dopo lo sforzo immenso e sorpreso dal cambio repentino dello spagnolo. Jannik perde il servizio addirittura a zero nel terzo game: ora è lui ad aver ricevuto un potente destro in volto. Non basta questo, non bastano le 2 ore di gioco passate e la tensione di star giocando un terzo set nella tua prima semifinale in un 1000, Sinner al tappeto non ci vuole andare! Controbreak a zero nel sesto game, quando Bautista per la prima volta nel terzo decide di non comandare, lasciando il timone a Jannik che non sbaglia. Gli ultimi game sono tensione pura, sul 4 pari entrambi hanno vinto 90 punti, a testimonianza di una partita equilibrata come a Dubai. Bautista sembra alle corde e si ritrova come nel set precedente a servire per rimanere nel match. Ciò che è avvenuto nell’ultimo game della partita è paragonabile al finale di un film d’avventura, quando il nostro eroe incanala le sue ultime energie per sferrare l’attacco finale e riesce a dominare il suo sfidante che nulla può contro cotanta potenza: vedere i 2 rovesci vincenti incrociati con cui Sinner apre il game per capire;

– Non si è numero 10 del mondo e non si battono Thiem e Medvedev in poche settimane per caso: Bautista Agut è molto di più di un palletaro, come qualcuno lo ha infelicemente definito. L’intelligenza tattica dello spagnolo più atipico degli ultimi anni (più vittorioso e forte sul cemento che sulla terra) ha pochi eguali, la capacità di lettura su ogni singolo colpo ha fatto la differenza in molti momenti della partita, muovendosi sempre in anticipo indovinando la direzione del colpo avversario. Un muro ballerino lo si potrebbe definire, difendendo ogni singola accelerazione e muovendosi con una leggerezza insensata a fondo campo, dando l’impressione di non far quasi fatica. Un giocatore vero e per cui si deve provare il più sincero rispetto, per una carriera a 32 anni di altissimo livello, facendosi largo nella nazione di Nadal e Ferrer;

– Se si volesse tentar di comprendere chi è Jannik Sinner, si dovrebbero analizzare gli ultimi game del secondo e terzo set. Non dovrebbe esser possibile salire cosi tanto di livello senza tremare nei momenti decisivi di partite cosi importanti, a maggior ragione se si hanno appena 19 anni. Non dovrebbe esser umano. Jannik ci sta regalando un sogno, che neanche il più ottimista avrebbe potuto immaginare ed è difficile trattenere le emozioni nel raccontare ciò che è avvenuto, perché se il ragazzo sorprende per la freddezza nel gioco, stupisce anche per le emozioni che sa regalare e per come sa trascinare ed esaltare i fans di tutto il mondo. Jannik Sinner non è solo un patrimonio italiano, ma un patrimonio globale. 

22 anni studente di Lettere - Cultura Teatrale a Bari e per hobby barman. Appassionato, se non ossessionato, dallo sport da quando lattante preferivo le repliche della Premier League ai Looney Tunes. Crescendo diventato poi insonne per godersi le partite NBA sulla west coast alle 4:30 o i primi turni dell'Australian Open. Il mio più grande desiderio sarebbe far diventare la mia grande passione il mio lavoro, la mia vita.