Interventi a gamba tesa

Luca Gotti: lode al pragmatismo


Il tecnico veneto sta portando l’Udinese lontano dalle zone più calde della classifica, praticando un calcio essenziale ma efficace.


In un calcio in cui, al giorno d’oggi, le panchine dei club sono affidate sempre più a sedicenti santoni, guru, maestri, scienziati e ad ex calciatori di lusso in cerca della loro nuova identità come tecnici, c’è una figura che quasi stride dal contesto, come se in realtà avesse poco a che spartire con quel mondo: stiamo parlando di Luca Gotti.

L’attuale tecnico dell’ Udinese è un’anomalia nel sistema, un bug se proprio volessimo utilizzare un termine tecnico. Quasi come se sulla panchina dei friulani ci fosse finito per puro caso. E in un certo senso possiamo dire che sia andata così, quando nel novembre del 2019  da vice allenatore subentra ad un disastroso Igor Tudor alla guida della squadra, scelto dai Pozzo come soluzione low cost per traghettare la squadra verso una salvezza tranquilla.

Per Gotti dopo una vita spesa a fare da vice e ad agire nell’ombra potrebbe essere l’occasione della vita, quella del riscatto dopo alcuni fallimenti di tanti anni fa su alcune panchine minori: il momento perfetto per dimostrare che anche lui a certi livelli ci potrebbe stare e come. L’opportunità di aggiungere alla sua invidiabile e pluridecorata carriera da accademico, i brividi di una vita piena di insidie e di trappole ma allo stesso tempo ricca di emozioni, alla guida di una squadra di Serie A. E invece no, tutti questi pensieri non sembrano balenare minimamente nella sua mente, né scalfire quella sua apparente e impenetrabile corazza d’acciaio. Emblematico di  tutto ciò il fatto che lo stesso Gotti metta da subito in chiaro come le sue intenzioni siano quelle di tornare al più presto a fare l’allenatore in seconda, come se le luci della ribalta non gli appartenessero affatto, desideroso di tornare ad agire da dietro le quinte come aveva sempre fatto fino a quel momento.

Ho allenato due anni in Serie B, poi per alcune vicende mi sono ripetuto che non l’avrei più fatto. Ho lavorato con Donadoni e ho avuto un’esperienza con Sarri al Chelsea. Non voglio fare il primo allenatore, non mi interessa la fama e i soldi non sono una priorità.

Con queste parole ai microfoni di Sky liquida le domande degli sbigottiti giornalisti dopo il suo esordio con vittoria nella gara contro il Genoa.

Il tecnico bianconero al suo esordio esordio vincente in serie A. 1-3 al Genoa e Marassi espugnato.

Tuttavia la realtà dei fatti e ben diversa da come appare. Luca Gotti non solo non si ritrova su una panchina di Serie A in maniera casuale, ma bensì per merito di una preparazione ben oltre alla media e di un curriculum di cui ben pochi sono a conoscenza, che lo rendono una persona molto apprezzata nell’ambiente. Non un caso che nel 2010 Roberto Baggio, al tempo Presidente del Settore tecnico in FIGC, spinse per portarlo con se in Federazione. L’ intento era quello di far rinascere il movimento calcistico italiano dopo il disastroso mondiale sudafricano, ma il programma del divin codino rimase inascoltato e il progetto naufragò velocemente. Se è vero che ai più il suo nome e il suo volto serioso diranno poco o nulla, il tecnico ha infatti alle spalle parecchia gavetta compiuta sotto nomi di allenatori importanti quali Roberto Donadoni e Maurizio Sarri, dai quali ha potuto studiare e apprendere parecchio.

Spulciando nella sua pagina Wikipedia si nota subito come da calciatore non abbia avuto gran fortuna. Dopo una vita passata a fare lo stopper tra i campi polverosi delle categorie minori, raggiunge il calcio professionistico, accarezzato solo per un anno al San Donà, nella stagione 1993-1994. Una volta appesi gli scarpini al chiodo decide di guardare il calcio da un’altra prospettiva, dalla panchina nelle vesti di allenatore.

La sua carriera da allenatore non può che iniziare all’insegna della gavetta, che si sa è dura ma spetta a tutti, e lui dal 1998 ne compie parecchia tra calcio giovanile e calcio dilettantistico. L’agognata svolta arriva nel 2008, quando riceve la chiamata del Treviso in Serie B. Nella serie cadetta trascorrerà poco più di due stagioni, prima alla guida dei veneti e poi con la Triestina, raccogliendo però ben poche soddisfazioni: chiuderà le due avventure con tre esoneri e una retrocessione. La botta è inevitabilmente di quelle dure da digerire, non è facile ripartire dopo due legnate del genere e Gotti capisce di avere ancora tanto da imparare. È proprio qui che entra in gioco il destino, che si presenta nelle vesti di Roberto Donadoni, il quale, memore del loro incontro avvenuto quando il tecnico veneto allenava le giovanili del Milan, lo sceglie come suo vice sulla panchina del Cagliari. Una delle tante dimostrazioni di come ogni esperienza, soprattutto nel mondo del calcio, possa tornare utile in futuro, e ancor più di come una chiamata di un vecchio amico possa anche cambiarti la vita.

Sullo sfondo un giovane Luca Gotti ai tempi della sua esperienza alla guida degli allievi del Milan.

foto-Polesine-Sport

È l’occasione buona per il tecnico di Adria di mettersi a disposizione e di apprendere da uno degli allenatori più in voga del momento, in un ruolo meno asfissiante e con meno pressioni ma non per questo meno degno della sua attenzione. Negli anni successivi seguirà ancora Donadoni, divenendone il fido scudiero e formando una coppia quasi indissolubile. Continueranno la loro simbiosi prima al Parma nel 2012 e poi al Bologna nel 2015. Nel 2018 approda invece nello staff di Maurizio Sarri al Chelsea, coi Blues si toglierà la soddisfazione di “vincere” un trofeo importante come quello dell’Europa League nella finale di Baku. Un turbinio di esperienze che lo portano fino al 2019, alla sua prima stagione da allenatore in Serie A, dove conduce l’Udinese al tredicesimo posto finale con 45 punti.

Eccolo raggiante posare con la coppa, dopo la vittoria nell’atto finale dell’Europa League contro l’Arsenal.

Una piccola analisi della sua Udinese

Il buon Luca inizia la sua avventura da head coach dimostrando fin da subito di amare il pragmatismo, sia in campo che davanti alle telecamere, di adattarsi intelligentemente ai suoi calciatori e non cercare di plasmarli o snaturarli adattandoli a sé stesso. Intelligente nel mutare di partita in partita a seconda dell’avversario o di come la situazione richiede nell’evolversi dei 90 minuti di gioco. Il modulo ricorrente è il 3-5-2, ossia quello che si sposa meglio con le caratteristiche della rosa, molto forte dal punto di vista fisico ma povera, a parte qualche eccezione, di tecnica ( leggasi Rodrigo De Paul). A differenza di molti suoi colleghi Gotti non si affida alla tanto discussa costruzione dal basso, e il motivo è presto detto. La linea difensiva dei bianconeri è infatti formata da tre colossi quasi insuperabili nei duelli corpo a corpo, ma dal piede davvero poco educato.

La sua squadra perciò di rado cerca di impostare il gioco dalle retrovie, ma preferisce eludere le prime linee di pressione avversarie affidandosi spesso alla palla lunga su una delle due punte, di norma la più fisica (Okaka o il neo arrivato Llorente) con gli altri giocatori, dotati di un’ottima progressione pronti a intervenire sulle seconde palle. L’altra punta invece, più tecnica e rapida, sempre vigile e pronta ad attaccare lo spazio in profondità su un eventuale spizzata della boa. Le azioni palla al piede sono tutte o quasi a carico del numero 10 argentino, il vero metronomo della squadra, che parte dal ruolo di mezz’ala destra per poi svariare in lungo e in largo per tutto il campo. Sempre lucido e nel vivo del gioco, pronto ad inserirsi in area avversaria sfruttando il lavoro delle due punte e ricevere il pallone proveniente dai quinti di centrocampo, elementi fondamentali nell’equilibrato scacchiere tattico del mister.

L’Udinese con il 44.9% ha uno dei possessi palla più bassi di tutta la Serie A, dato che indica come il mister preferisca di fatto lasciare il pallino del gioco in mano all’avversario. I bianconeri aumentano infatti il pressing e l’aggressività quasi esclusivamente nella propria trequarti, col chiaro intento di recuperare palla in maniera rapida e creare più danni possibili in ripartenza, cogliendo sbilanciata la squadra avversaria.

Se dovessimo definire Luca Gotti, il termine più adatto sarebbe quello di normalizzatore, anzi scomodando paragoni importanti con suoi ben più illustri colleghi, potremmo definirlo il “normal one” del calcio italiano. Un termine quanto mai abusato in ambito sportivo ma che mai come nel suo caso sembri calzare a pennello. Il tecnico di Adria è l’emblema della professionalità e della competenza, un uomo pacato e dal grande equilibrio mentale, ottenuto anche grazie alle sconfinate risorse culturali da cui può attingere. Nella sua stagione e mezzo in bianconero è stato capace di raccogliere i cocci di una squadra troppe volte priva di una guida solida nelle ultime stagioni e di conquistare la fiducia dei suoi calciatori con istruzioni semplici ma chiare, mettendo ogni giocatore nelle condizioni ideali per esprimersi al meglio delle proprie caratteristiche. Non è un caso che sotto la sua gestione siano salite esponenzialmente le prestazioni di calciatori come Fofana (venduto poi al Lens nello scorso mercato estivo) e di Rolando Mandragora (oggi al Torino), che fino al suo avvento avevano faticato a mettersi in luce e a mostrare le loro effettive potenzialità.

L’uomo in più

Tra i tanti meriti della gestione Gotti dobbiamo assolutamente considerare la definitiva evoluzione di Rodrigo De Paul in tuttocampista. Agli ordini del tecnico veneto che ne ha arretrato leggermente il raggio di azione, il centrocampista argentino ha completato la propria trasformazione, diventando un calciatore completo. Il capitano bianconero è oramai un giocatore totale, come il calcio moderno richiede, in grado di allineare le sue prestazioni a quelle dei migliori giocatori nel suo ruolo e dimostrando ora più che mai di essere prontissimo al salto di qualità per la sua carriera.

Ai colpi di fioretto ha aggiunto infatti quelli di mannaia , inserendo quantità e solidità alle sue prestazioni già traboccanti di qualità ed estro. RDP è l’anima ma anche il corpo della squadra di Gotti, l’ uomo che in un undici così pragmatico ha il compito di rompere le linee e far saltare gli schemi con le sue giocate. Neanche a dirlo il numero 10 è il leader della squadra sia per gol segnati che per assist forniti, rispettivamente 6 e 6. Allo stesso tempo risulta essere il calciatore con il maggior numero di passaggi chiave di tutta la serie A, ben 34 finora.

Le anomalie statistiche

Se è vero che abbiamo tacciato l’Udinese di Gotti di essere una squadra per lo più fisica e quindi per natura devota maggiormente al recupero palla e ripartenza immediata in contropiede, è anche vero che le ultime sessioni di mercato hanno aggiunto qualche freccia in più all’arco del tecnico: gli innesti in rosa di Deulofeu e di Pereyra su tutti, consentono all’allenatore di avere più opzioni nelle transizioni offensive e di praticare un calcio più votato all’attacco. A dimostrazione di ciò il fatto che i bianconeri siano stati la squadra tra tutte, che nella prima metà del campionato ha convertito meno occasioni da rete in gol. Un dato poco lusinghiero certo, ma indice del fatto che l’Udinese crei una buona mole di occasioni, che non riesce poi a capitalizzare quanto dovrebbe, complice soprattutto l’assenza di un vero goleador in rosa.

Per rendere meglio l’idea è utile addentrarci nel mondo delle statistiche e dei tanti rinomati xG, analizzando i dati del noto sito di statistiche understat.com

Andando ad osservare l’attuale classifica della Serie A, possiamo vedere come l’Udinese occupi la dodicesima posizione a quota 33 punti, a sole due lunghezze di distanza dal decimo posto. Un buon piazzamento, se consideriamo che le squadre che la precedono in classifica hanno tutte un organico superiore rispetto a quello dei bianconeri. Si potrebbe quindi pensare che i friulani, visto il proprio valore assoluto, stiano performando anche al di sopra delle aspettative. Ma in realtà analizzando gli xG della squadra ci accorgiamo che in base a questo parametro il piazzamento dei bianconeri dovrebbe essere addirittura superiore all’attuale posizione.

Come si evince dal grafico la squadra di Gotti è infatti la settima squadra del campionato per quanto riguarda gli xG, che ricordiamo essere un parametro che indica la probabilità che un tiro si trasformi in gol in base alle caratteristiche del tiro stesso. Salta subito agli occhi come l’Udinese crei più xG di squadre come Lazio, Sassuolo e Bologna, pur non potendo contare sulla medesima potenza di fuoco di queste. L’altro dato lampante è come i bianconeri siano la squadra di gran lunga col differenziale più alto, ben 10.97  infatti la differenza tra gli xG (40.97) e i gol effettivamente realizzati a questo punto della stagione (30). Un segnale chiarissimo delle scarse performance dei friulani in zona offensiva, i quali pagano non poco la scarsa incisività dei propri attaccanti. Soltanto Parma e Benevento infatti segnano meno.

Questi dati sono spiegati in parte dalle sciagurate prestazioni di Lasagna nel girone di andata in cui ha vestito la maglia bianconera. Kevin Lasagna che proprio la scorsa stagione era stato il calciatore più prolifico dell’intera rosa, non è riuscito a ripetersi, facendo registrare un involuzione che ha portato poi alla sua cessione al Verona nel mercato invernale. L’attaccante ha segnato la miseria di due reti, a fronte di un xG di 7.91, facendo registrare un differenziale di 5.91, di gran lunga il peggiore della squadra e di tutta la serie A in assoluto.

Analizzando invece le statistiche sulla fase difensiva della squadra di Gotti, si capisce come la squadra difenda bene ed in maniera ordinata, anche grazie al collaudato sistema a tre dietro e alle prodezze del portiere Musso, senza dubbio uno dei migliori numeri 1 del campionato e pezzo ambito del  prossimo calciomercato. Gli xGA (expected goals against) mettono l’Udinese al sesto posto in classifica, sostanzialmente insomma solo Juventus, Atalanta, Inter, Roma e Napoli concedono meno tiri pericolosi. I bianconeri hanno tutta via subito 2.89 gol in più dei loro preventivati xGA (33.11). Indice questo del cinismo degli avversari nello sfruttare le poche occasioni che la retroguardia friulana concede.

Con l’aiuto dei grafici abbiamo visto come l’Udinese di Gotti sia l’anomalia statistica più grande in questa serie A. Tuttavia nonostante i dati  riguardanti xG e xGA siano negativi, i friulani si mantengono in una situazione di classifica serena, con tutte le carte in regola per migliorarla ulteriormente . Tutto ciò è frutto di ben nove risultati utili nelle ultime undici partite, in cui solo le due squadre romane sono state in grado di piegare le resistenze dell’undici bianconero.

In conclusione

Tirando un bilancio dopo un anno e mezzo di panchina, possiamo affermare che le iniziali resistenze dell’allenatore a continuare la sua avventura alla guida dell’Udinese siano andate man mano scemando. Complici anche i buoni risultati ottenuti e l’essersi riuscito a conquistare pienamente lo spogliatoio, il quale oggi difficilmente rinuncerebbe a cuor leggero al proprio condottiero in panchina. I risultati, che fin da subito sono stati in linea con le aspettative, hanno convinto il patron Pozzo a continuare senza esitazioni il sodalizio col tecnico: proprio quel Luca Gotti lontano anni luce dal prototipo di allenatore a cui siamo abituati, e che tanto lo rende affascinante ai nostri occhi.

L’ultima versione del tecnico, anche davanti alle telecamere, è quindi quella di un uomo sempre più coinvolto nel proprio lavoro e sempre più a suo agio nelle nuove vesti. Un uomo immerso totalmente in questa nuova realtà e desideroso di mostrare il suo valore sfruttando questa inattesa opportunità: che abbia deciso, dopo una vita, di svestire i panni di Robin ed iniziare ad indossare finalmente quelli di Batman?


 

Nato sotto il sole della Sardegna nell'ormai lontano 1993, dopo un' infanzia all'insegna del basket, abbandona la palla a spicchi per dedicarsi anima e corpo a quella da calcio. Un amore tuttavia mal corrisposto. Tifoso romanista da sempre e in quanto tale incline alla sofferenza e all' auto-sabotaggio. Amante dello sport in tutte le sue forme, ma ancor più di tutte le storie, piccole e grandi, di cui esso si nutre.