Interventi a gamba tesa

Clarence Seedorf, il più vincente di tutti

seedorf

(Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)


Centrocampista geniale, insegnante di calcio ed esempio di professionismo. Clarence Seedorf, il professore, oggi spegne 45 candeline. 


Il Suriname e l’Olanda

Clarence Clyde Seedorf nasce a Paramaribo, in Suriname, il 1 Aprile 1976. Come molti altri connazionali, la famiglia Seedorf (cognome tedesco, ottenuto dopo la liberazione del bisnonno di Clarence dalla schiavitù) decise di emigrare in Olanda.

Seedorf è solo uno dei tanti talenti originari del Suriname che hanno poi “prestato servizio” per i colori oranje. Da Gullit a Rijkaard, da Davids a Kluvert, per finire ai giorni d’oggi con Van Djik. La potenziale Nazionale del Suriname All Time è pazzesca.

E’ nato un talento

Il 29 Novembre 1992, durante una partita di Eredivise tra Ajax e Groningen, a 16 anni e 242 fa il suo esordio Clarence Seedorf, diventando il più giovane calciatore di sempre ad aver giocato con la maglia dei lancieri. A star was born.
Seedorf, nonostante la giovane età, comincia a macinare presenze e ad acquisire sempre più esperienza, diventando tassello fondamentale dell’Ajax che nel maggio del 1995 riuscì a battere il Milan detentore del titolo in finale di Coppa Campioni.

Seedorf con la casacca dell’Ajax

Da Genova a Milano, passando per Madrid

Il trasferimento a Genova, apre a Seedorf scenari diversi e, dopo la buona stagione 1995, finisce sul taccuino dei più grandi club europei. Tanto che nel 1996 ritrova Don Fabio Capello al Real Madrid. Il periodo con i blancos è molto positivo e gli porta a sollevare per la seconda volta la coppa dalle grandi orecchie in finale contro la Juventus.

La parentesi interista si può serenamente affermare che sia stata fatta di incompresioni. Nè Lippi, nè Tardelli, nè tantomeno Cuper sono mai riusciti a cucire addosso a Clarence il ruolo per essere decisivo al 100% ed offrire costantemente prestazioni iconiche come quella della doppietta nel derby d’Italia contro la Juventus.

Lo scambio Coco-Seedorf

Nei primi anni 2000, Milan ed Inter avevano consolidato l’abitudine a scambiarsi giocatori alla pari. Quasi sempre, i dirigenti del Milan furono più lungimiranti. Era l’estate del 2002 e, dopo aver scambiato Guglielminpietro e Pirlo – scambio di cui, all’epoca, ancora non si erano ancora scoperti gli effetti – Moratti e Galliani decisero di risolvere parte dei problemi delle loro rispettive rose facendo cambiare casacca a Clarence Seedorf e Francesco Coco. Nel momento dell’ufficialità, lo stesso Coco dichiarò:

“Ricordo che mi chiamò il mio procuratore. “Francè, sei un giocatore dell’Inter. Scambio alla pari con Seedorf”. Chiusi il telefono, chiamai mio padre che mi disse: “Quelli dell’Inter sono matti” “

Arrivato, comunque, con un po’ di diffidenza per i non felicissimi trascorsi all’Inter, Seedorf seppe conquistarsi la fiducia dei tifosi milanisti quasi da subito. L’amore incondizionato ed eterno, però, nacque il 21 Febbraio 2004, giorno del derby: i rossoneri, lanciatissimi, incontrano i cugini che arrancano. Il derby, però, è sempre una gara a sè, e l’Inter, pronti-via, si porta sul 2-0 grazie ai gol di Stankovic e Cristiano Zanetti. La reazione del Milan fu rabbiosa e veemente. Il gol che completa la rimonta, da 0-2 a 3-2, porta proprio la firma di Clarence Seedorf, il grande ex.

Prima dello storico gol nel derby, comunque, Seedorf aveva spesso fatto brillare gli occhi dei tifosi del Milan. Il centrocampo composto da Pirlo, Gattuso e Seedorf era diventato quasi un ritornello per i sostenitori rossoneri. A volte, negli intervalli di tempo in cui occorreva un po’ più di garra, Ancelotti era solito inserire Massimo Ambrosini, altro totem del decennio milanista, magari spostando Clarence sulla trequarti. Un meccanismo perfetto fatto di verticalizzazioni, dinamismo e qualità nelle giocate. Qualità che molto spesso era responsabilità di Seedorf, capace di illuminare il campo in maniera totale.

Seedorf, Pirlo e Gattuso

Il primo controllo, la visione di gioco ed il tiro da fuori sono sempre state le caratteristiche principali di Willy Wonka (altro soprannome con cui Carlo Pellegatti chiamava Seedorf in telecronaca). La palla sui piedi di Seedorf era in banca.

Inutile negare che il rapporto con San Siro non sia stato sempre idilliaco. I milanisti non hanno mai perdonato errori ai propri fuoriclasse (pensiamo a Boban e Savicevic) e Seedorf faceva certamente parte di questa categoria. Spesso si litigava, soprattutto all’inizio ma, come nelle migliori tradizioni, dopo la pace si tornava ad essere più innamorati di prima.

Come nella stagione 2002-2003, conclusasi con la vittoria della Champions League partita dai preliminari di Agosto. Seedorf è sicuramente tra i protagonisti della cavalcata che lo porterà a diventare l’unico calciatore in grado di vincere la Champions League con 3 maglie diverse. 

Con Alessandro Del Piero

In realtà, ogni tanto, la parte indisponente del carattere prendeva il sopravvento. L’esempio lampante è l’episodio delle ciabatte durante un derby perso malamente per 4-0. Seedorf è in panchina, visibilmente contrariato e Leonardo gli indica che sarebbe dovuto entrare al posto di Gattuso, già ammonito. Con tutta la calma del mondo (da qui nascono le dicerie sul fatto che Seedorf fosse in ciabatte), Clarence si prepara ad entrare. Nel frattempo, però, Gattuso prende il secondo giallo, costringendo la squadra in 10 uomini. Siamo forse ai minimi storici nel rapporto tra l’olandese e la tifoseria.

La domenica di Milan-Chievo sembra ancora essere uno di quei giorni. Squadra in 10 per infortunio accorso a Beckham ed in grande difficoltà per l’atteggiamento arcigno messo in campo dai clivensi. Poi, al 90′, Clarence decise di risolvere la partita da solo. Doppio dribbling, tiro da fuori a incrociare all’incrocio e Chievo battuto. E’ pace fatta, di nuovo.

La stagione perfetta

Quelli al Milan furono anni gloriosi. Il palmarès parla chiaro, 2 Scudetti (2003-04, 2011), 2 Champions League (2003, 2007) e 1 Mondiale per Club (2007) fanno di Seedorf uno dei centrocampisti più amati dai tifosi del diavolo. La maturazione completa, come spesso accade, avvenne intorno ai 30 anni. Clarence è già uno dei centrocampisti più decisivi d’Europa ma le prestazioni che offre in quell’edizione della Champions League sono da manuale del calcio. L’emblema di quella stagione è la partita perfetta contro il Manchester United: gol, assist e giocate da fuoriclasse.

L’anno si conclude con la vittoria della settima Champions League da parte del Milan. Per Seedorf è la quarta Champions League conquistata da protagonista.

Mezz’ala nel 4-3-1-2, trequartista nel famoso albero di Natale di ancellottiana memoria o addirittura esterno di centrocampo durante gli anni di Allegri, Seedorf ha sempre dimostrato duttilità tattica. Probabilmente dovuta ai suoi trascorsi in Olanda, dove, sin dalla tenera età, si insegnava l’adattamento.

Serve duttilità, in tutte le cose. All’Ajax avevo iniziato a sedici anni come terzino destro in prima squadra, perché avevo già girato tutte le posizioni, e così ho fatto tantissime partite e ho messo tantissima esperienza alle spalle sin da giovane. Senza mai diventare, però, uno specialista in un ruolo preciso“, dichiarava lo stesso Seedorf durante una lezione di calcio tenuta ad una cinquantina di tecnici dell’Academy sampdoriana.

La chiusura brasiliana

Clarence Seedorf durante la presentazione al Botafogo

[LaPressesport]

Lo storico Milan-Novara di metà 2012 fu anche l’ultima partita (tra gli altri) di Seedorf con addosso i colori rossoneri. E’ la fine di un’epoca.

Il professore riesce, così, a coronare l’ultimo desiderio della sua carriera da calciatore, quello di giocare in Brasile. La squadra prescelta è il Botafogo e anche i tifosi carioca possono dire di aver goduto della visione del calcio di Seedorf.

Jack Lang, noto giornalista sportivo brasiliano, esaltò da subito l’atteggiamento di Seedorf, ritenendolo esempio per i più giovani. Durante la presentazione al Botafogo scrisse: “Fu un evento per il quale migliaia di tifosi arrivarono allo stadio Engenhao, e venne trasmesso in diretta alla televisione. Assistendo a un comico arrivo in aeroporto – qualcuno nella dirigenza del Botafogo ha visto decisamente troppi film d’azione – quelli che non conoscevano Seedorf avrebbero benissimo potuto pensare che si fosse trasferito in Brasile per un finale di carriera più dolce, fra frequenti puntate in spiaggia e nei locali notturni. Non sarebbe stato il primo, dopo tutto. Ma tutti i dubbi evaporarono quando Seedorf aprì bocca, e in perfetto portoghese salutò i tifosi e promise che avrebbe lavorato sodo già dalla settimana seguente”

Riamane due anni in Brasile, porta a casa “solo” un campionato carioca e 24 reti in 81 presenze (fu il suo periodo più proficuo a livello di realizzazioni). Numeri da giocatore ancora in tiro. Ma i fuoriclasse sanno anche quando è ora di dire basta e il 14 Gennaio 2014, Clarence annuncia il suo addio al calcio, intraprendendo la carriera da allenatore.

Il centrocampista più forte con cui ho giocato? Seedorf, credo! Sapevi che non perdeva mai la palla, poi in certe giornate non dovevi dargliela. Ma era troppo forte”. Parola di Andrea Pirlo.

Tanti auguri, professore!


 

34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.