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3 min

- di Luca Barbara

Considerazioni sparse sulla mancanza di equilibrio di giudizio sul Milan


Da squadretta a candidata allo scudetto, da "una delle rose migliori del campionato" a scappati di casa. E' il milanismo, è la vita del milanista, da sempre abituato a grandi successi europei e a grandi flop in campionato.


- Che squadra è oggi il Milan? A che traguardi può ambire? E' la domanda che ricorre sulle chat dei milanisti almeno un paio di volte a settimana. Chiariamo subito: il Milan è sicuramente diventata una buona squadra, con qualche ottima individualità e con un grande gruppo. Merito del lavoro di Pioli in prima battuta ma anche dei Maldini, Massara e Gadzidis. Ma non c'è da farsi illusioni, il Milan non è una squadra che poteva, che può e che potrà ambire allo scudetto. I miracoli Leicester succedono troppo raramente per far sì che si ripeta già dopo pochi anni. Entrare nelle prime quattro, in un campionato con almeno altre 5 squadre (Juventus, Inter, Napoli, Roma e Atalanta) più avanti nei loro progetti, sarebbe già tanta roba;

Paolo Maldini e Stefano Pioli a colloquio

(@ACMilan)

- Pioli, proprio lui. Tutto ha inizio dopo l'esonero di Marco Giampaolo, Ottobre 2019. La squadra veniva da una delle poche soddisfazioni di quel triste periodo, la soffertissima vittoria 1-2 contro il Genoa, ma gli addetti ai lavori erano tutti concordi a definirla smarrita, stanca e senza obiettivi dopo appena 7 giornate di campionato. Il progetto era fallito, bisognava ripartire. Ma da chi? "Spalletti!!" gridavano a gran voce i tifosi, che alla notizia di Pioli hanno cominciato a spammare meme con il volto dell'allenatore toscano accanto a quello di Pioli come Ordinato su Wish vs. Quando ti arriva a casa - sì, la stessa acconciatura ha facilitato l'ironia -. Poi, con il passare delle giornate, le prime soddisfazioni, fino all'osannazione completa del "Pioli's on fire". Tanti punti, forse troppi. Scudetto virtuale del 2020, da Gennaio a Gennaio. Mesi poco proficui a livello di trofei, purtroppo. Poi gli infortuni, le prime cadute e il primo posto abbandonato. E ricomincia la tarantella: "Pioli è scarso", "Che aspetta Pioli a fare questo/quel cambio" e così via. Già qualcuno rimpiangeva Rangnick. E' la dura legge dell'allenatore, abbinata al milanismo;

Uno dei tanti Meme diffusi sui social all'epoca della firma di Pioli

- "Voglio vincere l'Europa League!" era uno dei commenti più ricorrenti dopo il passaggio del turno agli ottavi di finale. Già l'avversario sorteggiato (il Man United) poteva lasciar presagire che si trattava di una frase quantomai ottimistica, poi se proprio nella partita decisiva ci si presenta davanti con Saelemaekers, Calhanoglu, Krunic e Castillejo falso nueve, allora le speranze diventano quasi nulle. Ma è qui che avviene l'ennesima sliding door del milanismo: un primo tempo insospettabilmente abbagliante accende l'entusiasmo assopito dei tifosi ma bastano 5 minuti a inizio ripresa a far ripiombare tutti  nel buco nero cosmico. "Siamo ridicoli", si scrive. No, il Milan è semplicemente (molto) meno ricco dello United (che, ricordiamolo per i meno attenti, è riuscito a spendere 87 milioni di euro per l'ottimo Maguire, buon mestierante, niente di più) e ha mezza squadra titolare in infermeria senza avere delle seconde linee adeguate. Questo è;

- "Theo Hernandez è un fenomeno, ha Kessié che è il centrocampista più forte del campionato. Senza contare che Calabria è il terzino che vince più contrasti", parola di Beppe Bergomi. Parole che, lette oggi, fanno abbastanza riflettere. Dove sta la realtà? Come al solito nel mezzo! Theo Hernandez non è (ancora) un fenomeno ma è innegabile che, nonostante il suo non brillantissimo periodo di forma, sia il terzino sinistro (intendo terzino vero, da difesa a 4) più forte del campionato. Kessié è e resta nella top 3 di centrocampisti più decisivi dell'intera serie A, per continuità e qualità eppure, vista la prestazione non all'altezza contro il Napoli, il milanista medio ha sentenziato "Kessié non è più quello di una volta", "Pioli, togli Kessié", salvo poi rimanere scottato per le successive grandi prestazioni del Presidente. Addirittura Ibra, il totem. Quante volte abbiamo sentito dire "Giochiamo meglio senza Ibra"? Tante, troppe, a vanvera. Pur non essendoci bisogno di sottolinearlo di nuovo, il Milan, sopratutto adesso, ha bisogno del miglior Ibra, così come lui ha bisogno dei "suoi" ragazzi, che lo spronano sempre ad ottenere il massimo;

La grande prestazione di Theo Hernandez contro la Lazio

- Equilibrio, questo sconosciuto. Naturalmente è difficile chiedere ad un tifoso di essere equilibrato, specialmente quando si argomenta della propria squadra. Tutti noi siamo tifosi e tutti cadiamo nella trappola di esaltarci o abbatterci in men che non si dica. Siamo 64 milioni di commissari tecnici. Vero, tutti poco equilibrati, chi più chi meno, chi nei confronti di una squadra, chi di un'altra. Ogni tanto servirebbe riguardare tutto con un po' di obiettività e chiedersi, per esempio, se i cugini domani si domanderanno: "Se Conte dovesse vincere lo scudetto, sarà comunque una grande stagione dopo il clamoroso fallimento in Europa?". La risposta sarà un fragoroso Si'! Però sarà meglio ricordarselo alla prossima uscita precoce dalle competizione europee. La memoria del tifoso sarà sempre troppo corta.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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