Article image
,
3 min

- di Andrea Ebana

Considerazioni sparse post dimissioni Cesare Prandelli


"Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore". Arrivederci, signor Cesare. Arrivederci, mister Prandelli.


Il Prandelli-bis alla Fiorentina è durato solo pochi mesi: lascia con una lettera carica di emotività, molto lontana dal “fisique du role” dell’allenatore capo-popolo forte e risoluto, pagando il conto di “scorie e veleni” accumulati negli anni.  In un mondo in cui c’è la gara tra i colleghi a dimostrare di conoscer la strada, di esser i navigatori perfetti per i propri giocatori, l’ex mister viola ha riconosciuto di faticare a trovare perfino la propria. Queste dimissioni non riguardano l’allenatore Prandelli, ma l’uomo Cesare, e in questo sdoppiamento sta la chiave di tutta la vicenda. Perché qui non è il mister, ma l’uomo ad aver fatto un passo indietro estremamente rumoroso, sebbene in punta di piedi (come nel suo stile);

– Il ritorno in viola del Prandelli allenatore non è stato certo memorabile, ma nemmeno così disastroso: ha sempre tenuto la squadra a distanza ragionevole dalla bagarre salvezza, aveva regalato la serata indimenticabile dell’Allianz Stadium, aveva messo in rampa di lancio il talento Vlahovic e parzialmente rigenerato Ribery. Ma i problemi evidentemente non erano sul rettangolo verde, e questo stop non è un fulmine a ciel sereno: già dopo la vittoria roboante col Benevento (che avrebbe gasato qualunque altro collega), l’uomo Cesare aveva detto di sentirsi “vuoto”, e il malessere post-sconfitta col Milan è stato probabilmente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso;

– La tensione tra campo e “human side”, tra l’uomo e l’allenatore, è una costante nella carriera di Cesare Prandelli: il momento più eclatante furono le dimissioni dalla Roma per la malattia della moglie, ma come dimenticarsi anche il “codice etico” imposto in azzurro (di cui fece le spese perfino De Rossi), la Nazionale portata a Scampia, od il tentativo di riabilitare Cassano e Balotelli, di cui abbiamo ancora negli occhi le magie dell’Europeo 2012. Quella notte in cui i nostri bad boys schiantarono la Germania, galvanizzati dalla sua fiducia ecumenica, fu il climax dell’intesa tra l’allenatore Prandelli e l’uomo Cesare. Ma dopo quel lampo di luce in una sera di fine giugno, il rapporto tra i due si fece sempre più ombroso, perché è dura far convivere il "prete di quartiere" portatore di buoni sentimenti con l'ingranaggio dello star system, con l'allenatore che deve vincere e non chiedere mai. L’ombra, citata nella lettera, è cresciuta, e l’uomo Cesare ha tirato per la collottola mister Prandelli: meglio uscire a cercar nuova luce prima di esser fagocitato di nuovo dal buio, formalmente “prima che il disagio condizionasse la squadra”;

Troppe volte infatti, dopo le gioie alterne da CT, il Prandelli-allenatore era sceso a compromessi nel prosieguo della sua carriera: la volontà di tornare sul campo gli aveva fatto accettare sfide improbabili, dalla Turchia agli Emirati Arabi, fino a diventare l’ennesima pedina di un presidente mangia-allenatori come Preziosi, tutte scelte che inevitabilmente mandarono in declino la sua carriera e, probabilmente, la sua autostima. Questa volta ha ascoltato l’uomo Cesare ed ha deciso di dire stop, probabilmente anche sulla scorta di alcuni fallimenti precedenti: basta inseguire contratti, basta cercare rivincite, basta rimestarsi l’anima in un gioco di ruolo. Perché Cesare poteva fallire ovunque, ma non voleva farlo nella “sua” Firenze: così è nata l’esigenza di sfuggirle, per non ferirla di più;

– “Sono consapevole che potrebbe esser la fine della mia carriera di allenatore, ma lo accetto": questa è forse la parte più straziante, quella di chi riconosce di non avere un posto nel mondo a 63 anni, soprattutto nel “suo mondo” del calcio, che va troppo veloce, in cui non si riconosce più. E dimostra che anche in questa giostra per criceti vorticosa in cui tutti corrono in avanti senza saper bene dove vanno, è rimasto qualcuno che, piaccia o meno, sa fare un dignitoso passo indietro. In bocca al lupo al signor Cesare, in bocca al lupo a mister Prandelli. Fate in modo che sia un arrivederci.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu