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3 min

- di Luca Barbara

La piaga del social network sul calcio moderno


Le minacce ricevute da Simy sono solo l’ultimo episodio che lega i social network al mondo del calcio (e dello sport più in generale). E purtroppo non tutti hanno ancora capito fin dove ci si può spingere.


[to hate] verb

Haters deriva da to hate e letteralmente significa detestare, odiare, disprezzare. L’hater è, quindi, colui che detesta, odia o disprezza. Questo particolare fenomeno si è lentamente evoluto e sviluppato nel tempo e, mentre prima ci si sfotteva davanti ad un amaro al bar oppure lanciando pomodori durante i comizi, oggi i social solo le piattaforme ideali per la sua propagazione.

Sabato, l’ultimo, increscioso episodio: l’inconsapevole protagonista è Nwanko Simy, attaccante del Crotone: come testimonia la foto poi pubblicata integralmente dallo stesso attaccante, un cosiddetto leone da tastiera ha usato frasi razziste, augurando, per completare, ogni male a suo figlio. Il motivo? Apparentemente quello di aver fatto il suo mestiere, ovvero trasformare un calcio di rigore.

Anche in Premier hanno i loro problemi con i social associato al razzismo. Di recente, infatti, Rashford e Pogba si sono fatti portatori dell’ennesima campagna NO RACISM dopo gli insulti ricevuti per aver sbagliato un calcio di rigore.

Ormai è pleonastico parlare di lotta al razzismo, di episodio da condannare e di brutte abitudini ma noi ci sentiamo di farlo ancora. Non se ne può più, qualsiasi motivo non sarebbe valido per spingersi ad usare questa violenza contro chiunque altro. Chi continua e continuerà a farlo dovrà pagarne le conseguenze, non è più il tempo di passarci sopra senza intervenire.

L’episodio Theo

Anche gli stessi giocatori spesso cadono nella tentazione dell’utilizzo sfrenato e sregolato dei social network. Proprio la scorsa settimana, dopo la partita Milan-Napoli, Theo Hernandez ha pubblicato un post su Instagram nel quale (traducendo con un francesismo) esprimeva la propria disapprovazione per l’arbitraggio del sig. Pasqua. Risultato? Non lo sappiamo, forse se la caverà con una multa ma è paventata anche la possibilità di una squalifica.

Provvedimento sicuramente esagerato quest’ultimo ma un personaggio con la sua visibilità ed influenza dovrebbe avere più lucidità prima di un post qualsiasi, figuriamoci se così.

Kevin-Prince ed il bonifico

Il contatto social tifoso-sportivo qualche volta può portare anche al lieto fine. E’ il caso dell’ormai famoso fantallenatore che chiese a Boateng il rimborso della quota annuale dopo il trasferimento del ghanese dal Sassuolo al Barcellona, avvenuto durante il mercato invernale. Immediata la risposta del calciatore ex Milan, che ha chiesto al ragazzo l’IBAN per il giusto risarcimento.

Compagne/i invadenti

Ci ricordiamo tutti il passaggio di Alessio Cerci dal Torino all'Atletico Madrid? Bene... e il motivo probabilmente sappiamo tutti essere "il calcio che conta". Perchè, sì, tutti ricordiamo perfettamente le parole social della compagna e quasi nessuno ha rimembranze di grande prestazioni del nuovo Robben il maglia atletìsta.

Anche qui, social Equilibrio, come direbbe Max Allegri, perchè lo sfottò perenne è sempre dietro l'angolo.

Che fare?

E' ora di darsi una calmata, tutti.

Tifosi, atleti, influencers o presunti tali.

I social non possono essere il mezzo per sfogarsi delle proprie frustrazioni settimanali prendendosela con chiunque ci passi sotto il search, nè tantomeno possono essere utilizzati dagli attori protagonisti (in questo caso gli sportivi) per alimentare i dissapori in qualsiasi forma.

Sono nati ormai da 20 anni e sarebbe opportuno iniziare ad aspettarsi un loro uso ragionevole. Da parte di tutti.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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