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2 min

- di Matteo Orlandi

Considerazioni sparse post Juventus-Benevento (0-1)


Non è la stagione della Juventus.


- La Juve abdica dal suo trono quasi decennale in una tiepida domenica pomeriggio di metà marzo dal sapore di fine impero. Il colpo finale lo sferra il terribile Benevento di Pippo Inzaghi, che conquista tre punti imprevisti e meritatissimi, dal valore incalcolabile. Torino e Cagliari adesso tremano per davvero;

- La Juventus è una squadra piena di giocatori mediocri, costruita male, con un allenatore esordiente che si è rilevato più volte nel corso della stagione inadeguato al ruolo, scelto in maniera improvvida dalla dirigenza. Detto questo, la Juventus spesso non è stata nemmeno molto fortunata quest’anno. La fortuna peró è anche un merito, soprattutto nel calcio. Quella magia allegriana che veleggiava su Torino, quel flusso invisibile che portava le partite verso i bianconeri come il fiume verso la corrente, quest’anno non c’era. La Juve ha vinto una sola partita in stagione con un gol di scarto. La vittoria per 1-0, il corto muso allegriano che ha fatto grande questo decennio bianconero, non esiste più;

- Di certo, rimanendo alla partita di oggi, è abbastanza incredibile creare tante occasioni da gol e non riuscire a segnare nemmeno una volta. Tra parate impressionanti di Montipó, sviste arbitrali piuttosto evidenti e varie sciagure sotto porta tra Morata e Danilo, oggi tutto quello che poteva andare storto per la Juve è andato storto. Tuttavia, guardare l’abisso tecnico tra i due undici sceso in campo per le due squadre, non consente nemmeno lontanamente alla Juve di appellarsi alla sfortuna. Un appunto su Morata e Arthur, sulle cui spalle oggi buttiamo grosse responsabilità. Quanto a Morata, è incocepibile che un attaccante sbagli in media tre facile occasioni da gol a partita. Arthur è semplicemente, come dice Capello, un giocatore di rugby, capace di andare solo in orizzontale. Delle volte, nemmeno in maniera tanto precisa, come oggi;

- Guai a parlare di vittoria fortunata del Benevento. L’armata di Inzaghi indossa l’elmetto e mette in campo una prestazione di cuore e attenzione per cui viene voglia di mettere 10 a tutti i giocatori, dall’eroica pelata Caldirola alla corsa disperata di Hetemaj. Inzaghi soffre un po’ quando si tratta di incrociare squadre della sua zona di classifica, ma quando deve affrontare le big asserragliato in difesa è un demonio. Con un attaccante vero poi, è tutto più facile, (scusaci Lapadula). Saliamo ufficialmente sul carro Gaich, convinti che rimarrá in circolazione a lungo, facendo tanti gol;

- La Juve non ha il tempo per leccarsi le ferite. Centrare il quarto posto non è affatto scontato e fallirlo vorrebbe dire apocalisse. Il tempo per esonerare Pirlo, un esonero che sarebbe stato meritato più volte in stagione, (anche i bambini hanno capito che Chiesa performa meglio a destra ma continuiamo a vederlo a sinistra, perfino oggi senza Cuadrado) ormai è scaduto. I bianconeri adesso devono radunare le ultime energie, appellarsi all’orgoglio e chiudere con decenza questo campionato, rispettando al meglio questo decennio leggendario. A fine stagione poi si dovranno tirare le somme di un progetto tecnico sciagurato, che vede responsabilità di tutti, nessuno escluso.

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È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.

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