Interventi a gamba tesa

Hertha-Junxx: Football, tifo e omosessualità


Forse il più grande tabù che affligge il mondo del calcio. Il Gioco è maschio e rude e non adatto agli omosessuali. Non c’è bisogno di dire che ciò rappresenti una delle più grandi mistificazioni di un pensiero stantìo, che nel 2021 dovrebbe essere considerato obsoleto.


Se di qualcosa Carvalho era grato al suo corpo, era della conoscenza delle sue necessità. Aveva ereditato le teorie del padre che attribuivano al corpo umano un’assoluta saggezza fatta di necessità e rifiuti

(Manuel Vázquez Montalbán, Tatuaggio)

Il fenomeno ultras, ma più in generale del tifo, in Germania ha seguito un filone completamente differente rispetto a quanto avvenuto nel resto d’Europa. Se, infatti, abbiamo assistito ad una decisa svolta razzista ed omofoba in Inghilterra, in Spagna ed anche in Italia (per non parlare delle curve dell’Est Europa) nel regno di Angela Merkel gli ultimi 30 anni hanno visto un’inversione di tendenza grazie al quale le curve hanno assunto connotazioni sempre più anti razziste, anti fasciste etc con tutto ciò che ne consegue. Senza dover citare, per le ragioni che tutti sappiamo, i pirati del Sankt Pauli, possiamo nominare esempi “virtuosi” come la “Sudde Curve” del Bayern Monaco, con il gruppo leader “Schikeria” (di cui ricordiamo le battaglie contro il caro biglietti, la posizione netta nel caso Speziale etc.), ha un intero blocco riservato al QueerPass Bayern o l’Union Berlin che, dal canto suo, ha una corposa componente LGBTQ.

Si pensi, ulteriomente, che è stata creata a livello ultras una rete nazionale di tifoserie LGBTQ, culminata  con la Dichiarazione di Berlino del 2013, sottoscritta dalla Federcalcio nazionale e da importanti club come Bayern Monaco e Hannover 96.

Ma il calcio teutonico, sempre in tema, è quello nel quale l’ex biancoceleste Thomas Hitzlsperger ha potuto serenamente fare coming out, senza che ciò portasse a embarghi sportivi, e non, più o meno velati.

Più recentemente, più di 800 giocatori, facenti parte dei vari campionati tedeschi, hanno lanciato un appello sulla rivista “11 Freunde”, a sole poche settimane di distanza dall’appello lanciato dalla Süddeutsche Zeitung e riguardante la discriminazione degli attori LGBT, attraverso il quale gli stessi hanno dichiarato che sosterranno chiunque stia lottando con la propria sessualità: “Potete contare su di noi! Vi sosterremo, vi incoraggeremo e, se necessario, vi difenderemo dagli attacchi. Perché fate la cosa giusta e noi siamo dalla vostra parte. Ancora nel 2021 non c’è neanche un calciatore dichiaratamente omosessuale nelle categorie professionali del calcio tedesco. La paura che dopo un coming out si finirebbe aggrediti o discriminati, e che si possa mettere in pericolo la carriera di calciatore professionista, è chiaramente ancora molto grande, al punto che i calciatori pensano di dover nascondere la propria omosessualità”.

Tra i firmatari ci sono le intere squadre di Borussia Monchengladbach, Borussia Dortmund, Hoffenheim, Schalke, Werder Brema, Friburgo.

Ma prima che tutto ciò fosse così palese, ovverosia quasi più di 20 anni fa, a Berlino tifosi LGBTQ dell’Herta decisero di fondare l’Herta-Junxx, prima associazione di tifosi apertamente LGBTQ il cui motto era “Schwule Fußballer – (k)ein Wunschtraum” («Un calciatore gay (non) è un sogno irrealizzabile»). 

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Phil, socio fondatore dell’Herta-Junxx. Qua di seguito quello che ne è scaturito.

Ciao Phil e prima di tutto grazie per il tuo tempo. l’Herta Junxx è stato creato nel 2001 ed è il primo gruppo LGBT in Germania: cosa significa per voi? Puoi raccontarmi delle radici del vostro gruppo?
Ovviamente siamo orgogliosi di essere il primo fan club LGBTIQ in Germania. E’ stato fondato perché c’era bisogno di un gruppo comune, che ci unisse, perchè allo stadio guardare e tifare sono cose abbastanza normali ma non lo era dichiararsi. Il motivo è stato farlo per non doversi trattenere nell’abbracciarsi.

Dopo di voi sono nati tanti altri gruppi LGBT, siete stati dei precursori: cosa ne pensate?
Certo, siamo contenti che molti altri gruppi siano stati fondati dopo di noi: sai in linea di principio non importa chi è stato il primo ma soprattutto chi ci ha seguito.

Essere LGBT nel mondo del calcio, da tifoso o da giocatore, è sempre stato un problema a causa della cultura patriarcale dominante. Pensate di aver aperto una nuova strada?
Molto è cambiato in quasi 20 anni. I motivi sono tanti. Ci sono molte persone al di fuori dei fan club che fanno molto per i diritti delle persone LGBTIQ. Che noi facciamo parte di quelle persone è fuori discussione.

Qual è l’atteggiamento dell’Herta Berlin nei tuoi/vostri confronti?
L’Hertha Berlin ci ha supportato sin dall’inizio, possiamo sempre metterci in contatto se abbiamo bisogno di qualcosa. In occasione di eventi su tali argomenti, siamo sempre contattati e invitati con piacere.

Quali sono i principali tabù nel mondo del calcio riguardo l’omosessualità?
Spesso nel calcio resta il pregiudizio che i gay siano deboli e questo pregiudizio è usato poi per insultare altri gruppi di tifosi, giocatori e arbitri.

Qui in Italia un’esperienza come la vostra è oggi inconcepibile per la mentalità molto chiusa del mondo ultras: come pensi possa cambiare questo quadro e quali differenze ci sono, a livello di sistema, con il calcio tedesco?
20 anni fa sembrava simile qui. Eravamo visibili e abbiamo espresso la nostra opinione, più fan ti stanno dietro, più l’intera cosa diventa accettata. E ci vuole tempo: nessun cambiamento avviene dall’oggi al domani.

Vi considerate ultras o semplici fan?
In senso stretto non siamo considerati Ultras.

Puoi dirmi come vivete le trasferte?
In maniera molto familiare, siamo accettati e apprezzati da quasi tutti. Spesso ci incontriamo con il fan club LGBTIQ dell’avversario.

Come avete vissuto questo periodo di pandemia lontano dallo stadio? La società potrebbe essere di nuovo la stessa?
Ci incontriamo con altri fan in incontri virtuali dopo le partite e quindi ci scambiamo idee dopo le partite. Molti fan dell’Hertha sono socialmente coinvolti. Se tornerà tutto come prima non si sa. In ogni caso credo che sarà diverso.

No to Modern Soccer” è stato uno slogan che ha fatto eco negli stadi, ma con questa pandemia siamo quasi arrivati ​​a un calcio distopico: si può ancora parlare di quel gioco che ci ha fatto innamorare fin da piccoli o ora è qualcosa completamente differente?
Il calcio è sempre cambiato, così come la società e quindi anche i tifosi. Io non vedo l’ora di tornare a fare il tifo nello stadio come abbiamo sempre fatto

“Il calcio non è niente senza Fan”: è ancora vero?
Il calcio non esisterà mai senza i tifosi. Senza i tifosi non ci sarebbero iniziative così grandi, come per esempio aiutare i senzatetto. Senza l’Hertha tutti i nostri seguaci non si sarebbero mai trovati insieme.


ENGLISH VERSION

The ultras phenomenon, but more generally of typhus, in Germany followed a completely different trend compared to what happened in the rest of Europe. If, in fact, we have witnessed a decisive racist and homophobic turn in England, Spain and also in Italy (not to mention the curves of Eastern Europe) in the reign of Angela Merkel, the last 30 years have seen a reversal of the trend thanks to which the curves have taken on increasingly anti-racist, anti-fascist connotations, etc. with all that follows. Without having to mention, for the reasons we all know, the pirates of Sankt Pauli, we can cite “virtuous” examples such as Bayern Munich’s Sudde Curve, with the leading group “Schikeria” (of which we remember the battles against expensive tickets, the net position in the Speziale case etc), has an entire block reserved for QueerPass Bayern or Union Berlin which, for its part, has a substantial LGBTQ composition.

Consider, furthermore, that a national network of LGBTQ fans has been created at the ultras level, culminating with the Berlin Declaration of 2013, signed by the National Football Association and by important clubs such as Bayern Munich and Hannover 96.

But Teutonic football, always on the subject, is the one in which the former Biancoceleste Thomas Hitzlsperger was able to peacefully come out, without this leading to sporting embargoes, and not, more or less veiled.

More recently, more than 800 players, from the various German leagues, have launched an appeal in the magazine “11 Freunde”, just a few weeks after the appeal launched by the Süddeutsche Zeitung regarding discrimination against LGBT actors, that will support anyone who is struggling with their sexuality: “You can count on us! We will support you, encourage you and, if necessary, defend you from attacks. Because you do the right thing and we are on your side. Even in 2021 there is not even a footballer who is openly homosexual in the professional categories of German football. The fear that after a coming out one would end up attacked or discriminated against, and that the career as a professional footballer could be endangered, is clearly still very great, to the point that footballers think they have to hide their homosexuality ”. Among the signed are the entire teams of Borussia Monchengladbach, Borussia Dortmund, Hoffenheim, Schalke, Werder Bremen, Freiburg.

But before all this was so obvious, that is almost more than 20 years ago, in Berlin LGBTQ fans of Herta decided to found Herta-Junxx, the first openly LGBTQ supporters association whose motto was “Schwule Fußballer – (k) ein Wunschtraum “(“A gay footballer (not) is a dream”).

We had the pleasure of chatting with Phil, founding partner of Herta-Junxx. Here is what came out of it

Hi Phil and first of all thank you for your time, so the Herta Junxx was created in the 2001 and is the first LGBT Group in Germany: What does it mean for you? Could you tell me the roots of your group?

Of course they are proud to be the first LGBTIQ fan club in Germany.
One has founded because one in a communal group in the stadium soccer look and quite normal goals cheer. Where you did not have to hold back to hug each other.

After you many LGBT groups were born, you were forerunners: what do you feel about?
Of course, we are glad that many have been founded after us, but in principle it does not matter who was the first and who followed us.
Be LGBT in the football world, as fan o as player, has always been a problem due to the dominant patriarchal culture, do you think you have open a new road?
A lot has changed in almost 20 years. The reasons are many. There are many people outside the fan clubs who do a lot for the rights of LGBTIQ people. That we are a part of it is undisputed.
What is the Herta Berlin’s attitude towards you?
Hertha Berlin has supported us from the beginning, we can always get in touch if we need something. At events on such topics, we are always the contact person and invited.
What are the taboos in the world of football in terms of homosexuality?
Often in soccer is still the prejudice that gays are weak. This is used to insult other fan groups, players and referees.
Here in Italy an experience like yours is today inconceivable due to the very closed mentality of the ultras world: how do you think this picture can change and what differences are there, at system level, with German football? 
20 years ago it looked similar here. We were visible and we expressed our opinion, the more fans stand behind you, the more accepted the whole thing becomes. And it takes time, no change happens overnight.
Do you consider yourself ultras or simple fans?
In the narrower sense we are not to be attributed to the Ultras.
Can you tell me how do you live the away days?
Very familiar, we are accepted and appreciated by almost everyone. We often meet with the LGBTIQ fan club of the opponent.

How did you experience this pandemic period away from the stadium? Could the society will be the same again?

We meet with other fans in virtual meetings after the games and thus exchange ideas after the games. Many Hertha fans are socially involved. One has moved closer together here. Whether it will be like before can not be answered in general. It will be different in any case.

“No to Modern Soccer” has been a slogan that has echoed in stadiums, but with this pandemic, we have almost reached a dystopian soccer: we can still talk about that game that has made us fall in love since small or is it now something completely different?

Football has always changed, just like society and therefore also the fans. We hope that we will cheer in the stadium as we did before.

“Football is nothing without Fan”: is it still true?

Soccer will never exist without fans, without the fans there would not be such great initiatives, for example, helping the homeless. Without Hertha these would never have found together.

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)