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Milinković-Savić
, 17 Marzo 2021

Milinković-Savić è un giocatore totale


Il tuttocampista della Lazio ha dimostrato di aver raggiunto una maturità tale da poter essere inserito a pieno merito nell'élite del calcio mondiale.


Nel corso della stagione 2017-18 Fabio Caressa commentava le recenti prestazioni di Sergej Milinković-Savić definendolo "il centrocampista più dominante in Europa con facile distacco sugli altri", arrivando perfino ad affermare che non sarebbero bastati 100 milioni di euro per strapparlo alla Lazio. Il tono era chiaramente iperbolico e ne conseguiva una generale ilarità che finiva per minimizzare quella che appariva una realtà del calcio: il serbo era in uno stato di grazia evidente, gli accostamenti con i top club europei si sprecavano e soprattutto la sua crescita esponenziale non sembrava destinata ad arrestarsi.

Sulla scia di una prima parte di stagione già di per sé ottima, il 2017-18 si concludeva in maniera eccellente dal punto di vista personale: i numeri, tra cui spiccano i 12 gol e i 3 assist prodotti in campionato, probabilmente non riescono da soli a descrivere il modo in cui Milinković giganteggiava in mezzo al campo e mortificava gli avversari.

Il modo in cui accarezza la palla con la suola è una delle prerogative del serbo. La partita (in cui colpisce anche una traversa su punizione) finisce 2-3 per l'Inter e rimanda di un paio d'anni l'appuntamento Champions League peri biancocelesti.

Nello stesso anno, però, la Lazio è beffata all'ultima giornata e manca il quarto posto, eppure Milinković appare pronto per il grande calcio e proiettato verso un futuro radioso. I mesi successivi tuttavia non confermano queste rosee previsioni.

Gli albori: estate 2015

Il direttore sportivo della Lazio, Igli Tare, scova un promettente giovane serbo, tale Sergej Milinković-Savić, reduce da un paio di buone stagioni, la prima in patria al Vojvodina dove ha svolto tutta la trafila nelle giovanili, la seconda ai belgi del Genk. Tare, che dovrà gran parte della sua fama proprio a questa operazione, chiude una trattativa non facile per 9 milioni di euro, bonus compresi. Il serbo, infatti, sembrava destinato ad approdare sulle sponde dell'Arno, salvo poi cambiare idea e preferire la storia romana all'arte fiorentina.

La cifra non è evidentemente esigua per un fresco 20enne, tuttavia il suo acquisto appare fin da subito oculato: il ragazzo è un armadio di oltre 1 metro e 90 con fisico statuario, è dotato di buona tecnica e gioca a centrocampo. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, è più votato all'attacco che all'interdizione, accarezza la palla come come un trequartista, adora rifinire, mentre non ama sporcarsi i calzettoni; come tutti i calciatori giovani ha come sua pecca maggiore la scarsa continuità che lo porta ad alternare qualche prestazione molto convincente ad alcune altrettanto deludenti.

Non impiega troppo tempo ad esordire. Subentra durante i preliminari di Champions League contro il Bayer Leverkusen e da lì in poi brucia le tappe: segna il suo primo gol biancoceleste in Settembre in Europa League e conquista una maglia da titolare già alla 5a giornata all'Olimpico contro il Genoa. Cresce tanto e in poco tempo si adatta al campionato italiano ed ai suoi ritmi, con sprazzi di classe che testimoniano un enorme potenziale.

Vizi e virtù

A partire dalla primavera 2016, Simone Inzaghi subentra all'esonerato Stefano Pioli alla guida della panchina capitolina. Dopo brevi ed infruttuose sperimentazioni, la sua idea di calcio inizia a delinearsi in maniera più chiara: un 3-5-2 di grande versatilità, grazie al quale la Lazio riesce ad alternare sapientemente diversi modi di attaccare. La squadra è larga in ampiezza, sa combinare nello stretto centralmente, è solida e riparte con velocità.

In questo scacchiere Milinković ricopre il ruolo di mezzala destra. Il gioco aereo è il suo punto di forza: è sì abile negli inserimenti senza palla che gli fruttano diverse reti, ma è altrettanto efficace nelle sponde e nella gestione del pallone, garantendo spesso qualità e quantità e permettendo alla Lazio di basare buona parte del proprio sviluppo offensivo sulla sua fisicità.

Nello stesso Lazio - Inter 2-3 del 28/05/2018 è evidente come il serbo venga cercato su tutti i rinvii. È un'arma tattica fondamentale per la Lazio di Inzaghi che si ripropone sistematicamente ogni qual volta Milinković è in campo.

Nei suoi momenti migliori il giocatore è dominante: il mix di forza fisica e tecnica individuale lo rende disarmante; tuttavia non ha perso il vizio della discontinuità. Accade che perfino all'interno di una stessa partita il serbo tenda ad assentarsi o ad essere lezioso. Gli si rimprovera di essere poco concreto ed incisivo. Tra l'altro, per necessità di equilibrio di squadra, deve necessariamente essere più votato al sacrificio. Non è propriamente il suo pane: retrocede senza eccessiva convinzione, a volte è distratto ed altre svogliato. La scarsa propensione difensiva stona con la brillantezza offensiva.

Probabilmente la verità è che Milinković-Savić è un ossimoro vivente: la sua potenza contrasta con la bellezza delle sue giocate; è un esteta incompreso che possiede un controllo totale sul pallone e sulle dinamiche del gioco e questo fa sì che sia inevitabile che ami cercare le giocate più imprevedibili e raffinate. D'altra parte nessuno osa metterlo in discussione perché è chiaro che gli si può perdonare un po' di irriverenza.

Alcune delle migliori giocate di Milinković-Savić con la maglia della Lazio.

In effetti i pregi sono di gran lunga superiori ai difetti ed infatti il serbo trascina una delle migliori Lazio dell'era contemporanea nella già citata stagione 2017-18. La squadra gioca un calcio spumeggiante e sembrano esserci tutte le carte in regola per il ritorno in Champions. Ritorno che, come detto, sfuma clamorosamente all'ultima giornata.

Ne consegue un'estate piuttosto travagliata in cui Milinković gioca un Mondiale discreto, complice anche le difficoltà dell'intera formazione serba (3a ed eliminata dal proprio girone) ed è fortemente attratto dalle sirene estere. Si parla prima di Manchester United e poi, soprattutto, di Real Madrid. Le pretese di Lotito sono però folli: il giocatore rimane a Roma, non è dato sapere con quanta convinzione.

Inevitabilmente il morale è al minimo e il giocatore ne risente: le sue prestazioni sono incolori, appare spento ed involuto, eccezion fatta per quei pochi e sempre più rari lampi di genio con i quali era solito viziare gli appassionati di tutto il mondo.

Il salto di qualità: il prototipo della mezzala moderna

Il serbo addirittura perde la maglia da titolare; Inzaghi prova più volte a scuoterlo invano. La sliding door è la finale di Coppa Italia che la Lazio gioca contro una lanciatissima Atalanta il 15 Maggio 2019 in una partita maschia e bloccata sullo 0-0. Milinković si accomoda inizialmente in panchina ed entra solo al 78'; soli 4 minuti più tardi svetta imperioso su calcio d'angolo e di fatto regala il 7° trofeo nella competizione ai biancocelesti.

Da quel momento i fantasmi degli ultimi mesi vengono accantonati. Nelle due stagioni successive raggiunge una maturità differente, caricandosi la squadra sulle spalle e acquisendo una consapevolezza nuova. Diviene il punto di riferimento per tutti i suoi compagni, consacrandosi come un giocatore totale, uno dei migliori nel suo ruolo. È un giocatore diverso rispetto al suo arrivo a Roma, forse meno appariscente, che però sa giocare nelle pieghe della partita. La classe è naturalmente innata, tuttavia migliora notevolmente sia in fase di interdizione, mettendosi generosamente al servizio della squadra, sia nella propria gestione durante la partita, riducendo al minimo gli errori e mostrandosi più attento e concentrato in tutte le fasi della partita. Limita il numero di tocchi al pallone e sviluppa una clamorosa rapidità di pensiero, giocando spesso di prima intenzione, cercando (e spesso trovando) passaggi più complicati o assist smarcanti.

Prima che la palla gli giunga, il serbo osserva lo smarcamento del compagno e lo lancia perfettamente in profondità con un assist in controbalzo. Il gol che ne consegue chiude il match con l'Atalanta.

Può naturalmente perfezionare alcuni aspetti del suo gioco, ma già ad oggi non si fa fatica ad affermare che Milinković-Savić è divenuto un giocatore a tutto tondo, che sembra non avere punti deboli. Un tuttocampista che la Lazio ed i suoi tifosi sperano di poter ammirare ancora a lungo.


 

  • Classe ‘97, genuinamente salernitano. Sta per completare il proprio percorso di studi e cerca di conciliare la passione per la fisica con quella per lo sport. Prestato prima al basket e poi al calcio, ma da sempre innamorato del tennis. Adora la musica rap, il cinema thriller e soprattutto leggere e raccontare.

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