Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post quinta serata – Sanremo 2021


I Maneskin, con un colpo di scena clamoroso, vincono un Sanremo 2021 che ci ha regalato (finalmente) un po’ di leggerezza. Applausi al coraggio di Amadeus nelle scelte dei big, un po’ meno per la scrittura dello show.


– Termina la totalizzante 5 giorni di Sanremo con una classifica che passerà alla storia, perché il televoto ci ha regalato uno stravolgimento senza precedenti: Fedez e Michielin erano diciassettesimi dopo il voto di 3 giurie su 4, il televoto influiva solo per il 25% eppure stasera li ha incredibilmente trascinati tra i primi 3. Alessandro Borghese non potrà più annunciare di poter ribaltare un qualsiasi esito senza impallidire dinanzi a Chiara Ferragni. Ma quando la loro vittoria sembrava ormai scontata, arriva invece il sorprendente trionfo dei Maneskin, che nella finale a 3 primeggiano anche al televoto e rappresenteranno alla grande l’Italia all’Eurovision. Senza  nulla togliere al duo Fedez-Michielin, la composizione del trio di finalisti apre però delle riflessioni sull’incidenza del televoto: è sacrosanto che ci sia, ma forse sono necessari anche dei check and balances che tengano conto dei tempi in cui viviamo, altrimenti le future edizione del Festival potrebbero essere indirizzate già in partenza verso un esito scontato. A dire il vero un sistema di voto molto equilibrato c’era già (edizioni 2018 e 2019), ma era stato smantellato perché i populisti nostrani si erano battuti affinché ci fosse “solo il televoto”. Ad ogni modo è stato un gran finale e la vittoria dei Maneskin -che hanno impressionato sin dalla prima esibizione- è un bel segnale;

– Gli ascolti non sono andati come ci si aspettava, ormai questo è un dato di fatto. L’interesse sociale per l’evento Sanremo 2021 resta però decisamente alto ed è pressoché identico al 44% e al 50%. Valutare uno show solamente sulla base delle curve Auditel è un esercizio miope, ma anche volendolo fare resta difficile definirlo flop, dato che l’alternativa sarebbe stata quella di non realizzare un evento che porta nelle casse della Rai decine di milioni. Solo lo scorso anno, ha generato 38 milioni di ricavi con un attivo vicino ai 20 milioni. Il risultato più importante, comunque, è stato quello di dare un po’ di respiro al mondo discografico e agli addetti ai lavori. Una goccia nell’oceano, per carità. Ma da qualche parte si doveva pur iniziare e va reso merito ad Amadeus per averlo fatto;

– C’è chi ha lamentato una scarsa aderenza del Festival con la realtà, dato che non si è svolto in un anno normale, lasciando intendere che si sarebbe dovuto parlare più di Covid. Trovo invece che se ne sia parlato il giusto (vedi prima serata con l’infermiera o Giovanna Botteri nell’ultima), cioè con moderazione, e questa sia stato un punto di forza di questa edizione: dopo un anno monopolizzato da un solo drammatico tema, il livello di saturazione per moltissimi è oltre i livelli di guardia. Bastava sintonizzarsi su un qualsiasi altro canale per imbattersi in virologi, esercenti disperati o servizi sulla demoniaca movida. Sanremo 2021 doveva offrire intrattenimento e un po’ di svago e lo ha fatto. Se poi sia stato o meno di livello sarà il pubblico a deciderlo. Ma vedere anche qui il Professor Galli sarebbe stato un incubo;

– Amadeus, più che altro, potrebbe aver pagato delle scelte piuttosto coraggiose (quasi estreme per il Festival) sui 26 big in gara. Le edizioni recenti che hanno avuto maggior successo hanno sempre applicato con maestria il Manuale Cencelli alla composizione del “roster” dei big, selezionando artisti molto diversi tra loro che potessero coprire tutte le fasce di pubblico (dai rapper per la quota “giovane”, alle Patty Pravo o Rita Pavone per il pubblico più agèe). Sanremo 2021 ha puntato invece fortissimo su artisti apprezzati dai più giovani o da un pubblico più di nicchia, rendendo meno stimolante la fruizione alle fasce over 50. Sicuramente uno schiaffo a chi lamenta che il Festival sia un programma per “vecchi”, ma personalmente avrei inserito un paio di nomi più nazionalpopolari. Applausi però per aver portato tra i big Madame, Colapesce e Di Martino, La Rappresentante di Lista (scommesse decisamente vinte), mentre Random e Gio Evan ce li saremmo risparmiati volentieri;

– Se a livello musicale le scelte sono state straordinariamente moderne, lo stesso non si può dire sul piano dello show: come già evidenziavo, a livello di scrittura abbiamo assistito a diversi momenti da tv anni 90’ (ma non per questo necessariamente brutti), a un ritmo un po’ troppo compassato, specie nelle prime 2 serate, e a gag non sempre azzeccatissime. Anche la regia è sembrata talvolta in affanno. Citando l’amico Gian Marco Porcellini, “Sanremo è fantastico perché ha un’escursione temporale di 30-40 anni: monologhi sciatti e paternalistici come quelli della Palombelli puzzano di paleolitico, poi Madame ti riporta nel 2021”. Amadeus e Fiorello hanno comunque tenuto alla grande il palco dell’Ariston e oltre all’intrattenimento hanno dedicato anche qualche momento a temi importanti, senza mai cadere nella pesantezza o nella tv del dolore;

– Capitolo co-conduttori/ospiti fissi: Ibrahimovic alla fine sa stare al gioco. I suoi sketch sullo Zlatan onnipotente che parla di sé in terza persona possono funzionare una serata, ma alla lunga stancano e sembrano solo aver la funzione di autoalimentare il suo mito. Tolto il meraviglioso momento di tv verità del passaggio in motorino chiesto a uno sconosciuto, il meglio arriva alla fine nella serata finale, quando finalmente oltre al personaggio viene fuori anche la persona: il monologo sul fallimento non è particolarmente originale, ma è semplice e d’impatto. Achille Lauro come al solito divide, ma si conferma grande performer e fa parlare di sé, quindi obiettivo raggiunto (nota di merito al “quadro” con Guerritore-Emma e monologo sugli incompresi). Tra le donne conduttrici di serata, è stato un peccato “bruciarsi” subito le estremamente convincenti Matilde De Angelis e Elodie, perché la Cerietti e la Palombelli (soprattutto) non hanno retto il confronto.

– Grazie per averci seguito. Viva Sanremo, sperando di tornare a vedere presto il Teatro Ariston gremito.

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.