Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post terza serata – Sanremo 2021

Milan’s Swedish forward Zlatan Ibrahimovic and Italian Powerchair Football player Donato Grande on stage at the Ariston theatre during the 71st Sanremo Italian Song Festival, Sanremo, Italy, 04 March 2021. The festival runs from 02 to 06 March. ANSA/ETTORE FERRARI


La serata duetti non delude mai: benissimo i Maneskin e La Rappresentante di lista, mentre Ibra rende memorabile la sua presenza saltando sul motorino di uno sconosciuto per raggiungere Sanremo.


– La serata cover è sempre una delle più interessanti e infatti, nonostante le 26 esibizioni in gara (più ospiti vari), scorre via  piacevolmente delle precedenti. Peccato per gli ormai atavici problemi tecnici, che penalizzano forse oltremodo le prime esibizioni. Parziale giustificazione: la scarsità forzata di prove, data la situazione Covid. Ingiustificabile però il microfono che non si accende al povero (e incredulo) Fasma;

– Ibrahimovic bloccato in autostrada. Salta sulla moto di uno sconosciuto, in coprifuoco sforatissimo, per presentarsi al Festival di Sanremo. Nota dolente: il motociclista, non essendo tamponato, non ha potuto salire sul palco. In un altro Sanremo si sarebbe guadagnato una meritata standing ovation. Ad ogni modo, l’accadimento -oltre ad aver reso memorabile la presenza di Ibra- ci conferma che le gag involontarie sono le migliori;

– Toccante e potente il monologo di Antonella Ferrari sulla sclerosi multipla. Nota di merito per Amadeus: questo Festival sta portando un po’ di leggerezza e ha il merito (dato il periodo storico) di non prendersi troppo sul serio, ma riserva dei piccoli momenti per temi importanti, affrontandoli senza retorica o spettacolarizzazione. Tra questi, il ricordo della malattia di Mihajlovic e l’intervento di Donato Grande che ha portato il powechair football all’Ariston;

– Ma adesso permettetemi di violare la linea editoriale delle considerazioni sparse per un pagellone delle 26 cover:

Noemi con Neffa “Prima di andare via” (4,5) – Meritano il beneficio del dubbio per i problemi tecnici che potrebbero averli penalizzati. Però resta una delle scelte di cover più autolesioniste che io ricordi. Probabilmente Noemi sì è giocata la possibilità di andare a podio.

Fulminacci con Valerio Lundini e Roy Paci “Penso positivo” (8) – Peccato per il regista, che non gli ha voluto certo bene, e ha tagliato tutte le scene di ballo. Non sapremo mai se Lundini e Fulminacci fossero goffi o perfettamente sincronizzati.

Francesco Renga con Casadilego “Una ragione in più” (4,5)  – Non so cosa sia successo a Renga, ma sembra decisamente a disagio. Solo Casadilego salva l’esibizione.

Extraliscio feat Davide Toffolo con Peter Pichler, “Medley Rosamunda” (7) – Saranno poco a fuoco nel Festival, ma a differenza di altri colleghi, sul palco ci sanno stare, e pure bene. Viva la balera e viva la Romagna.

Fasma con Nesli, “La fine” (6,5) – Mezzo voto in più per il brano e per il sabotaggio del microfono, che costringe i malcapitati al bis. Per Fasma: usare l’autotune con moderazione, può provocare forti distorsioni auricolari.

Bugo feat. Pinguini Tattici Nucleari, “Un’avventura” (5) – Bugo ha una passione per le note acute. Le note acute non ricambiano. Per fortuna, i Pinguini vengono in suo soccorso.

Francesca Michielin e Fedez, Medley  “E allora felicità” (6,5) – Trovata coraggiosa, tra Jalisse, Albano e Daniele Silvestri. Si vede che dietro questa esibizione ci sono molte prove, perché riescono ad armonizzare bene due voci molto differenti. Menzione speciale alla Michielin: compie egregiamente il ruolo di trascinatrice di un partner ancora un po’ teso.

Irama “Cirano” (6)  Prosegue il suo Festival in DAD. Fare Guccini non è facile e ha il merito di non provare a scimmiottarlo.

Maneskin con Manuel Agnelli “Amandoti” (9) – Manuel Agnelli si dimostra un buon mentore, a dispetto della scorza burbera, e torna sul palco dell’Ariston per accompagnare i suoi ex “allievi” di X Factor in una performance decisamente rock. L’arrangiamento spacca e conferma che i Maneskin sono una band completa.

Random con the Kolors “Ragazzo fortunato” (4) – Ragazzo fortunato, appunto. Ad esibirsi sul teatro dell’Ariston.

Willie Peyote con Samuele Bersani, “Giudizi universali” (8) – La canzone è un capolavoro e Wille lo rispetta quasi con devozione, anche se non trasmette le emozioni di Bersani.

Orietta Berti con Le Deva, “Io che amo solo te” (7) – Gradito pezzo tutto al femminile, esibizione elegante. Orietta sarà fuori tempo ma si conferma una degli artisti più intonata in gara. Seguono fiumi di fiori.

Gio Evan con I Cantanti di The Voice Senior, “Gli anni” (5,5) – Vestito come Fedez, se Fedez dormisse nelle tende Quechua. Karaoke salvato dai cantanti di The Voice senior.

Ghemon con I Neri per Caso, medley “L’essere Infinito” (6) – Un po’ fuori dal tempo. Peccato.

La Rappresentante Di Lista con Donatella Rettore, “Splendido Splendente” (8) – LRDL talmente a loro agio che non si direbbe sia la loro prima volta a Sanremo. La cantante può cantare di tutto, l’energia della Rettore aiuta. Meritavano di più in classifica.

Arisa con Michele Bravi “Quando” (6,5) – Sono due voci che si guardano e si capiscono. Belli da vedere e da ascoltare, specie se non si ha in mente il brano di Pino Daniele.

Madame “Prisencolinensinainciusol” (6,5) – Finalmente ci fa capire a cosa servivano i banchi a rotelle di Arcuri. Lo spiegane ha sottratto curiosità all’esibizione, che tutto sommato sembra da palco di XFactor. Peccato perché presenza scenica, talento e sfrontatezza ci sono e in una teenager, al teatro Ariston, non si vedevano da un bel po’

Annalisa con Federico Poggipollini “La musica è finita” (6) – Gran voce, performance pulita, ma aggiunge poco alla canzone.

Lo Stato Sociale con Francesco Pannofino ed Emanuela Fanelli “Non è per sempre” (8) – Il brano è meraviglioso, la cover non strepitosa. Ma finalmente, dopo il secondo ritornello, i regaz tornano lo Stato Sociale delle origini e portano sul palco la voce (aiutati dal timbro inconfondibile di Pannofino) dei lavoratori dello spettacolo. L’arrangiamento originale fa il resto e ci lascia un profondo senso di malinconia. Come scrive Marta Cagnola, il loro è uno schiaffo alla storia (ridicola) dello schiaffo ai teatri.

Gaia con Lous and The Yakuza “Mi sono innamorato di te” (7) – Raffinate.

Colapesce Dimartino “Povera Patria” (5,5) – Bastano pochi secondi di Battiato per sentire l’abissale differenza. Si sono voluti fare un regalo interpretando qualcosa di forse troppo grande, ma apprezzo il coraggio.

Coma_Cose con Alberto Radius e Mamakass “Il mio canto libero” (6) – Cercano di non reinterpretare e provano a calarsi in una canzone fuori dalla loro confort zone. Li aiuta il loro affiatamento.

Max Gazzè con Daniele Silvestri e la Magical Mistery band “Del Mondo” (6,5) – Pezzo poco digeribile sul palco sanremese, ma apprezzabile la scelta poco ammiccante e la band di accompagnamento.

Malika Ayane “Insieme a te non ci sto più” (7) – Eleganza, talento, voce inconfondibile. Malika.

 Ermal Meta con Napoli Mandolin Orchestra “Caruso” (6,5) – Scelta paracula. Lui è bravo, l’accompagnamento di mandolini è azzeccato, ma per una cover di Dalla che spacca chiedere agli Stadio edizione 2016. Al momento è primo per 2 giurie su 2 e conquista i galloni da favorito (ma occhio a Willie Peyote che domani con il voto della sala stampa potrebbe salire ancora dal terzo posto).

Aiello con Vegas Lones “Gianna” (5,5) – Compitino fatto con eccessiva enfasi.

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.