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5 min

- di Andrea Giachi

Considerazioni sparse post terza serata - Sanremo 2021


La serata duetti non delude mai: benissimo i Maneskin e La Rappresentante di lista, mentre Ibra rende memorabile la sua presenza saltando sul motorino di uno sconosciuto per raggiungere Sanremo.


La serata cover è sempre una delle più interessanti e infatti, nonostante le 26 esibizioni in gara (più ospiti vari), scorre via  piacevolmente delle precedenti. Peccato per gli ormai atavici problemi tecnici, che penalizzano forse oltremodo le prime esibizioni. Parziale giustificazione: la scarsità forzata di prove, data la situazione Covid. Ingiustificabile però il microfono che non si accende al povero (e incredulo) Fasma;

Ibrahimovic bloccato in autostrada. Salta sulla moto di uno sconosciuto, in coprifuoco sforatissimo, per presentarsi al Festival di Sanremo. Nota dolente: il motociclista, non essendo tamponato, non ha potuto salire sul palco. In un altro Sanremo si sarebbe guadagnato una meritata standing ovation. Ad ogni modo, l’accadimento -oltre ad aver reso memorabile la presenza di Ibra- ci conferma che le gag involontarie sono le migliori;

- Toccante e potente il monologo di Antonella Ferrari sulla sclerosi multipla. Nota di merito per Amadeus: questo Festival sta portando un po’ di leggerezza e ha il merito (dato il periodo storico) di non prendersi troppo sul serio, ma riserva dei piccoli momenti per temi importanti, affrontandoli senza retorica o spettacolarizzazione. Tra questi, il ricordo della malattia di Mihajlovic e l'intervento di Donato Grande che ha portato il powechair football all'Ariston;

- Ma adesso permettetemi di violare la linea editoriale delle considerazioni sparse per un pagellone delle 26 cover:

Noemi con Neffa “Prima di andare via” (4,5) - Meritano il beneficio del dubbio per i problemi tecnici che potrebbero averli penalizzati. Però resta una delle scelte di cover più autolesioniste che io ricordi. Probabilmente Noemi sì è giocata la possibilità di andare a podio.

Fulminacci con Valerio Lundini e Roy Paci “Penso positivo” (8) - Peccato per il regista, che non gli ha voluto certo bene, e ha tagliato tutte le scene di ballo. Non sapremo mai se Lundini e Fulminacci fossero goffi o perfettamente sincronizzati.

Francesco Renga con Casadilego “Una ragione in più” (4,5)  - Non so cosa sia successo a Renga, ma sembra decisamente a disagio. Solo Casadilego salva l’esibizione.

Extraliscio feat Davide Toffolo con Peter Pichler, “Medley Rosamunda” (7) - Saranno poco a fuoco nel Festival, ma a differenza di altri colleghi, sul palco ci sanno stare, e pure bene. Viva la balera e viva la Romagna.

Fasma con Nesli, “La fine” (6,5) - Mezzo voto in più per il brano e per il sabotaggio del microfono, che costringe i malcapitati al bis. Per Fasma: usare l’autotune con moderazione, può provocare forti distorsioni auricolari.

Bugo feat. Pinguini Tattici Nucleari, “Un’avventura” (5) - Bugo ha una passione per le note acute. Le note acute non ricambiano. Per fortuna, i Pinguini vengono in suo soccorso.

Francesca Michielin e Fedez, Medley  “E allora felicità” (6,5) - Trovata coraggiosa, tra Jalisse, Albano e Daniele Silvestri. Si vede che dietro questa esibizione ci sono molte prove, perché riescono ad armonizzare bene due voci molto differenti. Menzione speciale alla Michielin: compie egregiamente il ruolo di trascinatrice di un partner ancora un po’ teso.

Irama “Cirano” (6) -  Prosegue il suo Festival in DAD. Fare Guccini non è facile e ha il merito di non provare a scimmiottarlo.

Maneskin con Manuel Agnelli “Amandoti” (9) - Manuel Agnelli si dimostra un buon mentore, a dispetto della scorza burbera, e torna sul palco dell’Ariston per accompagnare i suoi ex “allievi” di X Factor in una performance decisamente rock. L’arrangiamento spacca e conferma che i Maneskin sono una band completa.

Random con the Kolors “Ragazzo fortunato” (4) - Ragazzo fortunato, appunto. Ad esibirsi sul teatro dell’Ariston.

Willie Peyote con Samuele Bersani, “Giudizi universali” (8) - La canzone è un capolavoro e Wille lo rispetta quasi con devozione, anche se non trasmette le emozioni di Bersani.

Orietta Berti con Le Deva, “Io che amo solo te” (7) - Gradito pezzo tutto al femminile, esibizione elegante. Orietta sarà fuori tempo ma si conferma una degli artisti più intonata in gara. Seguono fiumi di fiori.

Gio Evan con I Cantanti di The Voice Senior, “Gli anni” (5,5) - Vestito come Fedez, se Fedez dormisse nelle tende Quechua. Karaoke salvato dai cantanti di The Voice senior.

Ghemon con I Neri per Caso, medley “L’essere Infinito” (6) - Un po’ fuori dal tempo. Peccato.

La Rappresentante Di Lista con Donatella Rettore, “Splendido Splendente” (8) - LRDL talmente a loro agio che non si direbbe sia la loro prima volta a Sanremo. La cantante può cantare di tutto, l'energia della Rettore aiuta. Meritavano di più in classifica.

Arisa con Michele Bravi “Quando” (6,5) - Sono due voci che si guardano e si capiscono. Belli da vedere e da ascoltare, specie se non si ha in mente il brano di Pino Daniele.

Madame “Prisencolinensinainciusol” (6,5) - Finalmente ci fa capire a cosa servivano i banchi a rotelle di Arcuri. Lo spiegane ha sottratto curiosità all’esibizione, che tutto sommato sembra da palco di XFactor. Peccato perché presenza scenica, talento e sfrontatezza ci sono e in una teenager, al teatro Ariston, non si vedevano da un bel po’

Annalisa con Federico Poggipollini “La musica è finita” (6) - Gran voce, performance pulita, ma aggiunge poco alla canzone.

Lo Stato Sociale con Francesco Pannofino ed Emanuela Fanelli “Non è per sempre” (8) - Il brano è meraviglioso, la cover non strepitosa. Ma finalmente, dopo il secondo ritornello, i regaz tornano lo Stato Sociale delle origini e portano sul palco la voce (aiutati dal timbro inconfondibile di Pannofino) dei lavoratori dello spettacolo. L’arrangiamento originale fa il resto e ci lascia un profondo senso di malinconia. Come scrive Marta Cagnola, il loro è uno schiaffo alla storia (ridicola) dello schiaffo ai teatri.

Gaia con Lous and The Yakuza “Mi sono innamorato di te” (7) - Raffinate.

Colapesce Dimartino “Povera Patria” (5,5) - Bastano pochi secondi di Battiato per sentire l’abissale differenza. Si sono voluti fare un regalo interpretando qualcosa di forse troppo grande, ma apprezzo il coraggio.

Coma_Cose con Alberto Radius e Mamakass “Il mio canto libero” (6) - Cercano di non reinterpretare e provano a calarsi in una canzone fuori dalla loro confort zone. Li aiuta il loro affiatamento.

Max Gazzè con Daniele Silvestri e la Magical Mistery band “Del Mondo” (6,5) - Pezzo poco digeribile sul palco sanremese, ma apprezzabile la scelta poco ammiccante e la band di accompagnamento.

Malika Ayane “Insieme a te non ci sto più” (7) - Eleganza, talento, voce inconfondibile. Malika.

 Ermal Meta con Napoli Mandolin Orchestra “Caruso” (6,5) - Scelta paracula. Lui è bravo, l'accompagnamento di mandolini è azzeccato, ma per una cover di Dalla che spacca chiedere agli Stadio edizione 2016. Al momento è primo per 2 giurie su 2 e conquista i galloni da favorito (ma occhio a Willie Peyote che domani con il voto della sala stampa potrebbe salire ancora dal terzo posto).

Aiello con Vegas Lones “Gianna” (5,5) - Compitino fatto con eccessiva enfasi.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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