Interventi a gamba tesa

Panchine da incubo: davvero anche gli sport minori stanno cedendo alla moda dell’esonero?

esonero

L’esonero dell’icona del volley Fefè De Giorgi a Civitanova ha sollevato nuovamente una questione annosa e sempre in voga: vediamo, numeri alla mano, come e perché la moda degli esoneri sta prendendo piede anche negli sport minori.


“Nel calcio esiste una legge strana: giocatori vincono, allenatori perdono”, diceva il buon Vujadin Boskov, mai abbastanza citato per i suoi aforismi tanto semplici quanto veritieri. Chissà che direbbe oggi il buon Vuja vedendo che i numeri dei colleghi esonerati si moltiplicano, che i Cellino ed i Preziosi di turno sembrano aver trascinato nel girone dei mangia allenatori numerosi presidenti, che parlare di progetti oramai fa sorridere. Nel calcio, più che gli anni a disposizione, gli allenatori devono sempre più spesso contare le settimane e sperare in un calendario che non li opponga a 3 scontri proibitivi in fila.

Ma questa moda dell’esonero di calcistica natura sembra oramai aver fatto scuola, pericolosamente, anche negli sport minori, che un tempo erano sinonimo di una maggior pacatezza e progettualità, probabilmente anche per l’assenza di tutti gli interessi correlati che gravitano attorno al mondo del pallone.

A riaprire il dibattito è il clamoroso esonero, nel mondo del volley di A1 maschile, dell’icona Fefè De Giorgi (foto), l’allenatore della Lube Civitanova che solo 25 giorni fa aveva vinto la Coppa Italia.

Per i neofiti del volley, faccio un piccolissimo excursus sulla figura: De Giorgi da giocatore era soprannominato Eroe dei Tre Mondi per via dei 3 mondiali vinti con la nazionale italiana in 3 continenti diversi (oltre ai numerosi titoli nei club), e da allenatore stava ripercorrendo le stesse pluridecorate orme, in barba all’adagio per cui un grande giocatore spesso in panchina non sa ripetersi con altrettanto successo. Nella sua prima parentesi da coach a Civitanova vinse 5 titoli, per poi emigrare (vincendo, stranamente) nel campionato polacco e fare ritorno proprio nelle Marche, dove ha portato altri 6 titoli in due anni, tra cui niente meno che una Champions League ed un Mondiale per Club.

Insomma, anche i neofiti di cui sopra avranno compreso che parliamo di un Top Coach a livello mondiale (se dobbiamo proprio cercare un paragone nel mondo del calcio, mi viene in mente Carletto Ancelotti): è ovvio che un esonero di un personaggio di queste dimensioni faccia non poco rumore, e vada a risollevare la questione delle panchine bollenti. Non è affatto l’unico big ad essere esonerato, se pensiamo che nel volley la stessa sorte è toccata in questa stagione a colleghi illustri come Andrea Gardini (Piacenza) o nel basket all’allenatore della nazionale Meo Sacchetti (Fortitudo Bo, nella prossima immagine).

Ma per capire le reali dimensioni del fenomeno tocca andare a guardare i numeri: se prendiamo volley e basket come “target” (sono rispettivamente il secondo ed il terzo sport in Italia per numero di “addicted” e di praticanti), vediamo che nella stagione corrente nel primo contiamo 7 esoneri (nella massima serie maschile e femminile), mentre in LBA siamo a 6 (se contiamo anche la porta scorrevole di Djordjevic alla Virtus). Il numero sulla prima serie di basket è particolarmente roboante, perché significa che quasi la metà delle squadre (42% per la precisione) ha cambiato tecnico in corso d’opera. Per quanto riguarda invece la pallavolo, è interessante vedere come un aumento significativo sia avvenuto nell’ultimo lustro: prima del 2016 gli allenatori sembravano vivere più serenamente, ma nelle ultime 5 stagioni il trend è in crescita.

Abbiamo ragione dunque di dire che sì, anche negli sport minori si sta prendendo la piega del calcio, e che anche qui vale il celebre adagio di Ben Philip per cui “esistono solo due tipi di allenatori: quelli che sono già stati esonerati e quelli che lo saranno”. Semplicemente, direi che la tendenza è figlia del suo tempo, e provo a spiegarlo con 3 ragioni:

  • Come dicono i nostri nonni, oggi quando qualcosa si rompe non si prova più ad aggiustarlo, ma lo si butta via. E spesso si va a cercare qualcosa di uguale, ma che sembri più nuovo, fino al momento in cui subirà, anch’esso, la stessa sorte. L’allenatore è oramai come la lavatrice che non funziona: e pazienza se c’era solo da cambiare il filtro o da usare più anticalcare per tutelarla;
  • La mancata pazienza della proprietà è spesso mancata pazienza di chi foraggia quella proprietà: chi mette i soldi non aspetta, vuole tutto e lo vuole subito, e spesso non è nemmeno troppo intenditore (sì, uso un eufemismo) delle dinamiche dello sport per cui sta aprendo il portafoglio;
  • Citando il buon Max Allegri, oggi gli allenatori non allenano atleti, ma aziende: quando scendeva al campo non allenava solo CR7, ma tutti gli interessi che quest’ultimo si portava dietro (e lo aveva capito perfettamente, peraltro). Le scelte non possono più essere solo tecniche o umane, ma spesso vanno risentendo di questa componente.

Nel calcio queste tre ragioni, per ovvie questioni di appeal e fatturato, sono ingigantite: ma sebbene in misura nettamente inferiore, oramai tutte e tre esistono anche nel mondo degli sport minori, e li spingono, inevitabimente, verso la stessa rotta. Insomma, la favola degli sport minori puri e progettuali, di “il mio sport è differente” sembra esser sempre più una favola, appunto.

Per chiudere, un buon consiglio a tutti i colleghi arriva proprio da Fefè De Giorgi “Da allenatore bisogna festeggiare con sobrietà e deprimersi con coraggio, altrimenti non ne esci vivo”, e spesso non basta nemmeno questo.


 

Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.