
Considerazioni sparse post Napoli-Benevento (2-0)
Al Benevento non basta difendersi a riccio per non uscire sconfitto dal Maradona: azzurri che tornano a riveder le stelle?
- Torna alla vittoria il Napoli e, udite udite, lo fa convincendo: una gara finalmente convincente per gli azzurri, che tengono in mano campo e partita dal primo momento senza cali né fisici né di tensione;
- Partita che gli azzurri, in un certo senso, non potevano sbagliare, dopo che giovedì il terzo obiettivo stagionale su quattro è sfumato malamente: l'approccio è stato finalmente quello di squadra compatta e coesa, con le idee chiare su cosa fare in campo;
- I 3 punti arrivano in un turno ottimale. Con la Lazio sconfitta al Dall'Ara e agganciata in classifica, la Juventus fermata al Bentegodi e in vista del big match fra Roma e Milan, gli azzurri tornano in corsa per la quarta piazza, nonostante tutto: un campionato in cui la corsa Champions non vuole proprio saperne di avere padroni;
- Il Benevento fa il solito Benevento, ovvero riproponendo la sua versione da sfida contro le grandi: pallone lasciato agli avversari, baricentro basso e rari tentativi di uscita in ripartenza. Stavolta purtroppo trova di fronte una squadra troppo motivata a vincere per sperare in un risultato diverso. La corsa salvezza però è ancora ampiamente alla portata dei sanniti;
- Il Napoli pesca dal baule dei bei ricordi Mertens e Ghoulam, e sono proprio loro a spiccare oggi: il primo, pur toccando pochi palloni, è fondamentale già solo come presenza per i suoi, sbloccando la gara con una giocata possibile solo a chi ha l'istinto del gol sotto pelle; mentre Ghoulam risponde bene non solo col suo sinistro, ma soprattutto con la sua tenuta fisica, visto che atleticamente regge bene i 90 minuti di oggi. Dietro la lavagna Koulibaly, che nonostante un avversario che non crea mai pericoli a Meret, riesce a farsi espellere per un fallo davvero inspiegabile.
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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.
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