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- di Luigi Della Penna

Federica Pellegrini, la Dea del nuoto


Federica Pellegrini e il suo appuntamento con la leggenda, in un' esperienza mistica con la propria essenza, in una calda estate del 2008. 


Si sente discutere spesso sul significato di vincente, ma in realtà cosa vuol dire e, soprattutto, tutti noi, quando argomentiamo la nostra tesi al riguardo, cosa intendiamo trasmettere? Molti vorrebbero essere come i campioni celebrati sui media, ma, alla prova dei fatti, in pochi sarebbero disposti a rinunciare alla propria vita. Banale è bello, ha detto qualcuno ed è un concetto condivisibile, nella vita di tutti i giorni, quando contrapponiamo un'esistenza normale a quella di molti sportivi di vertice, se non fosse altro che lo stress, la mancanza di privacy, gli occhi del mondo puntati addosso, possono creare disagio e angoscia.

Non voglio contrapporre la vita di noi comuni mortali a quella altrui, intendo semplicemente dire che la vita dello sportivo d'alto livello è lastricata di sacrifici anche al di fuori della sfera agonistica: non si tratta di un lavoro ad orari, ma di una ragione di vita che occupa ventiquattro ore al giorno per ogni dì dell'anno.

Allenarsi, allenarsi, allenarsi. 

Perdere. 

Federica Pellegrini si presenta alle Olimpiadi di Pechino 2008 con l'obiettivo di vincere una medaglia anche nei 400 m stile libero, oltre che nei canonici 200. Ha lavorato duramente per essere lì al meglio delle proprie potenzialità. Nelle qualifiche stabilisce il record olimpico nei 400: è la favorita numero uno all'oro, ma qualcosa va storto, perchè, prendendo la decisione di voler spingere meno inizialmente per poter così avere maggior forza nella seconda parte di gara, Fede non riesce nel suo intento. Rebecca Adlington si porta a casa il primo posto. Pellegrini quinta.

Ho sbagliato totalmente.

Da queste cose si impara. 

Ci sono stati anche troppi alti e bassi nella mia vita.

Non facciamone una tragedia, ci sono i 200 metri. 

Tabellone vuole che, le gare di qualificazione alla finale della suddetta gara, si tengano il pomeriggio stesso. Meglio così: non è forse la sua gara, quella dove, ad appena sedici anni, aveva sfiorato l'oro ad Atene, il 17 agosto 2004? Federica Pellegrini reagisce da fenomeno quale è: 1'55''45, record del mondo.

La forma c'era, 'sta mattina avevamo sbagliato gara. 

Ecco, Federica ha colto nel segno: un vincente non è semplicemente un individuo dotato di talento, ma colui che riesce a trovare la forza interiore di reagire. Lo so, è una concetto famoso e abusato, ma, riflettendoci, quel che separa un campione da un normale atleta è la grande forza mentale, la capacità di dire a noi stessi che lì non c'è un ostacolo, ma solo quel che amiamo fare da una vita e non dobbiamo aver paura di affrontarlo. La grandezza, sta nel modificare il corso degli eventi a proprio vantaggio. Gli eventi sportivi vertono su un delicato sistema di istanti, una piccola disattenzione, un solo pensiero non focalizzato sull'obiettivo e i muscoli smettono di combattere, come se un fulmineo cortocircuito affievolisse l'atleta in maniera letale.

Come sempre sappiamo reagire alle delusioni. Abbiamo ristabilito l'equilibrio.

Basta paure. È come se fosse scattato qualcosa, nella sua testa, in una sorta di incontro mistico con la propria essenza, un po' come nel mito induista, quando si narra di Brahma e dell'estorsione, a noi esseri umani, del soffio divino. Da quel momento, l'uomo vaga per tutta la vita alla ricerca del maltolto. Spesso non riesce a trovarlo, ma qualcuno ce la fa. Federica sa benissimo quanto valgano quei momenti, è consapevole di possedere la forma mentale necessaria e di doverla utilizzare in tempo per non affogare, proprio come ha fatto tra il naufragio nei 400 metri e le qualifiche alla finale dei 200. Quel lasso di tempo, le ha permesso di focalizzare il proprio obiettivo.

Pochi giorni dopo, il 13 agosto, arriva il momento tanto atteso. Ha appena vent'anni e sembra aver vissuto già un paio di vite, Federica. Dalle immagini televisive, traspare una caparbietà che non possiamo scorgere dagli occhi, oscurati dai suoi occhialini, ma il corpo non mente: non è rigida, riesce a muoversi con l'aggraziata determinazione di chi sa di poter vincere. Pang Jiaying è la padrona di casa. Alla partenza, la cinese nuota ad un ritmo forsennato, Pellegrini le sta dietro. Al primo giro di vasca è seconda, in corsia tre. Federica non molla, le sue bracciate non lasciano scampo nè prigionieri.

C'è una donna sola al comando, il suo nome è Federica Pellegrini. 

La gara è entusiasmante, le nuotatrici impongono ritmi elevatissimi. Pang Jiaying e la russa Sara Isakovic sono lì: è evidente che servirà una grande parte finale per strappare questa medaglia d'oro. Alla terza virata sopraggiunge la stanchezza, normale, prevedibile, dopo uno sforzo del genere. Come se dicesse a tutte, venite a prendermi, se vi riesce, Pellegrini spinge in maniera forsennata il proprio nuoto, fino a toccare la perfezione. Avete mai pensato a cosa passi per la testa di un nuotatore in momento del genere, quando non hai neanche un istante per capire la situazione e devi nuotare fino al tracollo nervoso? Non lo so. Mi piacerebbe saperlo, ma non oserei immaginarlo.

Federica resisti, urlano dai microfoni del servizio pubblico.

Pochi istanti possono fare la differenza. Federica tocca il muretto, trascorrono alcuni secondi. Federica cerca con lo sguardo il cronometro. Si porta le mani al volto. Oro e record mondiale, un altro: 1'54''82, è questo il tempo della gloria e delle eroine. Un capolavoro, consumato tra le lacrime di chi sa di aver scritto una pagina indelebile dello sport olimpico. Una grande prova di coraggio, abnegazione e materia grigia, accompagnano la prima medaglia d'oro femminile nel nuoto a cinque cerchi.

Non pensate alla paura, alla sconfitta. La delusione più grande sarebbe non onorare la propria ragione di vita. 


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.

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