Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Djokovic-Medvedev (7-5 6-2 6-2)


Djokovic ha fatto fare di nuovo la figura dello scemo a chiunque lo abbia messo in discussione.


– Ci siamo cascati di nuovo. Ieri i bookmakers davano i due finalisti praticamente alla pari. Medvedev aveva vinto le ultime venti partite consecutive, battendo 12 top ten. Aveva anche battuto lo stesso Djokovic negli ultimi tre incontri, fomentando stamattina un’aria da caduta dell’impero. L’impero è saldo come non mai. Nove Australian Open, 18 Slam. Mostro;

– Nole ha annichilito Medvedev in maniera quasi crudele, facendo fare per l’ennesima volta la figura dello scemo a chiunque abbia pensato anche solo per un attimo che poteva finire diversamente. Una finale senza discussione. Medvedev tiene il ritmo nel primo set ma perde la prima proprio nel momento più importante. Nel secondo set butta subito via il break di vantaggio e da lì in poi impazzisce, diventando un toro da matare nella corrida;

– Il russo ha giocato due set in balia totale dell’avversario, apparendo lontano da Nole come non avrebbe immaginato nemmeno nei suoi incubi peggiori. Le sue variazioni hanno fatto il solletico a Djokovic e più i minuti passavano più il nervosismo saliva, facendogli buttare fuori dal campo ogni colpo. Nemmeno i disperati tentativi finali di buttare la partita sulla sparatoria hanno sortito un minimo effetto. Il penultimo game del match è un manifesto: Medvedev che tira tutto a tutta e prova ad aizzare il pubblico stile finale Us Open 2019, Djokovic che accetta la sfida a chi tira più forte e stravince, gettando al mittente le urla del russo e breakkandolo di nuovo nel game successivo. Nole oggi era pronto a tutto. Medvedev ha giocato male ma la sensazione è che Djokovic avrebbe vinto anche alle prese con la partita della vita del russo. Come sempre, quando c’è da alzare l’asticella per zittire l’avversario, Nole si dimostra un fantastico giocatore di limbo;

– Ancora una volta Djokovic è sembrato affrontare uno Slam come fosse una partita di poker, nascondendo la sua reale condizione fino alla finale. L’infortunio contro Fritz ha messo realmente in discussione il suo torneo o era una boutade per coprire una giornata no? Difficile da dirlo, ma che importa. Da lì in poi il livello di gioco è stato sempre più alto, fino alle vette di oggi, non al livello della devastante finale contro Nadal del 2019, ma quasi. Mai avevamo visto il servizio di Nole tanto decisivo e implacabile. Si puó migliorare anche a 33 anni e anche se si è uno dei tennisti più forti di sempre. Una lezione per tutti;

– Da Wimbledon 2018 in poi la sensazione è che solo due cose sono in grado di far perdere uno Slam a Novak. Rafa Nadal sulla terra rossa e lanciare le palline contro i raccattapalle. Altrimenti c’è poca storia. In Australia, quando arriva fresco e riposato e i valori fisici sono uguali per tutti dimostra sempre di essere innarrivabile. Merita ormai di essere considerato il giocatore più forte della storia sul cemento outdoor. E che bello vederlo acclamato come merita, da un pubblico caldo e vivo come quello australiano. La rigidità organizzativa australiana avrà pure messo in discussione qualche diritto umano ma se non altro ha sortito gli effetti sperati. È stato un bell’Australian Open.

È nato pochi giorni dopo l’ultima Champions League vinta dalla Juventus. Ama gli sportivi fragili, gli 1-0 e i trequartisti con i calzettini abbassati. Sembra sia laureato in Giurisprudenza.