Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Benevento-Roma (0-0)


La Roma sbatte contro il muro di un Benevento “molto italiano”.


– Il copione della gara è evidente sin dalle prime battute e proseguirà invariato fino al fischio finale: la Roma fa la partita, il Benevento alza le barricate. Finisce 0-0 ed è una notizia, dato che la Roma per la prima volta in stagione non vince contro un’avversaria di medio-bassa classifica;

– I padroni di casa si presentano con 2 linee basse e strette per chiudere ogni varco il solo Lapadula davanti chiamato a cantare e portare la croce su ogni lancio dei suoi. Grazie alla perfetta applicazione difensiva dei suoi, il piano di Inzaghi funziona: la Roma, di solito bravissima a sbloccarla nei primi minuti e potenzialmente letale in contropiede, non trova mai il guizzo e alla fine si innervosisce;

– Dopo l’espulsione per doppio giallo di Glik al 57’, il Benevento si chiude ancora di più e nella Roma subentra un’ingiustificata fretta. La squadra di Fonseca si mette con un improvvisato 4-2-4 e perde la sua qualità migliore, quella di giocare con qualità tra le linee sfruttando il quadrilatero di centrocampo, finendo per interstardirsi con continui e poco produttivi cross dagli esterni. La prova è complessivamente insufficiente e le grandi occasioni arrivano solo nel recupero, con il salvataggio sulla linea di Barba e il rigore tolto dal VAR all’ultimo respiro;

Il migliore nella Roma è un volenteroso Spinazzola, che gioca di fatto a tutta fascia pur figurando come centrale di sinistra. Si pesta però spesso i piedi con uno spaesato Bruno Peres, che porta solo confusione alla manovra dei suoi. Male anche Borja Mayoral, mentre i cambi di Fonseca non convincono e l’ingresso di El Shaarawy sembra troppo tardivo;

Benevento impeccabile dal punto di vista difensivo. Tutti gli 11 mostrano una grandissima abnegazione e spiccano le prove di Barba, insuperabile al centro della difesa, e di Schiattarella. Menzione finale per l’arbitro Pairetto, bravo a tenere sempre in pugno la partita nonostante gli episodi convulsi nel finale.

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.