
Considerazioni sparse post Granada-Napoli (2-0)
Una rondine non fa primavera e le difficoltà del Napoli a proporre gioco portano ad una nuova sconfitta.
- Un Napoli ridotto a 13 effettivi dal Covid e dagli infortuni muscolari abbattutisi a catena cade in Andalusia, vedendo sfilar via (salvo clamorosi ribaltoni) anche il terzo obiettivo stagionale dopo Supercoppa e la Coppa Italia;
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Il nostro lavoro si basa sull'impegno e la passione di una redazione giovane. Tramite l'associazione ci aiuti a crescere e migliorare sempre la qualità dei contenuti. Associati ora!- Detto della malasorte che sembra essersi accanita sul Napoli sotto forma di un'infermiera più affollata del campo, gli alibi per gli azzurri finiscono qui: oggi è scesa in campo una squadra sfilacciata, in cui i reparti sono sembrati assolutamente slegati fra loro, con errori tecnici a go-go che hanno finito per spianare praterie agli avversari;
- Al contrario il Granada è stato proprio come ce lo aspettavamo: una squadra con buoni giocatori, qualcuno più che interessante, ma soprattutto una squadra di calcio che ha saputo stare in campo e sfruttare cinicamente le defaillances del Napoli, sovvertendo i pronostici che a dicembre la davano sfavorita;
- Nel secondo tempo, complice l'ingresso di Zielinski e un risultato che ha permesso al Granada di adottare una tattica più attendista, il Napoli è cresciuto lentamente producendo, esclusivamente o quasi da calcio piazzato, qualche occasione da rete: troppo poco però per impegnare davvero Rui Silva, che ha fatto la sua prima parata della gara solo a 10' dalla fine su un tiro centrale di Osimhen;
- Nel Napoli male Lobotka, che a una pessima condizione atletica abbina una scarsa lucidità, rallentando inverosimilmente la manovra. Assente Osimhen, solo un sosia del bel giocatore ammirato pre-infortunio. Si salva Fabian Ruiz, fra i meno peggio stasera nonostante fosse uno dei meno lucidi fisicamente, coi crampi nel finale a testimoniarlo. Nel Granada buon lavoro generale di tutta la squadra, nella quale spiccano le individualità degli ex Udinese e Chelsea Machis e Kenedy.
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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.
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