Interventi a gamba tesa

Pianificazione e competenza: intervista a Giorgio Abeni, Project Manager del Modena FC


La nostra intervista a Giorgio Abeni, Project Manager del Modena FC.


Ecco a voi quanto è emerso dall’interessante chiacchierata con Giorgio Abeni, Project Manager e Responsabile del settore affiliazioni del Modena FC, con un passato da allenatore, a cui hanno fatto seguito diversi ruoli da responsabile in società sia dilettantistiche che professionistiche.

In quest’intervista, troverete diversi spunti di riflessione interessanti sulla situazione del football nostrano ed internazionale: Abeni spazia con criterio e approfondimento dai settori giovanili, alla situazione del calcio dilettantistico nel nostro paese, mantenendo il focus sul sistema calcistico internazionale.

Buona lettura.

Ciao Giorgio, qual è oggi la situazione dei settori giovanili italiani?
“Il settore giovanile italiano conta oggi 360mila tesserati circa, con un’età compresa tra i 6 e i 16 anni. Secondo la mia valutazione si divide in due aree: quella dell’avviamento tecnico in forma ludica (dai 6 ai 12 anni) e quella dello sviluppo tecnico, tattico e fisico-condizionale attraverso un percorso di crescita graduale che parte dai 13 anni ed arriva fino al passaggio dei giovani atleti nelle rispettive prime squadre.

Mentre nella prima fascia d’età è fondamentale che il ragazzo sviluppi le proprie potenzialità divertendosi per evitare l’abbandono precoce dell’attività sportiva, nella seconda fascia bisogna predisporre un vero e proprio sistema di management del talento. Per farlo serve un’elevata competenza tecnica e manageriale dei direttori coinvolti, una ricerca della qualità del training, ossia dei tecnici e un programma di scouting con osservatori e segnalatori presenti capillarmente a livello territoriale regionale, nazionale e web-video. Solo con una pianificazione elevata una società professionistica potrà decidere se “to buy or to make“, ossia che costruire internamente il talento o ricercarlo all’esterno.”

Chiarissimo. Cosa differenzia secondo te il nostro sistema dai migliori al mondo, non solo in Europa?
“Consapevole che ciascuno stato ha una propria idea di calcio la quale si è evoluta storicamente, credo che ciò che distingue il nostro sistema dai sistemi europei di successo sia la mancanza di un sistema meritocratico e premiante e l’assenza di una propensione al rischio.

All’estero infatti noto che le società di successo non hanno paura di puntare sui giovani talenti e su manager giovani ma competenti e con filosofie progettuali ben definite. Anche in Italia è di assoluta importanza far leva sui concetti di merito, competenza e motivazione. Non ci si può affidare esclusivamente all’estro e all’esperienza per potenziare il sistema. Servono pianificazione, competenza tecnica e capacità manageriali che a cascata porteranno scelte giuste dal punto di vista tecnico e sviluppo del talento del giovane calciatore.”

Andando oltre i club professionistici, in che situazione si trovano i dirimpettai dilettantistici?
“La mia esperienza ventennale nel settore calcistico mi ha visto prima tecnico, poi dirigente di società dilettantistiche e infine ultimi dieci anni Project Manager di società professionistiche (Floriana, Lazio, Brescia Calcio, Carpi F.C. 1909). Oggi sono il Project Manager del Modena FC, responsabile della Struttura Italia ed Estero del settore affiliazioni. Nel contempo ho conseguito prima il titolo di Collaboratore di gestione nel 2012 e nel 2017 quello da Direttore Sportivo professionista. Come dicevo da oltre 10 anni porto avanti politiche di external network management, ossia partnership tra il club professionistico e le società dilettantistiche sparse nel territorio estero. Questo per dire che quando parlo delle società dilettantistiche lo faccio con cognizione di causa. La lega dilettanti è un bacino di iscritti enorme: quasi 2 milioni di persone tra giocatori e tesserati, per non parlare degli stakeholder indiretti. In questo settore vedo sacrificio, crescita, studio e voglia di migliorare costantemente. Basta pensare che ad ogni webinar del corso di formazione che ho organizzato insieme a Fabio Gozzi, Performance Manager del Modena FC, hanno partecipato oltre 380 persone tra tecnici e dirigenti delle società affiliate. Un grande risultato visto il difficile momento che sta affrontando il settore dilettantistico. Colgo l’occasione per ringraziare i miei collaboratori, coordinatori territoriali del progetto: Antonio Incitti, Fabio Crespo, Gerardo D’Angelo, Luigi Santagata, Cosimo d’Ippolito, Alfredo Bianchi, Valentino Cristofalo e Alessandro Galassi, oltre che tutti i collaboratori di base.

La missione del settore dilettantistico deve essere quella di sviluppare dinamiche di crescita che hanno l’obiettivo di attrarre e mantenere nel settore sportivo il maggior numero di giovani. Perchè dove non è possibile creare un grande atleta, è possibile creare un buon tecnico e dirigente. Per questo, inoltre, sulla mia fanpage ufficiale Facebook Giorgio Abeni ho pubblicato, nel periodo natalizio, un corso gratuito in video pillole di Management del calcio, per stimolare lo studio e sottolineare ancora una volta l’importanza della formazione.”

Giorgio in azione…

abeni

Tre modelli nostrani da tenere d’occhio?
“Preferisco non indicare modelli di società, nomi di dirigenti o allenatori in quanto continuo a focalizzare la mia idea sull’azione-progetto. Infatti laddove esista una vera attività progettuale in cui siano presenti pianificazione, idee chiare, competenza e filosofia decisa di creazione e consolidamento del talento, si può parlare di modello da seguire. Quando questi concetti sono assenti, non credo si possa fare un buon lavoro nè per la propria società nè per il settore calcistico nel suo complesso. Bisogna concentrarsi, ribadisco, su meritocrazia, pianificazione, competenza tecnica e idee.”

Negli ultimi dieci anni cosa è migliorato e cosa peggiorato nel mondo del calcio giovanile?
“L’emergenza sanitaria ha messo in crisi il settore calcistico e ha imposto un ripensamento dei modelli e delle idee. Infatti è avvenuta una riduzione delle entrate derivanti da sponsorizzazioni e dalle entrate classiche del settore calcistico. Tuttavia la crisi affonda le sue radici in tempi lontani. Già prima dell’emergenza sanitaria non vedevo modelli condivisi e innovativi nella maggior parte dei club.

Siamo alle porte di un grande cambiamento. Sta a noi, ma soprattutto ai presidenti e all’alto management societario, capire in che modo volgerlo a vantaggio dei club, affidandosi a manager e tecnici con idee e competenze tecniche e manageriali. Da grande appassionato di sport, mi permetto di fare un parallelo con la pallacanestro: spesso vedo allenatori alti poco più di 1,70, con una media di giocatori di massima serie di 1,95. Questo significa che l’attività di tecnico e manager è distinta dall’attività agonistica. Solo se si ha chiaro ciò e si mettono al centro del progetto le competenze, si possono raggiungere risultati di rilievo in ambito nazionale e internazionale.”

Potrebbe indicare un paio di giovani  interessanti, sparsi in giro per il mondo?
“Ti faccio con piacere tre nomi che a breve vedremo ad alti livelli: Vadim Karpov, Ryan Cherki, Alessio Riccardi.

La lista potrebbe essere ancora molto lunga, ma ribadisco che ad oggi per le società professionistiche, visto anche il periodo problematico che sta attraversando il settore, è determinante elaborare uno specifico modello di creazione del talento che preveda: manager competenti, un’area scouting e di segnalazioni professionale, un elevato livello di qualità del settore training, la propensione alla crescita, un’area comunicazione e marketing con adeguate risorse e infine un external network management (settore partnership) strutturato. Solo con un progetto manageriale a 360 gradi i risultati anche dal punto di vista tecnico raggiungeranno la massima performance.”

Grazie mille del tempo dedicatoci Giorgio ed in bocca al lupo per tutto!
“Grazie a voi ragazzi”


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Classe 1996, laureato in Lettere, semina pareri e metafore su un pallone che rotola, aspettando il grande momento.