Interventi a gamba tesa

Lautaro è un cattivo finalizzatore?

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Il dibattito riguardo al vero valore di Lautaro Martinez come finalizzatore non è mai stato così acceso.


La semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Juventus ha riacceso il dibattito riguardo il vero valore di Lautaro Martinez e in particolare sulle sue capacità di finalizzazione. Nel primo tempo della partita, sugli sviluppi di un calcio d’angolo la palla è stata respinta verso Lautaro che, con Buffon a terra e la quasi totalità della porta a disposizione, ha calciato goffamente mancando completamente lo specchio. Il fermo immagine del momento in cui l’argentino impatta il pallone, da posizione ravvicinata e con un angolo ampio rispetto alla porta, è stato impietoso e forse ingeneroso, visto che da solo non permette di apprezzare la velocità con cui Lautaro ha dovuto coordinarsi e decidere cosa fare.

Il fermo immagine in questione.

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L’errore è comunque evidente e in ogni caso la narrazione di un Lautaro poco preciso sotto porta esisteva già da tempo. Lo stesso Antonio Conte, soprattutto nei primi mesi di questa stagione, aveva più volte sottolineato come i suoi giocatori non riuscissero, a suo modo di vedere, a concretizzare adeguatamente la mole di occasioni costruite.

In un recente articolo su l’Ultimo Uomo Emanuele Atturo ha trattato la questione relativa ai problemi di finalizzazione di Lautaro sotto diversi aspetti. Indubbiamente ci sono ragioni tattiche, visto l’enorme lavoro in fase di pressione e ripiegamento che gli viene richiesto e il conseguente calo di lucidità dovuto al dispendio fisico. Ci sono poi motivi più strettamente legati alle caratteristiche dell’attaccante dell’Inter. Lautaro è un giocatore estremamente intenso e frenetico, che riempie di intensità tutte le sue giocate, che siano pressioni, contrasti, dribbling o tiri. Il suo talento si può esprimere a pieno solo quando i ritmi sono alti.

Ma al di là di queste argomentazioni, è possibile determinare in maniera più precisa se, e quanto, le capacità di finalizzazione di Lautaro sono deficitarie?

Gli Expected Goals

Volendo rispondere a una domanda di questo tipo viene abbastanza naturale pensare di ricorrere agli expected goals. Si tratta della statistica avanzata più adatta a valutare se la performance realizzativa di un giocatore è in linea con le occasioni a disposizione. Sfortunatamente non tutti i dati sono reperibili per i match di Champions League e Coppa Italia quindi, nonostante alcuni degli errori più evidenti di Lautaro si siano verificati in queste competizioni, di seguito faremo riferimento alla sola Serie A. Le grafiche interattive sono disponibili qui.

Il modo più semplice di valutare la prestazione sotto porta di Lautaro è osservare non-penalty expected goals e i gol segnati, esclusi i rigori. Al momento in cui scrivo secondo il modello di understat.com Lautaro ha finora accumulato in questa stagione 8.52 npxG, da cui ha ricavato 10 gol. La differenza di circa 1.5 xG indica che l’argentino al momento è in overperformance, avendo segnato più delle attese del modello. Questa differenza da sola non è però in grado di fornire un punto di vista particolarmente dettagliato, e non tiene conto di un aspetto importante, la varianza nel corso della stagione tra l’andamento reale e quello atteso.

I tiri

Considerando il livello di dettaglio dei singoli tiri è possibile osservare quanto la prestazione di Lautaro tenda a discostarsi dalle attese del modello degli xG. Nel grafico di seguito le barre verdi corrispondono ai gol segnati, e sono tanto più alte tanto più era difficile segnare quel tiro. Rappresentano quindi l’overpeformance di ciascun gol segnato da Lautaro. Al contrario, le barre rosse rappresentano l’underperformance dei tiri non segnati, e la loro altezza è data dal valore di xG degli stessi. I tiri su rigore e calcio di punizione diretto non vengono considerati.

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In questa stagione di Serie A in 6 occasioni su 10 Lautaro ha segnato con tiri difficili, con un valore di xG inferiore a 0.1, sbagliando tre volte occasioni con un coefficiente superiore a 0.5. Estendendo la visualizzazione a tutti i tiri effettuati da Lautaro da quando gioca in Italia non si evidenziano particolari differenze con gli anni precedenti. Lautaro non sta insomma avendo una stagione particolarmente anomala.

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Per avere dei termini di paragone, ho prodotto gli stessi grafici, relativi al medesimo arco di tempo (le ultime tre stagioni) per altri due attaccanti di Serie A. Nel grafico di Dzeko, un attaccante che storicamente non riesce a finalizzare quanto atteso dai modelli statistici, sono numerose le barre rosse molto alte relative ad occasioni sbagliate con un valore di xG superiore a 0.5.

Un finalizzatore efficiente è invece Immobile che, oltre a segnare molti gol, non sbaglia praticamente mai occasioni mediamente facili, con un valore di xG maggiore di 0.5.

Il campione di tiri di Lautaro è ancora limitato ma al momento l’attaccante argentino sembra avere un andamento intermedio rispetto agli esempi, diametralmente opposti, di Dzeko e Immobile.

Le probabilità

Un’analisi più dettagliata e interessante può essere fatta attraverso un ragionamento probabilistico applicato alla conversione degli expected goals in gol.

Per comprendere l’approccio sono necessari alcuni elementi di calcolo delle probabilità, per cui può essere utile fare prima un semplice esempio. I lanci di una moneta possono essere considerati variabili binarie, visto che i possibili risultati sono solo due, testa o croce. L’esecuzione di n lanci segue una distribuzione di probabilità binomiale (o di Bernoulli) con cui si può calcolare la probabilità che si verifichi una qualsiasi combinazione di eventi testa/croce. Intuitivamente, lanciando 100 volte una moneta, è più probabile ottenere 50 teste e 50 croci piuttosto che 100 occorrenze di un singolo risultato. In questo caso i singoli eventi sono tutti indipendenti ed equiprobabili, visto che in condizioni normali le probabilità di ogni faccia di una moneta sono 50% e 50%. La probabilità cumulativa, ovvero la somma delle probabilità di tutte le possibili combinazioni di eventi, dà somma 1, ovvero evento certo.

Questo modello può essere adattato al nostro caso di studio.

Possiamo sostituire ai lanci della moneta tutti gli n tiri effettuati da Lautaro in questa stagione, considerandoli come variabili binomiali il cui risultato può essere gol o non gol. La probabilità di ciascun evento/tiro di diventare gol è data dal rispettivo valore di xG, al posto del 50% della moneta. Nel caso specifico, non essendo tutti i tiri equiprobabili, il fenomeno segue una distribuzione binomiale di Poisson. In questo modo è possibile calcolare la probabilità di segnare k gol, per ogni k compreso tra zero e n, visto che non è possibile segnare più gol rispetto ai tiri effettuati. Al di là dei dettagli matematici le due principali assunzioni che devono essere fatte sono quindi quella di indipendenza statistica tra i singoli tiri e considerare il valore di xG di ciascun tiro come una misura valida della probabilità di diventare gol. Possiamo quindi applicare i nostri dati a questo modello.

Nel grafico, ciascuna barra azzurra indica la probabilità di segnare, con i tiri effettuati da Lautaro in questa stagione, il numero di gol indicato sull’asse x. La barra verde corrisponde al numero di gol effettivamente segnati da Lautaro. La linea arancio rappresenta la probabilità cumulata dei possibili eventi, la cui somma finale è il 100%. In questa stagione Lautaro aveva circa il 13% di possibilità di segnare 10 gol, e ha converito leggermente di più di quanto probabilisticamente atteso, ovvero 8 o 9 gol, coerentemente con quanto stimato dal modello di understat (8,52 npxG). Anche a livello probabilistico in questa stagione di Serie A Lautaro non sta segnando meno di quanto dovrebbe.

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Estendendo l’analisi a tutti i effettuati da Lautaro in Serie A nelle ultime tre stagioni, le prospettive cambiano solo leggermente. L’attaccante argentino aveva circa l’8% di probabilità di segnare i 27 gol effettivamente realizzati, molto vicini alla quantità più probabile secondo la distribuzione, di 29 gol.

La barra verde nel grafico di Dzeko è poco visibile, all’estrema sinistra. L’attaccante bosniaco, con i tiri tentati, aveva meno dell’1% di possibilità di segnare il numero di gol effettivamente realizzati.

Per aiutare nella comprensione di questo tipo di visualizzazione, ho prodotto lo stesso grafico per altri attaccanti di Serie A. Allo scopo di avere condizioni più simili possibili ho scelto solo giocatori con presenze in campionato nelle ultime tre stagioni e considerato solo i tiri effettuati nello stesso arco di tempo, escludendo rigori e punizioni dirette. Senza voler aprire un ulteriore capitolo riguardo le capacità di finalizzazione degli attaccanti di Serie A, questi grafici sono comunque efficaci nell’evidenziare la propensione dei giocatori a discostarsi dalle attese statistiche con un livello di dettaglio superiore alla semplice differenza tra gol segnati e xG o al tasso di conversione.

Si possono quindi individuare a colpo d’occhio gli attaccanti che non riescono a concretizzare la mole di occasioni costruite, come Dzeko e Lasagna, e quelli invece estremamente efficaci come Immobile e Muriel. Nel posizionamento medio di Ronaldo c’è da considerare la grande quantità di tiri presi dal portoghese, che lo portano ad accumulare molti xG con occasioni a bassa pericolosità.

Lautaro ha un problema?

In conclusione, a livello statistico Lautaro non sta avendo un rendimento particolarmente negativo, e almeno per quanto riguarda la Serie A sta finalizzando meglio che nelle scorse stagioni. L’argentino non sembra appartenere alla categoria di attaccanti che in maniera cronica non riescono a concretizzare le occasioni che si procurano, ma nemmeno a quella dei finalizzatori più efficienti. Lautaro ha avuto modo di giocare con continuità solo da quando l’Inter è allenata da Conte, quindi all’interno di un sistema piuttosto rigido, dove i suoi compiti sono chiari e strettamente legati a quelli di Lukaku.

Come detto, per essere efficace Lautaro ha bisogno di tenere alto il livello di intensità, ma è possibile che in un contesto diverso il dispendio fisico possa essere inferiore, concedendogli maggiore lucidità. Anche l’esperienza potrà essere importante visto che in molti casi Lautaro non compie errori tecnici ma sceglie semplicemente il tipo di conclusione sbagliata, tentando sempre di abbattere la porta quando basterebbe superare il portiere.

Lautaro è un giocatore peculiare, con pregi e difetti molti chiari, ed è evidente che la sua migliore qualità non sarà mai l’estrema efficienza realizzativa. Migliorare in fase di finalizzazione, diventando un giocatore in grado di raggiungere con costanza i 25-30 gol a stagione, è probabilmente il passo che Lautaro dovrà fare per poter essere considerato, in futuro, un attaccante d’élite.


 

Nato a Forlì nel 1994. Laureato in Ingegneria Informatica e ora ricercatore presso l'Università di Bologna. Amante del calcio, malato di Inter e fantacalcio, tenta ostinatamente di razionalizzare il gioco attraverso numeri e statistiche, ma rimane piacevolmente incantato dalla sua irrazionale imprevedibilità.