Interventi a gamba tesa

Anima Sarda: la storia del Ninja Nainggolan

nainggolan

Cagliari lo ha fatto uomo. Roma lo ha mostrato al mondo. E dopo le parentesi all’Inter, ancora Cagliari, ancora Sardegna, ancora sull’isola. L’epopea di Radja Nainggolan, dal porto di Anversa a quello di Cagliari, spaccando in verticale la penisola da nord a sud. Istinto e fierezza. Tatuaggi, scappatelle e bordate dalla distanza. Vi raccontiamo la storia del Ninja.


“Nessun uomo è un’isola.” (John Donne)

 

La storia di Radja Nainggolan inizia tra i venti del Mare del Nord. Soffiano sopra il fiume Schelda, penetrando la costa belga fino ad Anversa, dove nasce Radja. Il sangue di Nainggolan è due cose: batak (gruppo etnico del nord dell’Indonesia), come quello del padre che lo abbandona, fiammingo, come quello della madre che lo alleva. Pochi soldi, non troppe speranze: nel frattempo Radja cresce nelle giovanili del Germinal Beerschot, insieme alla sorella Raina.

Anversa ha un grande porto, il secondo più grande d’Europa, e per Radja arriva il momento di prendere il largo. È uno dei migliori in squadra ma serve un palco per dimostrarlo. L’occasione arriva, è italiana e si chiama Piacenza. Notato dal procuratore Alessandro Beltrami  il belga fa le valigie e parte per l’Italia. “Mi ha salvato la vita, è come un fratello.” dirà poi Nainggolan. Sulla panchina piacentina c’è un giovane Iachini, che lo fa esordire in serie B. Quattro anni di gavetta alla vecchia maniera, tra giovanili e prima squadra. Fino al 2010, anno della svolta, calcistica e umana, con la morte della madre e la nascita del Ninja.

Radja Nainggolan e la sorella gemella Raina, anche lei calciatrice

La morte della madre, la nascita del Ninja

Il primo anno di Nainggolan a Cagliari inizia veramente solo con l’arrivo di Pierpaolo Bisoli, tecnico muscolare, che stravede da subito per l’intensità di Radja in mezzo al campo. È completo, fa le due fasi con estrema naturalezza. Ha un buon tiro, un lancio lungo incredibile. Soprattutto ha una forza di gambe pazzesca nei primi tre metri. Non sbaglia tanti passaggi e recupera una quantità incredibile di palloni.” Questo l’identikit del Ninja, come inizia ad essere soprannominato in Sardegna per le sue caratteristiche da shinobi.

Un sabotatore del centrocampo, un predone della mediana, specializzato in infiltrazioni e scorribande tra le linee nemiche. Con un modo di stare al mondo aggressivo, borderlineal limite. In campo e nella vita. Metodi di “combattimento” e posizioni umane, quelle del Ninja, sicuramente poco ortodosse e che spesso gli valgono il disonore di una certa “casta” di Samurai del mondo del calcio (e anche di alcuni tifosi, da cui nonostante tutto è molto amato).

Alla fine del 2010, però, muore la madre Lizy, a cui era legatissimo. Sulla schiena di Radja, due grandi ali di inchiostro e una data come una lapide. Life goes one, diceva 2Pac. Quella di Nainggolan, quattro anni dopo punta dritto verso la capitale, Roma, dopo due paia di ottime stagioni cagliaritane e il riconoscimento di giocatore con più tackle vinti in Europa (298) tra il 2010 e il 2013.

Roma perdona, Milano no

“Nun so se so’ i tramonti che me piacciono, o a vede’ sta città tinta de rosso” (Romanzo Criminale)

Ad infuocare la stagione 2014 della Roma è proprio il nuovo arrivato, il Ninja, che diventa una pedina fondamentale per Garcia, segnando contro la Fiorentina il gol che vale l’Europa. C’è un’aria ambiziosa nella capitale e l’ambiente sembra quello giusto per lui: i metodi di “decompressione” di Nainggolan fuori dal campo (sigarette mai spente e una certa attitudine ai party) vengono tollerati e le motivazioni del Ninja sono ancora alte, di chi deve dimostrare di valere un grande palcoscenico. Con l’arrivo di Spalletti, poi, la svolta tattica. Il toscanaccio lo sposta più vicino allo porta, come trequartista, e il 2016 romano finisce con il terzo posto e i 6 gol del belga.

Sono gli anni migliori per Nainggolan, ma la favola si incrina proprio quando le “bravate”, prima perdonate, sottraggono concentrazione sul campo. L’esempio è il neo-tecnico Di Francesco, che dopo una diretta notturna su Instagram del Nostro, ubriaco e blasfemo, alla fine è costretto a sospenderlo per un match importante contro l’Atalanta. Squilibri interiori, immaturità, semplice ignoranza. Il lato negativo del pacchetto Nainggolan e di molti altri calciatori, come lui spesso in difficoltà nel gestire la pressione non sportiva, ma umana, sociale, del passaggio dalla fame ai milioni.

Il passaggio all’Inter nel 2018, per Nainggolan è un pendolo che oscilla, tra questa pressione e la voglia di fare bene in campo. Ritrova infatti Spalletti e lo spazio tattico che gli serve, ma in agguato ci sono sia i problemi fisici che le distrazioni libertine di quella signora elegante e un po’snob che è Milano. Lotta ma non convince, Radja, e alla fine viene esiliato sull’Isola, fuori dal progetto di Conte, per provare a quietare i propri demoni. Ritorna a Cagliari l’anno scorso, dove torna a giocare una stagione di spessore, con il vizio dei gol da 30 metri.

Anima Sarda

“Sa perchè io mangio solo radici? Perchè le radici sono importanti.” (La Grande Bellezza)

Radici. Quelle di cui Nainggolan ha bisogno per trovare equilibrio. La Sardegna sembra essere la terra giusta per farlo. Tradizioni, vita di mare, statuto autonomo. E questi uomini scontrosi ed inflessibili, che hanno bisogno di schiettezza, giustizia e libertà. Sull’Isola, Radja è sbocciato come calciatore, ha messo su famiglia (due figli con Claudia Lai, che l’anno scorso ha sconfitto un cancro e si è riavvicinata al belga dopo un periodo burrascoso) ed è stato amato dai tifosi come un figlio. Per lo spirito guerriero, l’istinto e la fierezza che ha in comune con il popolo sardo. Tanto da essere inserito nella Top 11 di sempre del Cagliari, a fianco a Conti e Zola.

Nel 2013 la prima visita in Indonesia, forse proprio alla ricerca di quelle radici che il padre gli ha negato (“Volevo perdonarlo e sono andato a trovarlo. Lui mi ha chiesto i soldi ed è finita lì”). Il passato non ritorna per Radja. Se lo lascia alle spalle come il tatuaggio per la madre, e come la porta delle grandi squadre che sembra ormai essersi chiusa. Nel suo futuro c’è una preparazione da completare (cliccare qui per l’articolo con i dubbi su Nainggolan e co. per il fantacalcio), un allenatore Di Francesco, che ritrova in seria difficoltà organizzativa, e i soliti vecchi diavoletti che gli bisbigliano sulla spalla.


 

Nato il 01/01/1996 chiedendosi perché tutti gli facessero gli auguri. Di buon anno. Cremonese di nascita, milanese d’istruzione. Laurea in Comunicazione, Media e Pubblicità e Master in Arti e Mestieri del Racconto, tutto in IULM. Creativo da tastiera. Scrittore, ex-tennista, cinemaniaco. Segue uno stile ma non la moda. Ama la letteratura americana, la Toscana e i fumetti di Corto Maltese.