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2 min

- di Gabriele Moretti

Considerazioni sparse post Sampdoria-Fiorentina (2-1)


Quagliarella regala un dolce Samp Valentino ai blucerchiati.


- La prima considerazione non può che essere dedicata a Claudio Ranieri, che ci tiene a ribadire lo splendido rapporto costruito negli anni con la redazione di Sportellate.it dando ascolto alla nostra richiesta della settimana scorsa e schierando Mikkel Damsgaard titolare sulla fascia destra blucerchiata;

- Tolto il botta e risposta Keita-Vlahovic tra il 31' e il 36', nel primo tempo non accade praticamente nulla. La Sampdoria si presenta - come sempre - molto ben abbottonata, schierando un 4-4-1-1 che si trasforma in 4-3-3 in fase offensiva. Anche Prandelli non devia dal suo schema di riferimento (3-5-2), tentando di spingere gli avversari fuori dalla loro zona di comfort;

- La Fiorentina sembra mancare innanzitutto di creatività, di fantasia e di coraggio con la palla tra i piedi. Data la qualità dell'undici titolare, le opzioni sono due e non mutualmente escludenti: mancanza di fiducia e difficoltà a creare le condizioni di gioco ideali per far esprimere le qualità individuali. In poche parole, si ha spesso l'impressione che molti Viola non siano del tutto a loro agio in questo contesto tattico;

- Il secondo tempo si fa più movimentato grazie alla Fiorentina che scende in campo con tutto un altro piglio. Bonaventura, Pulgar e Martinez Quarta provano a caricarsi la squadra sulle spalle, mostrando spirito di iniziativa e tanta qualità. Tuttavia, l'attacco Vlahovic-Kouamé si dimostra ancora una volta evanescente e piuttosto sconnesso dal resto della squadra;

- I blucerchiati possono festeggiare Samp Valentino (giuro non è una mia battuta ma un'iniziativa che la società porta avanti da anni) con tre punti importanti per una salvezza ormai ovvia a cui manca soltanto la matematica. Qualche punto di troppo perso per strada impedisce di sognare qualcosa di più, un qualcosa che Mr. Ranieri si meriterebbe a coronamento di due splendide stagioni sulla panchina doriana.

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Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce con tempismo perfetto per perdersi lo scudetto del 1991 e godersi la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio ossessivamente nel 1998, coronando la prima stagione da tifoso con la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua a seguire il calcio e cresce tra Marassi e trasferte. Diplomato al liceo classico, si laurea in Storia e intraprende la via del nomadismo, spostandosi tra Cadice, Francoforte, Barcellona e l’Aia. Per coerenza, decide di specializzarsi in storia globale e migrazioni e, nel frattempo, co-dirige il blog SPI – Storia, Politica e Informazione. Crede fortemente nel valore del giornalismo indipendente, sportivo e non, come argine al declino deontologico dei colleghi professionisti.

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