Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Final Eight


La Frecciarossa Final Eight va all’Olimpia Milano, che domina dall’inizio dei quarti fino all’ultimo minuto della finale conquistando la settima Coppa Italia della sua storia.


– Il pronostico è stato rispettato. Pochi dubbi a riguardo ma molti sono i motivi che hanno portato l’Olimpia Milano a sollevare la Coppa Italia al Forum di Assago. Il primo, l’abitudine: le Scarpette Rosse stanno giocando praticamente una partita ogni tre giorni, tra LBA ed Eurolega, a volte anche quattro. Ritmi insostenibili per le avversarie, Virtus Bologna a parte; il secondo, più scontato, è la qualità della rosa. Non solo quantità ma anche immensa qualità nei suoi interpreti. Sergio Rodriguez è un playmaker tanto elegante quanto efficace, Kyle Hines è senza dubbio il miglior pivot europeo per duttilità; Zach LeDay è un lungo con un range di tiro illimitato. E allora passi pure in secondo piano lo scarso minutaggio concesso da Messina al blocco italiano, almeno in campionato. L’ultimo aspetto, di cui Milano non ha responsabilità, è la buona sorte: colei che ha messo dallo stesso lato del tabellone tre papabili vincitrici come Venezia, Virtus Bologna e appunto Milano. In questo momento, tuttavia, risulta difficile trovare qualcuno in grado di dare filo da torcere in un simile format;

– E se Messina è il manico perfetto per guidare un gruppo colmo di talento allora Jasmin Repesa è il capobranco ideale di un una cucciolata selvaggia di nome Carpegna Prosciutto Pesaro. Come non plaudere all’incredibile lavoro del tecnico croato, capace di creare dapprima l’amalgama per cementare lo spirito di squadra e successivamente di implementare un basket semplice, magari poco spettacolare ma tremendamente mortifero nel suo sviluppo sul perimetro. Dietro ai risultati sopra le aspettative c’è un lavoro oscuro basato sulla fiducia con i singoli giocatori, in particolare con i “costruttori” per usare un termine di attualità: parliamo della crescita di Drell, dopo che per mesi si vociferava un suo taglio; di un Filipovity che ci abbiamo messo più tempo noi a pronunciare il suo cognome che lui a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto; di un Justin Robinson a cui bastano 172 centimetri per sguinzagliare bombe a raffica. Costruttori intorno al nucleo di veterani: in una LBA così mediocre la dimostrazione che bastano poche cose fatte bene per ritagliarsi un angolo di celebrità;

– Veniamo ora alle grandi deluse, ossia la Virtus Bologna e la Dinamo Sassari. La Segafredo esce per il secondo anno consecutivo ai quarti, sempre per mano della Reyer Venezia. Un’eliminazione inaspettata per il “momentum” da cui arrivava una squadra tutt’oggi imbattuta in trasferta così come in Eurocup, dove ha fatto 14 su 14. Mancava Belinelli, il cui ruolo rimane tutt’ora sottile nell’instabile triangolo completato da Teodosic e Markovic. Quali allora le chiavi per commentare il ko del Forum? Due in particolare risaltano all’occhio degli addetti ai lavori: il primo è Julian Gamble, da molti considerato il punto debole delle V Nere, asfaltato da Watt e con un Vince Hunter in piena crescita sul piano del gioco e delle letture; il secondo è la difesa degli esterni. Se Tonut e Bramos sono i migliori realizzatori lagunari allora significa che qualcosa non ha funzionato. Per non parlare degli innumerevoli pick&roll concessi a De Nicolao. In sintesi, Bologna non può sperare di trovare sempre serate da 80/90 punti, soprattutto quando, come nel caso in esame, si trova a inseguire dal primo al quarantesimo minuto;

– Sassari si interroga invece sulla propria panchina, nettamente la peggiore tra i top team, ma anche sulla gestione di Pozzecco, eccessivamente fumantino quando la squadra avrebbe invece bisogno di un riferimento. Il coach goriziano ha scelto giocatori di sistema come Katic e Kruslin, da lui già allenati nell’esperienza al Cedevita come vice di Mrsic, tuttavia la sensazione è che debbano ancora inserirsi nel sistema sassarese per essere rincalzi all’altezza. Come per Bologna, anche il Banco di Sardegna punta molto sulla propria verve offensiva, essendo l’attacco migliore della LBA. Con qualche neo palesato nella sfida a Pesaro, negli spot di guardia e ala piccola. L’assenza di Pusica si sta rivelando un cruccio che Gentile non può perennemente risolvere, che tiri su due gambe o su una sola. La posizione di Burnell rimane ancora incerta, in un delicato equilibrio tra intensità difensiva e atletismo a rimbalzo. Difficilmente il presidente Sardara tornerà sul mercato, l’unica soluzione è dare fiducia al Poz e alla sua follia;

– Chi non esce ridimensionato dalla Coppa Italia sono sicuramente Venezia e Brindisi. La Reyer per una volta si trova a sperimentare il quintetto small-ball date le contemporanee assenze di Fotu e Vidmar. Impossibile non rimanere stupiti dai meccanismi collaudati della squadra di coach De Raffaele, altro coach dannatamente empatico in positivo. Certo, nemmeno il miglior Daye delle precedenti Final Eight avrebbe potuto ribaltare il pronostico contro Milano, però il figlio di Darren rimane troppo spesso un’arma a doppio taglio quando il nervosismo punta alla giugulare. Che dire dell’Happy Casa? Sicuramente un peccato, non tanto per la delusione quanto per non aver potuto assistere a uno show di D’Angelo Harrison, per cui questi eventi sembrano cuciti ad hoc. Considerate le assenze pesanti non si poteva chiedere di più alla formazione pugliese, che dimostra di essere una squadra tanto esuberante quanto poco maliziosa in alcuni frangenti. L’entusiasmo di Udom, Gaspardo e Visconti ha finito per cozzare con la serata negativa di Bell, la cui esperienza si è infranta sul ferro come le sue triple.

Milanese classe 1995, laureato in Marketing e Comunicazione sportiva presso l'Università IULM di Milano. Nei weekend sguazza nel torbido del calcio giovanile e del basket minors lombardo. Tifoso di talmente tante squadre che è difficile vederlo col broncio al lunedì mattina. I suoi idoli? Riccardo Cucchi e Jarno Trulli.