Interventi a gamba tesa

Considerazioni sinneriane sparse post ATP Great Ocean Open



La velocità con cui Jannik Sinner sta migliorando è sinceramente inquietante, ma oggi per spuntarla contro Shapalov ci vorrà una mezza impresa.


Tiebreak. Jannik ne ha giocati e vinti cinque in questo torneo. Non può essere un caso se la sua mano non trema nel momento cruciale. La forza mentale di questo ragazzo, che si intuiva in controluce fra gli alti e bassi dell’adolescenza, sta cominciando a mostrarsi per quella che è: sovrumana. Non sempre domina ma vince le partite brutte sporche e cattive, come si addice ai fuoriclasse;

Due sono i titoli ATP conquistati dall’altoatesino: era dai tempi di un certo Novak Djokovic che un teenager non riusciva in questa impresa. È indubbio che il successo di Sofia abbia sbloccato Sinner e non è cosa da poco, vista la difficoltà parallela di alcuni altri giovani talenti come Felix Auger Aliassime, che ha già giocato sette finali senza portare a casa nemmeno un set;

– Se è vero che tre indizi fanno una prova, l’attitudine di Sinner a riscattare le sconfitte sta diventando una legge se non addirittura un intero codice civile. L’ultimo è stato Khachanov, giustiziere di Jannik agli Us Open, piegato adesso in semifinale. Ne hanno fatto già le spese in precedenza Bedene, Paire, Fucsovics, Bolt, Lamasine e Tsitsipas, incauti che si sono azzardati a stimolare l’orgoglio del nostro eroe. Al netto della retorica della vendetta, questo fenomeno denota una vorace capacità di imparare dalle sconfitte e una visione del tennis a tutto tondo che tiene nel dovuto conto ogni sfumatura tattica, tecnica e psicologica;

– Crescita e margini. La velocità con cui nativo di San Candido sta migliorando è sinceramente inquietante. Dietro a quel ghigno obliquo utile a mascherare ogni emozione si cela una testa eccezionale, una specie di computer in grado di elaborare enormi quantità di informazioni e applicarle al movimento. Il tutto mosso da una passione e da una voglia di lavorare senza pari, quella che ti spinge a fare la preparazione con Nadal per rubargli quanti più segreti possibile. Le aree problematiche sono arcinote – un servizio ancora ondivago, qualche sbavatura a rete, ancora troppi gratuiti soprattutto con il dritto – ma la crescita è palpabile su tutti i fronti;

– Il sogno Slam. Il vero punto interrogativo è la tenuta fisica e il primo turno odierno degli Australian Open sarà indicativo in tal senso. Sarebbe utilissimo riuscire a fare un po’ di strada, perché l’abitudine a giocare al meglio dei cinque set si acquisisce solo sul campo e le occasioni non sono tante. Molti next gen già vincitori di Master 1000 continuano a stentare in questi contesti, ma la speranza è che Jannik confermi le impressioni lasciate dal Roland Garros 2020. Certo, questo 250 è stato più usurante del previsto e l’esordio con Shapovalov non sarà una passeggiata ma servirà in ogni caso. Dopotutto l’obiettivo non è vincere subito, ma diventare a medio termine un giocatore da Slam. Poi abbiamo visto che l’appetito non manca…

Nicola Balossi Restelli, annata 1979, vive a Milano con una moglie e tre figli e si divide tra scrittura e giardinaggio. La sua insana passione per lo sport ha radici pallonare e rossonere, anche se la relazione più profonda e duratura è stata quella con la palla a spicchi, vissuta sui parquet (si fa per dire) delle minors milanesi dagli otto ai quarant’anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Gravemente malato anche di tennis e di Roger Federer, ne scrive talvolta su https://rftennisblog.com/.