Interventi a gamba tesa

Brady e Mahomes si giocano qualcosa in più del Super Bowl


Come ogni anno il Super Bowl avrà modo di attrarre a sé l’attenzione di milioni su milioni fra appassionati ed occasionali: questa volta, a renderlo un po’ più speciale, ci sarà uno scontro a distanza che con ogni probabilità entrerà nella storia fra il più grande di sempre, Tom Brady, e colui che sta cambiando il modo di giudicare un quarterback, Patrick Mahomes.


Pure quest’anno siamo arrivati al Super Bowl.

Pure quest’anno, dopo 256 partite di regular season, 12 di postseason e migliaia di ore passate a riempire bacheche di svariati social di “contenuto” ci troviamo costretti a venire a patti con l’ennesimo Super Bowl con Tom Brady protagonista malgrado l’addio ai Patriots, malgrado l’avanzare dell’età e malgrado le preghiere di tanta – veramente tanta – gente.

Pure quest’anno, dopo 256 partite di regular season, 12 di postseason e strampalate spiegazioni sul perché il fantomatico effetto della “pancia piena” sarebbe finito per costare a priori ai Kansas City Chiefs di Patrick Mahomes la possibilità di ripetere quanto fatto l’anello scorso, i Kansas City Chiefs di Patrick Mahomes rappresenteranno l’AFC all’evento sportivo più importante del pianeta.

Si sa, parlare di football americano con cognizione di causa è difficilissimo, ogni anno ci proviamo ad innamorare di una squadra nuova, di un giocatore nuovo – diverso – e di un coaching staff nuovo, ma alla fine quando ci si trova dinanzi a certi individui c’è poco da fare: l’unico comportamento appropriato, secondo chi scrive, consiste nel chiudere la bocca, mettere in una cesta i propri device elettronici – avete presente come in alcuni ristoranti? Circa -, trovare una posizione comoda ed assistere in religioso silenzio, in segno di rispetto, a quanto sta accadendo sullo schermo.

Brady contro Mahomes, Mahomes contro Brady, il quinto capitolo di una rivalità che non avrebbe motivo d’esistere se si considera che Mahomes è entrato in National Football League a pochi mesi di distanza dal quarantesimo compleanno di Tom Brady, ma Brady lasciatelo perdere, per lui l’età è solo un numero da inserire in qualche casella qua e là nelle fastidiose occasioni in cui bisogna riempire stupidi fogli per questioni burocratiche: Brady ad agosto di anni ne avrà quarantaquattro e, visto quanto mostrato durante il corso della stagione, pronosticare almeno altre due stagioni in NFL non appare assolutamente stupido, ma ne parleremo a breve di questo.

Il primo scontro, un succoso Patriots-Chiefs finì 43 a 40 per i Patriots a seguito di una partita semplicemente bellissima fra la più grande dinastia della storia della lega ed una squadra tremendamente vogliosa di invertire rotta in un lungo percorso punteggiato da fallimenti e delusioni: questa era, circa, la posta in palio del loro secondo testa a testa, l’AFC Championship Game della stessa stagione.

La partita seguì un canovaccio completamente diverso ma il risultato fu lo stesso, 37 a 31 Patriots – che un paio di settimane dopo avrebbero vinto il loro sesto Super Bowl contro i Los Angeles Rams – al termine dell’ennesimo capolavoro del duo Brady-Belichick che molto intelligentemente tennero l’attacco dei Chiefs quanto più possibile a bordocampo gestendo magistralmente il cronometro.

Ebbene sì, l’unica difesa efficace contro Mahomes è proprio questa, tenerlo fisicamente fuori dal campo: non può muovere le catene se nei pressi della panchina, semplice.

I due scontri che hanno preceduto quello che ci stiamo apprestando a commentare, malgrado il cambio di casacca di Brady, ci hanno messo davanti allo stesso risultato, due vittorie Chiefs nelle quali Mahomes ha oggettivamente ed indiscutibilmente giocato meglio del collega: quella di quest’anno, in particolar modo, è stata alquanto impressionante poiché ad un certo punto della partita sembrava che Tyreek Hill, uno dei giocatollini preferiti di Mahomes, fosse in grado di frantumare il record di yards ricevute in una singola partita, ma quel noiosone si fermò a 269 misere yards.
Che delusione questi Chiefs.

Intendiamoci, questa sfida trascende lo scontro a distanza fra i quarterback, in quanto Tampa Bay è stata trascinata al Super Bowl da una difesa in grado di inceppare il meccanismo perfetto che era diventato l’attacco dei Green Bay Packers – privandomi dell’opportunità di vedere il mio amato Aaron Rodgers nuovamente lì a giocare per il Lombardi – grazie ad un pass rush inferocito che, teoricamente, potrebbe creare moltissimi problemi pure ad un Mahomes orfano dei propri tackle titolari, Schwartz e Fisher: per intenderci, non che la difesa dei Chiefs sia da meno, poiché una difesa che può contare sul talento e la leadership di Tyrann Mathieu – probabilmente il mio giocatore preferito – non potrà mai essere sottovalutata.

Nei momenti che conta, malgrado mesi passati a sonnecchiare, questo reparto è in grado di neutralizzare qualsivoglia attacco con un’efficienza avvilente: per maggiori informazioni chiedere ai San Francisco 49ers ed ai Buffalo Bills.

È difficile, però, non rimanere affascinati da una sfida del genere.

Mettiamolo subito in chiaro, che non si sa mai: a Tom Brady non serve vincere questo Super Bowl per passare alla storia come il più grande giocatore di football americano di sempre, o perlomeno il miglior quarterback, dato che Jim Brown, Lawrence Taylor e Jerry Rice avrebbero qualcosa da dire in merito.

Un settimo anello, almeno ai miei occhi, non cambierebbe ciò che è stato Tom Brady e la sua importanza nella mitologia NFL, anche se sarebbe alquanto suggestivo visto quanto successo durante la scorsa offseason: sostanzialmente Brady in una partita dimostrerebbe di non aver bisogno di Belichick – narrativa di una stupidità desolante, ma purtroppo va così – per vincere, di aver vinto la propria scommessa di ripartire da zero ad un’età in cui un essere umano medio vorrebbe solamente finire e tante altre cose che mi darebbero materiale sufficiente per scrivere un articolo a parte.

Un settimo anello non cambierebbe la sostanza, anche perché conoscendolo entro agosto si sarà già dimenticato di aver appena vinto l’ennesimo Super Bowl della propria carriera ed affronterà l’imminente stagione, che portando avanti tale fantasia coinciderebbe con la rincorsa all’ottavo anello, come se quanto fatto fino a quel momento non fosse rilevante, fosse un qualcosa di normale, un qualcosa di già visto: Brady è così, non possiamo comprenderlo.

Un settimo anello cambierebbe ben poco, servirebbe più che altro a ricordarci quanto poco umano sia, fatto già risaputo ma che se non altro farà aumentare la popolarità del football americano in Italia – per un paio di giorni – in quanto Tom Brady è l’unico giocatore NFL riconosciuto anche da chi continua ad insistere che football americano e rugby siano pressappoco la stessa cosa.

A breve, però, pure Patrick Mahomes rischia di diventare quel giocatore in grado di far suonare qualche campanello in testa al non appassionato, in quanto l’impatto da lui avuto su questa disciplina mi ricorda molto da vicino quello avuto da Michael Jordan sulla pallacanestro, malgrado non fossi vivo per poterlo testimoniare.

Mahomes ha reso banali i numeri, ha distrutto ogni preconcetto con il quale valutavamo un quarterback, ha cambiato inesorabilmente il nostro approccio alla posizione ed alla nobile arte del quarterbacking, basti pensare all’assurdo contratto firmato durante la scorsa offseason: avete mai sentito di un giocatore mettere il proprio nome sotto un contratto dalla durata di dieci anni e dal valore totale di più di mezzo miliardo di dollari?

Questo è Patrick Mahomes e, che ci crediate o meno, vale ogni centesimo di quei cinquecentoeppassa milioni.

In tre stagioni da titolare Mahomes ha già vinto tutto quello che un giocatore NFL può sognare di vincere, ma visto il suo destino ha decisamente senso non perdere di vista il filo del discorso e cominciare a rimpinguare quanto prima possibile una collezione di Lombardi che credo proprio avrà modo di crescere al punto di farci provare per lui quello che negli anni abbiamo avuto modo di provare per Brady, Belichick ed i Patriots, quell’odio virgolettato figlio dell’esasperazione e della frustrazione comportata dal fatto che siano sempre loro a vincere: vincere un Super Bowl, cari lettori, è un qualcosa di molto difficile che Brady e Mahomes hanno reso apparentemente banale.

Non credo proprio che basterà una singola partita per cambiare la narrativa attorno alla carriera del GOAT e del – passatemelo – baby GOAT, ma credo che malgrado la mia noia nei confronti del matchup che meno desideravo questo testa a testa aggiunga un retrogusto particolarmente piccante all’intera questione… come se giocare per il Super Bowl avesse bisogno di sovrastrutture per rendere il tutto più interessante.

Chiefs contro Buccaneers, Tom Brady contro Patrick Mahomes, Bruce Arians contro Andy Reid, tutte sfide estremamente interessanti che avranno il difficile compito di saziarci in modo da permetterci di sopravvivere alla lunga carestia implicata dalla offseason, quegli infiniti mesi nei quali l’amore di ogni tifoso viene testato dalla più desolante e totale assenza di football: ho come l’impressione che – almeno – per uno di questi mesi parleremo in lungo ed in largo del quarterback vincitore che, volente o nolente, entrerà ancora un po’ di più nella storia, quella seria, della National Football League.


 

Straight outta Verona, dal 1996 cambio continuamente idea su cosa vorrei essere da grande anche se al momento credo propendo per un futuro nel giornalismo. Laureato per sbaglio in lingue, iscritto sempre per sbaglio alla magistrale di giornalismo, parlo più del dovuto di NFL, comedy e Margot Robbie. Attenzione al sarcasmo.