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2 min

- di Leonardo Salvato

Considerazioni sparse post Napoli-Atalanta (0-0)


Seguire la maratona di Mentana sulla crisi di governo o iniziare una nuova serie Netflix, sarebbero stati modi sicuramente più piacevoli per trascorrere la serata. 


- Seguire la maratona di Mentana sulla crisi di governo, iniziare una nuova serie Netflix, telefonare a un amico che non sentite da un po': solo alcuni dei possibili metodi per trascorrere un mercoledì sera migliore, rispetto ad assistere a questa semifinale d'andata della Coppa Italia;

- Gattuso vi sblocca un ricordo: difesa a 5, centrocampo muscolare, tridente a cui è affidata la missione salvifica di trovare un qualsiasi spunto offensivo. Gli accostamenti al Napoli di Mazzarri sono scontati: purtroppo però non ci sono Hamsik, Lavezzi e Cavani e il risultato si vede;

- È, come prevedibile alla lettura delle formazioni, l'Atalanta a fare la partita: a lungo si è giocato a una sola porta, ma anche i nerazzurri hanno fatto fatica a cavare un ragno dal buco;

- Merito anche di Ospina, migliore in campo stasera, il quale si è fatto trovare sempre pronto chiudendo lo specchio della porta agli avversari. Abbastanza spenti gli attaccanti azzurri, penalizzati va detto dal fatto che di palloni buoni non se ne vedono. Nell'Atalanta bene gli esterni Gosens e Maehle, che hanno costretto i dirimpettai a restare costantemente molto bassi. Zapata non concretizza ma lotta instancabilmente, ad Ilicic sono bastati pochi minuti per mettere in apprensione gli avversari;

- Finisce il primo round e il Napoli, impaurito e insicuro dei propri mezzi, strappa uno 0-0 che tiene vivo il discorso qualificazione quantomeno fino al ritorno. L'Atalanta lascia il campo con più di un rammarico per non aver segnato un gol importante in trasferta, ma mostra ancora una volta un ottimo stato di salute che fa pendere i pronostici tutti a suo favore.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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