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, 2 Febbraio 2021

Oleguer: storia di un terzino fieramente catalano


"Soy plenamente consciente de dónde me estoy metiendo en el momento de hacer las cosas. Me 'mojo' porque quiero y porque creo que es lo que tengo que hacer y decir, porque soy así y tengo estas ideas" ("Sono pienamente consapevole di dove sto andando quando faccio le cose. Mi 'bagno' perché voglio e perché penso che sia quello che devo fare e dire, perché sono così e ho queste idee")


«El marxismo sigue sobreviviendo como un sistema de análisis, como un método de comprensión de la historia, no en balde es el mejor diagnóstico que hasta ahora se ha hecho del capitalismo»

(Manuel Vazquez Montalban, Panfleto desde el planeta de los simios)

Se pensiamo all’immagine del calciatore contemporaneo in essa vedremo uno stereotipo fatto di apparenza e ostentazione che, ormai, ha raggiunto un altissimo livello di saturazione perchè troppo distante dalla realtà quotidiana di ciascuno di noi. Ma non è il livello retributivo o alcuni presunti privilegi che stridono visto che la vita lavorativa di un calciatore è breve e rischiosa dal punto di vista fisico.

Ciò che realmente cozza è il distaccamento da ciò che accade attorno al prato verde. Sono ormai sempre più rari gli esempi di fùtbolistas attenti politicamente a ciò che gli accade attorno (leggasi la recente intervista di Lionel Messi a La Sexta molto "democristiana" quando si tratta di schierarsi politicamente, elemento, questo, che segna ed ha sempre segnato il solco con il Diez argentino per antonomasia) benchè il movimento statunitense del Black Lives Matter ha, seppur fiocamente, risvegliato alcune coscienze "costringendo", specie i giocatori neri, a prendere parte ed a schierarsi, non solo in campo.

Alcuni esempi virtuosi in tal senso ci sono. Si pensi a quanto fatto da Marcus Rashford, attaccante del Man Utd, nel corso di questo evento pandemico che rimane, però, estemporaneo benchè segnante.

Ad ogni modo, il solco tra i Socrates, i Sollier o gli occupanti della Federcalcio Francese nel '68, rimane amplissimo.

Eppure, nella prima decade del 2000, un calciatore ha "spolverato" quelle figure sbiadite, ormai, dal tempo trascorso, rievocando il prototipo di calciatore cosciente di sè e contemporaneo nelle istanze e nelle lotte: Oleguer Presas Renom.

Gli amanti del Gioco si ricorderanno di lui visto che nel suo palmares vediamo spiccare diversi tituli (una coppa campioni, due titoli di Spagna, un campionato olandese, due Supercoppe spagnole etc.) conquistati con la camiseta blaugrana e con quella altrettanto prestigiosa dell'Ajax.

oleguer

Pur non raffinatissimo di piede, Rijkaard, che pose le basi alla squadra meraviglia di Pep Gaurdiola (con cui sarebbe stato interessante vedere Oleguer in campo e non), lo volle in prima squadra così come Luis Aragones, selezionatore della Roja. A differenza, però, di altri calciatori catalani indipendentisti, uno su tutti Pique, rifiutò la convocazione in nazionale motivandola così: «ho spiegato all’allenatore il mio modo di vedere il mondo, preferivo lasciare il posto a chi ci credeva veramente».

Nasce a Sabadell nel 1980, appena fuori Barcelona, in un contesto caratterizzato da una forte presenza operaia, indipendentista di sinistra e dal cuore antifranquista. Tutte istanze, queste, che ne faranno un calciatore degno di essere inserito da Quique Peinado nel suo libro Futbolistas de izquierdas. A tal proposito, si pensi che quando militava nel Barça B, Oleguer viene arrestato per "aggressione alla polizia" durante una manifestazione e faceva parte della redazione della rivista autogestita Ordint la trama. Et non solum. I galloni, però, di intellettuale li otterrà con il libro Camí a Itaca nel quale racconta l'esperienza personale dell'Oleguer futbolista, condividendo, allo stesso tempo, le sue preoccupazioni per ciò che accadeva a Barcelona (la profonda mutazione dovuta soprattutto al turismo di massa), denunciandone le storture sociali e politiche che l'attraversavano.

Da evidenziare come nel corpo dello scritto Oleguer esalta lo spirito del Barcelona rinverdendo l'antico detto secondo cui la squadra era l'esercito disarmato di Catalunya:Il Barça è più di un club, è vero, ma essere del Barça non vuol solo dire far parte di un club (….). Difendere i colori blaugrana, a volte, vuol dire difendere il paese e andare contro il regime. Anche ora. In linea di principio il calcio è solo uno sport. Piaccia o no, è anche la voce di un popolo, un modo per esprimere sentimenti che non sono sempre compresi o rispettati da altri“. Last but not least, il 3% dei profitti ottenuti dalla vendita del libro viene devoluta alla Fundació la Bressola, che opera per il recupero della lingua e della cultura catalana nel nord della Catalogna attraverso la sua rete di scuole.

Questo suo impegno, come immaginabile, non era sempre visto di buon occhio, specie quando "si recava in Spagna". Episodio emblematico fu quando, contro il Betis, lo speaker dello stadio cambiava pronuncia al suo cognome trasformandolo in “Olegario”, un mix tra Oleguer e proletario, volendone, forse, evidenziare la presunta incompatibilità con quello status visto il lauto stipendio che intascava ogni mese. Ma, ricordiamoci, si parla di un giocatore fuori dalle righe, che nonostante i ricchi emolumenti arrivava al centro di allenamento su un vecchio Wolkswagen T2 e continuava a vivere a Sabadell dividendo l’appartamento con due amici.

Il 27 Settembre del 2003, anno nel quale iniziò la sua carriera con il Barcelona, la polizia ordinò lo sgombero del bar Bemba de Sabadell, a causa delle denunce di disturbo della quieta pubblica. Il luogo, frequentato da attivisti di sinistra, stava "festeggiando la sua chiusura" perché il contratto di affitto non era stato rinnovato: la notte si concluse con 20 feriti e 11 giovani fermati. Tra questi, Oleguer. I fermati, però, hanno sempre parlato di "brutalità della polizia" nell'azione di sgombero.

Dopo 15 anni, nel marzo 2018, sia Oleguer che gli altri dieci accusati di aggressione e resistenza all'autorità sono stati assolti. Nella sentenza, il giudice è stato particolarmente energico con l'allora sindaco di Sabadell, il socialista Manuel Bustos, per aver avallato la polizia ad agire con il suo gruppo antisommossa. Infatti, lo stesso Oleguer, durante la sua carriera al Barça, ha accusato più volte Bustos.

Il suo primo gol con la maglia del Barça, nell'aprile 2005 a La Rosaleda, è stato dedicato a David, un ragazzo di 14 anni di Sabadell che era stato arrestato per aver appiccicato adesivi con messaggi antifascisti contro il sindaco della città. Il giorno dopo, il centrale del Barça ha rilasciato queste dichiarazioni a Radio Catalunya: "Credo che la violenza esista, è la violenza fascista e la violenza istituzionale o la tensione o la tensione che genera l'atteggiamento del Consiglio comunale (che governava Bustos)".

Ma il vero "polverone" lo sollevò nel 2007  quando sul settimanale catalano La Directa y Berria apparve un suo articolo dal titolo "Fede Ona" (la buona fede) nel quale criticò aspramente il sistema giudiziario spagnolo prendendo il caso di Iñaki da Juana Chaos, militante ETA, Dirà lo stesso autore: "He querido utilizar el caso de De Juana Chaos para hacer una crítica del denominado Estado de Derecho y para cuestionar la verdadera independencia del poder judicial y el poder político" (Ho voluto utilizzare il caso di De Juana Chaos per criticare il cosiddetto Stato di diritto e per mettere in discussione la vera indipendenza della magistratura e del potere politico) proseguendo: "Siempre hago las cosas porque me siento bien haciéndolo y tengo clara la repercusión que tengo; no voy a cambiar por el hecho de estar aquí" (Faccio sempre le cose perché mi sento bene a farlo e sono chiaro sull'impatto che ho; Non cambierò solo perché sono qui).

Questo suo scritto, oltre alle fortissime polemiche (la questione dei prigionieri ETA in Spagna è ancora un nervo scopertissimo), gli costò anche la rescissione con lo sponsor tecnico Kelme, il cui AD Benjamín Clarí giustificò così:  "Queremos deportistas que se dediquen a la práctica de su profesión. Si quisiéramos gente que hable de política seguramente optaríamos por patrocinar a un político".

Persino Joan Laporta, presidente del Barcelona, dovette intervenire pubblicamente.

Brevissimo inciso: se non si è stati in Euskadi e non si è toccato con mano cosa è accaduto e cosa accade in quel paese, soprattutto se si parla di prigionieri politici, la portata di una tale presa di posizione non è nemmeno immaginabile.

Prima di ciò, però, il futbolista blaulgrana ebbe modo di suscitare anche altre polemiche, come il "no" a la Constituzione Europea o la rivendicazione de le selezioni sportive catalane.

Nonostante l'ambiente Barça lo proteggesse, nel 2007 si dovette trasferire ai lanceri di Amsterdam, vista la sua definitiva "compromissione" nella restante parte della penisola iberica. A tal proposito, ebbe a dire Quique Peinado nel sopraccitato libro che "la situación del sabadellense en el fútbol español se hizo "irrespirable" (la situazione del sabadellense nel calcio spagnolo divenne irrespirabile).

Anche, però, nella terra dei tulipani Oleguer prosegue nel suo impegno: farà scalpore, nell’ottobre del 2010, una foto che lo ritrae affacciato alle finestre di una casa occupata con indosso un passamontagna. Nonostante ciò, nessuna sanzione gli verrà data dall'Ajax ("nel tempo libero i giocatori possono fare tutto ciò che vogliono") permettendo di far proseguire il rapporto calcistico sino al 2011, anno nel quale lascerà il mondo del Fùtbol per dedicarsi, finalmente, alla politica definiticamente.

Difatti, nel 2012 si candida alle elezioni comunali di Barcellona fra le fila del CUP (Candidatura de Unidad Popular) ripetendosi nel maggio scorso, stavolta per le municipali di Sabadell, nel gruppo indipendentista Crida per Sabadell.

Infine, nel 2019, l'ex difensore è stato l'allenatore di un gruppo di ragazzi e ragazze nella vecchia caserma della Guardia Civile Sabadell, occupata dal collettivo 'Volem la Caserna' ('Vogliamo la caserma') motivandola così: "L'intenzione non è creare calciatori, ma persone. Vogliamo guidarli in modo che imparino e che loro stessi, di fronte alle sfide, si evolvano e si allenino".

Forse non un fenomeno sul campo, ma Oleguer ci ha sicuramente restituito un volto più umano del Gioco evidenziandone l'indubbio ruolo che questo può e deve avere, specie nella contemporaneità, nel portare avanti battaglie ed istanze sociali e politiche vista la fortissima esposizione mediatica di cui gode e di cui può servirsene per farne megafono per chi non ha voce.


  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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