Interventi a gamba tesa

Come sta andando Giovinazzi in F1?


A poche settimane dall’inizio della stagione di Formula 1 2021 facciamo il punto su Antonio Giovinazzi, pilota italiano atteso alla sua terza stagione consecutiva al volante di un’Alfa Romeo-Sauber e ad un altro salto di qualità dopo un 2020 ampiamente soddisfacente.


Il prossimo 28 marzo per Antonio Giovinazzi avrà inizio in Bahrain la sua terza stagione in F1 da pilota ufficiale. Mantenere un sedile in Formula 1 è un affare decisamente delicato e lo stesso pilota di Martina Franca, al suo primo anno in Alfa Romeo, è andato molto vicino alla sostituzione a metà stagione dopo l’incidente a Pouhon, a Spa-Francorchamps, a meno di due giri da un piazzamento in top-10.

Una stagione e mezza dopo quel Gran Premio, Giovinazzi è diventato ormai un riferimento in Alfa e la coppia che forma con Raikkonen è, assieme a Hamilton-Bottas (salvo colpi di scena riguardo al rinnovo del britannico) l’unica ad essere rimasta invariata dal 2019. Se per Kimi l’infinita classe e l’esperienza sono elementi più che convincenti per il rinnovo, per l’italiano ogni riconferma sembra dover per forza passare attraverso un percorso di crescita che ne giustifichi fiducia e sedile. Kimi ha, d’altronde, davvero ben poco da dimostrare ormai e l’impressione è che sarà proprio il finnico a decidere se e quando lascerà il suo “hobby” preferito, come lo chiama lui, per ritirarsi dal mondo della F1. Antonio, invece, decisamente più giovane del collega, sembra avere ben chiaro il suo prossimo obiettivo, ovvero la conquista di un posto in Ferrari.

In questi anni la crescita dell’italiano è stata evidente ma mai decisiva, complici alcuni errori e il grave calo di prestazioni di Alfa Romeo-Sauber, collegabile per certi versi alle difficoltà della stessa Ferrari. Soprattutto, Giovinazzi sembra non essere riuscito a costruirsi un suo “personaggio” nel paddock. Spesso ignorato dalle luci dei riflettori che portano il marchio di Liberty Media, in un mondo che oltre alle capacità di guida richiede anche una certa capacità nel calcare il palcoscenico per aumentare la vendibilità del “prodotto” (sia esso l’intera F1, la singola scuderia o il singolo pilota), il pilota di Martina Franca non è mai riuscito ad affermarsi in questo senso.

Il 2020 di Giovinazzi

La carriera di Antonio Giovinazzi in Formula 1 ha visto proprio nel GP del Belgio del 2019 la vera svolta. Quel giorno il pilota italiano rischiò seriamente di perdere il sedile e, con tutta probabilità, di abbandonare definitivamente le speranze di un futuro in quel campionato. Giovinazzi, invece, venne confermato e concluse i successivi due Gran Premi piazzandosi a punti. Fu l’inizio di un nuovo percorso di crescita che culminò con il quinto posto in Brasile nello stesso anno.

Il 2020 nacque, perciò, sotto dei buoni auspici e l’impressione rimase quella di un pilota pronto a un nuovo step di crescita. L’emergenza da Covid-19 e il rinvio dell’inizio della stagione sono serviti semplicemente a ritardare l’inizio di questo processo, tant’è che in Austria, al primo Gran Premio ufficiale del 2020, Giovinazzi chiuse nono, cogliendo già dei punti che, considerando la stagione dell’Alfa Romeo-Sauber nel suo complessivo, valsero oro.

Con un’Alfa, per l’appunto, dimostratasi la brutta copia di quella sorprendente del 2019, Giovinazzi e Raikkonen hanno portato nel paniere della scuderia svizzera otto punti, equamente spartiti fra i piloti. Otto punti sono bastati a superare in classifica una Williams, capace comunque di mostrare timidi segnali di ripresa e una Haas, scuderia possibilmente ancor più in crisi dell’Alfa-Sauber. L’annus horribilis di Alfa e Haas rappresenta piuttosto chiaramente il seguito della pessima stagione della Ferrari, scuderia che fornisce power unit sia al team svizzero che a quello statunitense.

Pur in questo contesto poco competitivo, Giovinazzi ha saputo rendere il suo 2020 degno di nota. Rimanendo lontano dai riflettori, lavorando con costanza e professionalità, l’italiano ha mostrato evidenti miglioramenti nella sua guida. La gestione della gara rappresenta, probabilmente, l’aspetto su cui più ha lavorato, rispetto al quale ha colmato parte delle lacune dimostrate nel ’19, pur mostrando ancora dei margini di miglioramento ampi. Giro secco e abilità nelle partenze sembrano essere ormai elementi ben consolidati nello stile del pilota di Martina Franca. In qualifica il confronto con Kimi è vinto di misura (9-8 per il pugliese) e l’impressione è che in certi momenti sia stato capace di guidare leggermente oltre ai limiti dell’auto.

In partenza i numeri ci dicono che nessuno, nel 2020, è stato capace di fare meglio di Giovinazzi in termini di posizioni guadagnate al primo giro. Parliamo di 48 posizioni in più ottenute nei giri iniziali, dieci in più rispetto a chi è arrivato secondo in questa speciale classifica, Kevin Magnussen su Haas, ventisei in più del terzo che è Latifi su Williams. Pur nell’evidenza di una statistica che tende a premiare maggiormente i piloti abituati a partire dal fondo dello schieramento, le 48 posizioni in più di Giovinazzi saltano comunque all’occhio. Ancora una volta, però, limiti della vettura e una ancora non perfetta gestione della gara hanno impedito all’italiano di raccogliere i frutti di questi exploit nei primi giri.

Cinque partenze di Giovinazzi “alla Giovinazzi”

Verso il 2021 e oltre

La Scuderia Ferrari, con la firma sul contratto di Carlos Sainz, ha risolto la questione piloti fino al 2022. Leclerc, con contratto al 2024, completa con lo spagnolo una coppia senza titoli mondiali all’attivo ed era dal 2007 che qualcosa del genere non accadeva. La Scuderia, poco competitiva in questo immediato presente, sta collezionando diversi asset per i prossimi anni e la selezione piloti sembra essere uno degli elementi più “futuribili” della Rossa. Dietro a Leclerc e a Sainz scalpitano giovani rampanti come Schumacher jr., Shwartzman, Ilott ed altri validi pretendenti per un sedile in rosso.

Antonio Giovinazzi dovrebbe essere accostato a questi nomi essendo pure lui un pretendente per quel sedile pregiato. La suggestione di rivedere un italiano in Ferrari in Formula 1 rimane ad oggi molto affascinante, purtroppo però più per i tifosi che per il board dirigenziale. La strada che potrebbe portare l’italiano in rosso sembra farsi sempre più tortuosa e gli ottimi risultati che piloti più giovani di lui colgono nel nome della Ferrari Driver Academy di certo non ne faciliteranno l’inserimento nel team di Maranello nel futuro.

Ancora una volta, dunque, tutto dipenderebbe dalle capacità tecniche dello stesso pilota di Martina Franca. Così come erano in pochi a credere in un suo re-inserimento in Formula 1 dopo i primi test e dopo aver sostituito Wehrlein nel 2017 per due gare, anche adesso sono in pochi a credere a un futuro dell’italiano alla guida della Rossa. Tutto quello che rimane da fare, al pilota, è continuare a lavorare e a credere nelle proprie capacità, in maniera se possibile ancor più convincente di quanto già fatto finora.

Insomma, il sogno di Giovinazzi è sempre stato solo uno.

giovinazzi

Il 2021 di Giovinazzi sarà un anno decisivo per capire a che razza appartiene il pilota italiano. La crescita in Alfa Romeo-Sauber è stata di certo costante ma ancora troppo lenta per poterla rendere apprezzabile dai team di classe superiore. Molto dipenderà anche da che tipo di vettura presenterà l’Alfa-Sauber, chiamata a ritrovare la brillantezza di due anni fa, considerando anche che rivali come la Haas e la Williams sembrano aver intrapreso un nuovo percorso di sviluppo.

La Williams non è più la chicane mobile di due anni fa, anche se il vero valore aggiunto, lo abbiamo visto a Sakhir nell’omonimo GP corso su Mercedes, porta il nome di George Russell. La Haas ha stretto legami molto più forti con Ferrari e ha rivoluzionato il suo fronte piloti, chiamando Mazepin e soprattutto Schumacher jr., altro grande pretendente ai troni di Maranello. La concorrenza sarà più agguerrita e, nel caso di Giovinazzi, più diretta se l’ambizione dell’italiano è quella di occupare un posto in Ferrari.

La traccia e l’immagine che Giovinazzi sta comunque lasciando su questa Formula 1 rimane degna di nota. Il pilota italiano ad oggi si sta meritando ogni metro percorso in pista grazie a impegno e professionalità degni di nota. Nel campionato spettacolare e spettacolarizzato, gestito da Liberty Media, l’italiano è poi uno di quei piloti che sembra meno a suo agio nello stare sotto le luci della ribalta. Dove altri suoi colleghi hanno saputo costruirsi intorno dei personaggi che fossero funzionali alla loro stessa notorietà,

Giovinazzi ha invece mantenuto quell’aurea di semplicità e di genuinità che, in fondo, un po’ ci aspettiamo da un italiano. Mai fuori dalle righe, molto rispettoso di compagni e avversari, sereno e puntuale in ogni dichiarazione, il vero valore di Antonio è essere rimasto genuino in tutto quello che ha mostrato come pilota di Formula 1. Un pregio che probabilmente gli ha permesso di guadagnare l’affetto di molti suoi connazionali ma che diventa anche un limite in un mondo che, contrariamente, ama i personaggi che, invece, fuori dalle righe ci vanno eccome.

Come già abbiamo anticipato, l’unico in grado di cambiare le sorti di Giovinazzi è Giovinazzi stesso. Se l’obiettivo minimo è la permanenza più longeva possibile in F1, il sogno si chiama Ferrari. Sogni e incubi passano dai circuiti, dal rendimento in pista ma anche dai paddock e dalle sale riunioni dove strappare un contratto può richiedere molta più abilità che affrontare l’Eau Rouge in piena. La crescita di Giovinazzi passerà da entrambe le parti, inevitabilmente. Nel frattempo, continuiamo a goderci un pilota italiano in Formula 1, di questi tempi sempre di più una rarità come il Gronchi Rosa o un successo mondiale che non sia targato Mercedes.


 

Nato nel 1997 a Udine e cresciuto, come tanti, inseguendo un pallone con alterni successi. Studente (ancora per poco), difensore in una squadra di bassa categoria in Friuli, difficilmente esiste uno sport che non apprezzi. Segue con grande passione il mondo dei motori e la F1, il carrozzone più famoso al mondo. Oltre allo sport tanto cinema (Lynch grazie per tutto) e qualche buon libro, il tutto innaffiato da un buon vino friulano.