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4 min

- di Carlo Iannaccone

L'intraprendenza dello Spezia


Un breve viaggio alla scoperta della filosofia di gioco dello Spezia: una neopromossa intraprendente, audace e ben organizzata.


Ad agosto ti ritrovi lo Spezia in Serie A e ti domandi: ma questo club senza né arte, né parte, che dal campionato non può pretendere nulla di diverso dalla concessione di una grazia anticipata, come si è guadagnato l'accesso alla massima competizione italiana di calcio? Beh, non importa, tanto non ci resterà a lungo. Sono sicuro che ci ritroveremo ben presto di fronte all'ennesimo caso di squadra “materasso bucato”, in pieno stile Benevento 2017-18. Un materasso molle, adagiato su una rete sfondata dallo schiacciante peso avversario.

Poi si arriva alla fine del girone di andata e sei obbligato a ricrederti. Se al momento di fare l'asta del fantacalcio avevi accuratamente evitato di formulare offerte per i calciatori spezzini, sicuro del loro mediocre valore, ora non sei più così tanto contento di non averne neanche uno in rosa. Anzi, saresti pronto a cedere un rene e contemporaneamente far prostituire tua sorella pur di procurarti i crediti sufficienti ad aggiudicarti M'bala Nzola all'asta di riparazione.

Già, perché lo Spezia ha dato prova, quantomeno fino ad ora, di non essere affatto una banda di scappati di casa, semmai, tutt'al più, ha dimostrato di essere una banda, e ben diretta, per giunta.

Il capobanda, o meglio ancora, il direttore d'orchestra, si chiama Vincenzo Italiano, è nato a Karlsruhe, in Germania, e ha dimostrato di possedere una dote molto importante: la capacità di far esprimere al meglio i propri orchestrali, mantenendo complessivamente alto il livello qualitativo d'espressione.

Allo Spezia sono davvero in tanti, in effetti, e nel suo progetto il mister li ha coinvolti tutti, ma proprio tutti (a momenti entravano in campo anche Pippo il magazziniere e il ragazzino delle consegne a domicilio): tanto che, dall'inizio della stagione, gli “aquilotti” che si sono alternati sul terreno di gioco sono stati ben 35.

Vuoi per infortuni, vuoi per decisioni tecniche, si può dire, quindi, che Italiano non abbia in testa una formazione tipo, ma solo un modulo tipo. La struttura prescelta è sempre l'1-4-3-3, che in fase di possesso si trasforma solitamente in 1-2-3-2-3 (i terzini si alzano e, allo stesso tempo, il centrocampista centrale si abbassa per fornire un'ulteriore linea di scarico all'estremo difensore, talvolta unendosi ai due centrali), mentre in fase di non possesso può diventare, a seconda delle esigenze, un 1-4-1-2-3, un 1-4-3-3, oppure un 1-4-3-2-1: in quest'ultimo caso, i due attaccanti esterni, formando uno stretto pentagono con la punta ed i tre centrocampisti, chiudono gli spazi centrali e aiutano questi ultimi a rafforzare la pressione sui giocatori avversari.

Anche lo spirito di squadra e la strategia di manovra rimangono sempre ancorati ai medesimi principi: non si progredisce necessariamente sulle fasce o per vie centrali, ma si predilige affondare la lama negli spazi lasciati vacanti dall'avversario. La priorità, dunque, viene assegnata all'attacco diretto della profondità, con progressioni individuali o verticalizzazioni alte ed immediate indirizzate verso gli uomini liberi, ma solo quando ciò risulta vantaggioso e non troppo rischioso. Altrimenti, si lancia comunque lungo all'indirizzo dell'attaccante centrale, che tenta di servire di sponda i compagni di reparto, oppure si procede al provvisorio consolidamento del possesso, alla messa in sicurezza del pallone e alla sua successiva conduzione ragionata, facendolo viaggiare da un lato all'altro per aprirsi varchi nella difesa nemica.

Attaccare sempre la profondità. Attaccare sempre lo spazio.

Lo Spezia, da questo punto di vista, è molto abile. Italiano, tramite sedute d'allenamento mirate e ripetitive, è riuscito ad instillare nei suoi uomini la necessaria consapevolezza tattica ad adeguarsi pienamente ai diversi contesti di gioco, senza costringerli ad adottare comportamenti codificati e studiati a tavolino, ma fornendo loro gli strumenti di lettura indispensabili ad interpretare correttamente le diverse situazioni di gioco: gli “aquilotti” affrontano le partite con raziocinio e non snaturano la propria filosofia, semmai la smussano per adeguarsi al meglio alle peculiarità degli avversari. È il principio dell'adattabilità, che l'allenatore ha interiorizzato grazie alla gavetta fatta a Trapani, periodo nel quale ha constatato personalmente i bassi dividendi offerti da un approccio tattico eccessivamente intransigente.

In medio stat virtus quindi: Italiano insegue un calcio offensivo, ma non spericolato. Lo Spezia è parzialmente mutevole e camaleontico: non rinuncia, a priori, ad affrontare le partite con spirito costruttivo, ad aggredire alto, ad occupare l'area di rigore avversaria con tanti uomini (sui cross dei terzini, ad esempio, la mezzala opposta attacca spesso il secondo palo), a condurre il pallone in maniera intraprendente, o a ricorrere alle rotazioni e alle sovrapposizioni dei difensori esterni sulle corsie laterali, ma lo fa con i dovuti accorgimenti. Contro avversari più forti dal punto di vista qualitativo, gli “aquilotti” adottano una strategia maggiormente cinica ed attendista, volta principalmente a sfruttare e a capitalizzare gli errori altrui.

Ecco, dunque, che in queste eventualità, per evitare di sconfessare la propria identità di gioco, in fase di non possesso il baricentro della squadra rimane alto, ma le uscite sul portatore di palla, secondo il principio della marcatura dell'uomo nella zona, diventano “mirate” e meno frequenti, seppur altrettanto aggressive.

Una bella (e meritata) analisi tattica in video della squadra di Italiano.

Quella di Italiano, perciò, è una proposta di calcio globale, coraggiosa, varia e proattiva, che raramente si è vista applicata così bene da squadre neopromosse (oltretutto gravate da evidenti lacune tecniche-qualitative), ma soprattutto è la traduzione in risultati del lavoro di un coach che ha dimostrato di conoscere pienamente la differenza tra il sentirsi allenatori, e l'esserlo effettivamente sul campo, con buona pace della stampa italiana asservita ai vari Pirlo e Giampaolo: tecnici che vengono elevati al rango di “maestri” (neanche avessero dipinto sul manto erboso l'equivalente della cappella sistina) quando hanno solo enunciato astratti ideali di gioco.

Lo Spezia sì, invece, che andrebbe elogiato, perché è un po' come il Miles Davis del periodo elettrico: lasciando sufficiente spazio alla sperimentazione, interpreta sempre lo stesso medesimo spartito, offrendo ogni volta una musica diversa, variegata ed accattivante, fatta di poche piacevoli note, proposte ogni volta al momento più opportuno.

p.s.: articolo dedicato a tutti i tifosi dello Spezia. Se esistete davvero e non siete come il Molise, dimostratemelo ricondividendo il pezzo.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Nato a Treviso il 25/10/1992. Laureato in Giurisprudenza. Cresce nutrendosi di palla a spicchi, ma è il calcio a catturare le sue attenzioni. Nel 2013, fresco di licenza da agente FIFA, anticipa tutti, anche se stesso: si reca in Polonia, convinto di poter rivoluzionare il calciomercato italiano. La rivoluzione non si attua, ma l'intuizione si rivela comunque felice. Oggi, svestiti i panni del procuratore sportivo, indossa quelli del match analyst e scrive di tattica in qualità di iscritto all'associazione italiana degli analisti di performance calcistica. Potete trovarlo a Rimini o, di tanto in tanto, nelle peggiori pierogarnie polacche.

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