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- di Khrystyna Gavrysh

A tutto Calabria


Davide Calabria sta diventando una delle colonne portanti di un Milan costruito con poco danaro ma solidi principi: spazio ai giovani, testa bassa e pedalare. Il terzino rossonero li sembra incarnare tutti alla perfezione. Ma quanto conta davvero la testa per un atleta?


Ci ritroviamo spesso a chiederci quanto conti veramente la testa per un atleta rispetto al talento. E per testa intendiamo la capacità di reggere la pressione, ma soprattutto la fiducia nei propri mezzi. Ecco, fiducia forse è la parola chiave di questo articolo. Certo, per arrivare a giocare ad alti livelli, come la seria A, devi senz'altro essere un minimo determinato. Tuttavia, spesso i ragazzi ci arrivano senza nemmeno rendersene conto, portati sulle ali del talento e delle aspettative che gli altri ripongono su di loro.

Così quella che dovrebbe essere una scelta di vita, non risulta affatto una scelta, bensì un percorso quasi obbligato, l'unica strada percorribile. Ci si ritrova a gestire tutto il fardello delle aspettative non più all'interno di un circolo di intimi fidati ma di fronte ai riflettori di San Siro davanti a 60 mila persone. Da qui un altro dubbio – o forse no – fondamentale: quanto possiamo considerare reali i salti di qualità fatti durante il Covid, negli stadi orfani dei tifosi? Quanto incide davvero la presenza dei tifosi, in positivo o in negativo, sulle prestazioni di un giocatore? Si regge tutto sul "presunto" talento o c'è di più? E l'ultimo, ma non meno importante, quanto incide la presenza di Ibra nell'organico per cementare questa crescita?

Sono un bel pò di dubbi esistenziali per approcciare un articolo sulla crescita di Davide Calabria. Però sembra che non se ne possa prescindere in questo caso. E ho l'intenzione, senza presunzione di poter fornire la verità assoluta, di provare a risolverli tutti.

Ma partiamo dall'inizio. Partiamo dall'incredibile crescita di Davide Calabria negli ultimi mesi. Non sarà sfuggito a nessuno che da un pò di tempo a questa parte il terzino rossonero sta performando ad altissimi livelli. Naturalmente non stiamo parlando di uno che era considerato esclusivamente come l'outsider della situazione, ma nemmeno di una promessa indiscussa. Prima di tutto, perché nel periodo in cui si stava approcciando alla prima squadra, la dirigenza aveva deciso di investire forte su Andrea Conti, che veniva da ottime stagioni con l'Atalanta. Quindi l'idea era di tirare su una riserva più o meno sicura. In secondo luogo, l'approccio di Calabria alla prima squadra è stato molto timido e silenzioso, come se arrivasse in punta di piedi.

Difatti, mentre Cutrone e Locatelli, compagni delle giovanili, hanno subito dimostrato molta personalità ai rispettivi esordi, decidendo anche alcune partite chiave, il numero 2 del Milan esordì un pò in sordina su ordine di Inzaghi nell'ultima uscita stagionale del 2015/2016. Senza ancora una chiara identità tecnica, il giovane Calabria non risultava né spiccatamente offensivo né una roccia in difesa. Non a caso, per la sua definitiva consacrazione bisogna aspettare l'arrivo di Rino Gattuso sulla panchina del Milan. L'ex mediano intravede qualcosa che a tutti noi a quei tempi non era ancora molto chiaro: intravede un concreto potenziale nel giocatore. Da lì in poi, Davide si fa sempre più spesso spazio tra i titolari.

 

Noi milanisti siamo storicamente di palato fino per i terzini. Forse perché siamo intrinsecamente nostalgici e ancelottiani quindi non riusciamo scrollarci di dosso il ricordo di Cafù e di Sergihno. Tant'è che siamo cronicamente scontenti di tutto quello che passa al convento. Certo, abbiamo fatto una rara, ma dovuta, eccezione per Theo Hernandez. Ok nostalgia, però scemi no eh.

Dall'altra parte però abbiamo sempre nutrito una certa diffidenza per le prestazioni di Davide Calabria. Poi succede che Pioli – o Ibrahimovic per i più maliziosi (di cui non faccio parte) – riesce a far rendere al meglio ogni esponente della rosa. Succede il Covid. Succedono gli stadi vuoti. Gli astri si allineano, come al solito ormai. E in mezzo a tutto sto casino emerge un Calabria tirato a lucido.

 

Così noi scopriamo un giocatore del tutto nuovo. Ma non diverso da quello che era prima, impossibile che abbia imparato tutte queste cose in un solo anno. Sono senz'altro frutto della sua lunga esperienza calcistica.

L'elemento che lo distingue dal suo passato però è proprio la testa. Sì, esattamente ciò che stavamo dicendo all'inizio. Sembra che poco dopo l'arrivo di Pioli al Milan, il giocatore abbia avuto un sincero confronto con il coach sul suo ruolo in campo e sembra che questo confronto abbia rinforzato molto il rapporto tra i due. E come in ogni relazione umana degna di merito, la chiarezza e l'onesta sembra essere la soluzione migliore per raggiungere un obiettivo congiunto.

Quindi no, non credo sia merito di Ibrahimovic il rendimento dei suoi compagni di squadra, ma semmai dell'allenatore che mette in campo i giocatori iniettando in ciascuno la fiducia che meritano. Questa fiducia si trasforma in una solida consapevolezza delle proprie capacità. Perché se ti spingi oltre a quanto sei abituato e ottieni il risultato desiderato, significa che quel risultato è sempre stato alla tua portata. Non sei di certo diventato un fenomeno da un giorno all'altro.

E non è certamente uno stadio vuoto ad aiutarti, semmai dovrebbe essere il contrario. Cosa potrebbe esserci di meglio di 30/40 mila tifosi che si esaltano di fronte ai tuoi numeri? E di certo non ti possono più tremare le gambe dopo 5 anni di partite a San Siro; anche la tensione diventa un'abitudine.

E così la testa diventa l'ultimo tassello per fare il tanto agognato salto di qualità. Ci ritroviamo di fronte a un giocatore semplicemente delizioso. C'è qualcosa di puro e onesto in quello che fa, sempre con estrema dignità e silenzio, senza esaltazioni inutili. La sua capacità di mettersi a disposizione della squadra, all'occorrenza anche nel ruolo del mediano è segno di una grande flessibilità mentale e predisposizione al sacrificio. E non solo lo fa con estrema convinzione, ma la prima volta da mediano riesce pure a stupirci con un gol niente meno che contro la Juve. Oscillando tra il suo ruolo e quello di mediano, il terzino del Milan ha confezionato un gol, due legni e un assist pazzesco di 50 metri per Ibrahimovic nelle ultime tre partite. Un rendimento sicuro e costante, indice di una maturità tecnica sicuramente raggiunta.

 

E aggiungo: non vediamo l'ora che tutto ciò venga confermato davanti al pubblico, giusto per toglierci qualche sassolino dalla scarpa.


 

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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.

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