Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Supercoppa di Francia PSG-Marsiglia (2-1)


I parigini superano 2-1 l’OM nel Clasico che vale il secondo trofeo stagionale.


– Partiamo dalle cifre, impietose, siamo a otto Trophee des Champions consecutivi (dieci complessivamente) in bacheca. Un po’ come quando a Natale sei indeciso se prendere o no la stella Swarowski da mettere sull’albero e puntualmente finisci accecato da tutti quei luccichii. La Supercoppa di Francia edizione 2020 prende la strada più breve, quella dall’estremo Nord di Lens giunge alle pendici della Tour Eiffel. Trofeo numero 26 dall’insediamento della nuova proprietà, tutti in campo nazionale. Ma non solo. Verratti diventa il calciatore più vincente nella storia del PSG, mentre Dimitri Payet segna il suo primo gol agli odiati rivali in carriera, insufficiente a riempire i mobili in salotto con un po’ di argenteria. Last but not least, Mauricio Pochettino solleva il primo trofeo alla cinquecentesima panchina (gara più gara meno), forse nel modo più imprevedibile per chi invece è abituato a modellare e plasmare le sue creature;

– Non poteva essere il Marsiglia di Andrè Villas Boas l’avversario capace di mettere in difficoltà i pluricampioni di Francia. E di fatti il miracolo non si è ripetuto come in campionato. In quell’occasione l’OM la buttò in caciara come direbbero gli amici romani, riscaldando i tanti animi calienti dei sudamericani in campo. Provocazione in cui caddero ingenuamente i parigini, Di Maria su tutti. Tuttavia quando si deve far parlare il campo, le differenze emergono. Non ha pagato la scelta del tecnico portoghese di schierare Payet falso nueve. La situazione è notevolmente migliorata con l’ingresso del Pipa Benedetto e soprattutto di Morgan Sanson, l’unico centrocampista marsigliese in grado di giocare questo tipo di partite. Pur giocando a ritmi abbastanza blandi, terreno fertile dell’OM, questa volta la tattica non ha pagato.

– E se da un lato Villas Boas si permette di tenere fuori dai titolari sia Benedetto che Germain, dall’altro Pochettino può estrarre a sorte il suo attaccante titolare: qualunque sia il nome pescato è sinonimo di garanzia. Moise Kean è stato il trascinatore in Ligue 1 con 8 gol in altrettante partite. Al “Felix Bollaert” Mauro Icardi ha trovato una delle sue serate di grazia, segnando e procurandosi il rigore poi trasformato da Neymar. A questo punto diventa difficile ipotizzare un Paris Saint-Germain senza un attaccante di ruolo. Ciò significa che uno tra O’Ney, Di Maria e Mbappè dovrebbe accomodarsi inizialmente in panchina. Qui si che invece la pescata si fa rovente;

– C’era grande curiosità per vedere in che modo le due squadre si sarebbero presentate a Lens, complice un calendario totalmente ridisegnato dalla pandemia. Sicuramente tutt’altra pasta rispetto al tradizionale appuntamento estivo, dove spesso manca totalmente sia la condizione atletica che l’amalgama del gruppo. Il ritmo non è stato sicuramente dei migliori, visto che comunque entrambe saranno già in campo nel weekend per cominciare il girone di ritorno. La stanchezza è stata percepibile e in questi casi la differenza viene spesso fatta dai nomi che vedi quando tu allenatore ti volti per valutare eventuali sostituzioni. A tal proposito, bene l’esordio di Pol Lirola, autore di venticinque minuti di grande intensità;

– Quando si affrontano PSG e OM è indispensabile guardare anche la partita parallela che si scatena sui social. Uno scambio di reciproco di sfottò che iniziano giorni prima e finiscono all’incrocio successivo. Qualcuno forse ricorderà i tifosi marsigliesi che invasero la città per festeggiare la sconfitta in finale di Champions dei parigini. Al centro del mirino ci è finito ovviamente Dimitri Payet, icona del popolo marsigliese che non ha mai nascosto il suo odio interiore verso la controparte. Ma non sono mancate anche gag imparziali, dai tweet sui cross riusciti di Nagatomo (anche i marsigliesi sono già disperati e lo sopportano da appena sei mesi) e l’ironia su Yohan Pele, portiere di riserva dell’OM, che di O’Rey ha solo le lettere e per fortuna non l’accento.

Milanese classe 1995, laureato in Marketing e Comunicazione sportiva presso l'Università IULM di Milano. Nei weekend sguazza nel torbido del calcio giovanile e del basket minors lombardo. Tifoso di talmente tante squadre che è difficile vederlo col broncio al lunedì mattina. I suoi idoli? Riccardo Cucchi e Jarno Trulli.