Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Fiorentina-Inter (1-2 d.t.s.)


Il primo quarto di finale di Coppa Italia sarà il derby di Milano.


– Uno scialbo mercoledì pomeriggio, contraddistinto da un artico inverno in piena epoca pandemica e con tanti tifosi calcistici di Fiorentina ed Inter che non possono supportare i loro beniamini in campo al Franchi per l’ottavo di finale di Coppa Italia, trasmesso in diretta nazionale su Rai. Squadre munite di riserve (eppure Sensi si è fermato ai box nel riscaldamento), per una sfida decisa dal subentrante Lukaku che con una testata ad un minuto dall’impronosticabile lotteria dei rigori allontana i possibili venti maligni di una nuova eliminazione precoce nell’annata dell’Inter. Il primo quarto di finale sarà il derby di Milano. Mica male;

– Un canovaccio di gara liso di tedio nel Lato A del match, nessuna lirica degna di nota in un deserto e un silenzio di soluzioni di qualità. A ravvivare la sfida Terracciano che smanaccia male una conclusione interista da fuori e tocca Sanchez nella conseguente farneticante uscita bassa. Rigore convertito da Vidal. Nel secondo round dell’incontro gli additivi dalla panca viola sono decisivi. Dentro Vlahovic per l’ectoplasmatico Eysseric e due punte per la truppa di Prandelli. È il segnale foriero che precede il fulmine dell’1 a 1 realizzato da Kouamé da fuori area, miglior gesto tecnico della gara;

– E allora proroga supplementare sia. L’Inter alla fine la vince con tre titolari entrati in corso. Barella padroneggia il cross per la testata di Lukaku che vidima il passaggio del turno. Hakimi è l’onda impetuosa che fra traboccare sulla Viola un torrente di pericolosità. La Fiorentina flirta col colpaccio, oscilla come un pugile, evita alcuni ganci letali e rintuzza il gioco preso sulle spalle da Castrovilli che danza sulla palla e fa ballare il gioco toscano al suo ritmo. Ma niente da fare, i nerazzurri sono più forti;

Tra i migliori sicuramente Hakimi da una parte, musica per le orecchie con la sua grancassa tambureggiante sulla fascia destra, dall’altra il sopracitato Castrovilli, Vlahovic che impegna maggiormente la difesa avversaria e Bonaventura più a suo agio con l’uscita di Eysseric. Martinez Quarta macchia una buona gara perdendosi Lukaku nel momento mortifero per i suoi. Ad ogni modo la Viola non è più fedele alla brutta copia di un mese fa e ha barlumi di buon calcio. Dietro la lavagna Lautaro che defenestra clamorosamente il possibile 2-0: un errore da matita blu che di fatto obbliga la banda di Conte agli straordinari;

Da segnalare nessuna pacchiana deformazione nella pronuncia dei nomi da parte del commento Rai, mentre Eriksen – osservato speciale nell’insolita veste di regista – non sconfigge del tutto i suoi demoni personali, ossia la mollezza di passo e quasi il timore di tentare la giocata decisiva, anche se nel primo tempo non ci è dispiaciuto. Poi con l’ingresso di Brozovic arieggia in zolle più avanzate, ma ci viene da dire che è rimandato dopo questo test poco probante.

Carlo Cecino, giovane trevigiano di belle speranze. Nato il 18/05/1994 durante la meravigliosa notte di Atene, col Milan che sculacciava il Barcellona di Cruijff, si appassiona fin dal primo ciuccio allo sport. Segue con fervore il basket, con i San Antonio Spurs in cima alle ricerche. Entrare nel mondo giornalistico sportivo è il sogno, ma anche diventare il magazziniere dello spogliatoio dei New York Knicks non sarebbe male. Gli idoli sono Valerio Fiori e DeShawn Stevenson, oltre a Federer, leggenda vivente del tennis.