Interventi a gamba tesa

Prendete De Paul!

de paul

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)


L’argentino dell’Udinese si è ormai evoluto ed è un giocatore completo e maturo che sarebbe utile a tutte le squadre di vertice del nostro calcio.


Rodrigo Javier De Paul è alla sua quinta stagione con la maglia dell’Udinese e ci sono pochi dubbi sul fatto che sia l’ultima.

Già nella scorsa finestra di mercato è stato molto vicino a lasciare il Friuli: su di lui c’era forte l’interesse del Leeds del “Loco” Bielsa, che però alla fine ha deciso non sborsare i circa 40 milioni di Euro richiesti dalla famiglia Pozzo per lasciar andare il suo gioiello. Lo stesso Direttore Generale dell’Udinese, Pierpaolo Marino, ha recentemente confermato che il 10 bianconero saluterà a fine a stagione, dando il via ad una serie di spifferi di mercato che lo accostano soprattutto a compagini di Premier League: il solito Leeds e, addirittura, i campioni in carica del Liverpool sembrerebbero essere pesantemente sulle sue tracce (per sua fortuna non si parla ancora di Watford, retrocesso in Championship).

Sarebbe però un vero e proprio delitto se le squadre più ambiziose del nostro campionato e, in particolare, Inter e Juventus, si facessero sfuggire un giocatore del suo calibro, che negli anni trascorsi in Italia è finalmente sbocciato, arrivando a conquistarsi con stabilità la maglia della Selección Argentina (titolare nelle ultime 4 gare di qualificazione ai Mondiali 2022, nelle quali l’Albiceleste ha ottenuto 3 vittorie e un pareggio).

“Cosa devo fare di più per meritarmi la chiamata di una grande squadra?”

Infatti, complice anche una raggiunta maturità personale (per sua stessa ammissione la nascita della figlia nel 2019 lo reso più responsabile e meno “pazzo”), il talento di Sarandì ha avuto un’evoluzione calcistica esponenziale, passando dall’essere un estroso trequartista a vero e proprio “tuttocampista capace di agire in praticamente tutti i ruoli del centrocampo e di mantenere comunque un livello di prestazioni eccezionale.

Eppure, la sua esperienza europea non era cominciata nel migliore dei modi: nel 2014, a soli 20 anni, è stato acquistato dal Valencia per circa 6,5 milioni di euro, ma Rodrigo in terra spagnola non è mai decollato. Ha esordito in un Valencia-Siviglia dell’agosto 2014, subentrando dalla panchina e venendo espulso per una gomitata dopo appena un minuto dal suo ingresso in campo. Dopo un anno e mezzo deludente in Spagna, condito da 44 presenze e 2 soli gol, ha fatto ritorno in prestito al club che lo aveva lanciato, il Racing Club de Avellaneda.

Il pessimo esordio di De Paul con il Valencia.

Nell’estate del 2016 l’Udinese, squadra che da sempre ha un grande fiuto per i giovani talenti, decide di dargli una seconda chance nel vecchio continente e lo preleva dal Valencia per appena 3 milioni di euro.

Nella prima stagione il giovane argentino fa un po’ di fatica ad ambientarsi nel calcio italiano: l’arrivo sulla panchina friulana dopo poche giornate di Mister Del Neri, con il suo rigido 4-4-2, lo costringe ad adattarsi come esterno di fascia puro, ruolo che evidentemente non gli si addice a pieno, ma, nonostante le difficoltà tattiche, De Paul esce alla distanza e nella seconda parte di stagione comincia ad alzare il livello delle sue prestazioni, chiudendo l’annata con 34 e presenze e 4 gol.

Con il passare delle stagioni, però, l’argentino è letteralmente esploso. Non tanto a livello statistico (pur avendo comunque messo a segno complessivamente 16 gol e 13 assist nelle due ultime stagioni di A) quanto nella personalità e nella capacità di fare le scelte giuste in campo. L’Udinese ha affrontato stagioni molto complicate, caratterizzate da diversi cambi di guida tecnica (Oddo, Velazquez, Nicola, Tudor fino a Gotti), ma grazie al suo numero 10 è sempre riuscita a salvarsi abbastanza agevolmente.

De Paul non è diventato solamente il capitano della squadra, ma il vero e proprio fulcro tecnico della stessa, sole attorno al quale ruotano compagni di squadra che quasi mai parlano la sua stessa lingua calcistica. Infatti, se si fa eccezione per alcuni acquisti di questa stagione, come ad esempio il “Tucu” Pereyra e Deulofeu (quest’ultimo peraltro rientrante da un lungo infortunio), il supporting cast friulano non ha mai aiutato il suo numero 10 ad esprimersi al meglio; al contrario, è stato lui che nelle ultime stagioni si è caricato sulle sue spalle praticamente tutta la costruzione offensiva della squadra.

Questo tipo di responsabilità lo ha portato a fare un salto di qualità notevole nel suo gioco: oggi ammiriamo un giocatore che abbina al suo talento cristallino sia dinamismo sia disciplina tattica e che è realmente in grado di ricoprire qualsiasi ruolo del centrocampo. L’esperienza in nazionale al fianco di Leo Messi ha poi cementificato le certezze faticosamente conquistate in Italia, portandolo ad un livello di consapevolezza nei suoi mezzi mai raggiunta prima.

Insomma, si tratta di un giocatore che a 26 anni è assolutamente pronto per il definitivo salto di qualità ed è veramente inspiegabile che nessuna squadra italiana abbia ancora deciso di puntare forte su lui. Sicuramente i 40 milioni chiesti dall’Udinese costituiscono un grosso ostacolo per le pericolanti finanze delle nostre squadre, ma la duttilità dell’argentino farebbe comodo a praticamente tutte le “Big”del nostro campionato.

Senza alcun dubbio sarebbe perfetto per la Juventus. Il modulo “fluido” impostato da Andrea Pirlo (4-4-2 in fase difensiva e una sorta di 3-4-1-2 in fase di possesso) potrebbe calzare a pennello per Rodrigo: la sua collocazione sarebbe quella di “finto esterno” oggi demandata sostanzialmente ad Aaron Ramsey.

Il gallese sta disputando una discreta stagione, ma, ad oggi, l’argentino è sicuramente un spanna sopra sia a livello tecnico che, soprattutto, dinamico e sarebbe in grado di garantire quello spunto nell’uno contro uno che invece manca tremendamente al gallese, sempre intelligente tatticamente ma non più brillantissimo a livello di gamba. Senza contare che l’attuale 10 dell’Udinese rispetto a Ramsey, notoriamente falcidiato dagli infortuni, fornirebbe molte più garanzie dal punto di vista fisico, dal momento che nelle ultime 4 stagioni non ha mai disputato meno di 34 partite di campionato.

Si potrebbe immaginare, dunque, un De Paul che parte indifferentemente dall’esterno destro o sinistro (forse meglio) per poi accentrarsi ed andare a cucire gioco nella trequarti avversaria: qui sarebbe libero di accendere il suo talento e mettere in mostra il campionario delle sue soluzioni, fatto sia di tiri dalla distanza sia di raffinati suggerimenti per i compagni. Certamente sarebbe una gioia per gli occhi vederlo associarsi con giocatori come Ronaldo, Dybala e Morata e non più con Nestorovski e Okaka.

Se poi si considera che da anni la Juve fatica tremendamente a trovare inserimenti e gol dai suoi centrocampisti, allora proprio non si comprende perché Paratici non abbia già bloccato Rodrigo, magari chiedendo un aiuto per convincerlo a cambiare casacca, sempre rimanendo in bianconero, al suo grande amico Dybala.

Tra i due argentini c’è grande feeling anche fuori dal campo.

De Paul sarebbe altrettanto adatto anche per l’Inter di Antonio Conte. Nel 3-5-2 del tecnico leccese, l’argentino troverebbe la sua collocazione ideale come mezz’ala e formerebbe un trio perfettamente assortito con Brozovic e Barella, andando ad incrementare il tasso tecnico della squadra. In questa parte di stagione, infatti, è apparso chiaro che il principale difetto dei nerazzurri sia la scarsa qualità nelle giocate sulle trequarti avversaria: non a caso si contesta a Conte una gestione scellerata di Christian Eriksen, che la dirigenza aveva individuato quale giocatore deputato ad accrescere definitivamente il livello qualitativo della squadra.

Il danese, però, si è dimostrato troppo “molle”, costantemente sotto ritmo e poco propenso a sacrificarsi in fase difensiva, motivo per cui è stato provato pochissime volte come mezz’ala pura ed anche il tentativo (a dir la verità non particolarmente convinto) di modificare l’assetto della squadra, inserendo un trequartista e passando al 3-4-1-2, è stato ormai definitivamente abbandonato da Conte.

Rispetto all’ex Tottenham, peraltro ormai palesemente in rotta con la società viste le recenti lamentele in merito a mancati pagamenti da parte del suo agente, De Paul garantirebbe un livello superiore di dinamismo ed intensità –  qualità che, all’evidenza, sono fondamentali per entrare nelle grazie di Antonio Conte – e sarebbe certamente in grado di ricoprire il ruolo di mezz’ala: il tecnico dell’udinese Gotti lo ha schierato proprio in quella zona del campo nelle ultime due stagioni e ciò lo ha abituato al sacrificio e alle corse “all’indietro”, rendendolo quantomeno affidabile anche nella fase di non possesso.

Con l’acquisto dell’argentino, dunque, l’Inter troverebbe quel mix di tecnica e corsa che potrebbe essere decisivo, da un lato, per sgravare un po’ Lukaku e Lautaro da tutto il peso dell’attacco e inserire soluzioni nuove nelle trame offensive nerazzurre e, dall’altro, per mantenere comunque un congruo equilibrio di squadra, vero e proprio faro che da sempre guida le scelte di Antonio Conte.

Il fatto di poter essere potenzialmente titolare in quelle che – ad oggi – sono le due rose più competitive del nostro campionato, fornisce un immediato riscontro del livello raggiunto dall’argentino, ormai da considerarsi a tutti gli effetti uno dei migliori giocatori della Serie A, ma – come detto – ovviamente De Paul potrebbe far comodo a praticamente tutte le squadre di vertice delle Serie A.

A Napoli, Gattuso lo potrebbe utilizzare primariamente come trequartista nel suo 4-2-3-1, in un interessantissimo ballottaggio con l’altro ex Udinese Piotr Zielinski, ma anche come alternativa sia sulla sinistra ad Insigne sia, in caso fosse necessario sbilanciarsi, come sostituto di Fabian Ruiz in mezzo al campo.

Il Milan potrebbe pensare a lui in caso di addio a fine stagione di Calhanoglu che non ha ancora rinnovato il suo contratto e sembra aver chiesto alla dirigenza rossonera un stipendio faraonico.

Alla Roma, invece, potrebbe essere schierato nei due trequartisti in appoggio ad Edin Dzeko e formare così una coppia veramente straordinaria per qualità tecniche ed aerobiche con Mkhitaryan.

Anche nella Lazio e nell’Atalanta, che tuttavia realisticamente non sborseranno mai la cifra richiesta dall’Udinese, De Paul potrebbe collocarsi al meglio: i biancocelesti potrebbero ingaggiarlo qualora decidessero di privarsi a fine stagione del “Mago” Luis Alberto, alla luce dei rapporti tesi tra lo spagnolo e la società; mentre all’Atalanta, dove ritroverebbe il suo amico Duvan Zapata, sarebbe il sostituto ideale per raccogliere il testimone dal connazionale Gomez, ormai certamente destinato a lasciare Bergamo, e sarebbe senza dubbio intrigante immaginarlo a gestire la trequarti della squadra di Gasperini.

Dunque, al netto di un costo oggettivamente non irrisorio, l’argentino dovrebbe essere seriamente preso in considerazione dalle squadre di vertice del nostro campionato (quantomeno da Inter e Juventus, che certamente sono quelle che dispongono delle maggiori risorse economiche) e sarebbe un grande peccato se nessuna di queste decidesse di investire su un giocatore moderno e duttile, ormai indiscutibilmente pronto a calcare i palcoscenici più importanti del calcio europeo.


 

Nato l’11.07.1991 a Senigallia, città che adoro e che si divide il mio cuore con Bologna (e i suoi tortellini). Difensore per natura, sono passato dalle retroguardie del rettangolo verde alle difese sui banchi di Tribunale, dove svolgo la professione di Avvocato. Amante dello sport in tutte le sue espressioni, ma soprattutto del calcio e della sua incomparabile capacità di emozionare. Ammiratore incredulo del basket americano e suddito di King James sin dal 2004, quando mio padre, di ritorno da una viaggio negli Stati Uniti, mi regalò la canotta n. 23 di Cleveland, “di questo giovane che dicono sia il nuovo Michael Jordan”. Amo la corsa, la lettura e la buona cucina.