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7 min

- di Alberto Faini

La discesa agli inferi dello Schalke 04


Dopo un 2020 disastroso, lo Schalke 04 è ultimo in Bundesliga ed è riuscito solo ieri a vincere in campionato dopo 358 giorni. Tra una dirigenza in grande difficoltà e una squadra senza identità, il club degli operai delle miniere di Gelsenkirchen è in crisi su tutti i fronti. Evitare una retrocessione clamorosa è, a questo punto, un' impresa non da poco.


Il 17 Gennaio 2020, in una Veltins Arena stracolma di gente, Deniz Aytekin si mette il fischietto in bocca e fischia tre volte. I giocatori dello Schalke 04 si abbracciano e iniziano a scambiarsi le maglie con gli avversarsi. Dalle immagini non si vede, ma sarà sicuramente partito anche il giro della squadra sotto la curva, diventato ormai ovunque un rito (almeno finché c’erano tifosi allo stadio). Al momento del triplice fischio l’allenatore dello Schalke, David Wagner, alza sobriamente il pugno al cielo, e visibilmente soddisfatto da il cinque ad un paio di membri dello staff. Ed ha tutti i motivi per essere soddisfatto.

Con il 2 a 0 appena rifilato ad un avversario ostico come il Borussia Monchengladbach, il suo Schalke è quarto in classifica, a pari punti con i rivali del Dortmund. La vittoria è arrivata quasi in scioltezza, con due ottimi gol in contropiede. Lo scarto avrebbe potuto essere anche maggiore, senza due veri e propri miracoli di Sommer nel primo tempo. I Knappen, i minatori, sono sulla cresta dell’onda: in piena corsa Champions e ad appena sette lunghezze dalla capolista Lipsia.

Il 2020 sembrava iniziato col piede giusto

Torniamo al presente, Gennaio 2021. Lo Schalke 04 è ultimo in Bundesliga, con appena 4 punti, frutto di altrettanti pareggi. Gli Knappen hanno il peggior attacco (8 gol fatti) e la peggior difesa, con ben 39 reti subite. Sulla panchina non c’è più David Wagner, licenziato nel Settembre 2020, ma Cristian Gross, “richiamato” in Europa dopo 6 anni ad allenare in Arabia Saudita. Richiamato per sostituire a sua volta un altro tecnico, Manuel Baum, allenatore dello Schalke per appena 3 mesi.

Gli stadi adesso sono vuoti, e non si può nemmeno più contare sulla spinta dei 62mila e oltre della Veltins Arena. Anche gli autori dei due gol al Gladbach del Gennaio '20 non ci sono più. Suat Serdar è fuori per infortunio, mentre Michael Gregoritsch, in un mercato estivo fatto di arrivi a parametro zero e prestiti, non è stato riscattato. Intorno alla squadra gira una cupa aria di fallimento su tutta la linea, con il margine salvezza lontano 6 punti.

Prima di ieri, 9 Gennaio 2021, la partita contro il Gladbach dell'anno prima era ancora l'ultima vittoria dello Schalke 04 in Bundesliga.

Anatomia di un disastro

La situazione disastrosa in cui naviga lo Schalke 04 oggi è l’effetto, più che la causa, di un club in profonda crisi da diverso tempo. Problematiche societarie, finanziare e dirigenziali, hanno come avvelenato l’intero club, portandolo in breve tempo ad una crisi di risultati senza precedenti. E ad una discesa agli inferi che ha pochi altri termini di paragone nella storia dello sport.

La crisi dello Schalke risiede in primis nella forse più unica e contestata regola della Federcalcio tedesca, la famosa regola del 50+1%. In breve, ogni club di calcio tedesco, dal 1998, anno in cui la Bundesliga si è aperta alla trasformazione dei club in società (pubbliche e private),deve assicurarsi di mantenere il 50+1% della proprietà in mano ai tifosi-soci. Il resto può tranquillamente essere aperto ad investitori esterni.

E’ una regola che, a parte alcune eccezioni (vedi Bayer Leverkusen e Red Bull Lipsia) è in essere ancora oggi, ed ha avuto il pregio di non snaturare la natura dei club di Bundes. Tantissime realtà del calcio tedesco sono tutt’ora ancorate fortemente al loro territorio, mantenendo stadi sempre pieni e garantendosi il supporto, finanziario e non, di una vasta platea di pubblico (su tutti il caso dell’Union Berlino).

La spinta dei 60mila della Veltins Arena è sempre stato un fattore da non sottovalutare

Tra i detrattori invece c’è chi punta il dito contro l’inadeguatezza della regola nel panorama calcistico odierno, in cui dietro certi club ci sono addirittura fondi sovrani. Se prima del Covid-19 era soprattutto un problema di competitività calcistica in un mercato con prezzi sempre più gonfiati, ad oggi, per molti club e per lo Schalke 04 su tutti, è una vera e propria questione di sopravvivenza.

Lo Schalke è infatti gestito da un comitato che è espressione della comunità di Gelsenkirchen e quindi dei tifosi, che sono, grazie alla regola del 50+1, soci di maggioranza. Con quasi 160,000 soci è il secondo club tedesco per numero di affiliati, dietro all’irraggiungibile Bayern Monaco. Il rimanente è diviso tra investitori locali, e grandi sponsor esterni. Una situazione che già l’ex presidente del CDA Clemens Tonnies aveva cercato di modificare, schierandosi anche contro la Federcalcio tedesca, senza successo. Tonnies, mai amato dalla base sociale, è stato poi costretto a dimettersi, causa Covid, la scorsa estate.

Sembra passata una vita dai tempi della qualificazione in Champions League del 2018. Con Domenico Tedesco in panchina.

Con un passivo di bilancio 2019 di quasi 200 milioni di Euro, e con quello del 2020 che non può certamente promettere bene, alla singola voce di Tonnies ora se ne sono affiancate ben altre, al fine di far entrare nuova liquidità.

L’anima del comitato direttivo, vista anche l’impossibilità di contravvenire alla regola del 50+1, ha però per ora seguito altre strade. Ad inizio stagione è stata fatta la richiesta di una fidejussione da 40 milioni al land della Vestfalia (la regione in cui si trova Gelsenkirchen), come garanzia per un equivalente prestito bancario, poi non concretizzatosi.

Sempre ad inizio stagione la scelta è stata quella di introdurre un salary cap di 2,5 milioni l’anno a giocatore, compresi eventuali rinnovi, per limare sensibilmente il monte ingaggi. Come ultima manovra è stato addirittura chiesto ai tifosi che avevano già sottoscritto l’abbonamento per la stagione in corso, di non presentare istanza di rimborso. Misure disperate per una situazione disperata.

Fallimento annunciato

Con la fine del campionato 2019/2020, chiuso ad appena 8 punti sulla zona playout, (grazie a quanto messo in cascina nel girone d’andata), la nuova stagione è stata da subito improntata alla pura e semplice sopravvivenza nella sempre ultracompetitiva Bundesliga. In panchina la scelta è caduta su un allenatore giovane, ma che in Italia rientrerebbe nel profilo dello “specialista-salvezza” come Manuel Baum, in grado di fare miracoli sulla panchina del modesto Augsburg per 3 anni e mezzo.

Il calciomercato è stato orientato al contempo al pauperismo più Francescano possibile. Lo Schalke non ha speso un singolo Euro per cartellini, con i nuovi arrivi tutti sotto forma di prestiti secchi o parametri zero. Vedad Ibiscevic, eterno centravanti ex-Hoffenheim ed Herta Berlino, è arrivato a parametro zero, addirittura rinunciando allo stipendio base e guadagnando solo tramite i bonus.

Nella testa di Manuel Baum lo Schalke doveva ruotare attorno a due perni del centrocampo come Amine Harit e Suat Serdar, dopo la cessione di Weston McKennie alla Juventus per circa 30 milioni. I due sono senza dubbio i giocatori più talentuosi della rosa e avrebbero dovuto, nonostante la giovane età (entrambi classe '97), prendere per mano la squadra trascinandola alla salvezza.

La realtà è stata quasi da subito ben diversa. Serdar si è infortunato alla seconda giornata, arrivando fino ad ora a giocare poco più della metà di minuti disponibili in campionato. Harit invece è stato messo fuori rosa il 24 novembre, reo di comportamento poco professionale per non aver salutato l’allenatore dopo una sostituzione.

Con l'arrivo di Gross, Harit è rientrato in rosa. Per lui un gol e un assist nella vittoria di ieri con l'Hoffenheim

Prima ancora era anche già stato rescisso il contratto del già citato Vedad Ibisevic, che era venuto alle mani con il capitano Naldo durante una sessione di allenamento. E in mezzo a tutta questa baraonda, lo Schalke 04 ha continuato a raccogliere una batosta dopo l’altra.

I Knappen sono arrivati alla ripresa dalla sosta invernale della Bundesliga, con uno score pietoso. Ultimissimi, con una differenza reti di -31, e a 6 punti di distacco dalla zona playout, occupata dall’Arminia Bielefeld, una squadra con una rosa che vale un terzo dei 165milioni di Euro con cui è valutata quella dello Schalke. A prove comunque positive, ma dominate dalla sfortuna (come nei pareggi, entrambi per 2 a 2 contro Augsburg e Mainz), hanno fatto da contraltare match disastrosi, come l’umiliante 8 a 0 contro il Bayern o la sconfitta senza appello contro il Borussia Dortmund nel RevierDerby.

Un'umiliazione non da poco, subito alla prima giornata

Il crollo di una grande di Germania come lo Schalke ricorda a tratti quello di un altro vero e proprio dinosauro della Bundesliga, l’Amburgo. Proprio come per l’Amburgo anche per lo Schalke i pessimi risultati sul campo si stanno affiancando a scelte dirigenziale sbagliate e difficoltà economiche. Due aspetti, quello dirigenziale e quello puramente sportivo, che ormai nel calcio moderno non possono non andare a braccetto.

Complice una serie di infortuni pesantissimi, soprattutto in attacco (l’unico attaccante al momento disponibile sui 5 in rosa è Mark Uth), l’arrivo di Christian Gross a fine Dicembre non ha spezzato subito la maledizione. I Knappen, alla prima di Gross in panchina, se ne sono usciti dall’Olympiastadion di Berlino con un sonoro 3 a 0, dopo una prestazione scialba e incolore.

L'ultimo gol dell'Herta lo segna una vecchia conoscenza della Serie A, Krzysztof Piatek

Miraggio salvezza

Pur mancando ancora tutto il girone di ritorno, la situazione a Gelsenkirchen sembra quindi già disperata. Gli eterni rivali del Dortmund sono addirittura così fiduciosi della retrocessione da aver già organizzato una festa per celebrare la discesa in Zweite Bundesliga dei cugini.

In mezzo a ristrettezze economiche non da niente, anche lo spazio di manovra sul mercato di Gennaio è molto risicato. L'unico arrivo già annunciato al momento è quello, in presito, di Sead Kolasinac, di ritorno dall'Arsenal. Davvero troppo poco per puntare ad una salvezza tranquilla.

Dal mercato servirebbe come il pane almeno un centravanti, viste le poche garanzie del fisicamente fragile Mark Uth.

Se non altro alla seconda di Gross in panchina, lo Schalke 04 ha liquidato a domicilio per 4 a 0 uno spento Hoffenheim. Una boccata d'ossigeno per una squadra in apnea da ormai troppo tempo. Se la situazione del club nel complesso è critica, la vittoria di ieri rilancia un minimo le possibilità di salvezza dei Knappen, ora lontani 3 punti dalla zona playout. Soprattutto però è una vittoria che spezza una sorta di maledizione. E arriva giusto in tempo per impedire allo Schalke di battere il record di 31 partite senza vittorie in Bundesliga, di proprietà del Tasmania Berlino dal 1966. I blu di Gelsenkirchen si fermano solo a 30.

Nel frattempo, a fine Dicembre, i tifosi dell’Ultras Gelsenkirchen, la frangia più estrema del tifo organizzato della Veltins Arena, hanno comunque espresso il loro parere sul 2020 nero della loro squadra: “Ringraziate che state giocando senza pubblico...”.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.

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