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- di Marco Maso

Considerazioni sparse su “Tony Parker: The Final Shot”


“Tony Parker: The Final Shot” ripercorre la carriera sportiva del cestista francese, esaltandone la grandezza tramite le voci che intervengono durante il documentario.


- Sull’onda del successo di “The Last Dance” e “The Playbook”, Netflix Francia regala un nuovo docu-film agli appassionati del genere. Curato da Florent Bodin (che già aveva lavorato per Netflix con un’altra stella dello sport francese, Karim Benzema, in occasione del controverso “Le K Benzema”), “Tony Parker: The Final Shot” ripercorre la carriera sportiva del più grande cestista della storia francese in modo scorrevole e poco romanzato attraverso un perfetto connubio di immagini, parole del protagonista ed interventi di grandi personaggi sportivi;

- Tony Parker, sicuramente aiutato dal contesto Spurs e dal rivoluzionario Gregg Popovich, è riuscito in tutta la durata della sua carriera nel difficilissimo compito di crescere ed aggiungere sempre più soluzioni al suo arsenale. Oltre ad una buona pericolosità dal perimetro (migliorata nel corso delle varie off-season arrivando anche a cambiare radicalmente il gesto tecnico), il nativo di Bruges ha infatti abbinato una velocità fuori dal comune ed una capacità di attaccare il ferro e concludere nel traffico impensabile al tempo per un’atleta di soli 188 centimetri, cambiando radicalmente la concezione di playmaker nella mentalità americana dell’epoca;

- Nel corso del film, salta all’occhio l’efficacia del lavoro mirato e sistematico messo in atto sui giovani prospetti da parte della Federazione Francese (FFBB). Attraverso il CFBB (un programma di sviluppo svolto all’interno dell’INSEP) la federazione francese si occupa di individuare, reclutare e crescere i migliori prospetti del basket francese grazie ai migliori allenatori, preparatori ed addetti ai lavori della Francia. Il successo di questo progetto risulta evidente nella grandezza dei nomi “partoriti” da questo progetto, tra i quali spiccano i meno recenti Tony Parker, Ronny Turiaf, Boris Diaw ed i più giovani Alexis Ajinca, Evan Fournier e Leo Westermann;

- Restando sempre in tema transalpino, un altro main topic che salta all’occhio è l’importanza che la maglia della nazionale francese ha rappresentato nel corso della carriera Tony Parker. La frase “scambierei uno dei miei titoli NBA per una medaglia con la maglia del mio paese” rappresenta il grande motivo che ha spinto il playmaker ad onorare la maglia della sua nazionale ogni estate, nonostante la stagione NBA da 82 partite e successivi playoff fosse tanto logorante fisicamente quanto mentalmente;

- Oltre che nell’elevato numero di titoli vinti, la grandezza di Tony Parker è messa in luce dalla caratura delle voci che intervengono nell’intera durata del film. Oltre a nomi che possono sembrare scontati come quelli di Tim Duncan, Manu Ginobili, David Robinson, Boris Diaw, Gregg Popovich e Vincent Collet, Netflix ci regala interventi mai banali di personaggi come Micheal Jordan, Pau Gasol, Thierry Henry, Kylian Mbappè e, dulcis in fundo, Kobe Bryant.

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Marco Maso, classe 1997. Laureando in Scienze Motorie, nutre una sorta di ossessione verso tutti gli sport, in particolare verso la vena di Daniele De Rossi, la versatilità di Devin Booker, la mano sinistra di Rafael Nadal, l'eclettismo di Remco Evenpoel. Nel tempo libero ama allenare. Scrive della grandezza dell'NBA, dell'imprevedibilità del College-Basketball e del fascino dell'Eurolega.

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