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- di Simone Gervasio

Dove osano le aquile


Reduci da 3 anni bui senza playoff, gli Hawks hanno rivoluzionato il proprio nucleo. Basterà per essere da corsa a Est?


Nell’episodio “L’effetto Barbra Streisand”, della prima stagione di Atlanta, serie generazionale che come scrive Francesco Abazia “ha descritto al meglio l’America di oggi”, al pragmatico protagonista della serie Earn, il più intraprendente amico Darius, propone un paio di investimenti che gli frutteranno tra qualche mese. Ma Earn (Donald Glover), nel suo necessario bisogno si sopravvivere quotidiano, gli dice:

See, I’m poor, Darius, OK? And poor people don’t have time for investments, because poor people are too busy trying not to be poor, OK? I need to eat today, not in September!

Con le dovute proporzioni è ciò che è accaduto, sempre ad Atlanta, agli Hawks che, stufi di mancare i playoff dal 2017, si sono detti: dobbiamo vincere oggi (o almeno provarci). E così nel “mercato Nba” la squadra della capitale della Georgia si è mossa in maniera massiccia con Gallinari, Rondo, Bogdanovic, Dunn, Hill, Snell e Capela, già arrivato a febbraio. Una off season che ha convinto molti e che ora dovrà portare gli Hawks a una stagione positiva dopo annate da dimenticare.

La buona partenza di Atlanta ha confermato tutti i pro e i contro che il nuovo roster rivoluzionato nella off season presentava sulla carta. Le nuove addizioni hanno aggiunto molto, andando a rifinire un attacco che è ora tra i primi della Lega, ma non hanno portato a un tangibile miglioramento dell’atavico tallone d’Achille degli Hawks: la difesa.

Dal punto di vista offensivo in Georgia ci si divertirà, non c’è dubbio. La profondità e la varietà delle armi a disposizione di Atlanta sono davvero notevoli, gli Hawks hanno tanto talento diffuso e la possibilità di mischiare quintetti che esemplificano i due diktat della Nba contemporanea: tiri da tre e al ferro. L’upgrade era necessario quanto facile però. La squadra della Big Peach nella scorsa stagione è stata ultima come percentuale da tre e terzultima come offensive rating, quartultima per punti per possesso e penultima per palle perse (16 di media). L’attacco era prevedibile e troppo dipendente da Young e dalle lune di Collins, bisognava aggiungere tasselli al mosaico: detto, fatto. Basti pensare ai 6 Hawks in doppia cifra nella seconda della doppia sfida con i Nets o ai 7 con i Pistons.

Tra i più brillanti di questo inizio stagione c’è Capela, uno dei migliori "rollanti" della Lega, la cui intesa con Young va affinandosi col tempo. La presenza che lo svizzero garantisce sotto entrambi i ferri è necessaria a questa squadra tanto quanto la bidimensionalità di John Collins. Ormai una certezza, il lungo ex Wake Forrest sta anno dopo anno aggiungendo armi alla sua faretra: viaggi sopra al ferro, tiri da tre e mid range jumper, al nativo di Layton non manca nulla, solo l’estensione al massimo salariale per cui tanto spinge e per la quale invece il gm Schlenk nicchia. Occhio alla sua situazione, un potenziale all star del genere potrebbe far gola a molti, d’altronde i numeri parlano per lui. Seppur giocando un numero limitato di partite, Collins ha chiuso la scorsa stagione con 21.6 punti e 10.1, tirando con oltre il 42% dal catch and shoot.

E ha ripreso quest’anno così...

Ma gli Hawks sono una specie di coltellino svizzero con mille funzionalità e soluzioni per tutti i problemi. Mancava playmaking? È arrivato il supremo magistero di Rondo, reduce da una stagione di altissimo livello, annesso anello coi Lakers, che con le sue visioni farà le grazie di lunghi e tiratori. Già i tiratori: del Gallo parleremo poi, ma all’ottimo Huerter si è aggiunto anche Bogdanovic, uno dei top della Lega per precisione, costanza e mentalità. E dopo gli infausti anni a Sacramento, per Bogi, promesso sposo dei Bucks, sarà la prima annata in un contesto diverso e, si spera, vincente.

Quelli che però potrebbero spostare per davvero gli equilibri della stagione degli Hawks sono Reddish e Hunter, entrambi talentuosi, al secondo anno, in cerca di capire cosa sono o cosa possono dare. Dovessero sbocciare (e hanno tutte le carte in regola per farlo), diventando non solo dei “3 and D”, ma anche minacce concrete con la palla in mano a punire i close out dei difensori e finire al ferro, la parabola di Atlanta da promettente qual è potrebbe diventare preoccupante per l’Est intero.

Infine la stella. Su Trae c’è poco da dire. È un all star conclamato, una delle migliori point guard, riesce a combinare un ball handling da Harlem Globetrotters a una facilità, un range e un’efficacia al tiro che lo mette dietro solo a Steph Curry. E per la prima volta non è in pratica l’unico che può mettere punti a referto, resta certo la prima opzione ma non è più l’unica, può dunque avere meno la palla in mano e giocare con meno tocchi, cosa che favorirà di certo le sue statistiche (con 4,8 a partita aveva dominato la classifica delle palle perse nella scorsa stagione).

Nel 2019/2020 era sceso sotto i 20 punti in 12 partite, va da sé che quei match sono stati tutti persi da Atlanta. Ma il 2021 dovrà essere un anno di svolta per Trae che non può e non deve accontentarsi. Al terzo anno nella Nba deve volere ancora di più, limare i pochi difetti nella sua pallacanestro e diventare un’arma definitiva. Deve imparare a giocare senza palla, a uscire dai blocchi, e in questo senso la convivenza con Rondo non potrà che giovargli (anche se ad oggi coach Pierce li vede alternativi), a perdere meno palloni, a scacciare la tendenza a cercare prima il fallo e poi il tiro, accontentandosi così dei liberi.

Nella Lega sempre più spesso si accosta il suo nome a quello di Harden che, soprattutto nei primi anni a Houston, giocava cercando costantemente di forzare il contatto con il difensore e andare in lunetta. E se da un lato, sia per il Barba che per Trae, le gite alla linea della carità sono ottime per portare punti facili (Young si è guadagnato oltre nove liberi a gara lo scorso anno e quest’anno sta facendo anche meglio), dall’altro la costante ricerca del fallo inquina il suo gioco e rischia di comprometterne l’efficacia.

Come si vede, l’attacco è l’ultimo dei problemi per coach Pierce, ma la difesa quella sì che preoccupa. In questo senso l’acquisizione di Dunn, uno dei migliori difensori tra le guardie della Nba, potrà giovare anche se l’ex Chicago è reduce da stagioni deludenti ed è spesso soggetto a infortuni, come quello che lo sta tenendo a bordo campo in questo inizio di stagione.

Ma un solo uomo non può cambiare un’intera fase di una squadra. Servirà dunque che tutti, con il mutato contesto e la possibilità concreta di lottare per qualcosa di significativo in stagione, si applichino di più e invertano il trend. Tutti a partire da Young. Insindacabilmente uno dei peggiori difensori della pista, per la sua conformazione Trae è di per sé un anello debole, un bersaglio per gli attacchi avversari da tenere nascosto sperando di non soffrire troppo. Lloyd Pierce però gli chiederà qualche sforzo in più e il play dovrà quantomeno tenere qualche palleggio in più, qualche scivolamento, anche in virtù del minor minutaggio che gli sarà concesso e che dunque lo terrà più fresco quando conta, su entrambi i lati del campo.

Bisognerà poi che Reddish e Hunter confermino quanto fatto vedere e che siano loro gli stopper per i Durant, i Tatum e i Leonard del campionato, che Capela e il rookie Okongwu, promettentissima sesta scelta all’ultimo draft, facciano da intimidatori sotto il ferro e lo proteggano; servirà il q.i. di Rondo, l’esperienza di Gallinari e l’esplosività di Collins. Serviranno tutte queste cose e seppure dovessero tutte verificarsi, molto probabilmente gli Hawks resteranno comunque una delle peggiori difese.

L’ammasso di tanti cattivi difensori non fa pensare altrimenti, bisognerà stringere alcune viti difensive e aspettarsi piccoli progressi ma quella di Atlanta non sarà mai una difesa asfissiante, ma una che deve arrangiarsi sulle stelle avversarie e sperare di reggere (chiedere a Irving e ai suoi 17 punti in un amen nel solo ultimo quarto nella prima delle sfide tra Nets e Hawks o a Sexton, capace quasi da solo di ribaltare una gara, quella coi Cavs, già chiusa all’intervallo).

Come un po' tutti in questa stagione così particolare, i giocatori di Atlanta dovranno restare integri. Sono infatti già parecchie le gare saltate da Dunn, Snell, Gallinari e Rondo, un campanello d’allarme in un’annata in cui non c’è margine d’errore. Le dieci gare in meno in calendario, dopo una pre season sostanzialmente inesistente, mettono spalle al muro le squadre che sono lì a giocarsi l’ingresso ai playoff e che sperano in un buon piazzamento che permetta loro di evitare i nuovi “spareggi”. In questo senso le sconfitte casalinghe con Cleveland e New York non sono state le idee del secolo in Georgia.

Quando si parla di salute si apre purtroppo il capitolo Gallo, che sarà fermo per un paio di settimane dopo l’ennesimo problemino in questo difficile inizio stagionale. Facendo finta di non aver letto le consuete e noiose polemiche sulle scelte di carriera di un professionista, cui viene ordinato da alcuni di prendere quanti più soldi possibili e da altri di prenderne meno per giocare nella squadra x o y, Danilo, che ha firmato un contratto di tre anni a 61.5 milioni, si troverà per la prima volta in carriera a partire dalla panchina e avrà un ruolo inedito. Insieme a Rondo, dovrà fare da chioccia, da mentore, ad un gruppo di giovani di ottime speranze cui un veterano che ne ha viste di tutti i colori dovrà indicare la via da seguire e gli atteggiamenti da avere, in campo e fuori.

Gallinari è fatto dal sarto per questo sistema offensivo (ma lo è praticamente per tutti gli attacchi), avrà ottimi tiri e giocherà spesso contro avversari più piccoli che potrà portare in post. Inoltre le sue sottovalutate abilità di passatore e la sua comprensione del gioco saranno alimentate da soluzioni sempre nuove e variegate.

Auguri a chi dovrà difendere un quintetto con lui, Trae, Bogdanovic, Collins e Rondo. Dovrà però stare lontano dagli infortuni. Compagni di tutta una carriera, in questo momento della sua carriera più che mai il Gallo necessita di stare bene fisicamente e in questo senso il suo inizio campionato non è stato dei più fortunati.

Insomma tra le mani di Llloyd Pierce c’è una squadra interessante, giovane, fresca e divertente. Gli obiettivi sono alla portata: non gli si chiede di vincere il titolo ma di riportare la Big Peach ai playoff e, seppure l’Est di quest’anno è quanto mai competitivo, stare tra le prime otto è nelle corde di questa squadra. Certo Bucks, Celtics, Heat e Nets (anche se senza Dinwiddie…) sembrano essere più attrezzate, e di certo Pacers e 76ers non staranno a guardare, però proprio la cavalcata di Miami ci ricorda che, partito LeBron, la Conference può essere terreno di conquista per molti. L’ex assistente proprio di Phila dovrà trovare le giuste rotazioni, missione ardua e non ancora compiuta in queste prime partite stagionali, e far fruttare al meglio l’ampio roster messogli a disposizione dal gm Schlenk (candidato ad executive of the year?).

Ad Atlanta c’è tanto, anche se forse non tutto, ci sono ottimi passatori, che permetteranno alla palla di viaggiare a ritmi supersonici e che metteranno in ritmo i grandi tiratori (che hanno iniziato con percentuali da élite Nba), bisognerà costruire un nuovo contesto, una nuova cultura cestistica ma la missione non sembra impossibile. In una città che è una delle grandi capitali culturali dell’America (e che è diventata anche la nuova capitale degli influencer, come scrive il New York Times), si è deciso che dopo anni di tanking, dopo 53 vittorie in 2 anni, fosse necessario un taglio netto. Gli Hawks sono andati all in dopo anni di costruzione lenta e infruttuosa, hanno approcciato la off season con la cifra più alta da poter spendere nella Nba e hanno deciso di saltare qualche fase e di “investire” più di 200 milioni.

Il tempo ci dirà, le aquile torneranno a volare? Ciò che è certo è che se volete una squadra costantemente sui 120 punti a partita (e che ne concede spesso altrettanti), se queste sparatorie all’Ok Corral sono il vostro pane quotidiano, allora gli Hawks non possono che essere la vostra squadra designata per il 2021.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Napoletano adottato da Milano, sogno fin da piccolo di fare il giornalista sportivo. O meglio da quando ho capito che di talento per fare il calciatore ne avevo poco. Seguo tanti, troppi sport e dormo in pantaloncini da gioco perché come diceva Rasheed Wallace, "you never know if a game breaks out".

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