Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse post Virtus Bologna contro Olimpia Milano (68-73)


Un derby d’Italia vibrante e pieno d’intensità, in cui è la RAI a risultare la peggiore in campo.


– Attesa vibrante ma non spasmodica per il Derby d’Italia cestistico numero 176. Virtus-Olimpia non è iniziata alle 17.15 di domenica 27 dicembre bensì molto prima, dalle dichiarazioni al vetriolo di Baraldi (era lo scorso febbraio, sembra passata un’eternità), rilasciate a cadenza regolare. Gli sfottò reciproci con Messina in tema di mercato, l’arrivo in pompa magna (almeno nei toni) di Marco Belinelli come per dire ai rivali: “Ehi, ci siamo anche noi, stiamo tornando agli antichi splendori”. Manifesta irriverenza assai inutile, Basket City vive di luce propria e non ha certo bisogno di simili mezzucci. Un atteggiamento da cui molti virtussini hanno preso le distanze, prima di far scorta della massima dose possibile di adrenalina. Quasi come contro la Fortitudo, ma forse è meglio dirlo sottovoce. All’esterno della bolla bianconera l’entusiasmo è meno tangibile, palpabile, perché in fondo “è solo una partita di regular season”. E poi “Milano tra qualche giorno ospiterà il CSKA Mosca in Eurolega, questione di priorità”. Suvvia, un po’ di rispetto per ciò che resta del basket italiano;

A conti fatti l’unico altro soggetto con interesse verso un’atmosfera hype è stato “Mamma Rai”, ancora una volta caduta nei soliti errori. Per la ricomparsa sulle reti generaliste a quasi un anno di distanza (29 dicembre 2019, Virtus-Olimpia atto I°), non si è riusciti a fare meglio di un cartellone trasmesso all’interno del TG Sport. Per giunta sbagliato, visto che del logo di Rai2 nemmeno l’ombra. Ma la ciliegina sulla torta arriva alle 18.57, quando con estrema nonchalance la prima voce Maurizio Fanelli annuncia: “Tra qualche secondo ci trasferiremo sui RaiSport…”. Mancano 2.28 alla fine dell’incontro. Punteggio di 66-70. Fate vobis;

– Nell’analisi delle squadre cominciamo dai vincitori. Milano rimane imbattuta “on the road” facendo la differenza nei dettagli, la vera arma in più dei potenti quando le cose non girano per il meglio. Lo specchio della concretezza meneghina è riassunto alla perfezione nei centimetri di Zach LeDay. Impressionante l’apporto dell’ex-Zalgiris, che si conferma terribilmente efficace nelle sue cifre (16 in 17’), mentre Jeff Brooks si carica sulle spalle il lavoro sporco in difesa a sostegno di Hines. Da grande squadra anche la spallata data nella seconda frazione, un 23-8 in grado di ribaltare l’inerzia. Perfetto anche il bilanciamento nella distribuzione dei tiri, dove brilla l’80% da 2 (12/15). Nella ripresa l’Olimpia si impantana, con un Delaney particolarmente opaco. Il risultato sono 0 assist per un infelice 4/16 dal campo. Cifre deleterie anche nei decisivi dieci minuti finali, dove la stanchezza domina e bastano un paio di guizzi, tra cui la tripla di Punter che sancisce i due punti, per portare a casa la vittoria. Serviva probabilmente qualche rotazione in più degli italiani, occhio quindi al conto salato alla voce “energie” nella cena serale contro il CSKA;

– Per battere i meneghini c’era bisogno di una prestazione confortante al tiro, che gli uomini di Sasha Djordjevic non sono riusciti a trovare. Nel pitturato matura la peggior performance stagionale (40,6%), dato che avrebbe dovuto essere bilanciato da percentuali stellari da dietro l’arco, invece solo discrete (9/27). Da premiare assolutamente l’intensità messa in campo dalle V-Nere, le cui gerarchie più sottili tra primo e secondo quintetto sono spesso state croce e delizia in termini di rendimento. Al punto che le continue rotazioni finiscono per rovinare l’alchimia e spezzare l’inerzia. Contro la concretezza serviva la lucidità, quella che la Virtus ha gestito per tre quarti, prima di soccombere alla fatica. Bologna ha corso, quando ha potuto, ma in generale non è riuscita a tenere i ritmi alti, cedendo alla lunga alla cadenza in empasse che ha incanalato il match sui binari sfavorevoli;

– Era inevitabilmente l’uomo più atteso sul parquet, la sagoma di Marco Belinelli è pronta a macchiare di sudore la canotta numero 3 (gentilmente cedutagli da Abass). L’esordio della guardia di San Giovanni in Persiceto matura dopo la mezza gaffe di qualche settimana fa, quando la Rai protestò per il suo non-impiego contro Sassari. Fu forse uno dei motivi che portò alla querelle Djordjevic, ma questa è un’altra storia. Atterrato sul pianeta LBA l’impatto è di quelli bruschi. Primo “sdeng” sul ferro e due palle perse in puro stile “minors”. Di caratura internazionale sono invece i suoi primi punti in Serie A dopo un decennio abbondante. Rigorosamente oltre l’arco, pulizia estetica che fa impazzire. A stretto giro viene addirittura sanzionato con un fallo su uno scivolamento regolare ai danni di Delaney. NBA chi? Nel corso della gara, il Beli si cala in maniera positiva nel sistema anglo-serbo della Virtus, senza quella voglia di strafare spesso controproducente. Rimane in campo nel momento topico, con il quintetto mini composto da quattro piccoli, un rischio enorme per Sale che infatti non paga. Chiude con 9 punti in 18 minuti, 1/7 al tiro 6/7 ai liberi. Una sola richiesta. Riparliamone tra qualche mese.

Milanese classe 1995, laureato in Marketing e Comunicazione sportiva presso l'Università IULM di Milano. Nei weekend sguazza nel torbido del calcio giovanile e del basket minors lombardo. Tifoso di talmente tante squadre che è difficile vederlo col broncio al lunedì mattina. I suoi idoli? Riccardo Cucchi e Jarno Trulli.