Interventi a gamba tesa

Béla Guttmann e la storia del calcio austriaco in un bel romanzo di Paolo Frusca

una casacca di seta blu

Una casacca di seta blu è il primo romanzo di Paolo Frusca. Si tratta di un’opera dalla struttura inconsueta, che racconta alcuni passaggi della carriera di Béla Guttman e della storia dell’Austria calcistica a cavallo tra le due guerre mondiali.


Se Federico Buffa è lo storyteller del momento nel panorama del giornalismo sportivo italiano, un pochino lo deve anche a Paolo Frusca. Il suo apporto è stato infatti fondamentale nella scrittura dei testi dello spettacolo teatrale Le Olimpiadi del 1936, uno dei più riusciti dell’Avvocato di casa Sky. Da quel testo è poi nato L’ultima estate di Berlino, libro scritto a quattro mani dai due e pubblicato da Rizzoli nel 2015.

Cinque anni più tardi, e dopo un altro libro scritto a quattro mani (questa volta con Italo Bonera), Paolo Frusca finalmente si cimenta nel suo primo romanzo “da solista”, e il risultato è ottimo. Una Casacca di seta blu, edito da Mondadori, porta il lettore al centro del mix di passioni storico-calcistiche del suo autore, ed è in grado di restituirgli la sua fascinazione per i tremendi anni delle due guerre mondiali e per la cultura mitteleuropea.

La copertina del libro.

una casacca di seta blu

Paolo Frusca è nato a Brescia ma vive a Vienna, e si sente. La conoscenza della città disseminata in tutto il romanzo non è quella superficiale del turista. Frusca ama Vienna e sulla carta ne traspone le vibrazioni culturali ancor prima dei nomi di strade e piazze. Anche dal punto di vista stilistico, Federico Buffa in quarta di copertina scrive che la sua è una prosa “risciacquata nel Danubio”, e già dalle prime pagine del libro si capisce perfettamente che non si tratta affatto di un artifizio retorico. L’impressione è che il fluire delle parole del libro somigli a quello di un rivolo quasi secco ma ancora vivo, quindi essenziale. Non una parola in più del dovuto, mai. Qualcosa di atipico nel panorama narrativo sportivo italiano, abituato alla pomposità, e più vicino alle modalità del racconto mitteleuropeo, appunto.

Ma veniamo alla storia e alla sua struttura, anch’essa davvero atipica. Un misterioso uomo consegna a Paolo Frusca (sì, l’autore stesso è parte della trama) un diario e una cassetta contenente un lungo dialogo con Béla Guttman. Il diario è di Wilhelm Richard Kudlacek, un grande giornalista sportivo austriaco nel periodo a cavallo tra le due guerre mondiali. Il giornalista e l’allenatore “illusionista” sono stati grandi amici, e la trasposizione del diario intervallata alle parole di Guttman restituiranno incredibili squarci dell’Austria calcistica del tempo.

Starà al lettore giudicare la veridicità di quanto raccontato, l’autore nella postfazione ammette di aver “romanzato” alcuni avvenimenti e di averne raccontati altrettanti fedelmente. Si aggiunga però che qualche data dei fatti realmente accaduti viene volutamente anticipata o posticipata da Frusca, e con ciò ci si può fare un’idea di quanto l’opera sia complessa. Perché piegare alcuni avvenimenti alla narrazione tanto da cambiare a piacimento le date di eventi storici? La sensazione è che per tutto il romanzo Frusca abbia una paura atavica di smarrire delle sensazioni, di non riportarle fedelmente al lettore. Si potrebbe dire infatti che ancor più che per motivazioni narrative, tutte le scelte operate dall’autore siano state fatte in funzione della restituzione intatta di atmosfere, alle quali i fatti storici sono quasi subordinati.

Come lettori entriamo nella chiassosa sede di un giornale, e poi soprattutto nel Caffè Herrenhof, dove “si spende poco e ai tavoli si discute solo di calcio”, “fra nuvole di fumo, aroma forte di sigari e vapore che sale da piatti colmi di zuppa, patate e wurstel”. Assaporiamo, con i piatti, le prelibatezze che offre il mestiere del giornalista sportivo.
E poi la partita, la tribuna stampa, la gioia di veder sbocciare sotto i propri occhi un campione. È “un biondino magro come un chiodo e alto, troppo alto”, è Matthias Sindelar, il più grande calciatore austriaco di sempre.

Anche la nascita del Wunderteam (per molti una delle nazionali più forti della storia) viene restituita al lettore per mezzo di atmosfere ancor prima che storicamente. Siamo al Ring Cafè, il CT austriaco Hugo Meisl ha convocato lì una conferenza stampa. I giornalisti chiedono la sua testa, lui risponde con una sceneggiata. Tra pause infinite scarabocchia su un menù del ristorante la formazione che batterà 5-0 la Scozia e brillerà sulla scena internazionale seppur per pochi anni.

Matthias Sindelar.

una casacca di seta blu

E infine gli spogliatoi, “il rimbombo ritmico dei tacchetti sul pavimento di legno”. Uomini eroici che grazie a Frusca sentiamo così vicini da poter toccare. La mitica Ambrosiana Inter, il maestro Arpad Weisz, il genio Giuseppe Meazza, arrivati allo Stadio del Prater per fronteggiare l’Austria Vienna in una finale di Mitropa Cup. Le maglie dei calciatori brillano sul prato verde, come illuminate da una strana energia che si affievolirà, immancabilmente, negli anni dell’occupazione nazista.

Frusca riesce a restituire tutto ciò che ha immaginato con cognizione di causa, e basta questo per la buona riuscita del libro. L’energia dei personaggi storici citati è la stessa che di riflesso accende l’autore nel momento della scrittura. La sentiamo, la apprezziamo. Chi si aspetta dal libro un semplice racconto storico sul calcio austriaco e su Béla Guttmann rimarrà spiazzato, perché Frusca ha fatto di più. Ha racchiuso i significati plurimi del calcio di quegli anni in una narrazione credibile, della quale Guttmann è solo un co-protagonista e allo stesso tempo l’emblema. Lui, l’illusionista dai mille volti. L’ebreo errante costretto a fuggire e riciclarsi come insegnante di danza ancor prima che come allenatore. Un uomo che con la sua originalità e il suo mistico estro ha cambiato per sempre il calcio mondiale. Un uomo speciale, come la sua casacca di seta blu.

Giornalista, poeta e comunicatore d'arte. Iscritto all'albo pubblicisti della regione Lazio. Attivo nella scena del poetry slam romano, è fondatore del collettivo di poesia WOW, col quale ha organizzato innumerevoli eventi legati alla poesia a Roma.