Interventi a gamba tesa

Tutto quello che c’è da sapere sulla stagione NBA 2020/2021

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Questa notte ricomincia la stagione NBA e le occhiaie sono pronte a tornare ufficialmente a fare capolino sui nostri volti. Dopo l’esperienza dentro la “bolla” di Orlando, sarà un’altra stagione molto particolare in cui il COVID avrà sicuramente un’incidenza importante. In un’annata che si prospetta piena di punti interrogativi, non manca mai una certezza: lo spettacolo. Ci siamo fatti 10 domande e ci siamo dati 10 risposte in modo che possiate essere pronti a godervelo con la giusta consapevolezza.


1. I Lakers di Lebron restano la grande favorita e sembra difficile possano lasciarsi scappare il repeat. Chi potrebbe mettergli il bastone tra le ruote?
(risponde Eduardo Magarelli)

L’aggiunta ad un roster di primo livello di giocatori altamente funzionali e di spessore (su tutti il sesto uomo della stagione passata Harrell, “scippato” dai cugini Clippers) fa dei Lakers la franchigia che meglio si è mossa in questo breve mercato. Se a ciò si somma l’essere già campioni in carica e la coppia James-Davis, è difficile non prevedere un “repeat”.

Ci sono però squadre che possono e devono puntare al titolo. Partiamo dai Bucks, perché se non ora quando? Antetokounmpo ha firmato il contratto più ricco di sempre, anche se la dirigenza non l’ha accontentato appieno sul fronte mercato con l’arrivo di Holiday, che è un’ottima mossa ma non è sufficiente. Il reparto lunghi, in particolare, non è all’altezza, soprattutto in una eventuale Final contro i Lakers: Lopez come unico rim protector contro James, Davis e Harrell costringerebbe Giannis agli straordinari in difesa e di conseguenza ad una fase offensiva meno lucida.

Ci sono poi i Los Angeles Clippers, che erano la grande favorita dell’anno scorso e hanno deluso rovinosamente le attese perdendo contro Denver. Hanno cambiato coach – fuori Rivers dentro Lue – e perso Harrell: sostituito (?) da Ibaka e da un Batum sparito negli ultimi anni dai radar. Pochi cambi e forse neanche all’altezza non sembrano poter risolvere tutti i problemi palesatisi nella scorsa stagione, esplosi nella bolla.

Per questo vedo i loro mattatori, i Denver Nuggets, superiori e reale candidata a nemesi dei Lakers nella Western Conference. Il roster è di ottimo livello e la coppia Murray-Jokic ha fatto strabuzzare gli occhi di molti, i giovani Porter e Bol Bol potrebbero consacrarsi dopo un anno di rodaggio (il primo partirà al 90% in quintetto) e il colpo Campazzo è la perfetta ciliegina sulla torta di una squadra che vuole continuare a stupire e divertire: ci si aspetta un numero esorbitante di assist fantascientifici da parte dell’argentino ex Real e dal Joker serbo.

Pronti a godere degli assist di “spiderman”?

L’ultima possibile reale contender potrebbe rivelarsi Boston più che Miami. Il roster dei Celtics è leggermente più lungo e di livello. In più spicca la crescita esponenziale anno dopo anno della coppia Brown-Tatum, quest’ultimo serio pretendente negli anni futuri al premio di MVP. Aggiungiamoci la presenza in panchina di un indiscutibile genio come Stevens e l’avere finalmente in squadra un centro di peso come Tristan Thompson, che assicura difesa e rimbalzi (ciò che è mancato l’anno scorso e ha deciso la sconfitta con Miami) e i Celtics possono considerarsi a pieno diritto una contender.. Miami difficilmente potrà ripetere l’impresa dell’anno scorso, il roster è invariato per la precisa volontà dirigenziale di attendere la Free Agency 2021 e cercare il colpaccio.

2) Fa strano vedere i Sixers neanche lontanamente considerati. Non pensate che Philadelphia con l’arrivo di Doc Rivers possa compiere il definitivo salto di qualità?
(risponde Giulio Vertaglia)

Rivers si è preso una bella gatta da pelare. L’ex allenatore dei Clippers dovrà cercare di creare quell’alchimia tra Simmons ed Embiid che nessun allenatore è mai riuscito finora a creare. La firma scellerata fatta l’annata scorsa con Al Horford, ha complicato ancora di più la situazione, andando a riempire maggiormente l’area e non permettendo le corrette spaziature in attacco. Con un deciso cambio di rotta la dirigenza ha ottenuto une dei migliori tiratori della passata stagione, e un ottimo cambio per Embiid come Dwight Howard, al minimo salariale.

La firma di Danny Green potrebbe sembrare una scelta senza senso dopo le ultime finali, ma l’ex gialloviola sotto la giusta ala potrebbe tornare ad essere un tiratore affidabile come ci ha abituato negli anni agli Spurs. Un altro giocatore che non ha brillato nell’ultima stagione ma che una volta riunito con il suo ex coach ai tempi dei Clippers e venendo sgravato da molte responsabilità da dietro l’arco con l’arrivo di Curry (oltre che del già citato Green) è Tobias Harris: potrebbe essere la stagione del riscatto.  Un altro profilo che potrebbe fare il decisivo salto di qualità è Matisse Thybulle, già adesso nell’èlite dei difensori della lega, ma che ha ancora bisogno di continuità da tre punti per essere un 3&D di alto livello.

Rumors di mercato parlano di una possibile trade che porterebbe James Harden, ormai separato in casa a Houston, a Philadelphia, in uno scambio in cui sarebbe coinvolto Simmons e un altro paio di giocatori e scelte. Se in un primo momento Philadelphia non voleva mettere sul piatto nessuna delle sue due scelte, la non fattibilità dello scambio ha convinto le dirigenza di Philadelphia a fare un all in per ottenere il miglior attaccante della lega e cercare di arrivare fino in fondo già nell’immediato futuro.

Staremo a vedere.

3. Doncic crescerà ancora? È così assurdo pensare che ad oggi, sia lui il grande favorito a diventare l’MVP della stagione?
(risponde Eduardo Magarelli)

Dai bookmakers agli esperti di ESPN fino ai GM della Lega, un po’ tutti prevedono la vittoria del MVP da parte di Luka Doncic. Assurdo quindi non è, poiché parliamo di un giocatore che l’anno scorso si è avvicinato alla tripla doppia di media in regular season (TRIPLA DOPPIA DI MEDIA!) e ha dominato nelle prime 6 partite in carriera nei playoff. Abbiamo tutti ancora impressa in mente la tripla allo scadere contro i Clippers.

Devastante.

Ma, ma , ma… le sue grandi prestazioni non sono bastate per superare il primo turno dei playoff, anche causa dell’infortunio di Porzingis che sarà fuori almeno fino a Gennaio, e nella serie si sono manifestati tutti i problemi difensivi di Luka, il quale ha spesso bisogno di rifiatare in difesa a causa di un fisico non paragonabile a quello di altri suoi pari ruolo. Il problema della forma fisica si è ripresentato anche ad inizio di questa preseason come confessato dallo stesso Doncic: un po’ di pancia e un doppio mento che non fanno ben sperare. Lo sloveno ha però tutto il tempo del mondo per rimediare.

Chi non potrebbe però avere tempo è la “sua” Dallas: al roster dello scorso anno si è aggiunto il solo Richardson, via Philadelphia per sostituire Seth Curry. Perciò senza Porz e con il solo Doncic, forse inizialmente neanche al meglio, non si prospetta una grande stagione per la squadra texana, andando a danneggiare le pretese al premio di MVP per Doncic. Il duo Porzingis-Doncic è una certezza e se non dovesse far vincere l’MVP a Doncic quest’anno sarebbe semplicemente un posticipare la prassi: è un dato di fatto che nelle prossime 2/3 stagioni i Dallas Mavericks del GM Cuban e del HC Carlisle – spesso sottostimato – diventeranno senza cataclismi una serissima pretendente al titolo NBA.

4. Restiamo ancora un pò ad Ovest. Dove possono arrivare i Phoenix Suns dalle nuova coppia Booker-Paul?
(risponde Marco Maso)

I nuovi Suns del trio Chris Paul-Devin Booker-DeAndre Ayton si presenta ai blocchi di partenza di questa stagione con l’etichetta di possibile sorpresa. Dopo un degno (eufemismo) finale di stagione all’interno della bolla di Orlando e dopo una free agency gestita dal GM James Jones nel migliore dei modi, la franchigia dell’Arizona si pone come obiettivo quello di migliorare record e seed dello scorso anno.

Sicuramente la truppa di Monty Williams parte nettamente dietro ai favoritissimi Lakers, ai ‘nuovi’ Clippers ed ai Nuggets di Jokic e Murray, ma si insidia definitivamente all’interno del secondo gruppo assieme ai rodati Trail Blazers di Damian Lillard, ai Mavs di Luka Doncic, ai Warriors del ri-entrante Steph Curry, ai Jazz di Donovan Mitchell ed ai Rockets del probabile partente James Harden.

È dunque pronosticabile, a meno di infortuni importanti tra gli arancio-viola nel corso della stagione, un seed nella seconda parte della griglia playoff, con alta probabilità tra la quinta e la settima posizione.

Vederli giocare insieme, sarà una delle cose più eccitanti di questa stagione.

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5. Visto che abbiamo nominato i Warriors, quanto ci è mancato Steph? Secondo voi nella baia torneranno a divertirsi?
(risponde Eduardo Magarelli)

Steph Curry è mancato tantissimo ai fan ma anche all’NBA stessa. La stagione scorsa, non solo causa COVID, per l’NBA dal punto di vista dell’audience non è andata bene ed una delle principali cause è stata senza ombra di dubbio la totale mancanza dei Golden State Warriors dai piani alti della classifica.

L’infortunio di Curry ha tagliato le gambe ad una squadra già debilitata dall’infortunio del povero Thompson e ad un ambiente caldissimo visto lo spostamento nel nuovo avveniristico Chase Center in quel di San Francisco, dopo anni nella vicina Auckland. Le pochissime partite di preaseason hanno fatto intendere che Curry, anche dopo un anno di stop, non abbia perso lo smalto e la voglia di mangiarsi la Lega; senza l’altro Splash Brother sarà molto più complicato, ma ha l’obbligo di portarsi sulle spalle la franchigia e i fan della Baia amanti del bel basket, non abituati nell’ultimo decennio a partite senza storia e con poco appeal.

Il roster non è malvagio, anzi: la seconda scelta assoluta 2020 Wiseman promette spettacolo, come anche il “sostituto” di Thompson, Kelly Oubre. Per entrambi saranno determinanti le figure di Kerr in panchina e di Green sul pitturato, per attenuare le loro lacune caratteriali, le quali spesso li fanno deconcentrare e uscire dalla partita. L’ultimo tassello Wiggins, dovrà dimostrare di non esser una delle peggiori prime scelte del millennio e questa per lui è probabilmente l’ultima chance.

I Warrios quest’anno non sembrano poter essere da titolo, ma Curry giocherà una signora stagione per dimostrare, se ce ne fosse bisogno, di essere ancora l’unico MVP all’unanimità della storia, e per poter iniziare il rilancio nelle prossime stagioni di una franchigia che ha pianificato in maniera maestosa il proprio futuro e che pretende di esser sempre al top, anche per i tantissimi soldi già spesi. Per questo non è da escludere che il Chase Center sarà tra i primissimi palazzetti ad esser riempiti almeno in parte dai fans: si vocifera da mesi di un piano ideato dalla dirigenza cosi da poter far rientrare un minino le ingenti spese.

6. Ma voi avete capito se nell’arco della stagione ci sarà la possibilità di vedere il pubblico all’interno delle arene? Insieme a Steph e i Warriors è un altra cosa che inizia terribilmente a mancare…
(risponde Marco Maso)

Contrariamente a ciò che è accaduto negli scorsi mesi, la NBA ha recentemente comunicato ai vari front-office delle 30 squadra che, se le condizioni lo permetteranno nel corso della stagione, ogni squadra potrà aprire le proprie arene ad un pubblico limitato.

Sin da subito però, stando a quanto reso noto dal New York Times, ci saranno sette franchigie che permetteranno l’accesso a un numero contingentato di fan sugli spalti dall’inizio della stagione.

Le sette squadre sono Houston, Cleveland, Memphis, Utah, New Orleans, Orlando e Toronto. Curiosità: la maggior parte di esse sono in mano a proprietari repubblicani. Ora siamo curiosi di vedere come verranno regolati gli accessi alle arene.

7. A che stagione vanno incontro i nostri italiani? Atlanta con l’inserimento del Gallo (e non solo) puó raggiungere i playoff?
(risponde Giulio Vertaglia)

Con la 48esima scelta al secondo giro Golden State ha scelto Nico Mannion e ha confermato il numero di italiani della passata stagione che prenderanno parte all’imminente regular season, dopo la firma più che mai discussa di Marco Belinelli con la Virtus Bologna. Tornando al prodotto di Arizona, si prospetta una stagione molto difficile per Nico, che nonostante l’infortunio di Klay Thompson molto probabilmente passerà la stagione a cavallo tra la squadra di G-League e la prima squadra, forte del suo two-way contract.

Passando poi per quel di New Orleans, per Nicolò Melli sarà un’annata che potrà indirizzare considerevolmente la sua carriera: dopo la solida stagione in uscita dalla panchina dell’anno precedente, l’ex Fener dovrà convincere coach Van Gundy soprattutto nella metà campo difensiva, essendo praticamente l’unico lungo in rosa capace di aprire l’area e di potersi abbinare perfettamente ad un giocatore come Zion Williamson il cui habitat naturale è l’area piccola.

Finendo poi con quella che è stata la firma italiana più importante di sempre del panorama NBA, che ha portato Danilo Gallinari ad approdare alla corte di Trae Young. Dopo varie dichiarazioni in cui aveva sottointeso di cercare una squadra con ambizioni da titolo, il Gallo decide di sposare il progetto ambizioso sul lungo periodo di Atlanta. Dopo due stagioni pessime il coach Lloyd Pierce si trova in mano un roster giovane e con una serie di veterani per farli crescere (Bogdan Bogdanovic e Rondo su tutti). Il Gallo a detta del coaching staff partirà inizialmente dalla panchina, ma nei momenti clou della stagione la sua presenza nei quarti decisivi è del tutto scontata. Atlanta spera nell’esplosione di un giocatore del suo young core, come Huerter, Reddish o dall’ultimo arrivato al Draft Okongwu.

Nota a margine per Paul Eboua che dopo aver ottenuto un contratto Exibit 10 con i Miami Heat per la prima parte del training camp, è stato tagliato ed ha recentemente ottenuto un nuovo contratto con i Nets che hanno reclamato il suo contratto entro 48 ore dal taglio. L’ex Pesaro se verrà confermata si aggregherà molto probabilmente alla squadra di G-League.

8. Chi sarà il “rookie of the year”?
(risponde Marco Maso)

Negli scorsi giorni, all’interno del consueto sondaggio di inizio anno, è stato votato dai 30 GM delle varie franchigie NBA chi, a parer loro, sarà il prossimo ROTY. Il 39% dei votanti ha indicato la terza scelta dello scorso draft, LaMelo Ball, come favorito per la vittoria finale, davanti a James Wiseman (29%) e Obi Toppin (18%).

Il parere di chi scrive concorda a pieno con questo sondaggio, considerando LaMelo Ball il più NBA-Ready di questa classe draft. Il fratello di Lonzo, sotto ai sapienti occhi di Micheal Jordan, potrà mettere in mostra tutte le sue qualità di passatore e di realizzatore prendendosi moltissime responsabilità fin da subito all’interno di un gruppo il cui talento medio non è affatto elevato.

Dietro di lui James Wiseman e Obi Toppin, su cui però aleggiano diversi punti interrogativi. Il primo non gioca da oltre un anno e le sua scarsa capacità di lettura delle situazioni potrebbe risultare problematica all’interno del complicato sistema Warriors. Il secondo, invece, dopo aver dimostrato di essere un attaccante poliedrico e di grande valore nella sua esperienza collegiale, dovrà colmare le sue lacune difensive per guadagnare minuti e scalare posizioni nelle gerarchie di un coach ‘difensivista’ come Thibodeau.

9. Cosa aspettarsi dalle due squadre di New York?
(risponde Giulio Vertaglia)

Dopo l’infortunio subito al tallone d’Achille, Kevin Durant ha fatto il suo debutto quest’anno in preseason con i Nets. Se dalla prestazione non si possono trarre delle conclusioni certe se l’ex Warriors potrà essere quel dominatore in attacco a cui ci ha abituato negli ultimi anni, si può ipotizzare come lo utilizzerà il neo coach Steve Nash. In una recente intervista l’ex giocatore canadese ha dichiarato che durante la stagione lo vorrà utilizzare in tutte e 5 le posizioni, potendo contare su un arsenale praticamente infinito in attacco.

Qualche piccolo assaggio di KD e Kyrie insieme.

Un altro assente pesante della scorsa stagione è stato Kyrie Irving, avendo giocato solamente 20 partite in tutta la regular season, ma con due prestazioni da 50 punti ha fatto vedere che messo in contesto adeguato può ancora essere uno dei giocatori più dominanti in attacco dell’intera lega. Molto della stagione dei Nets passerà dal modo in cui riusciranno a coesistere due giocatori ball dominant come Irving e Durant. Il supporting cast dell’anno scorso è rimasto praticamente lo stesso, con LeVert, Harris e Dinwiddie tre certezze nei loro rispettivi ruoli, e l’innesto di un tiratore affidabile dalla lunga distanza come Landry Shamet.

Dall’altra parte i tifosi dei Knicks dovranno attendersi l’ennesima stagione negativa, non potendo contare su nessun giocatore che possa spostare gli equilibri in maniera eclatante. La scelta di Obi Toppin al Draft di quest’anno ha permesso di aggiungere un realizzatore su tre livelli alla squadra, potendo contare su un tiro da tre affidabile, ottime doti in isolamento e la capacità innata di vivere sopra al ferro.

Un altro giocatore da cui ci si aspetta un salto di qualità notevole questa stagione è Rj Barrett. L’ex Duke ha fatto vedere sprazzi di talento durante la stagione, ma non ha ancora dimostrato di valere come terza scelta assoluta. I miglioramenti al tiro e come scelte di gioco ci faranno capire dove può arrivare il giocatore canadese. Il resto della squadra è stato quasi del tutto riconfermato con l’aggiunta del redivivo Austin Rivers.

10. Ah, in chiusura. Finora abbiamo parlato quasi esclusivamente di cose belle (Knicks a parte), ma quale sarà invece la delusione della stagione?
(risponde Giulio Vertaglia)

Il limitato giro di free agent dell’ultima sessione di mercato, ha modificato in maniera lieve gli equilibri della lega, andando a confermare i roster della passata stagione. Per questo non avrebbe senso puntare il dito contro squadre su cui non possono esistere aspettative.

Tra quelle che di pressioni ed aspettative ne hanno a bizzeffe, diciamo che una delle firme più importanti che ha confermato la fisionomia della squadra e di conseguenza anche le scelte delle altre franchigie è stata quella di Giannis Antetokounmpo. Il greco ha deciso di estendere il suo contratto con i Milwaukee Bucks con un contratto da 228 milioni per i prossimi 5 anni, diventando il contratto più alto della storia dell’NBA.

Nonostante la firma di Giannis, la dirigenza dei Bucks è riuscita ad aggiungere al roster solamente un giocatore di rilievo per fare il vero salto di qualità, attraverso una trade con New Orleans, spedendo ai Pelicans Eric Bledsoe in cambio di Jrue Holiday. L’ex Pelicans rappresenta un notevole upgrade rispetto a Bledsoe, sia in difesa rappresentando forse il miglior difensore individuale di tutta la NBA, sia in attacco essendo un ottimo attaccante efficace sia con che senza palla, potendo togliere più di qualche responsabilità di creazione di gioco a Giannis.

Parliamo comunque di uno dei giocatori più sottovalutai dell’intera NBA.

La squadra pare possa sembrare una sorta di versione 2.0 di quella dell’anno scorso: la poco profondità della panchina e il fatto che molti giocatori come Middleton o Lopez non abbiano rispettato quello che promettevano quando la palla pesa, potrebbe portare quindi i Bucks a ripetere una esaltante regular season ma a deludere da Aprile in poi, sulla falsa riga di quello che è successo l’anno scorso. La firma di Bogdan Bogdanovic avrebbe permesso di aggiungere quell’arma in attacco in più, necessaria per poter ambire almeno ad una finale di Conference. La promozione a guardia titolare per Di Vincenzo e la firma di gregari non affidabili come Bobby Portis, Dj Augustin e Torrey Craig potrebbero non bastare a raggiungere l’obbiettivo di Coach Budenholzer.

Visto che qualsiasi risultato che non si chiami NBA Finals sarà un fallimento, per me è scontato che Milwaukee possa essere la vera delusione di questa stagione.


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.