Interventi a gamba tesa

Considerazioni sparse su “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose”

isola delle rose

Un film bellissimo, che racconta di una vicenda incredibile e che non può non spingervi a sognare.


– Solitamente quando ti viene richiesto di commentare o giudicare un evento, sia esso una manifestazione sportiva, un film o qualsiasi altra cosa, se dopo il giusto tempo di riflessione non sai ancora da dove far cominciare la tua analisi questo è un buon segno. Ed è esattamente il caso de “L’incredibile storia dell’Isola delle Rose” film del 2020 firmato dal genietto Sydney Sibilia (trilogia di “Smetto quando voglio”) e prodotto dal prezzemolino Matteo Rovere (“Veloce come il vento”), distribuito proprio in questi giorni da Netflix e ampiamente in prima posizione tra i prodotti preferiti del pubblico nostrano. Film incredibile per una vicenda incredibile che adesso andremo ad analizzare punto per punto;

La storia ci racconta di un sognatore, l’ingegnere Giorgio Rosa (Ellio Germano) e della sua voglia di ridefinire i connotati del mondo o, in alternativa, di costruirsene uno proprio. Così assieme all’amico Maurizio e, sottotraccia, per conquistare l’amore della bella Gabriella (Matilde de Angelis), decide di costruire un’isola libera e sovrana al di fuori delle acque internazionali. Ovviamente il Governo italiano non apprezza, come andrà a finire? Partiamo dal presupposto che parliamo di un cast di tutto rispetto che vede il meraviglioso Germano cimentarsi ottimamente su registri da commedia esibendo un accento romagnolo impeccabile, la splendida Matilde de Angelis (ormai in rampa di lancio a livello internazionale “The Undoing”) ma anche, chicca delle chicche, uno splendido Tom Wlaschiha che esibisce un italiano perfetto, una prova convincente e tanto distante dal Jaqen H’ghar di Got che l’ha reso noto al grande pubblico”. Oltre a questi un cast di comprimari ispirati e funzionali che vede attori del calibro di Luca Zingaretti nei panni del Presidente del Consiglio Leone e Fabrizio Bentivoglio in quelli del ministro Restivo;

– Insomma un cast di attori eccezionali, amalgamato in una maniera così sublime che fa bene al cuore. La regia di Sibilia è ispirata e divertente, con guizzi e inquadrature dinamiche. Questo permette allo spettatore di mantenere attenzione e curiosità per le quasi due ore di durata del film. In assoluto però a fare la differenza è la bontà dello script che alterna storia e leggerezza, amore e ideale senza strizzare l’occhio ai facili stereotipi della soap opera nostrana. Un prodotto davvero di valore e questo non è assolutamente scontato valutata la qualità mediamente mediocre della proposta Netflix;

– Il film è al contempo leggero, piacevole e intenso, ma il dono più importante lo lascia nelle sue ultime immagini, in quello che le persone colte definiscono ”retaggio”. Il coraggio o semplicemente il desiderio di perseguire la libertà, la necessità di costruire un mondo migliore, sulla spinta di quell’anelito di uguaglianza e amore che sospinse la rivoluzione culturale del ’68 purtroppo compiuta solo in parte. Spiace che l’Isola delle Rose sia stata dimenticata dai più e che a quel tentativo sia corrisposto solamente l’allargamento dei confini territoriali;

– Questo film va visto e custodito gelosamente come la prova che l’Italia sa fare ancora bei film, sa mettere insieme attori eccellenti, sa far loro recitare script ispirati e sa riprenderli in maniera convincente. Un messaggio importante a tutta l’industria. Un messaggio importante alle nuove generazioni ma forse, in onestà, anche alla nostra troppo rassegnata idea dell’accettazione di uno status quo grigio e monotono. Prendetevi due ore di gioia e speranza. Ah, la colonna sonora meravigliosa vi cullerà nello svolgimento della pellicola ma al suo termine vi lascerà una domanda in più: come diavolo siamo arrivati alla trap?


 

Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.