Interventi a gamba tesa

Tre a due

paolo rossi

Un piccolo estratto del libro “La Partita” di Piero Trellini. In ricordo di Paolo Rossi.


“La Partita” di Piero Trellini è un libro incredibile. Come ben sottolineato in un nostro articolo uscito qualche mese fa,  il libro si ascrive a pieno titolo in quel filone dello storytelling sportivo che tanto ci piace e che si pone l’obbiettivo di approfondire il fatto sportivo collocandolo anche nella sua dimensione socioeconomica.

Al suo interno, il libro presenta dei mini capitoli dedicati a Paolo Rossi, scritti con una sensibilità ed una attenzione al dettaglio, che a rileggerli oggi viene ancora più facile emozionarsi.

Ne abbiamo selezionato uno. Quello in grado di far riaffiorare i ricordi più belli. Quello che descrive splendidamente il gol con il quale Pablito elimina il Brasile e porta l’Italia in semifinale ai Mondiali del 1982.


Tre a due

Il tempo non esiste di per sé. Sono le azioni stesse che creano il senso di ciò che scorse nei suoi minuti. Il cronometro di Klein trangugia impietoso le speranze azzurre. E al gioco italiano non resta che presentare sul campo una folla di idee simultanee e rapidissime.

Il pari non basta a nessuna delle due squadre. Gli italiani devono vincere. I brasiliani vogliono vincere. Ma ogni singola fine può diventare un nuovo inizio.

Come quando Cerezo si avventa di testa su un pallone alzato da Antognoni. L’intento maldestro coglie di sorpresa Waldir Peres che insegue la sfera per evitare l’angolo. La colpisce al volo a mano piena, la sinistra, come un giocatore di pelota. Ma Thomson Tam Sun-Chan, il guardalinee venuto da Hong Kong, regala un senso alla sua presenza al Mundial segnalando che la palla è uscita. Per un centimetro, ma è uscita. Peres fa finta di nulla e ritorna in porta con il pallone tra le braccia pronto a rimetterlo in gioco. Gli va incontro Rossi: << Dammi quella palla >>. Peres scherza, gira su se stesso, fa il giocoliere.

Sono gli ultimi sprazzi di partita.

Il Brasile sta pareggiando ed è quindi tra le prime quattro squadre al mondo del campionato del 1982. Anche l’ultimo soldato di questa Invincibile Armata inizia a sentire l’ebbrezza della semifinale. Rossi insiste: << Vuoi darmi quella palla? >>. Il portiere tergiversa. Poi cambia espressione. Quando vede Klein indicare la bandierina, Waldir Peres, di anni trentuno, estremo difensore del Brasile degli dei, compie un gesto che forse non si vedrà mai più in un campo da calcio: non lancia la palla dalla parte opposta, non l’abbandona sul posto, non la calcia fuori, non la getta via, non l’allontana. Non lascia che se la vada a prendere l’attaccante. Semplicemente la porge al suo avversario. Consegna il pallone tra le mani di Rossi.

E’ l’immagine più forte della partita. E’ il condannato che consegna l’arma al suo boia. Come a dire: “Se deve succedere qualcosa voglio che sia tu a occupartene”.

Dunque è angolo. E’ il primo assoluto che conquista l’Italia in partita. Con le braccia Rossi lancia la palla a Conti. Il compagno la prende al volo e si dirige all’altezza della bandierina posta a sinistra della porta vuota di Peres. L’area del Brasile si riempie di vita. I giocatori si muovono come le formiche. Tardelli li osserva dal bordo. Cerca spiragli tra i difensori ma ovunque le strade sono sbarrate. Tutti i giocatori del Brasile rientrano in area. Nessuno li ha mai visti difendere tutti il forte, raccolti in dieci in un fazzoletto di terra. Waldir Peres è al centro della sua porta incollato sulla linea. Ondeggia piegato in avanti con le mani poggiate sulle ginocchia. Gira la testa verso Conti con la bocca semiaperta. Sembra quasi che sorrida. Ma non sono più le sue certezze divinatorie. Il sole lo sta schiaffeggiando. E’ il regalo che Zoff ha deciso per questo momento, quando ha vinto la moneta, prima della partita.

Conti osserva la palla. Una sfera che sei mani hanno condotto sull’angolo del campo prima che il suo piede le vada contro. Lancia uno sguardo alla folla che si agita davanti a Peres. E colpisce. La palla arriva alta sul bordo dell’area. Si alzano insieme, schiena contro schiena Sòcrates e Paulo Isidoro che la colpisce di testa. Il pallone vola in cielo in un campanile lento e inesorabile e poi precipita in mezzo a sette brasiliani e un paio di azzurri. Uno di questi è Tardelli che si gira su se stesso per dar forza al suo sinistro. Gli vanno incontro come ali furiose Luizinho e Oscar. Inutilmente.

Il pallone di Tardelli attraversa dilaniando l’intera area brasiliana. Peres lo guarda.

Di fronte a lui poggiano come sentinelle Graziani a sinistra e Rossi a destra. Entrambi di spalle. E’ il particolare che cambia gli eventi. La palla di Tardelli è destinata a sfilare tra i due italiani per arrivare in porta, dritta tra le braccia di Peres che sta seguendo la sua scia. Ma Graziani, in una imitazione del gesto tardelliano, inizia a rotearsi per colpirla al volo di sinistro. Lo stesso pensa Rossi che poggia il piede sinistro a terra per far partire il destro.

L’immagine, degli occhi di Peres, è questa: due Azzurri perfettamente simmetrici stanno per colpire il pallone. Uno con il destro, l’altro con il sinistro. Se la tocca Graziani la palla va alla sua destra, se la tocca Rossi va a sinistra.

La scelta è intrappolata nel metro che separa i due azzurri.

Peres punta su Graziani: colpirà per primo la palla perché è il primo che può intercettarla. E così sembra per un istante. Mentre vede i due piedi che stanno per colpire la sfera, il portiere fa un mezzo passo verso la sua destra. Non può sapere. Non ha il tempo per capire. Graziani sbaglia il tempo, per un soffio. E il pallone lo tocca ancora lui. Rossi.

La palla sfila nel suo filo di corrente.

E Waldir Peres la sente sul viso.”

Grazie di tutto Pablito.


 

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.