Interventi a gamba tesa

Why we do love Football? Chapter Four: Wanderers Football Club

wanderers

Con questo quarto capitolo, andiamo ad intervistare una delle squadre più antiche del mondo: il Wanderers Football Club di Londra.


«La nostalgia es la censura de la memoria»

(Manuel Vazquez Montalban)

 

Nato nel 1859 come “Forest Football Club” – questo perché giocavano a Snaresbrook, in una parte della Foresta di Epping tra l’Infant Orphan Asylum e Forest Place – nel 1864 cambiò il suo nome in “Wanderers” (vagabondi) perché non possedevano uno stadio “di casa” ma giocavano in varie località di Londra e dintorni. Composto da ex alunni delle principali scuole pubbliche inglesi, dominò i primi anni del calcio vincendo la Football Association Challenge Cup (adesso FA Cup) in cinque occasioni.

E’ la prima squadra a vincere un trofeo ufficiale.

Fondatore della Federcalcio (FA) nel 1863 divenne subito una delle squadre più forti. Subito dalla sua fondazione, come sopra anticipato, il Wanderers vince la FA Cup tre volte di seguito durante la fine degli anni 1870: tra i giocatori c’erano C. W. Alcock,  fondatore e successivamente presidente nonchè “padre dello sport moderno“, e Arthur Kinnaird, considerato il più grande giocatore dei suoi tempi.

La prima partita del Forest contro un altro club ebbe luogo il 15 marzo 1862 e portò a una vittoria sul Crystal Palace (non il club moderno con lo stesso nome). Sia questa partita, sia quella di ritorno tra le due squadre il mese successivo, hanno coinvolto quindici giocatori per squadra. A quel tempo, le regole dell’associazione calcio non erano state codificate ed esistevano molte varianti, diverse nel numero di giocatori per squadra, se ai giocatori era permesso giocare la palla con le mani o il metodo di segnare i gol. Il regolamento del club del 1861 era basato sulle regole di Cambridge del 1856 con un piccolo numero di aggiunte. In un annuncio su un giornale del settembre 1862, il club cercava avversari per partite “secondo le regole dell’Università di Cambridge”.

L’anno successivo, il club ha giocato la sua prima partita con il nome di Wanderers Football Club, contro N.N. Club di Kilburn. Inizialmente i Wanderers andarono bene, perdendo solo una delle sedici partite nella stagione 1865-66, ma nelle quattro stagioni successive le fortune della squadra diminuirono in modo significativo e Alcock trovò anche sempre più difficile assicurarsi che undici dei suoi giocatori si presentassero effettivamente per un partita.

Nella stagione 1870-71, i Wanderers persero solo cinque delle trentasette partite giocate. Per la stagione successiva la FA, su suggerimento di Alcock, ha avviato la Football Association Challenge Cup, un torneo ad eliminazione diretta aperto a tutti i club membri. Il club batté i Royal Engineers 1–0 per diventare il primo vincitore in assoluto della coppa, il gol della vittoria fu segnato da Morton Betts, che stava giocando con lo pseudonimo di “A.H. Checker”. La stagione successiva, secondo le regole originali della competizione, Wanderers, in qualità di detentori, vennero ammessi direttamente alla finale dove batterono l’Università di Oxford 2–0.

Nell’ottobre 1875, Wanderers si recò in Scozia per la prima volta, per giocare una partita contro la squadra leader a nord del confine il Queen’s Park. I Wanderers furono surclassati dagli scozzesi e persero 5-0. Il club londinese ha ottenuto la sua vendetta quattro mesi dopo quando il Queen’s Park si è recato a Londra per un re-match e ha perso 2-0. Questa è stata la prima partita che il club di Glasgow abbia mai perso.

La stagione successiva i Wanderers raggiunsero nuovamente la finale di Coppa dove sconfissero l’Università di Oxford mantenendo il trofeo. I Wanderers dominarono nuovamente la competizione nella stagione 1877-78, segnando nove gol sia nel primo che nel secondo turno. La finale fu una rivincita della finale del 1872 e Wanderers sconfisse nuovamente i Royal Engineers per vincere una terza FA Cup consecutiva senza precedenti. Le regole della competizione stabilivano che in tali circostanze il trofeo sarebbe stato ritirato e sarebbe diventato proprietà permanente del club vittorioso, ma Alcock restituì la coppa alla FA a condizione che la regola fosse rimossa e nessun’altra squadra avrebbe permesso di rivendicarla.

Solo otto club hanno vinto il torneo più volte dei Wanderers.

Successivamente, vicissitudini legate alla diaspora di molti suoi componenti che andarono a militare nelle nuove squadre che mano mano venivano formandosi in Inghilterra, svuotarono lentamente il Club fino a farlo letalmente sparire.

Quello che accadde dal 2009 in poi ce lo spiega Mark Wilson, Club Secretary del Club.

“Buon giorno Mark e grazie del tuo tempo. La tua squadra è una delle più antiche d’Inghilterra, fondata nel 1859 e sciolta nel 1883, giusto?”

In realtà, abbiamo scoperto archivi che mostravano che il club ha giocato fino al 1887. Giocava una partita annuale contro la Harrow School, disputatasi ogni stagione dal 1865  fino all’appunto 1887. Nei loro 28 anni di esistenza, hanno giocato circa 394 partite: noi siamo a 633, con quattro squadre, giocando partite più competitive. Non abbiamo ancora raggiunto il loro successo, ma ci stiamo lavorando!

Cosa vi ha portato a rilanciarla nel 2009?

Giocavo in una squadra a 7 a ovest di Londra come parte di un gruppo di giocatori occasionali e ci siamo trasferiti a Kennington, a Lambeth, a sud di Londra. Entrambi gli organizzatori sono dovuti partire – uno per emigrare e uno per sposarsi – e hanno chiesto un volontario per proseguire con l’organizzazione della squadra. Ho assunto il controllo e presto ho capito che il profitto di 35 sterline che stavamo ottenendo ogni settimana non sarebbe stato sufficiente, quindi ho deciso che avremmo dovuto raccogliere fondi per beneficenza.

Allo stesso tempo, alcuni giocatori pensavano che avessimo le caratteristiche di una squadra abbastanza buona, quindi ho iniziato a cercare altre squadre a Kennington per farci giocare. Tuttavia, l’unico nome che continuava a venire fuori era “Wanderers”, e non ne avevo mai sentito parlare prima. Ho trovato la pronipote di uno dei fondatori su un sito di genealogia e mi sono messa in contatto, spiegando che stavamo raccogliendo fondi per beneficenza e le ho chiesto se sarebbe stata disposta a sostenere la nostra riforma; è stata felicissima di sostenerci e presto abbiamo organizzato la nostra prima partita, che è stata all’Università di Oxford all’Iffley Road Sports Ground, dove Roger Bannister ha battuto il record di quattro minuti di miglia.

È stato difficile convincere gli eredi dei fondatori?

Sono stati molto favorevoli e non hanno avuto remore a farci riformare il Club, soprattutto per buone cause. In effetti, il pronipote di John Foster Alcock, uno dei due fratelli che erano la forza trainante del club originale, ha persino suonato per noi un paio di volte. La famiglia ha anche svelato una targa per Charles William Alcock, il cui nome è sinonimo di Wanderers, Surrey Cricket Club e sport vittoriano nel suo insieme, e ha partecipato a un’altra inaugurazione di una targa per celebrare Jarvis Kenrick, l’ultimo segretario del Wanderers Club prima di me, che ha segnato il primo gol nella storia della FA Cup, quando ha segnato per Clapham Rovers contro l’Upton Park l’11 novembre 1871.

Cosa significa portare il nome “Wanderers” e indossare la maglietta di questo storico Club?

Significa molto: rappresentiamo sia un nome storico dei “primi giorni” del calcio, ma stiamo anche plasmando l’eredità di quel nome in qualcosa che è quasi interamente nostro. Inizialmente, penso che fosse in parte la realizzazione di un sogno; giocare per una squadra vincitrice della FA Cup e riportarla in vita. Ma dopo oltre un decennio, ora possiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo raggiunto fino ad ora e giocatori e tifosi possono sentirsi parte di qualcosa di più grande dei loro giorni di gloria.

Il nostro obiettivo è tornare in FA Cup, che richiederà tempo e molto lavoro. Se riuscissimo a farlo, avremo davvero ottenuto qualcosa di eccezionale e spero davvero di essere ancora in giro per vederlo realizzare. Dopo aver rianimato il club, ottenuto il nostro primo titolo di campionato, ottenuto un terreno di casa e costruito le basi per un club moderno, sono un tifoso dei Wanderers e voglio vederci tornare al nostro posto. È stato un peccato che il club originale abbia chiuso solo un anno prima dell’inizio della Football League perché, se avessero resistito ancora per qualche stagione, avrebbero potuto aderire alla Southern League e poi, alla fine, far parte di quella che è diventata la Football League.

Fuori dal campo, la nostra motivazione è quella di dare un contributo positivo alla nostra comunità. Sappiamo che le aziende stanno attraversando un periodo difficile, quindi abbiamo creato il Wanderers Business Network di aziende che offrono servizi per le piccole e medie imprese. Se questa scuderia di aziende può offrire sconti alle imprese locali, guadagniamo un bonus, l’azienda acquisisce un nuovo cliente e la PMI risparmia. Questo è solo il primo passo e ne stiamo pianificando molti altri.

Parte di questa ambizione include l’incorporazione di altri club per formare un  “super” club, offrendo calcio maschile il sabato e la domenica, calcio femminile il sabato e la domenica, il calcio giovanile, una squadra di veterani, persino altri sport come il netball, il ciclismo e così via. Abbiamo l’identità e il potenziale e sarebbe fantastico condividerlo con i club che vogliono far parte di qualcosa di più grande.

Quali sono i valori che hai preso in prestito dai fondatori? E come provi a trasmetterli alle nuove generazioni che stanno entrando nel Gioco?

Il club originale è stato il primo a consentire a chiunque di giocare per loro indipendentemente dalla scuola che avevano frequentato. Nel sud dell’Inghilterra, gli unici club erano formati da studenti pubblici e quindi c’era una buona dose di lealtà verso la loro alma mater, ma il Forest Club, e successivamente i Wanderers, non stabilirono mai tali limiti. Lo portiamo avanti fino ad oggi: diamo il benvenuto a un’ampia varietà di persone diverse nel club. Dal 2009 in campo sono state rappresentate più di 50 nazionalità diverse.

Inevitabilmente, in quanto forza trainante del club, i valori esistenti saranno per lo più modellati da ciò in cui credo, e questo è il caso della maggior parte delle organizzazioni, credo. C’è ancora un forte senso di sportività, giocare con un atteggiamento molto chiaro, ma accettare che l’esperienza competitiva ed emotiva di giocare per Wanderers non deve oltrepassare il limite per tradirsi o lamentarsi l’un l’altro e che la mentalità sul campo è diversa da quella nello spogliatoio o nel pub. Non ho problemi con i giocatori che si urlano addosso nella foga del momento in campo, ma devono essere abbastanza maturi per capire che quando si dicono cose che potrebbero turbare qualcuno, è per il desiderio condiviso di avere successo e giocare bene, e una volta attraversata la linea laterale, possono stringersi la mano ed essere razionali su tutto ciò che è andato bene o potrebbe essere migliorato

Il Club è stato tra i primi ad avere tra le sue fila ex alunni della scuola pubblica: cosa vuol dire oggi essere popolare?

Il Forest non è stato il primo ad avere alunni poiché era abbastanza comune alla fine del 1800 e, in effetti, se guardi la Amateur Football Combination e la Southern Amateur League, entrambi hanno molte squadre di ex alunni fino ad oggi. Questi club sono spesso molto forti in quanto hanno un nastro trasportatore pronto di giocatori e quindi schierano quattro, cinque, persino nove squadre ogni fine settimana. Non lo abbiamo ancora, anche se stiamo lavorando con una squadra giovanile, il Brixistane FC, per creare un percorso nel calcio per adulti per adolescenti. I Wanderers furono i primi ad accogliere gli alunni di qualsiasi scuola e questo, all’epoca, sarebbe stato piuttosto insolito. Mi piace pensare che abbiamo portato avanti quell’approccio aperto e accogliente.

La maggior parte dei nostri giocatori di successo passa attraverso il passaparola e, come molti club amatoriali inglesi, riceviamo centinaia di e-mail speculative da ragazzi dell’Africa occidentale che cercano un’opportunità per diventare professionisti! Non considererei ancora popolare Wanderers e ci sono molti team la cui ragion d’essere è la popolarità e sono i benvenuti sui loro canali YouTube e sul loro clickbait. Il nostro obiettivo è fare le cose a modo nostro e continuare a crescere costantemente, in modo che il club abbia solide basi e il rischio che si chiuda di nuovo diminuisce ogni stagione. Detto questo, grazie ad alcune magliette dal design brillante nelle ultime stagioni, abbiamo attirato una base di fan attraverso le vendite di magliette e ora abbiamo un club di tifosi di oltre 100 persone con più iscrizioni per tutta la stagione. Il loro supporto è incredibile e ci motiva ancora di più a fare bene e a dare loro qualcosa di cui possono divertirsi a far parte.

Come si finanzia il club?

Il club faceva affidamento sul nostro Mercoledì Night Kickabout settimanale, una partita di calcio amichevole a 7 che si disputa vicino al London Bridge dove chiunque poteva iscriversi per giocare per 5 sterline per un’ora. Tuttavia, il consiglio ha aumentato notevolmente i prezzi delle piazzole da £ 21, quando avevamo uno sconto di beneficenza, a £ 75. Abbiamo dovuto aumentare il prezzo a £ 6 per la prima volta in dodici anni. Ora, i giocatori della nostra squadra maschile pagano £ 10 al mese per coprire l’iscrizione, la registrazione, l’assicurazione e l’allenamento e possono partecipare a 4 sessioni di allenamento al mese, aumentando di 8 se sono in prima squadra o ai margini della rosa. I giocatori pagano anche £ 10 per una partita, che è praticamente una pausa anche se gli arbitri costano £ 40 e le piazzole sono comprese tra £ 65 e £ 100, ma paghi solo per quelle quando ospiti le partite a casa (sebbene la maggior parte dei club noleggi un campo privatamente o attraverso il consiglio invece di possedere il proprio terreno). La squadra femminile gestisce le proprie finanze in modo indipendente. I giocatori acquistano anche il proprio kit, poiché nessuno vuole essere responsabile del lavaggio di 15 magliette, pantaloncini e paia di calzini sporchi e non penso che sia una buona esperienza per i giocatori presentarsi e dover tirare fuori oggetti non corrispondenti ad un bidone buttato nel mezzo dello spogliatoio!

Siamo stati fortunati a essere in grado di raccogliere una quantità ragionevole di denaro da investire nella nostra nuova sede di casa a Upper Norwood, ma serve ancora molto di più perché il campo sia di livello – probabilmente vicino a £ 10.000 – e dobbiamo convertire uno degli spogliatoi o costruire un nuovo blocco, che potrebbe costare £ 50.000. La Football Foundation, il sindaco di Londra, una rete di palestre chiamata Better e altri ci hanno aiutato in modo massiccio a portarci a £ 10.000 di cui avevamo bisogno per obiettivi, reti fermapalle, miglioramenti del campo e un chiosco – il MegaShed – e abbiamo ha ospitato alcune partite, ma il campo ha bisogno di ulteriori miglioramenti per evitare infortuni e permetterci di giocare il nostro stile di calcio.

Quanto è difficile non riuscire ad avere un pubblico e quindi un reddito per un club come il tuo?

Per noi, offrire alle persone l’opportunità di giocare è la priorità. Il coronavirus ha significato che abbiamo perso oltre £ 5.000 di soldi che avremmo potuto spendere per migliorare il campo e non ci qualifichiamo per alcun ulteriore supporto in quella direzione, il che è frustrante, quindi se qualche tifoso di calcio nostalgico con le tasche profonde sta leggendo questo , si prega di mettersi in contatto!

Non capita spesso di avere molti fan perché c’è una mancanza di consapevolezza sui nostri impegni: il campionato ci dice solo chi e dove giochiamo una o due settimane prima, il che non è abbastanza tempo per pubblicizzarli adeguatamente o organizzare il cibo o bere, per esempio. Personalmente, vorrei che il campionato annunciasse tutte le partite entro la Match Week, e poi ogni club ha la responsabilità di assicurarsi di avere un campo e una squadra. Ovviamente, questo cambierebbe man mano che le squadre progrediscono in diverse competizioni di coppa, ma le date specifiche dei round di ogni competizione sono fissate prima dell’inizio della stagione, quindi non sembra essere troppo difficile da implementare.

Credi che il modo di intendere il calcio economicamente sia ancora sostenibile?

No, ma non credo che sia necessariamente una cosa negativa. Nel nostro campionato, i club iniziano e pagano ogni stagione. Le squadre che vanno molto bene per un po ‘improvvisamente precipitano nei campionati perché i giocatori principali diventano troppo vecchi o si trasferiscono o hanno figli. Spesso ci sono troppe squadre nella fascia bassa e dovrebbe essere più difficile fondare una squadra, per evitare che le squadre si ritirino a metà stagione. Indipendentemente da ciò che accade nel gioco professionistico, poiché questo ha un effetto molto limitato sulle squadre al nostro livello, le finanze del calcio nei campionati semiprofessionali sono sostenibili solo con i tifosi. Ciò dipende quindi dal fatto che le squadre giochino bene o abbiano successo e ci può essere solo una manciata di club che ottengono regolarmente successi per un periodo di tempo prolungato. Molti di quei club hanno un nucleo irriducibile di fan che essenzialmente finanziano il club, insieme a numerosi sponsor o, in alcuni casi, un ricco proprietario. Senza fan e sponsor – entrambi impattati negativamente dal Coronavirus – il rischio è che alcuni club semi-professionisti si pieghino e siano, a volte, un punto focale per la comunità. Ciò ha un impatto positivo a catena sulla salute mentale, la coesione sociale, la salute e il fitness tra i bambini e l’economia locale; se un club dovesse lottare, l’impatto può essere sentito in tutta la comunità.

Questa crisi può essere un modo per rivedere l’intero sistema calcistico?

Lo spero. Ci sono troppi ammiragli nella Marina; abbiamo la Federcalcio, la Premier League, la Football League, la Professional Footballer’s Association, la League Manager’s Association, i Professional Game Match Officials, poi ci sono cinquantuno diverse federazioni della contea, comprese quelle per l’esercito, la marina, l’aeronautica, Scuole e club amatoriali (la Amateur Football Alliance è stata costituita nel 1907 come protesta contro la professionalità). È francamente ridicolo. Ma ci sono poche possibilità di cambiamento poiché, inevitabilmente, coloro che occupano posizioni di potere lotteranno per mantenere i loro titoli e i loro stipendi.

Quando siamo stati in tournée all’estero, come quasi ogni estate, scopriamo che ci sono molti meno club e organizzazioni. Sembra esserci una correlazione con strutture migliori: a Londra, i campi pubblici non sono riproducibili in inverno a causa dell’eccessivo utilizzo. Sono andato nei Paesi Bassi e c’era un locale gestito dal comune che aveva sei o sette piazzole per adulti, numerose piazzole per bambini di diverse dimensioni, moderni spogliatoi, un bel bar e un sacco di parcheggi. Ha chiaramente generato molti soldi per la regione. Anche in paesi che potresti presumere di non avere le risorse, come Romania e Bulgaria, stavamo giocando su superfici di qualità professionale che sarebbero totalmente fuori luogo in Inghilterra, anche per club di sette o otto livelli più alti di noi. Al contrario, il calcio ha una pessima immagine tra i politici e poche organizzazioni o club sembrano fare molto per cambiare la situazione.

L’antirazzismo e l’uguaglianza di genere potrebbero essere le nuove basi da cui partire per riavviare il calcio moderno?

Non direi fondamenti ma direi che non possono assolutamente essere ignorati o de-prioritarizzati. Il successo globale del calcio è stato la sua accessibilità: dai primi giorni del XIX secolo fino ad oggi, bastano due gol e una palla per giocare. Il razzismo e il sessismo sono barriere che impediscono di godere del calcio.

Penso che ci siano molte persone che sono d’accordo con questo pensiero ma non sono d’accordo con il modo in cui questi problemi vengono affrontati, sostenendo che campagne come “Kick It Out” ottengono un’esposizione sproporzionata rispetto alle campagne che vogliono affrontare l’omofobia o l’islamofobia, per esempio. Per me, il sistema calcio dovrebbe interessarsi ad affrontare questi problemi. Qualcuno potrebbe dire qualcosa di sciovinistico per essere, poi, giustamente criticato. Se un calciatore professionista è xenofobo, viene multato o squalificato a vita? Dobbiamo essere disposti a considerare ogni singolo incidente e non rischiare di non dare peso a comportamenti negativi c.d. “minori” – forse fatti accidentalmente o senza sufficiente riflessione, d’impulso. Ci sono molte cose che dovrebbero comportare “espulsioni” a vita dallo sport; alcuni club, ad esempio, ricevono solo una penalità di punti ma chi ha commesso “l’infrazione” è “libero” e senza penalità; I recenti commenti del presidente della FA Greg Clarke potrebbero non essere degni di un divieto a vita, ma certamente non dovrebbe essere in una posizione di influenza; I commenti razzisti di John Terry e Luis Suarez avrebbero dovuto portare allo stesso tipo di divieto del fallimento di un test antidroga, ma è stata data loro solo una sanzione economica quale “punizione”.

La Premier League è sempre stata molto sensibile alle tematiche LGBT o a quelle più recenti del BLM: è così anche nei campionati minori?

Non credo lo sia. Sono rimasto deluso dal fatto che i County FAs – e siamo membri della Amateur FA e della London FA – non abbiano fornito linee guida sul comportamento appropriato in linea con i giocatori professionisti inginocchiati in protesta prima delle partite. So che, al nostro livello, se avessimo scelto di inginocchiarci dopo il calcio d’inizio, alcune delle nostre squadre avversarie avrebbero segnato e non ci avrebbero pensato. Ci sono spesso e-mail che ci dicono come segnalare casi di abuso e vedo sempre più club puniti o partite abbandonate a causa di abusi e tuttavia non ci sono sanzioni visibili per gli autori. Gli sportivi professionisti hanno una maggiore protezione attraverso il loro rapporto dipendente-datore di lavoro e l’appartenenza a un sindacato; giocatori e volontari amatoriali e di base possono ribellarsi a ciò e lasciare un club, ma se c’è opposizione a questo tipo di iniziative, dove si arriverà?

La nostra lega, che è affiliata alla Surrey FA, ​​non dispone di personale con esperienza o competenza in queste aree. Come molti organizzatori di gare o County FAs, molti dei responsabili non devono preoccuparsi di essere trattati ingiustamente e, a meno che non accada qualcosa di negativo a loro o a qualcuno che conoscono, non necessariamente viene gestito con lo stesso livello di serietà. Posso capirlo, ma non lo accetto e ora siamo in una situazione in cui i leader a tutti i livelli del calcio devono stare al passo con i tempi o mettersi da parte. Devono essere disposti a riconoscere i propri limiti e adottare misure per conoscere le persone che non sembrano, pensano, vivono o si comportano come loro.

Quali iniziative, in questo senso, hai fatto come squadra e come società?

Tutti i club che desiderano soddisfare la Carta Valori della FA, che è il punto di riferimento di ogni club ben gestito, dovrebbero porre in atto una serie chiara di politiche che stabiliscano come il club debba sempre essere contrario ai pregiudizi oltre ad avere una chiara politica sulle “punizioni” per i membri del club che si rendessero protagonisti di atti discriminatori. Tuttavia, a mio parere, lo statuto standard che ogni club può utilizzare non è spesso coerente con le singole ed uniche situazioni in cui molti club si trovano – in particolare il modello di statuto di club necessita di una revisione totale – tanto che le politiche contenute nel modello trattano solo la possibilità che possano essere sollevati reclami qualora i giocatori rivolgano ingiurie razziste o comunque discriminatorie su un altro membro dello stesso club o su un volontario; non vi è alcuna guida su come gestire la discriminazione da parte degli organi di governo, di altri club, dei loro giocatori o tifosi o di terzi.

Inoltre, dovrebbero esserci alcune indicazioni su come aiutare, in primo luogo, le vittime di razzismo, sessismo, omofobia, ecc., A gestire la situazione, le loro emozioni e la salute mentale dopo l’incidente e, in secondo luogo, gli autori dell’accaduto così da poter aiutare anche loro a cambiare atteggiamenti per arrivare a fargli capire ciò che hanno fatto di sbagliato. Non ho alcun problema a punire le persone che sono razziste, sessiste o omofobe – ho il problema di non dare loro prima la possibilità di correggere la situazione. Ho avviato alcune prime conversazioni con esperti in questo settore per vedere se siamo in grado di elaborare un documento unico di orientamento in tal senso che può essere condiviso con i club di tutto il Regno Unito, ma è un compito importante con risultati ambiziosi.

Qual è il rapporto con il quartiere?

Siamo stati molto fortunati a stabilire relazioni positive con alcuni gruppi nella nostra zona. Quando ci sono stati assegnati dei finanziamenti dal sindaco di Londra, sono stati assegnati anche gli amici di Gipsy Hill, che stanno lavorando duramente per migliorare l’area, aumentare il verde, rendere le aree intorno alla stazione ferroviaria più luminose, oltre a organizzare eventi e distribuire pasti ai più bisognosi. Abbiamo anche partecipato al West Norwood Feast, che è un enorme mercato all’aperto che si svolgeva ogni mese prima dell’entrata in vigore del lockdonn. Dopodiché, sono apparso in un’intervista video su un quotidiano gestito dal gruppo della Norwood Library su Facebook. Abbiamo anche ricevuto sostegno in termini di finanziamenti e consigli pratici da Stephen Mann, un consigliere locale, e donazioni al nostro crowdfunding della chiesa, che possiede il campo su cui giochiamo, e si offre di essere coinvolti nel nostro evento di inaugurazione. La palestra Better avrebbe organizzato alcune sfide di fitness e avremmo portato tutto a termine – l’evento era “Friends of Gipsy Hill” – se non fosse stato per la pioggia torrenziale che ha frenato l’evento.

Naturalmente, ci piacerebbe poter fare di più e speriamo che con alcuni residenti locali entusiasti saremo in grado di fornire più strutture e più supporto per i gruppi nella nostra zona. Se il MegaShed è attivo e funzionante e il campo è in grado di ospitare più partite casalinghe, vorrei utilizzare le nostre partite casalinghe come punto di incontro per gli abitanti del quartiere che così potrebbero sentirsi meno sole o isolate o bisognose di un supporto. Grazie al nostro rapporto con CALM, un ente di beneficenza per la salute mentale maschile, abbiamo alcuni sostenitori  che possono raccogliere pareri di esperti su ansia, dolore o altri problemi – così il MegaShed diventa una CALMZone in cui le persone possono venire e socializzare, forse creare una maggiore coesione sociale.

Sulla scia di quanto ha fatto Rashford, credi anche tu che il calcio possa svolgere un ruolo centrale nella società ed essere di aiuto alle fasce più deboli della popolazione?

Penso che sia un difetto dello sport nel suo insieme se le nostre ambizioni iniziano e finiscono con il fischio dell’arbitro. Marcus Rashford ha fatto esattamente ciò che la sua fama gli offre, ovvero una piattaforma per portare avanti un cambiamento positivo. È una vergogna che ci siano volute le sue parole perché il nostro governo inetto agisse – e quell’azione era di votare contro alla Camera dei Comuni! Hanno cambiato il loro approccio solo grazie a un’enorme petizione pubblica contro quella decisione e, anche allora, hanno fatto in modo da farla passare durante le elezioni americane, quando tutta l’attenzione dei media era su Joe Biden, prendendo così una decisione del tutto antidemocratica e ciò ha assicurato che nessun parlamentare avrebbe messo il proprio nome contro i pasti scolastici gratuiti durante le vacanze di Natale perché sapevano che ci sarebbe stata una enorme risposta negativa da parte della gente.

A parte le disposizioni necessarie per i più vulnerabili, spero che emerga come anche altri sportivi possono guidare un cambiamento positivo nella società. Non intendo solo le persone dello status di Megan Rapinoe, Lebron James o Virat Kholi, ma bensì persone che sono coinvolte nello sport a qualsiasi livello. Ci saranno sempre molti club che vogliono solo praticare il loro sport e non vogliono fare nient’altro; ok, lo capisco, ma non sarebbe meglio sognare di praticare il tuo sport e di avere un impatto duraturo anche sulla vita delle persone nella tua comunità locale?

Quali sono le iniziative che il Wanderers ha messo in campo al riguardo?

Da quando abbiamo ricominciato nel 2009, l’etica del club è radicata nell’idea che “Puoi cambiare il mondo semplicemente facendo ciò che ami”. Il nostro impatto potrebbe essere modesto e la nostra raccolta fondi potrebbe non essere ricca, ma abbiamo sempre cercato di influenzare ciò che dovrebbero fare gli altri che sono più influenti o più ricchi. Sappiamo di non avere le competenze ed i mezzi necessari per fornire servizi ad una ampia platea, come possono fare gli enti di beneficenza, quindi cerchiamo di far aumentare la consapevolezza delle cause importanti per noi ed aiutare le persone nel miglior modo possibile. Ad esempio, non possiamo fare molto per il genocidio degli uiguri in Cina, ma possiamo iniziare non acquistando attrezzature o kit dalla Cina. Non possiamo aiutare un giocatore a trovare un lavoro, ma possiamo offrire modi in cui può acquisire nuove abilità.

I nostri piani per MegaShed / CALMZone sono stati sospesi fino a quando non saremo di nuovo in grado di ospitare le partite nel nostro terreno di casa. Abbiamo sempre offerto ai membri, che sono disoccupati o che studiano a tempo pieno, uno sconto sulle quote di iscrizione e questo è continuato, anche se sempre più persone sono colpite dal Coronavirus non solo a livello di salute. Invitiamo i giocatori a partecipare agli allenamenti e dare loro la prima sessione gratuitamente, per dare a noi e a loro la possibilità di vedere se siamo adatti o no. C’è molto di più che vogliamo fare; abbiamo solo bisogno di qualche volontario in più per aiutarci a farlo.


ENGLISH VERSION


With this fourth chapter we are going to talk to one of the oldest teams in the world: the Wanderers Football Club of London.

Born as “Forest Football Club”, this is because they played in Snaresbrook, in a part of the Epping Forest between the Infant Orphan Asylum and Forest Place, 1859, in 1864, it changed its name to “Wanderers” because they did not own a “home” stadium but played in various locations in and around London. Made up of alumni from England’s leading public schools, he dominated football’s early years by winning the Football Association Challenge Cup (now FA Cup) on five occasions.

It is the first team to win an official trophy.

Founder of the FA in 1863 he immediately became one of the strongest teams. Immediately after its foundation, as anticipated above, they won the FA Cup three times in a row during the late 1870s: among the players were CW Alcock, founder and later president as well as “father of modern sport”, and Arthur Kinnaird, considered the greatest player of his time.

Forest’s first match against another club took place on 15 March 1862 and resulted in a victory over Crystal Palace (not the modern club of the same name). Both this match and the return match between the two teams the following month involved fifteen players per team. At that time, the rules of the football association had not been codified and there were many variations, differing in the number of players per team, whether players were allowed to play the ball with their hands or the method of scoring goals. The 1861 club bylaws were based on the Cambridge rules of 1856 with a small number of additions. In a newspaper ad in September 1862, the club was looking for opponents for matches “according to Cambridge University rules”.

The following year, the club played its first match under the name of Wanderers Football Club, against N.N. Kilburn Club. The Wanderers did well initially, losing only one of sixteen games in the 1865-66 season, but over the next four seasons the team’s fortunes dropped significantly and Alcock also found it increasingly difficult to ensure that eleven of his players actually showed up for a match.

In the 1870-71 season, the Wanderers finally turned their fortunes, losing only five of the thirty-seven games they played. For the following season, the FA, at Alcock’s suggestion, started the Football Association Challenge Cup, a single-elimination tournament open to all member clubs. The club beat the Royal Engineers 1–0 to become the first ever cup winner, the winning goal was scored by Morton Betts, who was playing under the pseudonym “A.H. Checker”.

The following season, under the original competition rules, Wanderers, as holders, were directly admitted to the final where they beat Oxford University 2–0.

In October 1875, Wanderers traveled to Scotland for the first time to play a match against the leading team north of the border at Queen’s Park. The Wanderers were outclassed by the Scots and lost 5-0. The London club got their revenge four months later when Queen’s Park traveled to London for a re-match and lost 2-0. This was the first match the Glasgow club ever lost.

The following season the Wanderers again reached the Cup final where they defeated the University of Oxford while keeping the trophy. The Wanderers again dominated the competition in the 1877-78 season, scoring nine goals in both the first and second rounds. The final was a rematch of the 1872 final and Wanderers again defeated the Royal Engineers to win an unprecedented third consecutive FA Cup. The competition rules stipulated that in such circumstances the trophy would be withdrawn and become permanent property of the winning club, but Alcock returned the cup to the FA on the condition that the rule was removed and no other team would allow it to be claimed.

Only eight clubs have won the tournament more than the Wanderers.

Subsequently, vicissitudes linked to the diaspora of many of its members, who went to serve in the new teams that were gradually forming in England, slowly emptied the Club until it lethally disappear.

What happened from 2009 onwards is explained by Mark Wilson, Club Secretary of the Club

Your team is one of the oldest in England, founded in 1859 and dissolved in 1883:

Actually, we discovered records that showed that the club was playing up to 1887 – by that stage, it was an annual match against Harrow School, played every season from 1865, last held on the 21st December 1887 at The Oval. We’re only 17 seasons away from matching their lifespan. In their 28 year existence, they played around 394 matches – we’re on 633 across a maximum of four teams with more competitive matches, as well as more players. We haven’t matched their success yet but we are working on it!

What led you to revive it in 2009?

I was playing 7-a-side in west London as part of a group of casual players and we moved to Kennington, in Lambeth, south London. The organisers both had to leave – one to emigrate and one to get married – and they asked for a volunteer to keep the session going. I took over and soon realized that the £35 profit we were making each week wouldn’t be enough to retire on, so I decided we should raise money for charity. At the same time, some of the players thought that we had the makings of a pretty good team so I started looking for other teams in Kennington for us to play. However, the only name that kept coming up was ‘Wanderers’, and I’d never heard of them before. I found the great-grand-daughter of one of the founders on a genealogy website and got in touch, explaining that we were going to be raising money for charity, and asked if she would be willing to endorse our reformation; she was delighted to support us and we soon arranged for our first match, which was away to Oxford University at the Iffley Road Sports Ground, where Roger Bannister beat the four-minute mile record.

Was it difficult to convince the heirs of the founders?

They were very supportive and had no qualms with us reforming, especially for good causes. In fact, the great-great-grandson of John Foster Alcock, one of the two brothers who were the driving force behind the original club, has even played for us a couple of times. The family also unveiled a plaque for Charles William Alcock, whose name is synonymous with Wanderers, Surrey Cricket Club, and Victorian sport as a whole, and attended another unveiling of a plaque to celebrate Jarvis Kenrick, the last Wanderers Club Secretary before me, who scored the first goal in FA Cup history, when he scored for Clapham Rovers against Upton Park on the 11th November 1871.

What does it mean to bear the Wanderers name and wear the Wanderers shirt?

It means a lot – we are representing both an historic name from football’s early days but also shaping the legacy of that name into something that is almost entirely our own. Initially, I think it was part fantasy fulfilment; to play for an FA Cup winning team and to bring them back to life. But after over a decade, we can now be proud of what we have achieved so far and the players and supporters can feel part of something bigger than just their glory days.

Our goal is to get back into the FA Cup, which will take some time and a lot of work. If we can do that, we will have truly achieved something great and I really hope I’m still around to see it come to fruition. Having revived the club, got us our first league title, got us a home ground, and built the framework for a modern club, I’m passionate about Wanderers and I want to see us get back to where we belong. It was a shame that the original club folded just a year before the Football League started as, if they’d hung on for a few more seasons, they might have joined the Southern League and then, eventually, formed part of what has become the Football League.

Off the field, our motivation is to be a positive contributor to our community. We know businesses are having a tough time, so we created the Wanderers Business Network of companies that are offering services for small and medium enterprises. If this stable of companies can provide discounts to local businesses, we earn a bonus, the company acquires a new client, and the SME saves money. That’s just the first step and we are planning several more.

Part of that ambition includes incorporating other clubs to form a ‘super’ club – offering men’s football on Saturdays and Sundays, women’s football on Saturdays and Sundays, youth football, a veterans’ team, even other sports like netball, cycling, and so on. We have the identity and the potential and it would be amazing to share that with clubs who want to be part of something bigger.

What are the values you have borrowed from the founders? And how do you try to pass them on to the new generations who are entering the Game?

The original club were the first to allow anyone to play for them regardless of what school they had attended. In the south of England, the only clubs were formed by public schoolboys and so there was a fair amount of loyalty to their alma mater but Forest Club, and subsequently Wanderers, never established those limitations. We carry that through to today – we welcome a wide variety of different people into the club. Since 2009, more than 50 different nationalities have been represented on the pitch.

Inevitably, as the driving force behind the club, the values that exist will be mostly shaped by what I believe, and that’s the case with most organizations, I think. There is still a strong sense of sportsmanship, playing the game with a very clear attitude – but accepting that the competitive and emotional experience of playing for Wanderers does not have to cross the line into cheating or moaning at one another and that the mentality on the pitch is different to that in the changing room or in the pub. I have no problem with players shouting at each other in the heat of the moment on the pitch but they need to be mature enough to understand that when things are said that might upset someone, it is because of the shared desire to succeed and play well, and once they cross the touchline, they can shake hands and be rational about all that went well or could be improved on.

The Club was the first to have ex alumni from public school in its ranks: what does it mean today to be popular?

So, Forest wasn’t the first to have alumni as that was pretty common in the late 1800s and, in fact, if you look at the Amateur Football Combination and Southern Amateur League, they both have a lot of alumni teams to this day. These clubs are often very strong as they have a ready-made conveyor belt of players and so they field four, five, even nine teams each weekend. We don’t have that just yet – although we are working with a youth team, Brixistane FC, to create a pathway into adult football for teenagers. Wanderers were the first to welcome alumni from any school and that, at the time, would have been quite unusual. I like to think we have carried on that openness and welcoming approach.

Most of our successful players come through word of mouth – and like a lot of English amateur clubs we get hundred of speculative emails from kids across western Africa looking for an opportunity to go professional! I wouldn’t consider Wanderers popular just yet and there are plenty of teams whose raison d’être is popularity and they are welcome to their YouTube channels and their clickbait. Our focus is on doing things our way and continuing to grow steadily, so that the club has a solid foundation and the risk of it folding again diminishes every season. That said, thanks to some brilliantly designed shirts over the past few seasons, we have attracted a fan base through shirt sales and now have a Supporters’ Club of over 100 people with more joining throughout the season. Their support is incredible and motivates us even more to do well and to give them something they can enjoy being a part of.

What is your club funding method?

The club used to rely on our weekly Wednesday Night Kickabout – a 7-a-side friendly football match run near London Bridge where anybody could sign up to play for £5 for an hour. However, the council have dramatically increased pitch prices from £21, when we had a charitable discount, to £75. We had to increase the price to £6 for the first time in twelve years. Now, our men’s team players pay £10 per month to cover membership, registration, insurance, and training, and they can attend 4 training sessions a month, increasing the 8 if they are in the first team or on the fringe of the squad. Players also pay £10 for a match, which is pretty much break even as referees are £40 and pitches are between £65 and £100 – but you only pay for those when you host matches at home (although most clubs hire a pitch privately or through the council as opposed to owning their own ground). The women’s team run their own finances independently. Players also buy their own kit, as nobody wants to be responsible for washing 15 dirty shirts, shorts, and pairs of socks and I don’t think it’s a good experience for players to turn up and have to pull mismatched items out of a bin bag chucked in the middle of the changing room!

We’ve been fortunate to be able to raise a reasonable amount of money to invest in our new home venue in Upper Norwood but it still needs a lot more for the pitch to be level – probably close to £10,000 – and we need to either convert one of the changing rooms or build a new block, which could cost £50,000. The Football Foundation, the Mayor of London, a network of gyms called Better, and others helped massively to get us to the £10,000 we needed for goals, ball-stop netting, pitch improvements, and a kiosk – the MegaShed – and we have hosted some matches, but the pitch needs further improvement to prevent injuries and allow us to play our style of football. 

How hard is it not being able to have an audience and therefore income for a club like yours?

For us, providing an opportunity for people to play is the priority. Coronavirus has meant we’ve missed out on over £5,000 of money we could have spent on pitch improvement and we do not qualify for any further support in that direction, which is frustrating, so if any nostalgic football fans with deep pockets are reading this, please get in touch!

We don’t often get many fans as there is a lack of awareness about our fixtures – the league only tells us who and where we’re playing one or two weeks in advance which is not enough time to adequately publicise them or organise any food or drink, for example. Personally, I would like the league to announce all of the fixtures by Match Week, and then each club is responsible for making sure they have a pitch and a team and getting on with it. Obviously, this would alter as teams progress in different cup competitions but the specific dates of the rounds of each competition are set before the season starts so it does not seem to be too difficult to implement.

Do you believe that the way of understanding football financially is still sustainable?

No – but I don’t think that’s necessarily a bad thing. In our league, clubs start and fold every season. Teams that do really well for a while suddenly plummet through the leagues because the core players get too old or move away or have kids. There are often too many clubs at the bottom end and it should be more difficult to start a club, to avoid clubs folding in the middle of the season. Regardless of what happens in the professional game (steps 1-6), as this has very limited effect on teams at our level, football finances in the semi-professional leagues (7-12) is only sustainable with fans. That then relies on teams playing well or being successful and there can only ever be a handful of clubs that are regularly successful over a sustained period of time. Lots of those clubs have a die-hard core of fans that essentially fund the club, along with numerous sponsors or, in some instances, a wealthy owner. Without fans and sponsors – both negatively impacted by Coronavirus – the risk is that some semi-pro clubs are going to fold and they are, sometimes, a focal point for the community. That has a knock-on positive impact on mental health, social cohesion, health and fitness amongst kids, and the local economy; if a club were to struggle, the impact can be felt throughout the community.

Can this crisis be a way to review the entire football system?

I hope so. There are too many admirals in the Navy; we have the Football Association, the Premier League, the Football League, the Professional Footballer’s Association, League Manager’s Association, the Professional Game Match Officials, then you have fifty-one different County FAs – including ones for the Army, Navy, Air Force, Schools, and Amateur clubs (the Amateur Football Alliance was formed in 1907 as a protest against professionalism). It’s frankly utterly ludicrous. But there is little chance for change as, inevitably, those who are in positions of power will fight to hold on to their titles and their salaries.

When we have toured abroad, as we do almost every Summer, we find there are much fewer clubs and organisations. There seems to be a correlation with better facilities – in London, public pitches are unplayable in the winter because of over use. I went to the Netherlands and there was a council run venue that had six or seven adult pitches, numerous kids pitches of different sizes, modern changing facilities, a nice bar, and plenty of parking. It clearly generated a lot of money for the region. Even in countries you might assume don’t have the resources, such as Romania and Bulgaria, we were playing on professional quality surfaces that would be totally out of place in England, even for clubs seven or eight levels higher than us. In contrast, football has a very bad image amongst politicians and few organisations or clubs appear to be doing much to change that.

Could anti-racism and gender equality be the new foundations from which to restart modern football?

I wouldn’t say foundations but I would say that they absolutely cannot be ignored or de-prioritised. Football’s global success has been its accessibility – from the earliest days of the 19th century until today, it only takes two goals and one ball to play. Racism and sexism are barriers that prevent football being enjoyed.

I think there are plenty of people who agree with that concept but disagree with how these issues are being tackled, arguing that campaigns like Kick It Out gain disproportionate exposure versus campaigns that want to tackle homophobia or Islamophobia, for example. For me, the discipline system in football should extend to tackling these problems. Someone may say something chauvinistic at be rightly criticised – but was it a ‘red card offence’ or a stern talking to? If a professional footballer is xenophobic, do they get fined or a life ban? We have to be willing to consider each incident on its own or risk making comparatively minor negative behaviours – perhaps done accidentally or without sufficient fore-thought – career-ending. There are plenty of things that should result in life bans from the sport; asset-stripping clubs as some owners have done where the club is given a points penalty but the owner walks away free; FA Chairman Greg Clarke’s recent comments may not be worthy of a life-ban but he certainly should not be in a position of influence; John Terry and Luis Suarez’ visible racist comments should have resulted in the same kind of ban as failing a drugs test but they were given only punitive punishment.

The Premier League has always been very sensitive to LGBT issues or to the more recent ones of the BLM: is this also the case in the minor leagues?

I don’t think it is. I was disappointed that County FAs – and we are members of the Amateur FA and London FA – did not provide guidelines about appropriate behaviour in line with professional players kneeling in protest before matches. I know that, at our level, had we chosen to kneel after kick-off, some of our opposition teams would have scored and not thought anything of it. There are often emails telling us how to report instances of abuse and I see more and more clubs being punished or games abandoned because of abuse and yet there are no visible sanctions for the perpetrators. Professional sports people have greater protection through their employee-employer relationship and membership of a union; amateur and grassroots players and volunteers can vote with their feet and leave a club but if it’s the opposition causing the problem, where do you go?

Our league, who are affiliated to Surrey FA, don’t have the personnel in place with the experience or expertise in these areas. Like many competition organisers or County FAs, many of the people in charge don’t have to worry about being treated unfairly and, unless something negative happens to them or to someone they know, it does not necessarily get handled with the same level of seriousness as matters they are familiar with. I can understand, but not accept that and we are in a situation now where the leaders at all levels of football have to move with the times or move aside. They need to be willing to recognise their own limitations and take measures to learn about people that don’t look, think, live, or behave like them.

What initiatives, in this sense, have you made as a team and as a club?

All clubs that want to meet the FA’s Charter Standard Status, which is the benchmark of a well-run club, should have in place a clear set of policies that establish that the club is against prejudice and has a clear complaints policy for club members to go through to raise any concerns about discriminatory treatment. However, in my opinion, the template paperwork that clubs are expected to use is inconsistent with the unique situations many clubs find them in – specifically the Club Constitution template, which needs a total overhaul – and the template policies only deal with complaints from a club’s players about another member or volunteer; there is no guidance about how to handle discrimination from governing bodies, other clubs, their players, or fans, or from third parties. Furthermore, there should be some guidance about how to help, firstly, victims of racism, sexism, homophobia, etc, manage the situation, their emotions, and mental health after the incident and, secondly, perpetrators of the incident to change their attitudes and recognise what they have done wrong. I have no problem with punishing people who are racist, sexist, or homophobic – I do have a problem with not giving them a chance to rectify the situation first. I have started some very early conversations with experts in this area to see if we can come up with a model guidance document that can be shared with clubs throughout the UK, but that’s a big task with ambitious outcomes.

What is the relationship with the neighborhood?

We have been very fortunate in establishing positive relationships with a few groups in our local area. When we were awarded some funding by the Mayor of London, so were the Friends of Gipsy Hill, who are working hard to improve the area, increasing the greenery, making areas around the train station brighter and more appealling, as well as running events and distributing meals to the most in need. We have also attended the West Norwood Feast, which is a huge outdoor market that took place every month before lockdown kicked in. After that, I appeared on a daily video interview run by the Norwood Library group across Facebook. We have also received support in terms of funding and practical advice from Stephen Mann, a local councilor, and donations to our crowdfunding from the church trust, who own the pitch we play on, and offers to get involved in our Grand Opening event. The local Better gym would have put on some fitness challenges and we would have had a Friends of Gipsy Hill stall if it wasn’t for the torrential rain that put a dampener on the event.

Naturally, we would love to be able to do more and we hope that with some eager local residents we might be able to provide more facilities and more support for groups in our area. If the MegaShed is up and running and the pitch able to host more home games, I would like to use our home games as a meeting point for local people who might be feeling lonely or isolated or in need of discreet mental health support. Thanks to our relationship with CALM, a men’s mental health charity, we have some literature supporters can pick up should they want some advice about anxiety, grief, or other issues – so the MegaShed becomes a CALMZone for people to come to and socialise, perhaps creating greater social cohesion.

In the wake of what Rashford has done, do you also believe that football can play a central role in society and be of help to the weakest sections of the population?

I think that it is a shortcoming of sport as a whole if our ambitions begin and end with the referee’s whistle. Marcus Rashford has done precisely what his fame affords him, which is a platform to push forward positive change. It is a disgrace that it took his words for our inept Government to take action – and that action was to vote against it in the House of Commons! They only changed their approach thanks to a huge public petition against their decision and, even then, they made the choice during the American election, when all of the media’s attention was on Joe Biden, and, even then, they made a wholly undemocratic decision that ensured no MP would have their name put down as being against free school meals during the Christmas holidays because they knew of the negative response.

Aside from the necessary provision for the most vulnerable, what I hope will come out of this is that other sportspeople will recognise that they can drive positive change in society. I don’t mean just people of that status of Megan Rapinoe, Lebron James, or Virat Kholi, people anyone involved in sport at any level. There will always be plenty of clubs who just want to play their sport and don’t want to do anything else; okay, I understand that, but wouldn’t it be better to dream of playing your sport and making a lasting impact on the lives of people in your local community too?

What are the initiatives that the Wanderers has put in place in this regard?

Ever since we restarted in 2009, the club’s ethos has been rooted in the idea that ‘You can change the world just by doing what you love’. Our impact may be modest and our fundraising may not be rich but we have always tried to model what others who are more influential or more affluent should be doing. We know we do not have the expertise to deliver services to the beneficiary, like charities can, so we try to raise awareness of causes important to us and help the people we are able to. For example, we can’t do a great deal about China’s genocide of the Uighurs but we can start by not buying any equipment or kit from China. We can’t help a player get a job but we can offer ways that they can acquire new skills.

Our plans for the MegaShed / CALMZone have been put on hold until we are able to host matches at our home ground again. We have always offered members who are unemployed or in full-time education a discount on match fees and membership and that has continued – even as more people are affected by Coronavirus through redundancies or being put on furlough. We invite players to attend training and give them their first session for free, to give us and them and chance to see if we’re a good fit or not. There is so much more we want to do; we only need a few more volunteers to help us to do so.

40 anni. Vivo a Bologna da 22 anni, sono pugliese di nascita ma con influenze genetiche sia napoletane che romane. Amo il Gioco del Fùtbol in tutte le sue nuance, tifo Lazio, ma le mie prime esperienze allo stadio sono state allo Zaccheria a seguire il Foggia di Zeman e, per influenze paterne, ho vissuto l'epopea del Napoli di Maradona a cui, emotivamente, sono legato. Amante della settima arte e della saga di Pepe Carvalho, nonchè di tutta la letteratura sudamericana, specialmente quella legata al Gioco (Soriano&Co.)