serie A
, 7 Dicembre 2020

Le squadre più imbarazzanti dell'ultimo ventennio di Serie A


Se la Serie A fosse un regista e se questo regista fosse Renè Ferretti di Occhi del Cuore, guardandosi indietro e incrociando lo sguardo delle seguenti compagini che si sono succedute negli ultimi anni di Serie A riuscirebbe soltanto a dire "Mamma mia la monnezza che ho fatto". 10 squadre che hanno dato il peggio, chi trascinandosi stancamente per tutta la stagione e chi cercando cambiamenti in corsa che hanno reso la toppa ancora peggio del buco. Tra allenatori raffazzonati, dirigenze allegre, rose inadatte e scandali, abbiamo provato a fornire una raccolta del "meglio del peggio" di ciò che abbiamo visto ultimamente. Aspettando le prossime uscite.


#1 Il Milan di Marco Giampaolo

Una settimana fa Marco Giampaolo era sulla via di ritorno da San Siro, deluso dalla sconfitta 4-2 del suo Toro contro l'Inter dopo essere stato in vantaggio di due reti a meno di mezz'ora dalla fine. Questo incipit ci serve per ribadire lo scarso feeling che l'allenatore abruzzese ha con l'impianto milanese, che si è manifestato nella sua maggiore forma quando si sedeva sulla panchina dei locali rossoneri.

Un rapporto semplicemente disastroso fin dall'inizio. L'entusiasmo della corrente Giampaolista infatti durò meno del precampionato, e accrebbe soltanto i dubbi tattici e di personalità che Giampaolo, per la prima volta in una big, aveva fatto trasparire.

Il prosieguo andò peggio, alla prima di campionato sconfitta 1-0 a Udine col primo gol in serie A di Rodrigo Becao, un Suso snaturalizzato come trequartista puro e quella forza della natura che era Piatek trasformato nel miglior amico dei difensori centrali della Serie A. Neanche nelle vittorie con Brescia e Verona c'è pace per il tecnico ex Empoli, perchè i due successi di misura non rasserenano nè lui nè l'ambiente e anzi, lo traghettano lentamente verso la cascata che sta per affrontare. Dopo il successo del Bentegodi il Milan ha 6 punti su 9 disponibili, e quel preciso istante rappresenta il momento più alto della carriera da tecnico di Marco Giampaolo. Dopo, arriverà una velocissima e violentissima caduta dall'ottavo piano.

Non sarà tanto la sconfitta nel derby contro quell'Antonio Conte che lui stesso aveva sfidato coniando il motto "testa alta e giocare a calcio" in contrapposizione al "testa bassa e pedalare" del tecnico leccese, quanto le successive due debacle contro Torino e Fiorentina in casa. Specialmente quest'ultima ha il sapore amaro della beffa per i tifosi rossoneri, che hanno trovato finalmente una giustificazione per il grosso sorriso di Montella (all'epoca tecnico viola) nelle interviste post-partita. Il successo rocambolesco di Genova sponda rossoblu è il regalo di addio del tecnico, che si congeda in evidente stato confusionale in una conferenza stampa dove analizza una vittoria dei suoi ridotti in dieci, quando la cronaca e il referto arbitrale raccontano che al contrario fu la squadra dell'allora Andreazzoli a giocare in inferiorità numerica per lunghi tratti della gara.

Arriverà cosi l'esonero, triste e solitario come l'intera esperienza rossonera di Giampaolo.

La confusione di Giampaolo nel post partita del rocambolesco Genoa-Milan, dove dimentica di aver giocato in superiorità numerica per lunghi tratti della gara.

#2 La Fiorentina di Delio Rossi

Avremmo potuto allargare il discorso citando la Fiorentina della stagione 11/12, ma siamo sicuri che non avreste immediatamente collegato l'annata. Intitolandola a Delio Rossi, invece, saprete già come andrà a concludersi tutto ciò.

Partiamo proprio dalla fine: il 2 maggio la Fiorentina è sotto per 0-2 al Franchi con il già retrocesso Novara e il tecnico ex Salernitana e Lazio decise di sostituire Adem Ljiaic senza aspettare neanche il primo tempo. Il serbo non ci sta e esprime il proprio dissenso al tecnico in maniera quantomeno colorita, ma ancor più sorprendente è la reazione del tecnico che si scaglia contro il suo giocatore facendone scaturire una rissa con la partita che scorreva ormai come sfondo ad un altro match. La partita finirà 2-2 e il giorno dopo Rossi verrà esonerato.

Questo episodio è la inevitabile conclusione di una stagione che solo per poco non è culminata con la retrocessione, con una Fiorentina che aveva iniziato con Mihajlovic e che ha terminato la stagione con 3 allenatori diversi seduti sulla sua panchina e che vedeva ai nastri di partenza una rosa non all'altezza del blasone viola. Scenderanno in campo infatti durante la stagione 37 giocatori diversi, tra cui spiccano in negativo le meteore Santiago Silva e Ruben Oliveira, che si alterneranno il ruolo di numero 10 durante il campionato.

La vera beffa per i tifosi viola però, arriverà indirettamente, con la Fiorentina che diventerà senza saperlo arbitro dello scudetto 11/12, poiché oltre a subire la più disonorante sconfitta degli ultimi anni contro i rivali storici della Juventus per 0-5 davanti al proprio pubblico, i viola centreranno una delle poche vittorie in trasferta della stagione proprio contro il Milan di Allegri che quell'anno contese lo scudetto ai bianconeri. La vittoria per 1-2 a Milano grazie alle reti di Jovetic e di Amauri (!) permetterà ai bianconeri di Conte di andare in testa alla classifica in solitaria e di rimanerci fino alla storica serata di Trieste.

Non potevamo esimerci dal pubblicare questo video mainstream. Non c'è miglior emblema che rappresenti quella nefasta stagione della Fiorentina.

#3 Il Chievo di Ventura

Arriviamo alla più breve e fulminante esperienza di questo speciale elenco, per certi versi anche quella che potrebbe essere definita la peggiore e sicuramente la più assurda. Ventura sostituisce D'Anna alla guida di un Chievo in piena crisi di risultati, che ha mancato anche la partenza a razzo a cui ci aveva abituato negli anni della massima serie e che serviva per mettere importante fieno in cascina in chiave salvezza.

Alla prima partita da clivense, al buon Giampiero tocca la banda del Gasp al Bentegodi: finisce con un 1-5 che probabilmente è il primo album in formazione completa della squadra bergamasca e che darà il via a quel ciclo che ha portato i nerazzuri a sbancare Anfield pochi giorni fa (di questo va dato quindi gran merito a quel Chievo). Poi altre due sconfitte, a Cagliari e a domicilio dal Sassuolo, prima di un pareggio con il Bologna che sarà l'unico punto conquistato da Ventura alla guida dei gialloblu.

Poi le dimissioni pochi giorni dopo, che si concluderanno con una rescissione consensuale e con la finale retrocessione di un Chievo che in quelle 4 partite capì che salvarsi sarebbe stato impossibile.

Qui invece possiamo ammirare l'esatto momento in cui è nata quell'Atalanta che vediamo oggi. Merito anche di Giampiero Ventura?

#4 Il Torino 02/03

La compagine più vecchia di questa classifica è il Torino 02/03 del contestatissimo presidente Attilio Romero. Quell'annata maledetta per i granata culminerà con la retrocessione e il successivo fallimento societario, consequenziale pochi anni dopo, nel 2005. Il Toro vivrà una delle sue stagioni più negative cambiando ben quattro allenatori durante l'anno (Ferri, Zaccarelli, Camolese e Ulivieri) senza mai trovare il giusto appiglio per poter rimanere aggrappato alla massima serie.

Undici sconfitte nel solo girone d'andata e davvero troppo poche vittorie (solo 2, 4 in tutta la stagione) faranno da base ad un fallimento tecnico e di risultati. A condire il tutto ci saranno uno 6-0 subito dal Milan (al ritorno al Delle Alpi con i rossoneri, sotto 0-3, ci fu la conseguente contestazione della Curva Maratona) e i due derby persi malamente con la Juventus (0-4 e 2-0, quest'ultimo risultato addirittura ottenuto con i granata ridotti in 8 uomini nel finale).

Il surreale derby di ritorno con il Toro che chiuse in 8 e che si divorò letteralmente il gol del pareggio con la follia di Fattori. Nel finale, l'ennesima previsione azzeccata di Luciano Moggi.

#5 Il Parma di Manenti

Ultima giornate del campionato 13/14: Alessio Cerci a Firenze si fa parare da Rosati il rigore decisivo che avrebbe mandato il suo Torino in Europa League. A festeggiare sarà il Parma di Roberto Donadoni, che tornerà cosi a calcare i campi di oltre confine dopo tanto tempo. Tutto inutile, perchè i crociati non giocheranno mai in Europa, e a compiere l'impresa di Bilbao sarà il Toro di Giampiero Ventura. Questo rappresenterà solo la punta di un enorme iceberg che porterà al fallimento dei gialloblù che ripartiranno nella stagione 15/16. In mezzo, una stagione 14/15 assurda per gestione societaria e, di conseguenza, gestione tecnica.

Dopo quell'inizio di stagione burrascoso concluso con la mancata licenza, il mercato porta nomi rilevanti solo tra le cessioni (come quella di capitan Parolo alla Lazio) a cui si aggiungono i problemi di aritmia cardiaca del talentuoso Biabiany. Alle difficoltà in campo si sommano presto quelle societarie: il 7 dicembre Tommaso Ghirardi vende ufficialmente il Parma a una cordata con capitali russo-ciprioti, a cui seguiranno una serie di successioni di presidenza che avranno il risultato di far penalizzare i ducali di un punto per il mancato pagamento IRPEF. Alla fine del girone d'andata il Parma ha soltanto 9 punti (clamoroso il tonfo per 7-0 in casa della Juve). Il 6 febbraio dell'anno successivo la società viene ceduta ad una cordata con a capo Gianpietro Manenti, AD di una società con sede a Nova Gorica in Slovenia (con la cui squadra locale i ducali fecero già molteplici e sospette operazioni di mercato negli anni precedenti).

Dal giorno successivo a questo passaggio ci saranno solo problemi societari, pignoramenti e dipendenti in difficoltà economiche, solo parzialmente mitigati dagli aiuti di tante società di serie A (su tutte la Samp di Massimo Ferrero). Manenti viene arrestato e il Parma penalizzato di altri due punti, è un collasso annunciato che però ha un moto d'orgoglio sportivo in una vittoria per 1-0 sulla Juventus di Allegri al Tardini (gol di Josè Mauri che si rivelerà uno dei più positivi di quella stagione). La matematica retrocessione avvenuta con 5 giornate di anticipo sulla fine del campionato è solo il preludio di un fallimento societario che costringerà una delle 7 sorelle degli anni 90 a ripartire dalla serie D.

Usciamo dai video a tema calcio giocato per la surreale conferenza stampa di presentazione di Giampietro Manenti

#6 Sampdoria 10/11

Iniziò con la Champions e finì a Gubbio. Si potrebbe sintetizzare così la stagione 2010-2011 della Sampdoria, che vive una di quelle annate che più storte proprio non si può.

Si inizia presto, con Mimmo di Carlo alla guida dopo la positivissima stagione targata Delneri, con il primo boccone amaro da mandare giù già a fine agosto: il 3-1 ai playoff di Champions subito a Brema sembra condannare i blucerchiati prima del previsto, ma a Marassi una prestazione superba riesce a ribaltare tutto fino al 3-0 firmato da Cassano di tacco a pochi minuti dal termine. Pochi minuti che si riveleranno fatali, poiché quella vecchia volpe di Claudio Pizarro ci infilerà un diagonale velenoso che porterà tutto ai supplementari, dove sarà Rosenberg a condannare i blucerchiati.

Anche il girone di Europa League andrà malino, con l'eliminazione al primo turno. In campionato le cose non sembrano andare così male, certo non sarà l'annata dell'anno scorso ma la Samp chiude l'andata con 26 punti. Sarà però il mese di gennaio a far crollare la Samp, soprattutto a livello tecnico, perchè verrà ceduta tutta insieme la coppia d'oro Cassano - Pazzini rispettivamente a Milan e Inter (il primo mollerà a che per diverbi avuti con il presidente Garrone).

Il resto sarà una debacle unica, con appena 6 punti in 11 giornate che costeranno la panchina a Di Carlo a vantaggio di Cavasin. Inaspettatamente coinvolta nella lotta per non retrocedere, la Samp non saprà reagire facendosi travolgere anche da squadre meno dotate tecnicamente ma più abituate alla lotta dei bassifondi. Decisiva e dolorosissima sarà la sconfitta nel derby di ritorno con il Genoa: su una partita che sembrava quantomeno "indirizzata" sul pari, sarà l'ingenua meteora Mauro Boselli a siglare, al minuto 96, un gol del 2-1 che a Genova avrà spazio anche nel nome di alcune vie della città. Il Lecce approfitterà di questa crisi per superare la Samp e tenerla dietro fino alla decisiva sconfitta blucerchiata contro il Palermo, che condannerà la Gradinata Sud alla Serie B (e alla trasferta di Gubbio, appunto).

Il tragico finale blucerchiato di uno dei derby della lanterna più assurdi di sempre

#7 Il Genoa 2011-2012

Pareggiamo subito il conto nel derby della Lanterna parlandovi del Genoa 11-12, che avrà però (a differenza dei cugini) il merito di salvarsi anche se in maniera rocambolesca (cosa capitata spesso ai rossoblu negli ultimi anni). E dire che quell'anno la rosa ai nastri di partenza formata da Enrico Preziosi non era nemmeno delle peggiori: la solita lista infinita di acquisti e cessioni ebbe come risultato una squadra con giocatori talentuosi (il primo anno italiano di Rodrigo Palacio, le geometrie di Miguel Veloso e la freschezza dei giovani Kucka e Sturaro) ed elementi di esperienza (Granqvist, Kaladze, Gilardino e Bovo).

La prima parte di stagione sarà anche positiva, nonostante la prima sconfitta per 6-1 a Napoli che portò all'immediato esonero di Malesani in favore di Pasquale Marino, lo stesso Malesani poi ritornò al timone lasciando la guida una seconda volta a Gigi De Canio nel finale di annata. Nel girone di ritorno i rossoblù riusciranno a vincere soltanto 4 partite e, nonostante i 19 gol di uno strepitoso Palacio, arriveranno a contendersi la salvezza con il Lecce soltanto all'ultima giornata.

L'episodio più eclatante arriverà però qualche settimana prima, con la sconfitta casalinga per mano del Siena per 4-1: a partita ormai compressa la Gradinata Nord arriverà a far sospendere la partita con l'intento di farsi consegnare le maglie dai giocatori in quanto indegni di poterla indossare. La scena di Marco Rossi che consegna le maglie (tranne quella di Sculli, ma qua andrebbe aperto un capitolo a parte) alla tifoseria coi suoi compagni a petto nudo in campo farà il giro del mondo.

La protesta della Gradinata Nord che scatenerà il dibattito dell'opinione pubblica.

#8 L'Inter di De Boer

84 giorni. Tanto durò l'avventura dell'attuale CT della nazionale olandese all'ombra della Madonnina. 84 giorni tra l'addio affrettato ed improvviso a Roberto Mancini e l'arrivo di Stefano Vecchi (che poi lascerà spazio ad un altro Stefano, Pioli) davvero avari di soddisfazione per i tifosi nerazzurri.

Thohir mosse il suo primo colpo di coda proprio a ridosso dell'inizio di stagione, segnale che faceva già presagire qualcosa di poco coerente con la corretta gestione tecnica di una società. E dire che sul mercato il presidente indonesiano si era mosso anche bene (sulla carta), pescando Candreva, Joao Mario, Banega e Gabigol. Dopo la prima vittoria (alla terza giornata) sul campo del Pescara in rimonta però, il tecnico olandese non troverà mai il bandolo della matassa e l'Inter si produrrà in brutte figure a ripetizione, su cui spiccano tra tutte quelle in campo europeo, dove i nerazzurri vengono eliminati nella fase a gironi di Europa League in un girone veramente di basso livello, con Sparta Praga, Southampton e Hapoel Beer Sheva.

Toltosi la soddisfazione di battere la Juve scudettata, non ci saranno altre gioie per il De Boer interista, a cui sarà fatale la sconfitta in casa della Samp. A lui succederà Pioli, che però non riuscirà a risalire la china e chiuderà al 7mo posto. Gli acquisti tanto voluti ad inizio stagione si riveleranno tutti (in maniera differente) dei flop: Gabigol realizzerà una sola rete in campionato (a Bologna), Joao Mario resta a tutt'oggi un pesante fardello sul bilancio interista, Banega tornerà dopo un solo anno nella sua Siviglia (vendicandosi pienamente lo scorso agosto...) e Candreva resterà per diverse stagioni ma mai convincendo appieno i tecnici.

La cosa curiosa di tutto ciò è che nemmeno il presidente di quella stagione verrà riconfermato, poichè anche Thohir passerà il timone alla famiglia Zhang.

Il capolavoro di sincerità di Frank De Boer.

#9 Il Sassuolo di Malesani

Anche qui parliamo di esperienze rapidissime. Quella di Alberto Malesani al Sassuolo dura il tempo di un soffio. 5 sconfitte in 5 partite, poi l'esonero e il ritorno in sella di Eusebio di Francesco, esonerato poco prima (Malesani è l'unico allenatore di questa classifica a non aver raccolto nemmeno un punto).

La prima esperienza nella massima serie del Sassuolo non doveva essere di facile gestione, certo, ma stiamo parlando di una annata conclusasi con un'insperata salvezza dopo i soli due punti raccolti nelle prime 7 partite. La chiamata di Malesani fu una pecca di inesperienza dei dirigenti neroverdi (che poi ne faranno di strada...) dettata forse dalla paura della cadetteria e della ricerca di un rifugio sicuro nelle mani di un tecnico esperto.

Esperienza che si rivelerà fallimentare ma non irreparabile, visto che il ritorno di Di Francesco gioverà alla squadra nel rush finale di campionato. 5 sconfitte con Verona, Inter, Napoli, Lazio e Parma, poi i saluti a Malesani. Ma dalle parti di Sassuolo ora non si sbaglia più un tecnico.

In effetti, Alberto, di tempo ce n'era ancora. Non per te.

#10 Il Catania 13/14

Come nel caso del Parma, anche qui ci troviamo di fronte ad una retrocessione che è solo l'antipasto di quelle che saranno le vicende societarie che coinvolgeranno in Catania e il suo presidente Nino Pulvirenti. Dopo lo strepitoso risultato dell'anno precedente con un ottimo 8vo posto, il Catania 13/14 non riuscirà mai ad uscire dalla zona calda, trovando una continuità di risultati soltanto nelle ultimissime partite della stagione (il clamoroso 4-1 alla Roma vice campione d'Italia darà matematicamente il terzo scudetto consecutivo alla Juventus).

Un mercato condotto in Preziosi-style, con diverse entrate ed uscite spesso con durata solo semestrale, non agevoleranno il compito dei 3 allenatori che si sono avvicendati sulla panchina degli etnei (Maran, De Canio e Pellegrino) e che non ritroveranno nemmeno lo straripante Maxi Lopez ammirato nei primi mesi di esperienza siciliana. Una retrocessione che, appunto, darà il là ad un crollo del Calcio Catania che solo ora sta cominciando a risalire le categorie per poter riportare lo splendido pubblico del Massimino dove merita.

Chiudiamo con i rimpianti e la rabbia dei tifosi del Catania dopo il 4-1 rifilato alla Roma, ormai troppo tardi per essere utile ad una salvezza.


  • 27 anni, laureato alla magistrale di turismo, territorio e sviluppo locale presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca. Grande passione per calcio, musica e viaggi. Da sempre appassionato di giornalismo sportivo.

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