Interventi a gamba tesa

Ibra, Raiola e il nuovo ordine mondiale

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(L-R) Zlatan Ibrahimovic, players agent Mino Raiola during the 2018 FIFA World Cup WM Weltmeisterschaft Fussball Russia group F match between Germany and Mexico at the Luzhniki Stadium on June 17, 2018 in Moscow, Russia FIFA World Cup 2018 Russia 2017/2018


Due parole su una polemica che può sembrare inutile ma che invece potrebbe provocare un terremoto nella governance del calcio.


La storia è già nota a tutti: lunedì scorso, ventiquattrore dopo essere finito su tutte le prime pagine per l’ennesima prestazione sontuosa, Zlatan Ibrahimovic è tornato a far parlare di sé ma questa volta per questioni che non riguardano direttamente il campo di gioco.

Con due tweet dal tono volutamente sospeso a metà tra lo stupore più assoluto e l’accusa vagamente cospirazionista, il centravanti del Milan si è chiesto come sia possibile che la EA Sports possa lucrare sulla sua immagine senza che lui abbia dato il proprio assenso né alla casa videoludica di Redwood City né tantomeno a FIFPro. Meno di un’ora dopo Zlatan è stato spalleggiato da nientemeno che Gareth Bale, il quale è arrivato addirittura a domandare cosa sia questa FIFPro, per poi lanciare l’hashtag (a dire la verità non troppo seguito) #TimeToInvestigate.

I tweet “incriminati” di Ibra

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Il peso di queste esternazioni si è rivelato pochi minuti più tardi, quando Mino Raiola ha rilanciato le parole dello svedese, ma aggiungendo un livello alle accuse: «Spero che adesso risponderanno alle nostre lettere» sottintendendo che il problema era già stato sollevato in sede privata.

A questo hanno seguito: un’ovvia smentita di EA Sports, in cui sostanzialmente sostiene di stare facendo tutto legalmente e alla luce del sole; un’intervista rilasciata da Raiola al The Telegraph in cui sostiene che oltre trecento calciatori sono pronti a fare causa per l’uso illegittimo della loro immagine e una seconda risposta di Electronic Arts. Nonostante a qualcuno questa possa sembrare una polemica sterile e quantomeno ipocrita – l’avatar di Ibra è presente nei videogiochi FIFA fin dall’edizione 2002, mentre Gareth Bale è stato addirittura uomo-copertina dell’edizione ’14questo dibattito è in realtà una grande mossa di marketing che preannuncia una possibile guerra ai vertici calcio mondiale.

Il casus belli dei i diritti d’immagine

Il diritto all’immagine è la posizione giuridica in cui si trova il soggetto il cui aspetto esteriore sia oggetto di una trattativa, di una cessione o, comunque, di una qualsiasi operazione giuridica. È “personale” e “disponibile”, ovvero ognuno ne può disporre come preferisce, e non è limitato all’immagine esteriore ma copre anche il nome, la voce e tutti i tratti che caratterizzano la persona: nel caso dei calciatori quindi persino una movenza particolare, un taglio di capelli o un’esultanza ben riconoscibile.

Affinché un soggetto terzo possa sfruttare i diritti all’immagine a fini commerciali è necessaria una cessione esplicita dei diritti, che per la maggior parte delle volte avviene attraverso accordi sindacali.

Questo è ciò che succede quando un videogioco di calcio non ottiene i diritti all’immagine

Come ha spiegato in dettaglio Federico Venturi Ferriolo – avvocato specializzato in diritto sportivo presso lo studio legale LCA – nel 2012 l’Associazione Italiana Calciatori (AIC) ha ceduto i Diritti di Gruppo dei propri tesserati a FIFPro (il sindacato mondiale di calciatori e calciatrici, che attualmente rappresenta 63 federazioni e oltre 60’000 atleti e che ha rapporti strettissimi con la FIFA) la quale si è occupata a sua volta di negoziare con le grandi case di videogiochi, tra cui ovviamente EA Sports.

Fino a qui sarebbe tutto abbastanza lineare, se non fosse che da diversi anni molti calciatori di Serie A hanno contestato questa procedura e si sono sfilati da AIC e FIFPro. In questi casi, come è effettivamente già accaduto con il campionato brasiliano, FIFPro potrebbe avere ceduto illegittimamente i diritti di alcuni calciatori e, nel caso, rischierebbe grossi guai sia in termini monetari che di credibilità: cosa accadrebbe se gli iscritti, anche solo i volti più noti, ritirassero la propria adesione al sindacato e volessero rinegoziare da zero la cessione dei diritti?

The Football Forum

Questa, molto probabilmente, è la stessa domanda che si sono posti tre tra più importanti agenti al mondoMino Raiola, Jonathan Barnett e Jorge Mendes – quando nel 2019 hanno deciso di fondare l’associazione The Football Forum (TFF), «un movimento internazionale di agenti, calciatori» (e allenatori) nato per «permettere lo sviluppo di posizioni comuni a livello internazionale […] e per rappresentare queste posizioni nelle sedi più appropriate».

Jonathan Barnett, l’agente sportivo n°1 al mondo secondo Forbes

In sostanza, un sindacato alternativo a FIFPro, a cui potrebbero aderire (o avere già aderito, non ci è dato saperlo) le centinaia di calciatori rappresentati da Raiola, dalla Gestifute di Mendes, dalla Stellar Football di Barnett (la più grande società di agency calcistica al mondo) e dalla ROGON del vicepresidente esecutivo di TFF Roger Wittmann.

Tra questi, alcuni nomi piuttosto noti: Håland, Ibrahimovic, Pogba, de Ligt, Verratti, Donnarumma, Marcus Thuram, Lozano, Kean, Mkhitarian, Saúl Ñíguez, Bale, Chilwell, Mount, Grealish, Szczesny, Cristiano Ronaldo, Bernardo Silva, Ederson, Cancelo, James Rodríguez, Di María, Firmino, Sabitzer, Draxler e molti, molti altri.

Le dichiarazioni di Raiola al WFS

La parte veramente piccante della questione, effettivamente noiosissima per chiunque non sia un addetto ai lavori o una persona stranamente interessata alle dinamiche legali in ambito sportivo, è stata svelata da Raiola e Barnett in un intervento al World Football Summit. Intervistati da Gianluca Di Marzio in merito alla nascita del progetto The Football Forum, i due agenti hanno sganciato una bomba dopo l’altra, confermando in pieno ciò che Electronic Arts aveva sostenuto nei giorni precedenti – ovvero che non fosse una questione di videogiochi ma una lotta di potere tra gli agenti e FIFPro – e portando l’offensiva alle più estreme conseguenze attraverso una serie di attacchi durissimi nei confronti non tanto del sindacato, ma della FIFA stessa.

Il tweet in cui EA Sports mette in chiaro il proprio punto di vista sulla questione

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Se da un lato Raiola e Barnett se la sono presa – anche giustamente – con la poca trasparenza dei vertici del calcio mondiale («si spartiscono il potere, si spartiscono il lavoro, si spartiscono il denaro ed è così che fanno tutti felici. Noi veniamo dall’Italia, sappiamo che tipo di organizzazione si comporta così!»), dall’altro è emerso immediatamente quale fosse la causa profonda di questa sollevazione contro l’istituzione calcistica per antonomasia: la proposta di un ritorno alla regolamentazione del lavoro degli agenti (che la FIFA aveva abbandonato nel 2015) avanzata ufficialmente il mese scorso, che Raiola ha definito «un ritorno alla Corea del Nord» e un sistema degno «della Russia sovietica».

La riforma

Secondo il Guardian la riforma – che verrà presentata e discussa con club, leghe nazionali e agenti all’inizio del 2021 – si comporrebbe di due punti principali:

1) la limitazione a rappresentare soltanto una delle parti in causa (o il calciatore/allenatore o uno dei due club) durante una trattativa di trasferimento, a meno che tutti le parti in causa accettino una rappresentanza multipla;

2) la limitazione al pagamento una tantum di un corrispettivo all’agente pari al 3% dello stipendio annuale del calciatore o del 10%  della somma pagata per il cartellino, a seconda del ruolo ricoperto dall’agente e del tipo di trasferimento.

Gianni Infantino, presidente della FIFA

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Lo scopo dichiarato dal capo del dipartimento legale della FIFA Emilio García Silvero sarebbe quello di «proteggere il calcio da abusi e pratiche speculative». Al di là di ogni giudizio sulla faccenda, i numeri parlano chiaro e dicono che i portafogli dei procuratori si stanno gonfiando rapidamente: soltanto nel 2019 i club hanno sborsato 653 milioni di dollari in commissioni agli agenti, con un +19,3% rispetto al 2018.

E adesso cosa dobbiamo aspettarci?

Sicuramente una durissima battaglia, se non una vera e propria guerra mediatica e legale, tra The Football Forum, la FIFA e FIFPro, che a livello italiano potrebbe coinvolgere direttamente l’Associazione Italiana Calciatori, la Lega Serie A e, perché no, anche le leghe delle serie minori. Nonostante quello dei videogiochi fosse soltanto una punta dell’iceberg usata come espediente per arrivare allo scontro totale, anche EA Sports potrebbe essere pesantemente investita da una ridiscussione della cessione dei diritti d’immagine, sostanzialmente impossibile su base individuale.

I ragazzi di The Football Forum hanno fatto capire in maniera molto chiara che intendono prendere la questione di petto e che «la FIFA tra dieci anni non esisterà più». Ma non si sono spinti a spiegare quale sia il loro reale obiettivo una volta smantellata la FIFA, se non una totale deregolamentazione delle dinamiche di mercato all’interno del calcio.

Dunque, per tutto ciò che va oltre il mercato, si può soltanto lavorare di fantasia. Conoscendo i nostri polli, ci sono serissimi dubbi sul fatto che il calcio in senso lato e la stragrande maggioranza dei calciatori professionisti – ogni tanto è bene ricordarsi che i grandi nomi dei top club sono una sparuta minoranza – possano guadagnare davvero qualcosa da questo scontro fra titani.

Nonostante le frasi roboanti di Mino Raiola e Jonathan Barnett sulla necessità di ripulire la FIFA, se non addirittura cancellarne l’esistenza entro dieci anni, la sensazione è che questo conflitto, più che una rivoluzione o una sollevazione contro un potere dispotico e ingiusto, sia una guerra civile tra oligarchi avidi e pingui, le cui vittime principali – come in tutte le guerre civili – saranno soldati semplici e civili. È molto probabile che lo scontro si risolva con un accordo tra i contendenti non appena entrambe le parti avranno trovato il modo di spartirsi potere, lavoro e denaro in una forma a loro più congeniale.


 

Genovese e sampdoriano dal 1992, nasce con tempismo perfetto per perdersi lo scudetto del 1991 e godersi la sconfitta in finale di Coppa dei Campioni. Comincia a seguire il calcio ossessivamente nel 1998, coronando la prima stagione da tifoso con la retrocessione della propria squadra del cuore. Testardo, continua a seguire il calcio e cresce tra Marassi e trasferte. Diplomato al liceo classico, si laurea in Storia e intraprende la via del nomadismo, spostandosi tra Cadice, Francoforte, Barcellona e l’Aia. Per coerenza, decide di specializzarsi in storia globale e migrazioni e, nel frattempo, co-dirige il blog SPI – Storia, Politica e Informazione. Crede fortemente nel valore del giornalismo indipendente, sportivo e non, come argine al declino deontologico dei colleghi professionisti.